DI CHE COSA SI PARLA STAMATTINA
Iga e Jannik: come stanno le cose. E la WADA si interroga sulla non punibilità per le dosi minime
Alla prima notifica della sospensione di Iga Swiatek, ex numero 1 del mondo oggi numero 2, il pensiero è corso a Jannik Sinner, sia dentro i confini sia all’estero. Nel giro di qualche ora sono apparse sulla scena ricostruzioni che hanno provato a spiegare analogie e differenze fra i due casi. Il punto di contatto è la solita International Tennis Integrity Agency [ITIA], l’agenzia nata principalmente per vigilare sui flussi anomali di scommesse e che si trova a gestire in percentuale decisamente irrisoria anche i casi di positività. Lo fa senza istruire processi veri e propri, ma affidandosi ad agenzie che offrono servizi nella risoluzione delle controversie. In sostanza si tratta di arbitrati. Nel caso di Sinner se ne occupò la Sport Resolutions: sul suo sito stavolta non ci sono tracce di Iga Swiatek.
Sulla scorta dei pareri ricevuti, le decisioni di ITIA sono state differenti: scagionato Sinner per “assenza di colpa o negligenza” nell’assunzione di clostebol, colpevole Swiatek per “nessuna colpa o negligenza significativa” nell’assunzione di trimetazidina: una sfumatura che significa irrilevanza, non assenza.
Secondo l’ITIA Sinner ha fatto tutto ciò che era sotto il suo controllo per non cadere nella positività, Swiatek no. L’apparente paradosso è che il clostebol contenuto nel Trofodermin di Sinner porta una scritta grossa così [DOPING] sulla confezione, mentre non c’è traccia di un’indicazione analoga sulla confezione di Melanina, le pillole assunte da Iga Swiatek per battere il jet lag e prender sonno.
La sostanza
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La trimetazidina viene utilizzata per prevenire l’angina [la mancanza di ossigeno al cuore] o per il trattamento di alcune vertigini, di disturbi del campo visivo di origine vascolare. Dal 2012 viene prescritto solo in combinazione con altre sostanze poiché i suoi effetti indesiderati [tremori, problemi di equilibrio] sono invasivi. Nel 2014 è entrata come stimolante [categoria S6-b] nell’elenco dei prodotti vietati dall’Agenzia mondiale antidoping, successivamente è stata spostata nella sezione dei modulatori ormonali e metabolici, senza che nulla sia cambiato sul divieto di assunzione.
Il caso di doping più mediatico con questa sostanza riguarda il nuotatore cinese Sun Yang: quattro anni e tre mesi dal 2021. Due anni fa L’Équipe sentì il tossicologo Pascal Kintz, secondo il quale non ci sono effetti doping descritti nella letteratura medica per la trimetazidina.
«Non sappiamo davvero perché la WADA lo abbia aggiunto alla sua lista. Abbiamo cercato di capire se c’erano ragioni che favorissero un aumento delle prestazioni o se il prodotto fornisse maggiori capacità di recupero, ma non abbiamo trovato assolutamente nulla. La domanda allora è se per caso sia possibile migliorare le prestazioni combinandolo con altri prodotti non presenti».
Janniga
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Il punto di contatto più grosso tra Jannik e Iga è un altro e viene scorto stamattina da Romain Donneaux, esperto di doping de L’Équipe.
