Lettera a Matteo Berrettini caduto da cavallo

 

 

E il sudor piove, e i crini

          Sul collo irti svolazzano

Ugo Foscolo

DI COSA SI PARLA STAMATTINA

Che cosa non torna nella scelta di Umberto Ferrara

  Caro Matteo, negli ultimi tre anni devi aver sentito molte volte in cuor tuo la voglia di gridare che tu sei stato l’apripista di Jannik Sinner. Sei stato il primo italiano in semifinale agli US Open 42 anni dopo Barazzutti. C’erano tutte le condizioni affinché apparissi come un altro bagliore fatuo, un lampo, potevi sembrare un altro Cecchinato – te lo ricordi Cecchinato – il ragazzo venuto dalla Sicilia per battere il peggior Djokovic di sempre e spingersi in semifinale al Roland-Garros. Era la primavera del 2018 eppure nessuna primavera pareva fosse davvero ancora sbocciata nel tennis italiano. 

L’annuncio della primavera invece l’hai portato tu, non tanto con quella semifinale a Flushing Meadows ma costruendo tutto il resto nel difficile periodo del tennis in lockdown, mentre alle tue spalle tutto un movimento cresceva, tutto un movimento pensava guarda Matteo, guardalo nei top-10, guardalo addirittura in finale a Wimbledon in una domenica di luglio di un indimenticabile 2o21, primo italiano di sempre a esserci riuscito, quando con tutta l’eleganza che le viene naturale Elena Pero disse che bisognava rivolgere un pensiero a Gianni Clerici e Rino Tommasi, un pensiero a Roberto Lombardi, a tutte le voci del tennis di Sky che tanto avrebbero desiderato poter vivere quel momento al posto suo. 

Chissà quante volte negli ultimi tre anni devi aver sentito il desiderio di ricordarci che sei stato il prologo di Sinner, sei stato l’antipasto, c’eri tu alla guida della schiera tricolore in sella al tuo cavallo bianco. Pure al festival di Sanremo ti hanno invitato prima di Sinner, tu gli dicesti di sì perché sei di televisiva presenza, in fondo non c’erano altri impegni, perché negarsi. Ma poi dal cavallo sei caduto, e quando in Italia si cade da cavallo due sono i destini possibili. O trovi qualcuno che esorta le Grazie a preparare balsami e unguenti per il medicamento insieme a dei lini profumati; oppure trovi orde di scostumati alla porta, fanno login e parlano, lo dicevano già i Collage che la gente parla se ti scopri il petto e poi ti immagina nel suo letto. Era il 1979 quando cantavano così, pensa, il Masters del 1979 si giocava al Madison Square Garden di New York come i match di boxe e si chiamava Colgate-Palmolive, mica c’erano gli sponsor arabi o giapponesi. 

Tanto desiderio che ti ruggisce dentro è umano, comprensibile. Qualche volta devi pure esserti proiettato nella parabola di Sinner, devi aver pensato che poteva succedere a te, perché escluderlo. Sei stato il numero 6 nel gennaio del 2022, Jannik era quattro posizioni dietro di te. Mario Fossati definiva al calor bianco le rivalità fra due italiani. La vostra è rimasta finora sotto traccia. Non ci sono in giro impronte digitali di scontri fra voi due, vi siete scambiati sorrisi, niente a che vedere con Panatta e Pietrangeli, non esiste tra voi lo scarto generazionale. 

Solo che adesso, stamattina, in noi che ti abbiamo voluto bene sin dal principio, in noi che abbiamo amato il tuo tennis così scientificamente costruito sui colpi chiave del tennis contemporaneo  [servizio e primo dritto in risposta alla risposta], in tutti quelli che se fossero stati un po’ più gay si sarebbero lasciati accarezzare dalla tua volée [cit.], in noi che abbiamo riconosciuto il grande lavoro svolto da Vincenzo Santopadre per portarti dove eri arrivato – ecco, stamattina in tutti questi noi subentra il timore che nella caduta da cavallo, Matte’ senza offesa, tu abbia sbattuto la testa a terra

Altrimenti non si spiega. Non si spiega come ti sia passato per la testa di affidare la seconda parte della ricostruzione del fisico e della carriera a Umberto Ferrara, professione: preparatore atletico. Non è un omonimo del preparatore atletico allontanato da Jannik Sinner. È proprio lui. Va bene la proiezione, va bene l’immedesimazione, lasciamo pure stare quel che un neurologo nato nella regione della Moravia-Slesia di nome Sigmund avrebbe da farci notare. 

