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VENERDÌ 23 AGOSTO 2024
#5 GIORNI ALLE PARALIMPIADI
«L’Olimpiade non è fatta per costruire numeri che portino onore alla Patria, è uno strumento potente che espone le vite dei ragazzi che ci partecipano, soprattutto in quest’epoca di fragilità estrema»
[Niccolò Campriani, campione olimpico]
| IL TELECOSLALOM
LO SPORT OGGI IN TV LA GUIDA ALLA GIORNATA
RUOTE 12.30 e 16.00 GP Olanda di F1, Prove libere 1 – su Sky
13.45 Tour de l’Avenir Femmes – su Discovery+
14.30 La Vuelta, tappa-7 – su Eurosport
15.05 Giro di Germania, tappa-2 – su Discovery+
15.10 Tour de l’Avenir, tappa-5 – su Discovery+
VITE OLIMPICHE 13.00 DP World Tour 2024, Danish Golf Championship – su Sky ACQUE 14.00 America’s Cup, Regate Preliminari – su Sky e Canale 20 American Magic vs Alinghi INEOS Britannia vs Team New Zealand American Magic vs Luna Rossa Orient Express vs Team New Zealand PALAZZETTI E DINTORNI 18.00 Europei Under-16 femminili di basket, semifinale: Italia vs Finlandia – in streaming sul canale You Tube Fiba 23.30 Mondiali Under-17 femminili di pallavolo: Italia vs Giappone – in streaming su Volleyballworld Tv EUROGOL 19.00 Liga: Celta Vigo vs Valencia – su DAZN 20.00 Saudi League: Al Ahli vs Al Orobah – su Sportitalia 20.30 Bundesliga: Borussia Mönchengladbach vs Bayer Leverkusen – su Sky 21.15 Portogallo: Farense vs Sporting CP – su DAZN 21.30 Liga: Siviglia vs Villarreal – su DAZN TENNIS 22.00 ATP Winston-Salem, semifinali – su Sky 23:30 WTA Cleveland, semifinali – su Sky AMERICHE 1.00 NFL: Atlanta Falcons vs Jacksonville Jaguars – su DAZN 1.30 NFL: Tampa Bay Buccaneers vs Miami Dolphins – su DAZN 4.00 NFL: Las Vegas Raiders vs San Francisco 49ers – su DAZN |
| IL LIVE DI SLALOM.. |
EUROGOL
Via alla Bundesliga, il campionato delle persone normali
Ecco, questo è il campionato di calcio della normalità, se ancora è possibile trovarne uno. La Germania. Dove i tifosi si mobilitano per conservare e proteggere un sistema di regole che assegna loro un ruolo da protagonisti-attivi, dove i calciatori prendono posizione su temi sociali e diritti umani, dove è possibile perfino incontrare allenatori e dirigenti che parlano di politica, pensa un po’, lanciando appelli a costruire argini contro l’onda dell’estrema destra che torna nel paese. Fra una decina di giorni l’allarme potrebbe essere definitivamente chiaro con lo scrutinio delle schede alle elezioni regionali in Sassonia e Turingia, l’esito del voto rischia di aprire una crisi di governo portando Scholz alle dimissioni e un altro paese fondatore dell’Europa nel buio dell’ingovernabilità, come la Francia, o peggio.
Ecco, questo è il campionato che non vive in un altrove. Un posto dove i suoi protagonisti parlano delle cose di cui parliamo anche noi a tavola, al bar, al lavoro. Hanno le stesse nostre preoccupazioni, si espongono, le confessano. La sostenibilità del calcio non è fatta solo a chiacchiere. Prima di ogni stagione, la Lega che tiene insieme i 36 club della A e della B rilascia delle licenze. Se non ne ottieni una, non è permesso giocare. E chi vuole ottenere una licenza deve soddisfare 54 criteri in tre ambiti: sostenibilità economica, sostenibilità sociale e sostenibilità ecologica. Lo statuto del calcio tedesco afferma che “la Bundesliga si impegna a diffondere la consapevolezza di un’azione sostenibile in ampi settori della popolazione”.
