Lo strazio di Kamila Valieva

   ▻   I quattro minuti e 20 secondi più lunghi della vita di Kamila Valieva sono finiti con due cadute, due punti di vantaggio sciupati e mille lacrime. Sono pochi quindici anni per sopportare tutti gli occhi del mondo addosso e scivolare sul ghiaccio avendo come appoggio una lama sottile quanto un bisturi. Non è stata la valutazione dei giudici ad affossare la ragazzina più discussa. Quello è venuto dopo. Con la colonna sonora del Bolero di Ravel, la giovane carriera di Kamila è stata sconvolta e sepolta sotto il peso delle opinioni partorite prima, a pochi mesi di distanza dal dibattito sulle pressioni e sul benessere interiore innescato da Naomi Osaka e da Simone Biles. Kamila Valieva è stata superata dalle altre due russe, Anna Shcherbakova e Alexandra Trusova, in più dalla giapponese Kaori Sakamoto. È arrivata quarta e la sua disgrazia ha risparmiato agli organizzatori dei Giochi e al CIO il monumentale imbarazzo di dover cancellare la cerimonia di premiazione. 

Sean Ingle sul Guardian dice che “il sogno olimpico della più grande pattinatrice della storia è crollato orribilmente sulla terra. Ne è valsa davvero la pena? Il tumulto globale della scorsa settimana era già molto al di là di ciò che una quindicenne dovrebbe sopportare. Eppure il programma di pattinaggio di ieri ha aggiunto nuove umiliazioni e timori per la situazione della russa”.

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  Quando il Bolero ha smesso di suonare e l’esercizio si è concluso, sola come si è soli quando arriva il fallimento, Kamila ha sentito la sua allenatrice Eteri Tutberidze chiederle: «Perché hai mollato? Spiegami, perché. Perché hai smesso di lottare? Ti sei lasciata andare dopo quell’axel. Perché?».  

“I suoi metodi di addestramento sono brutali quanto innegabile è il suo successo – spiega Ingle sul Guardian – tanto che il suo soprannome è Crudelia de Vil. Ma quello era il momento giusto per un abbraccio di conforto, non un’audizione per il ruolo di una supercattiva di Hollywood”.

Jimmy Roberts della NBC  ha detto in diretta: «Questa è la mia 18esima edizione dei Giochi Olimpici e posso onestamente dire che non credo di aver mai visto niente del genere. Emozioni crude ovunque. Non posso credere che nessuno lo avesse immaginato». Mentre la telecamera andava sul volto di Kamila, Tara Lipinski, oro nel 1998 a quindici anni, ha detto: «Non c’è un posto dove ci si sente più soli che al centro del ghiaccio, in piedi. Non riesco a immaginare cosa stia provando questa ragazza in questo momento. Mi fa arrabbiare il fatto che gli adulti intorno a lei non siano stati in grado di prendere decisioni migliori, perché è lei che ora affronta le conseguenze del caso. Ha solo 15 anni e non è giusto. Ancora una volta, detto questo, ribadisco che non avrebbe dovuto essere autorizzata a pattinare a questi Giochi». Johnny Weir, bronzo ai Mondiali e suo compagno di telecronaca, ha elogiato «tutti gli atleti che hanno gareggiato qui in modo pulito, ma è straziante vedere Kamila affrontare questo. Le persone intorno a lei avrebbero dovuto proteggerla e impedirle di competere in questo contesto». 

 

Una scena che macchia la storia di questi Giochi

 

    Jerry Brewer sul Washington Post dice che “il tormento di Kamila Valieva sarà la triste eredità delle Olimpiadi di Pechino. Un esercizio di pochi minuti è come se fosse durato 2 ore e mezza. Lo sport ha fatto ciò che la Corte arbitrale per lo sport aveva rifiutato di fare dopo il test antidoping positivo. Ha preso provvedimenti e ha inflitto la punizione più crudele. Il risultato ha mandato in frantumi una bambina. Non ci sarà bisogno di asterischi, di medaglie provvisorie o altri  gesti da parte del CIO per gestire una situazione imbarazzante. Valieva in pista era irriconoscibile. Assomigliava a un pugile stordito. Quasi nulla nel suo repertorio ha funzionato: i salti quadrupli, i tripli, il più semplice volo. Più combatteva, peggio sembrava. I suoi fondamentali sono crollati. Il suo corpo ha smesso di lavorare, le ginocchia non si piegavano, le spalle non si raddrizzavano. Il fallimento nello sport è più diffuso di quanto siamo disposti a vedere, ma questo è stato di un altro livello. Questa è stata una tortura sul ghiaccio. Due settimane fa, Valieva era una stella consacrata. Alcuni potrebbero considerare il crollo di Valieva come una forma di giustizia: i pattini non mentono, o qualcosa del genere. Ma anche i ferventi protettori del fair play e dell’integrità avranno avuto i brividi nel vederla soffrire. Le Olimpiadi invernali sono finite, sono chiuse prima che si chiudano. Sono finite come una festa che si interrompe a causa di una rissa tra ubriachi, per un’evacuazione a causa di motivi di sicurezza. Via, fuori di qui. Adesso. Tutti. Non possiamo più sopportare altri traumi emotivi. Questa notte ha concluso il lavoro. I Giochi di Pechino avranno un’eredità che non può essere cancellata. Saranno per sempre le Olimpiadi che hanno tormentato una quindicenne, hanno avuto uno scandalo doping a uno degli eventi più attesi e hanno sperato di coprire tutto con qualche lustrino in più. Il CIO ha evitato la vergogna del suo piano di emergenza e di medaglie sub iudice. Eppure non si prova alcun sollievo. Pochi al di fuori della Russia probabilmente facevano il tifo per Valieva, ma chi avrebbe potuto desiderare che perdesse in questo modo?”. 