La questione è un’altra. Come ti passa per la testa un’idea del genere, com’è possibile che intorno a te non ci sia nessuno che ti abbia chiesto se fosse proprio inevitabile, nessun consigliere, né mamma né papà, un manager, uno sponsor, nemmeno un Angelo Binaghi. Eppure la prossima settimana devi andare in Nazionale, c’è la Coppa Davis da difendere: come lo spieghiamo al resto del mondo che Matteo Berrettini si affida al preparatore atletico che ha causato la positività all’antidoping del numero 1 al mondo? Non puoi non averci pensato, devi avere certamente una spiegazione, ma deve essere solida, Matte’, deve essere molto solida. 

Vedi, qui ci stiamo abituando piano piano a tutto, come diceva ieri sera al telefono un’amica spiazzata dal fatto che in giro non ci fosse qualcuno disposto a sorprendersi. Stamattina invece Gaia Piccardi sul Corriere della sera dice che tutta questa storia sembra un cortocircuito, ma forse non lo è” e sempre stamattina Vincenzo Santopadre – il tuo ex coach – scrive su La Stampa che il tennis da sport individuale qual era, è divenuto sempre di più uno sport di squadra, con team allargati in cui i coach a volte sono due, proprio per alleviare la tensione e aiutare la dinamica di gruppo.  Non sei più Sinner, sei il Team Sinner. È quello che la WADA rimprovera al campione amico tuo: non aver vigilato abbastanza sui prolungamenti di sé, sulle sue chele, sul suo team. 

Anche tu non sei più Matteo Berrettini, sei il Team Berrettini, e hai deciso di dare una maglia al preparatore atletico che secondo i verbali di Sport Resolutions entrò in una farmacia bolognese a comprare una confezione di Trofodermin, la pomata con la scritta DOPING sulla confezione, per infilarla in una borsa e portarsela dietro a Indian Wells, nel viaggio del Team Sinner. 

Vedi, Matte’, anche se mamma e papà non ti hanno detto niente o forse non ti hanno convinto, anche se il presidente della federazione tace e acconsente, chi ti vuol bene certe cose te le deve dire. Voltarsi dall’altra parte, accompagnare il carro per la discesa, riconoscere a Umberto Ferrara che è uno dei migliori professionisti al mondo nel suo settore adesso non serve, adesso non basta. Il caso Clostebol è tuttora aperto. Il tennis italiano sta aspettando che il TAS decida. Stamattina, per la prima volta su un giornale italiano, appare in modo esplicito la possibilità che Sinner sia squalificato. Lo dice Giulia Zonca dal Masters di Torino su la Stampa, scrivendo che Jannik oggi è consapevole che le probabilità di un periodo di squalifica sono abbondanti. Tra le proiezioni di Sinner ci sarà anche l’ombra della polemica, comunque vada, solo che lui ha iniziato a registrare l’eventualità. Si allena all’ipotesi e sa già dove trovare le certezze necessarie

Ora, Matte’, tu immagina se davvero il TAS dovesse accogliere il ricorso della WADA e squalificare per qualche mese Jannik Sinner. Tu sai perché lo fanno, vero? Per squalificare il tuo amico basta l’idea di averlo trovato negligente verso le azioni di qualcun altro del suo Team. Tu che sei un ragazzo intelligente, per giunta di sana e robusta costituzione, non trovi strano che il mancato controllore sia squalificato, mentre l’autore materiale, il mancato controllato, continui a lavorare? Per giunta con un suo compagno di Nazionale – forse un amico? Eh, Matte’? Pensaci e di’ la verità. Pensaci e casomai facciamo così: ripensaci. 

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