Alla guida di questo dipartimento c’è Marika Bernhard, che alla radio pubblica della Germania si è detta soddisfatta del traguardo raggiunto. «Tutti i club hanno una persona responsabile della sostenibilità. Sono pubblicamente impegnati a favore della diversità e contro la discriminazione. Tutti attuano misure per la mobilità sostenibile dei tifosi e sono coinvolti nel loro ambiente locale. Anche se c’è ancora molto da fare, i risultati sono molto, molto positivi». Un aspetto su cui migliorare è la riduzione delle emissioni di CO2. Sono in regola sei club su venti, ma di questo dato impressiona soprattutto che rispetto all’Italia ce ne siano venti in più che se ne preoccupano.
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LE COPPE DEL GIOVEDÌ
Portogallo e Svezia sono i due paesi usciti meglio dalle prime finestre internazionali. I preliminari delle Coppe europee li hanno portati ai primi due posti del ranking UEFA stagionale, decisamente provvisorio. È assai vicino a un vero risultato storico il Galles. Con quel loro nome da band di X Factor, The New Saints hanno vinto per 3-0 in casa dei lituani del Panevezys e se non combinano uno scenufregio sono sul punto di diventare la prima squadra del loro paese a partecipare ai gironi di una coppa europea. Hanno in panchina un signore, Craig Harrison, che li ha guidati dal 2011 al 2017, prima di tornare per un secondo mandato nel 2022.
FIORENTINA, CHE SUCCEDE?
Alberto Polverosi sul Corriere dello sport-stadio spiega così il 3-3 nel preliminare di Conference League contro la Puskas Academy: “Se la Fiorentina ha sofferto così tanto ci sono altre ragioni, fra cui il mancato sostegno a un allenatore giovane che ha appena iniziato un ciclo tutto nuovo. Questo allenatore avrebbe avuto bisogno di un organico al completo, o quasi, prima dell’inizio della stagione. Finora Palladino ha allenato una squadra che cambierà almeno altre due volte, ha provato giocatori che non conoscono ancora il loro futuro e ne accoglierà altri ancora distanti da Firenze Esiste comunque un aspetto positivo in una serata amarognola, il nome è quello di Moise Kean. Dopo oltre due anni la Fiorentina ha forse trovato l’erede di Dusan Vlahovic”.
IL CALCIO ITALIANO
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Hanno tentato Paulo, ma Paulo è vivo
All’ora di cena, Paulo Dybala ha messo su Instagram un video che evidentemente era in Bozze già da un po’. Ha schiacciato sul tastino “Pubblica” dopo aver visto la folla, e che folla, radunata fuori Trigoria per quello che pareva il suo ultimo allenamento prima di volare verso 75 milioni in Arabia. Paulo avrà pensato che all’Al Qadsiah non avrebbe trovato tutto questo, deve essersi chiesto cosa alla fine gli sarebbe mancato di più, se uno yacht più grande o tutto questo cuore. E allora ha fatto clic: «Grazie Roma, ci vediamo domenica».
Monica Colombo sul Corriere della sera ha scritto che “le sue giocate non sono mai banali. Poesie, intuizioni, colpi di teatro. Come le decisioni riguardanti il suo futuro. Paulo Dybala, l’uomo che ebbe il coraggio nel 2019 di rifiutare il trasferimento già apparecchiato al Manchester United, ieri ha avuto l’ardire di rinunciare a 75 milioni di euro”.
Repubblica la chiama “la retromarcia su Roma”, Giulio Cardone e Franco Vanni scrivono che “in massa hanno cominciato a chiedere che gli sia data la sacra numero 10 di Totti. Un’eventualità che la società sta valutando”. Segue dibattito.
Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport-stadio, scrive che “anche Francesco Totti, il re di tutte le appartenenze, metterebbe una buona parola per assegnargli la numero 10”, ma aggiunge pure che in fondo la Roma non avrebbe mai lasciato partire Dybala per 3 milioni. Comunque sia: “Di milioni Paulo ne riceverà parecchi anche dai Friedkin: d’ora in avanti avrà oltretutto il dovere di giocare il più possibile per meritare l’anno in più. È bello pensare che il no a un calcio fantasma che ha sottratto qualità all’Europa l’abbia pronunciato un campione che per anni è stato considerato senza palle”. Ecco.