Stephanie Apstein per Sports Illustrated riprende il tema già affrontato ieri da buona parte della stampa internazionale e dice: “È ora di alzare l’età minima di partecipazione nel pattinaggio di figura. Kamila Valieva non avrebbe dovuto pattinare alle Olimpiadi. Non solo perché ha fallito un test antidoping fatto il giorno di Natale. Non solo perché gareggia per il Comitato olimpico russo, una sorta di società di comodo della Russia. Non solo perché l’intero evento è diventato una farsa. Valieva non avrebbe dovuto pattinare alle Olimpiadi perché ha 15 anni. I bambini dovrebbero competere contro i bambini, gli adulti con gli adulti. È ora di alzare l’età minima a 18 anni: per la salute degli atleti e per il bene di questo sport”.

 

Chi è Anna Shcherbakova

 

    L’oro di Anna Shcherbakova è arrivato su medley musicale che comprendeva il Requiem di Mozart, la colonna sonora de Il Maestro e Margherita e Ruska della band finlandese sinfonico-metal Apocalyptica. Una scelta che teneva insieme più suggestioni, dalla morte all’autore di Lolita. La routine di Trusova per l’argento è stata finanche più maliziosa, sulle note di Call Me Cruella di Florence and the Machine: un riferimento, forse voluto, scelto dall’allenatrice Eteri Tutberidze. .

Shcherbakova non è stata né una sorpresa né una vincitrice improbabile. Era la campionessa del mondo in carica, venuta a Pechino con un programma di salti quadrupli e con due ingressi più difficili di quelli eseguiti da Valieva. Le sue esibizioni nel 2021 sono state così raffinate da portare più volte alla commozione la sua controversa allenatrice, la stessa di Valieva. Ha detto: «Sono solo felice. Non mi sono ancora reso conto di cosa sia successo. Non posso credere che le Olimpiadi siano finite così per me». 

Robert Samuels sul Washington Post scrive che il dramma intorno a Kamila Valieva svela uno sport che ha perso la sua strada e si domanda: “A che serve una medaglia d’oro olimpica a 15, 16 o 17 anni in un sistema che valorizza la medaglia più dell’esperienza? Che gioia c’è, se verrai dimenticato e messo da parte mentre i media circondano il tuo compagno di squadra che piange e un’altra partecipante sta facendo i capricci dietro di te? Che orgoglio c’è di salire su un podio quando gli osservatori sono sorpresi dal fatto che ci sia persino un podio su cui salire?”. 

 

La crisi nervosa di Alexandra Trusova

 

    Figurarsi poi se la medaglia d’oro non c’è. Poco distante dal dramma di Kamila, quello di Alexandra Trusova, non molto più adulta di lei, 17 anni, seconda dietro Shcherbakova, in crisi di nervi per la sconfitta. Paolo Fiorenza su Fan Page ha definito questa gara nel suo insieme “la rappresentazione di cosa non debba essere lo sport, men che meno nell’appuntamento più puro” e ha chiamato in causa “la pressione mostruosa che il sistema sportivo russo mette ai propri ragazzi per portare a casa successi e mantenere alto il proprio nome nel medagliere”

Trusova è esplosa verso l’allenatore Sergei Dudakov quando la votazione dei giudici le ha consegnato solo l’argento. Ha detto: «Odio tutti. Non voglio fare nient’altro nel pattinaggio, mai nella mia vita. Mai, odio questo sport. Lo odio, odio tutto. Non uscirò mai più sul ghiaccio Mai. È impossibile, è impossibile. Tutti hanno una medaglia d’oro, tutti. Ma io no. Mai e poi mai».  Ha provato a disertare il podio, l’hanno convinta a salire. 

 

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