“Con il numero 1 del mondo maschile sotto minaccia di squalifica – scrive – e la numero 1 del mondo femminile all’epoca dei fatti, il tennis sta attraversando un periodo a dir poco travagliato. Ma sarebbe troppo facile paragonare i casi Sinner e Swiatek. Se per Sinner è stata riconosciuta una contaminazione accidentale, il clostebol è pur sempre uno steroide androgeno anabolizzante, capace di stimolare la crescita muscolare. Poiché il clostebol non è prodotto naturalmente dall’organismo, la sua semplice presenza rende positivo a un test antidoping. Niente di simile per la trimetazidina, i cui effetti dopanti non sono ancora stati dimostrati. A seguito delle interviste con la giocatrice e con le persone intorno a lei, e dopo le indagini e le analisi effettuate da due laboratori accreditati WADA – scrive il giornale francese – il livello di colpa della giocatrice è stato considerato nel limite inferiore all’intervallo. Anche in questo caso niente a che vedere con Sinner, che aveva descritto un meccanismo di contaminazione poco convincente per l’Agenzia mondiale antidoping. Presentando ricorso al TAS, la WADA ritiene che la conclusione di assenza di colpa o negligenza non sia corretta rispetto alle norme attuali, chiedendo un periodo di sospensione che va da un anno a due”.
Ma Donneaux fa notare che per Swiatek come per Sinner siamo di fronte di nuovo a “una sospensione provvisoria rimasta nell’ombra prima dell’annuncio pubblico di una sanzione già quasi eseguita del tutto. Nel mondo dell’antidoping ci sono enti come l’AIU [Athletics Integrity Unit] che twittano appena viene rivelato un caso positivo e c’è una maggioranza di altri enti che aspettano l’esito definitivo della vicenda”.
WADA come WADA
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Olivier Niggli, direttore generale della WADA, si domanda allora con il giornale francese com’è che bisogna regolarsi. «Oggi non vi è alcun obbligo di dichiarare una sospensione provvisoria. Alcuni lo fanno, altri no. Esiste davvero un interesse pubblico nel sapere che sia superiore alla tutela della reputazione di un atleta coinvolto in una sospensione provvisoria?».
Il tennis, per Swiatek come per Sinner, ha abbracciato la cultura del segreto. Così la chiama il giornale francese, aggiungendo che “sospesa cautelarmente durante la procedura, Iga Swiatek ha saltato tre tornei in Asia giustificando la sua assenza con affaticamento, problemi personali e cambio di allenatore. Non tutto era falso – dice L’Equipe – ma tutto era nascosto”
| Oliver Brown sul Telegraph si è spinto a scrivere che “il tennis è sotto una gigantesca nuvola di doping: gli spettatori non riescono a credere a ciò che stanno guardando. Le autorità faranno fatica a liberarsi dalle accuse di una giustizia a doppio standard, dopo che un altro numero l’ha fatta franca con una punizione lieve”.
Secondo la firma più conservatrice del giornale inglese più conservatore, “durante il video di sette minuti di mea culpa per una violazione del doping tenuta nascosta per 2 mesi e mezzo, sembrava che Iga Swiatek stesse insultando l’intelligenza di tutti. Voglio essere trasparente con voi, ha detto. Un po’ tardi per la verità: quando si è ritirata da tre tornei consecutivi in autunno, la polacca aveva dato tre diverse spiegazioni, tutte taccagne verso la verità. Prima ha citato la stanchezza, poi ha fatto riferimento a questioni personali e infine ha dato la colpa a una rottura con il suo allenatore di lunga data. La realtà più cupa era che per tutto il tempo aveva cercato disperatamente di far annullare la sospensione provvisoria e di appurare come la trimetazidina fosse penetrata nel suo organismo”.
Il Telegraph fa notare che il tennis si trova nella straordinaria condizione per cui Sinner potrebbe vincere due titoli australiani consecutivi e poi essere sanzionato dall’Agenzia mondiale antidoping, che chiede una squalifica per un periodo compreso tra uno e due anni dopo che l’italiano è risultato positivo per due volte ai test per il clostebol.
“Cosa succederebbe se anche Swiatek vincesse? Come potrebbe il tennis ragionevolmente affermare che gli spettatori possono credere a ciò che vedono? O lo sport è pulito o l’intera impresa crolla. Eppure una dichiarazione della WTA non ispira molta fiducia. La WTA, si legge, supporta pienamente Iga in questo momento difficile. E poi, più in basso: La WTA rimane ferma nel suo sostegno allo sport pulito. Sicuramente qualcuno nel suo dipartimento di pubbliche relazioni si renderà conto che il secondo di questi sentimenti dovrebbe venire prima e che la sacralità del tennis deve essere anteposta all’orgoglio ferito di una giocatrice”.