UN RACCONTO
Che cosa siamo nei giorni di calciomercato
Se siete sotto qualche ombrellone, magari col vento che scompiglia le pagine dei giornali impregnati di sale, vi trovate nel clima giusto, nel posto giusto, per apprezzare questo pezzo di Lorenza Suriano su Sportellate, un’analisi sull’Italia, “una Repubblica fondata sul calciomercato” e sullo “schizofrenico rapporto tra gli italiani e quel che rimane del calcio a luglio-agosto”. Per raccontare “la febbrile follia del calciomercato”, Suriano parte da È stata la mano di Dio, il film di Sorrentino che incrocia la leggendaria trattativa per il passaggio di Maradona al Napoli, e parte dall’adolescenziale trasporto di suo padre romanista, al tempo in cui andavi in edicola e leggevi che Zico viene alla Roma, sicuro.
Suriano allora si trasferisce a raccontare la scena attuale, con Gianluca Di Marzio, “una granitica certezza nazionalpopolare, uno di quei simboli che ti dà sollievo sapere ancora lì quando nella vita imperversa la tempesta” e i giorni in cui “gli amici di Sky decidono di andare in ferie – ogni anno proprio nel momento più denso di notizie”, quando allora “la spalla su cui piangere diventa quella di Michele Criscitiello. Improvvisamente, la carica vitale di cui avevi bisogno te la dà Alfredo Pedullà, intensissimo nell’annunciare il passaggio di Matteo Liviero all’Imolese. Così davanti a un piatto di insalata di riso accendi il TG di SportMediaset nell’attesa che Bruno Longhi dia una notizia rilevante anche a sud dell’Adige”. E poi ci sono i social, gli insider, Fabrizio Romano, i social media manager, i tifosi in cerca d’autore, “una composizione di anime cui nessuna tifoseria può sfuggire. I più semplici da definire sono gli ottimisti e i pessimisti cronici”. Il pezzo per intero si trova qui
MEDUSE
Le interviste di Casini al Corriere
Dal Corriere dello sport-stadio, sempre con la firma del suo direttore Zazzaroni, arriva anche una replica a quella che chiama “l’ ultima (ma non sarà l’ultima)” intervista di Lorenzo Casini al Corriere della sera, definito “presidente – non si sa a quale titolo – della Lega, stimato giurista sensibilmente a digiuno di calcio”. Secondo Zazzaroni l’intervista è “un concentrato di imprecisioni e vuoti”
Zazzaroni sottolinea: “Casini, in pieno stile Miss Italia, vorrebbe anche che «le nostre squadre potessero arrivare in fondo nelle coppe». Mancano sogno la pace nel mondo e la fine della fame, sempre nel mondo, e il campionario delle banalità è completo. … Il Nostro mi stupisce di nuovo quando dichiara che «la conflittualità nel mondo sportivo è inevitabile e appartiene alla sua dimensione agonale». Agonale? Il protagonismo è il contrario dell’agonismo, perché il protagonismo è cooperativo, cioè capacità di mettersi al servizio di un sistema e di rappresentarlo, mentre l’agonismo fa prevalere la dimensione egoistica e individuale: purtroppo la leadership di Casini pare tanto espressione di una cordata di micro interessi individualistici che pretendono di egemonizzare un sistema, cercando talvolta alleanze insane con la politica e rischiando di minare quel diaframma che c’è tra lo sport e la dimensione civile e che è il senso dell’autonomia dello sport. … Casini sta peraltro portando avanti un progetto Primavera assurdo, poiché eleva l’età a 22 anni: pensate sia possibile che i ventiduenni impiegati in Primavera abbiano prospettive concrete?”.
