Il Codice Gattuso

   

Quando Rino Gattuso decise di mettere per iscritto le sue memorie, fu quello il titolo. Se c’è Gattuso, esiste un codice con il suo nome. La dedica era già eloquente. “A tutti quelli che si rivedono in me, perché io sono uno di loro”. 

La costruzione del personaggio Ringhio è stata sempre coerente con tutto questo. Il ragazzo puro e duro, i valori di una volta, la maglia sudata, la spontaneità, la schiettezza, il dodicenne che scappava dalle costrizioni della scuola e andava a vendere il pesce in piazza per comprare il Super Tele ed essere felice. Il Codice Gattuso prevede che un allenamento non si debba saltare “nemmeno se viene il terremoto” [nell’autobiografia è scritto in dialetto calabrese] e che non si scordano i Mastro Totonno incontrati lungo la strada. Dicesi Mastro Totonno il primo allenatore, “non era quello che si dice un genio della tattica. Anzi per essere onesti, pur con tutto il bene che gli voglio, di calcio ne capiva proprio poco. Però gli devo riconoscere un merito indiscutibile nella mia formazione sportiva: mi ha insegnato che nel calcio, come nella vita, la soluzione giusta è quasi sempre la più semplice”.

Purtroppo esistono ormai un mucchio di prove che dicono il contrario. Forse resta semplice giocare a calcio, non è lo affatto restare competitivi in un mondo che studia, si aggiorna, impara, segue l’evoluzione dei saperi e finanche – pensa – i mutamenti della società. 

A Rino Gattuso l’hanno ricordato diverse volte tifosi e dirigenti di società. No, non italiani. All’estero. Quando il suo nome è stato accostato alla panchina dei loro club, molti si sono sollevati per chiedere spiegazioni su certe vecchie frasi, certi inciampi dialettici, come quando nel 2013 Barbara Berlusconi entrò nella dirigenza del Milan e lui disse che «non riesco proprio a vedere le donne nel calcio. Non mi piace dirlo, ma è così». Alla vigilia di un Italia -Spagna del 2008 rese pubblica la sua convinzione che «il matrimonio dovrebbe essere tra un uomo e una donna e il matrimonio omosessuale è molto strano per me. Ma ognuno fa quello che vuole». E quando insultarono Boateng fino a spingerlo ad andarsene dal campo, a Gattuso venne attribuita la frase: «Quante volte i bianchi sono stati fischiati?».   

Negli anni ha più volte tentato di uscire dall’imbuto cavando dall’armadio della retorica un classico: «La mia storia parla per me». Altri personaggi sono stati schiacciati da uscite simili, per Gattuso è valsa spesso la formula assolutoria “mai banale”. 

Per essere chiari. Il punto non è appurare se Gattuso sia razzista, omofobo, sessista, o tutt’e tre le cose insieme. Il punto è che Gattuso viene da un calcio che non s’accorge di aver detto qualcosa di razzista, omofobo e sessista fuori tempo massimo. Sono passati degli anni, probabilmente ci avrà ragionato su. Giovedì, nel giorno della presentazione, un buon consigliere gli suggerirebbe di dire qualcosa di moderno o addirittura di contemporaneo, se non fossimo pieni di consiglieri che trovano del tutto pacifico immaginare che la Nazionale di calcio sarà davvero risollevata da “i valori di una volta” e da “l’attaccamento alla maglia” [ovviamente sudata perché così si attacca meglio]. Le domande sul punto saranno considerate una provocazione. 

|   Tre le poche voci critiche o perplesse si è alzata quella della pagina facebook Calcio da dietro, dove citando uno sketch di Aldo Giovanni e Giacomo raccontano di essersi fatti delle “domande esistenziali alla ricerca di un senso a tutta la commedia – perché di commedia si tratta non c’è altra spiegazione -, che ha coinvolto la panchina azzurra e i vertici federali. Non vogliamo scomodare possibili alternative plausibili come sostituti, se solo si fosse ragionato più razionalmente, criticamente e anche di strategia sul destino di Luciano Spalletti. Vogliamo ragionare sull’assunto secondo cui noi cerchiamo i parafulmini da mettere in panchina”. 

Calcio da dietro parla di gattopardismo e dell’idea radicata che “basti l’uomo giusto con il consenso giusto a invertire le sorti del movimento calcistico italiano. Sappiamo che non è così, che i problemi sono più strutturali e che riguardano trasversalmente la piramide calcistica, la quale non ha ancora deciso di fare veramente autocritica e combattere la mediocrità”. 

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Dentro questo quadro, allora, Gattuso pare a Calcio da dietro “una scelta che solletica la pancia dell’opinione pubblica e risponde sulla carta all’esigenza di dare ordine, disciplina e grinta (Dio solo sa quanto odiamo questa parola) ad un gruppo demotivato”. In sostanza si tratta del “peggior conservatorismo che però si tinge di simpatia, di colore, di paillettes. Perché la classe 2006 è la rappresentazione esatta del conservatorismo suddetto. Tentacolarmente in grado di raccontare una narrazione da eterni vincenti, supportata da quella corrente nostalgica più rivolta al passato che protesa al futuro, senza meriti guadagnati sul campo al di fuori della carriera da calciatori. Se l’allegra combriccola del 2006 fallirà – dopo avercela menata per 15 anni con la retorica del noi avremmo saputo cosa fare – vorrà dire che forse il fondo sarà finalmente toccato e da lì forse tornare a risalire”.

|   Solleva dubbi Paolo Condò dal Corriere della sera scrivendo che “se l’unanimismo ci ha portati sull’orlo di un nuovo baratro, ben vengano i dubbi. Gattuso è un allenatore migliore di come lo descrive l’ormai soffocante retorica del ringhio e della maglia sudata, ma non è il meglio che c’era su piazza un mese fa, quando Gravina si sarebbe dovuto porre il problema di cosa fare in caso di flop in Norvegia”. 

Condò ricorda che [“lasciando stare Ancelotti”], Gravina avrebbe potuto bloccare in tempo Allegri, “la cui qualità di lettura delle partite — preziosissima in Nazionale — non teme rivali. Viceversa ciò che in azzurro è possibile fare fino a un certo punto, costruire un progetto di gioco, è un aspetto del mestiere che non lo ha mai entusiasmato. Sarebbe stata una scelta win-win. La stessa idea di Ranieri per avere chance di riuscita andava preparata per tempo. Ma è andata così”. 

  Corriere della sera: “Nasce l’Italia di Gattuso. Attaccamento e valori, la ricetta per il Mondiale” – Gravina annuncia il c.t.: «È un simbolo del nostro calcio»  ➔  Questo testo è finto, sparirà presto. Questo testo è finto, sparir

▥   Repubblica: “Rino nazionale, si riparte da Gattuso per ritrovare l’America”  |  “Un marinaio che ha navigato acque agitate tra scelte azzardate e risultati altalenanti”

▥   La Stampa: “Lippi: «Felice per Rino, sono certo che farà bene» –  Il tecnico sposa la scelta federale di assegnare all’allievo il ruolo che fu suo  |  “Tanta passione, nessuna paura. Ringhio, una vita oltre i limiti”

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