I micro-dosaggi
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In ogni caso, l’ITIA ha riconosciuto la teoria della contaminazione. Per provarla, Swiatek si è recata al laboratorio di tossicologia del professor Jean-Claude Alvarez a Garches subito dopo l’annuncio della positività. Alvarez ha fatto testare la sua melatonina ritirando un’altra scatola da una farmacia in Polonia e ha trovato minuscole tracce di TMZ, nell’ordine di meno di 10 nanogrammi nella confezione e meno di 50 picogrammi nelle urine della giocatrice. I risultati sono stati confermati da un altro studio nel laboratorio di tossicologia di Strasburgo e convalidati dai direttori dei laboratori accreditati WADA a Salt Lake City e Bruxelles.
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18 FEBBRAIO 2022
Ma anche la pattinatrice russa Kamila Valieva venne trovata positiva alla trimetazidina, fu un grosso caso ai Giochi invernali di Pechino. Lei è stata sospesa per quattro anni nel 2021. La spiegazione della contaminazione involontaria tramite le posate di suo nonno non venne accettata. Olivier Niggli dice all’Equipe che «oggi esiste un problema di contaminazioni. Non è che ce ne siano più di prima, è che i laboratori sono più efficienti nel rilevare le quantità infinitesimali. Questa cosa va gestita. Le quantità sono così piccole che puoi contaminarti facendo cose banali. Ma la realtà è che sentiamo tante storie e capisco il pubblico, pensa che siamo ingenui, che ci beviamo tutto. È un problema. Se volessimo semplificarci la vita, potremmo fissare delle soglie e non vedere tutti questi casi. La domanda è: siamo pronti ad accettare il microdosaggio? Dove ci fermiamo?».
Molto, molto, molto interessante.
Il cacciatore di contaminazioni
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Prima di occuparsi del caso Iga Swiatek, il professor Jean-Claude Alvarez nel suo laboratorio di tossicologia clinica e di medicina legale presso l’ospedale Raymond-Poincaré di Garches, era stato l’autore della perizia che aveva dimostrato la contaminazione involontaria anche per Simona Halep, consentendole di veder ridotta davanti al TAS la sua squalifica dai quattro anni iniziali a nove mesi: il roxadustat. Alvarez non si occupa dunque abitualmente di sport,. ma sempre più spesso nell’ultimo periodo viene ingaggiato da chi cerca una spiegazione a un test positivo. Da lui era stata anche Ysaora Thibus, fiorettista francese trovata positiva all’ostarina
Il professore agisce così: taglia i capelli dell’atleta che va da lui centimetro per centimetro, li macina, estrae le molecole che gli interessano e passa tutto attraverso uno spettrometro, dove generalmente riesce a risalire a tutto ciò che è stato consumato. A seconda del risultato, riesce a dire se un atleta è dopato oppure no. Se risulta negativo, chiede di avere tutti i prodotti che l’atleta sta assumendo. Li analizza e scopre dove sta l’inghippo. «Cerchiamo di salvare un’atleta – spiega – solo quando siamo convinti della sua innocenza».
Nel caso di Simona Halep, giunse a chiedere a un volontario del suo dipartimento di ingerire la stessa polvere che aveva causato la contaminazione, per dimostrare di avere ragione. Tutte queste le cose le sappiamo perché L’Equipe è stata nel suo studio per parlargli e capire. Il professor Alvarez si è detto consapevole delf atto che il suo lavoro sia di disturbo alle istituzioni dello sport. Alvarez ha creato un’associazione scientifica per ricevere i pagamenti degli atleti a cui presta i suoi servizi: «Ci permette di avere fondi per finanziare la ricerca».