TITOLI
▥ STRANIERI Corriere della sera: “L’abisso: in serie A il doppio di stranieri della Liga” ➔ Paolo Tomaselli ha scritto: “Chiamatelo «effetto Yamal». O forse la causa principale è stata la crisi economica che costringe tanti club a investire con ancora più decisione sul prodotto interno: fatto sta che oggi dieci squadre spagnole su venti hanno meno di 10 stranieri in rosa, mentre in A c’è solo il Monza, con 9. Il numero di stranieri aumenterà anche in Spagna nel corso dell’anno, con gli ultimi colpi di mercato e con l’utilizzo di giocatori delle seconde squadre. Ma l’abisso tra le due realtà, certificato dall’ultimo Europeo, promette di diventare più marcato”
▥ ITALIANI La Gazzetta: “Il calcio fatto in casa. Adesso la serie A è un affare italiano. Almeno in panchina” – Chi allena nella propria nazione nei 5 grandi tornei. Ma non dimentichiamo che le idee degli stranieri ci hanno anche fatto crescere ➔ Luigi Garlando ha scritto: “A riempire le panchine di Serie A di allenatori locali è anche un’altra ragione: il nostro, lo si ripete spesso, non sarà il campionato più bello del mondo, ma è probabilmente il più complesso, proprio perché richiede conoscenze strategiche che altrove vengono compensate dalla tecnica individuale. La Serie A è una foresta infida, i presidenti, specie quelli che devono salvarsi, affidano la panchina a tecnici del luogo che conoscono ogni sentiero, tecnici-sherpa che sanno districarsi tra piante carnivori e bestie feroci. Prevale uno ius soli sottinteso: gli italiani conoscono meglio il campionato italiano e quindi meglio fidarsi di loro. Ma accanto a questo orgoglio di competenze, riconosciamo un fastidioso sospetto che rappresenta la metà vuota del bicchiere: ci siamo chiusi nel nostro cortile e giochiamo tra noi perché il pallone è nostro. Quanto si può crescere in un cortile chiuso?”
▥ MILAN Marco Tardelli su La Stampa: “Fonseca deve lavorare molto sulla testa di Leao, il lungamente atteso fuoriclasse, per avere una squadra competitiva. È lui, infatti, l’uomo che può cambiare il percorso del Milan che altrimenti rimarrà sempre un’incompiuta”.
▥ SENZA SCATTO ALLA RISPOSTA Anche ieri la Gazzetta ha trovato libero il telefono di Sacchi e così hanno pensato di scambiare due chiacchiere con lui perché domani c’è Parma-Milan, la partita fra le sue due squadre del cuore, e chi siamo noi per mettere un freno al cuore. Così, dopo un elogio a Pecchia perché in B faceva giocare molti giovani, Sacchi dice che «Fonseca sta lavorando per assemblare i giocatori e formare una squadra. È un’operazione che richiede tempo e il pubblico deve avere pazienza», ma avverte – attenzione – «che l’obiettivo del Milan dev’essere avere un collettivo nel quale tutti e undici, nessuno escluso, partecipano alla fase offensiva e difensiva. Conta il progetto», dice Arrigo Sacchi, non so se sapete, «gli interpreti vengono dopo».
▥ GENERAZIONI Repubblica: “Trenta senza lode. Le grandi del calcio disposte a pagare solo per i giovani” ➔ Emanuele Gamba ha scritto: “In Serie A, solo Belotti e Morata, tra gli over 30, hanno cambiato squadra per soldi. Ma per i giocatori nati nella prima metà degli anni 90 le prospettive si restringono sempre di più, a meno che non siano senza contratto: in tal caso può ancora sperare in un ingaggio specie se si offre al Como”
▥ PASSIONI GIOVANILI Marco Evangelisti ha intervistato il bolognese-olandese Sam Beukema per il Corriere dello sport-stadio: «Ero bravo alla PlayStation, al calcio digitale. Lo sono ancora, ma adesso ho meno tempo. Fatto sta che c’è una cosa che si chiama Weekend League, un torneo internazionale, e un fine settimana di cinque anni fa sono arrivato undicesimo, in tutto il mondo. Non credo che a un calciatore professionista sia utile smanettare. Credo il contrario, cioè che se sei bravo nella realtà sei bravo anche a gestire la simulazione. E poi è un modo di restare in contatto con i miei amici olandesi. Almeno parliamo attraverso le cuffie».
