La vita ecologica e militante di Marlen Reusser

   

La ciclista che ha vinto il Giro di Svizzera

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Con i suoi 33 anni e 265 giorni, Marlen Reusser è diventata la più anziana vincitrice nella storia del Giro di Svizzera. Tre anni fa Lucinda Brand ce l’aveva fatta a 32 anni e 351 giorni. Ha battuto Demi Vollering di 36 secondi e Katarzyna Niewiadoma di 1 minuto e 56.

È abbastanza riduttivo pensarla solo come una ciclista. Reusser ha studiato violino fino a 16 anni e ha fatto politica da ragazza, presidente dei Giovani Verdi nel suo cantone, candidata al consiglio comunale di Berna. Un intervento alla caviglia la costrinse a lasciar perdere l’atletica leggera, così si è data al ciclismo, si è laureata in medicina e ha iniziato a lavorare part-time all’ospedale regionale di Langnau im Emmental. L’anno scorso una serie di infezioni virali alle vie respiratorie l’hanno costretta a sospendere la stagione e lasciar perdere le Olimpiadi, dove sarebbe stata la favorita nella corsa a cronometro. È vegetariana, non mangia carne da 20 anni forse perché è cresciuta in una fattoria e racconta di aver visto gli animali allevati e macellati. Dice che dopo un allenamento non c’è bisogno di frullati proteici o di bistecche di manzo, vanno benissimo le proteine, e quelle si trovano anche nelle patate, nei cereali o nei legumi. 

Reusser dice che «gli uomini organizzano, gli uomini finanziano, gli uomini raccontano. Con le donne è sempre un po’ tutto in divenire. Ma dove si vuole raccogliere si deve prima investire. Siamo forse meno audaci e temerarie. Se un ragazzo vede tutti questi grandi campioni che ci sono, come Mathieu Van der Poel o Tadej Pogačar, desidera diventare come loro. La visibilità dei modelli è carente tra le donne. Chiunque sia interessato all’argomento dovrebbe assolutamente leggere What Works di Iris Bohnet. Io ho conosciuto nessuna ciclista «pura» nella mia giovinezza. Sono stata ispirata da atlete di triathlon, come la britannica Chrissie Wellington. Il ciclismo ha di bello che si tratta di un modo magnifico per rilassarsi e liberare la testa, oppure per muoversi nel profondo dolore dei confini fisici e mentali. Il mio consiglio è di usare la bicicletta da pendolari. Dà aria alla testa. Non c’è bisogno di fare grandi sforzi, si può fare un po’ di sano esercizio fisico e stare all’aria aperta con la garanzia di tornare a casa con una mente diversa. Ah, e poi un altro consiglio molto importante: gonfiate le ruote».  

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