▥ SMACCO La Stampa: “Becao, il Toro subisce un’altra sconfitta, ora Carboni diventa il primo obbiettivo” – Dopo Bellanova anche il brasiliano va all’Atalanta. Arriva Pedersen e si punta sul difensore del Monza
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Domani accendono la fiaccola paralimpica
Perché è diversa da quella dei Giochi
Il ritorno di fiamma. Con questo gioco di parole, L’Équipe s’avvicina alle Paralimpiadi, apertura il 28 agosto. La fiaccola sarà riaccesa domani a Stoke Mandeville, in Gran Bretagna, attraverserà domenica il tunnel della Manica e si moltiplicherà in dodici fuocherelli che si re-incontreranno mercoledì a Place de la Concorde per la cerimonia di apertura. Perché a Stoke Mandeville? Perché in quella cittadina nel sud dell’Inghilterra il neurologo tedesco Ludwig Guttmann “riparò le vite e le colonne spinali spezzate dei soldati alla fine della Seconda Guerra Mondiale, attraverso lo sport anziché la morfina” ricorda il giornale francese.
Quando Londra ospitò i Giochi Olimpici del 1948, il medico organizzò nel giardino dell’ospedale una gara di tiro con l’arco. Parteciparono sedici ex soldati in carrozzina, le foto misero in moto un processo. Quattro anni dopo, i Giochi internazionali di Stoke Mandeville riunirono atleti di tutti i paesi, per gareggiare non solo nel tiro con l’arco ma anche nel basket, nel biliardo e nel ping pong. Così nacque il movimento che portò alla creazione dei primi Giochi paralimpici di Roma nel 1960, una settimana dopo le Olimpiadi. Ma per avere la prima fiaccola paralimpica abbiamo dovuto aspettare Seul 1988.
Andrew Parsons, presidente del Comitato paralimpico internazionale, sarà con Tony Estanguet alla cerimonia di domani mattina. Sulla pista di atletica dell’ospedale inglese, la staffetta partirà da due paralimpici britannici la cui identità sarà rivelata in giornata. La lanterna giungerà a Folkestone, l’ultima cittadina inglese prima del tunnel della Manica e qui si fermerà a dormire, prima di imboccare domenica la strada verso la Francia. Ventiquattro tedofori britannici la passeranno ad altrettanti tedofori francesi, che si faranno trovare a Calais domenica in tempo per il Tg di mezzogiorno. “Poiché la fiamma paralimpica non ha il carattere sacro del fuoco di Olimpia – dice L’Équipe – il comitato ha deciso di moltiplicarla in dodici fiammelle, come i dodici giorni dei Giochi Paralimpici, una rimarrà a Calais e le altre partiranno verso undici città della Francia [Antibes Juan-les-Pins, Montpellier, Lourdes, La Roche-sur-Yon, Lorient, Saint-Malo, Rouen, Valenciennes, Amneville, Strasburgo e Thonon-les-Bains]. Una tredicesima fiamma sarà accesa a Parigi per commemorare l’80esimo anniversario della liberazione della capitale. Questo Tour de Flamme si ripeterà il giorno successivo, lunedì, in altre dodici città per un totale di 50 appuntamenti. Se i conti non vi tornano, prendetevela con L’Équipe. Saranno 1.200 i tedofori, di cui 200 nelle staffette collettive. L’accensione del calderone è fissata per le 17.45, dopo si imbarcherà di nuovo sulla mongolfiera “che ha sedotto tutti gli spettatori dei Giochi Olimpici”.
VITE OLIMPICHE
Bene il mezzofondo, così così tutto il resto
Com’è andato il ritorno della Diamond League
Il cast dei partecipanti era inferiore solo alla tappa di Eugene del 25 maggio, ma i risultati sono stati qualitativamente inferiori anche all’appuntamento di Londra del 20 luglio. La Diamond League di Losanna si piazza al terzo posto nella classifica dei migliori meeting dell’anno per eccellenza di prestazioni. A 12 giorni dalla fine delle Olimpiadi, non è poco. Le fatiche di Parigi hanno appesantito molti dei protagonisti attesi, ma il mezzofondo ha proposto i consueti tempi ai confini con il primato del mondo: una conferma dell’efficacia del Sistema Bicarb, questo gel diventato perfino più miracoloso delle scarpe magiche.
Il record di Rudisha è in pericolo, dice L’Équipe stamattina. Ce l’ha nelle gambe Wanyonyi che ha vinto un 800 metri con tre corridori sotto 1:42. Losanna ha contato alla fine 9 primati personali, altri 16 fra atlete e atleti hanno fatto la migliore prestazione stagionale. In Belgio è caduto il record nazionale dei 1.500, vinti da Ingebrigtsen sull’oro parigino Ocker ma con un tempo che non gli sarebbe valso il bronzo olimpico. Asher-Smith ha chiuso i 100 in 10.88, quello sì un tempo buono per salire sul podio ai Giochi. Ancora meglio ha fatto Chase Jackson, e ancora più grosso è il suo rimpianto, per il peso gettato a 20,64 – mezzo metro più in là della misura che ha assegnato il titolo in Francia. Jackson a Parigi non si era qualificata per la finale: due nulli e un 17,60 in qualificazione, 17esima, la quinta delle escluse.
Perfino l’insuperabile Holloway è stato battuto nei 110 ostacoli, ma con un tempo più alto di quelli che a Parigi hanno assegnato medaglie. Ha stupito Tebogo con 19.64 in una serie di 200 metri finita con quattro velocisti sotto i 20”. In linea con il grosso del resto del mondo il rendimento delle maglie azzurre: Mattia Furlani non si è neppure avvicinato agli 8 metri, Lorenzo Simonelli ha chiuso quinto nei 110 ostacoli con un tempo decisamente più alto del 13.05 corso agli Europei di Roma.
TITOLI
▥ Corriere della sera: “«Io vittima di body shaming denuncerò i leoni da tastiera Lo faccio anche per le altre» – L’olimpica Molinarolo: ho visto atlete ammalarsi per le critiche ➔ Intervista di Marianna Peluso: «Frustrazione, noia, cattiveria. Però sono certa che le persone si permettono di passare dai pensieri alle parole perché restano impunite. Motivo per cui ho voluto cavalcare l’onda della piccola visibilità che ho per affrontare quest’argomento».
▥ Repubblica: Intervista a Caterina Bosetti: «Noi, ragazze del volley siamo l’Italia di oggi»
La fuga d’altri tempi che ha sconvolto la Vuelta
Caldo. Molto caldo. Tremila e 800 metri di dislivello. E alla fine di un pomeriggio così, Ben O’Connor, 29 anni, australiano, non solo è entrato nel club esclusivo di chi ha vinto almeno una tappa in tutti i grandi giri [Giro 2020 a Madonna di Campiglio, Tour 2021 a Tignes, Vuelta 2024 a Yunquera], ma ha strappato pure la maglia rossa a Roglic. Cioè. Strappata in senso figurato. Non è che gliel’ha strappata di dosso alla Hulk. Hulk è verde. Casomai sarebbe un gesto adatto alla vecchia maglia del GPM della montagna al Giro. No, no, gliel’ha solo sfilata. Dolcemente, inesorabilmente, misteriosamente. Laggiù in Andalusia, terra di sogni e di chimere, ha dato più di 4 minuti a tutti e adesso ne ha quasi 5 di vantaggio in classifica su Roglic. Non possiamo neppure chiamarla una fuga-bidone. È un’impresa. O’Connor era da solo e non è uno sprovveduto. È arrivato 4° in classifica generale al Tour 2021 e 4° al Giro in primavera. La sintesi del ds della Red Bull-Bora Hansgrohe, Patxi Vila: «La corsa ci è sfuggita di mano».
Per una grande impresa si scomoda una grande firma, Alexandre Roos, l’immaginifico raccontatore di ciclismo per L’Équipe. La sua tesi è che “martedì a Pico Villuercas, Primoz Roglic, preoccupato per l’evoluzione del suo mal di schiena, ansioso di preservare la sua squadra, si è detto pronto a prendersi una pausa dalla maglia rossa. Il percorso della tappa di ieri, accidentato, difficile ma nemmeno indigesto, si è prestato a questo tipo di manovra e possiamo dire che il team Red Bull-Bora è riuscito perfettamente nel suo intento, ma le proporzioni gli sono sfuggite di mano”
Adesso è tutto più affascinante perché “il trono dai grandi cuscini su cui siede Ben O’Connor è un problema per tutti quelli che correvano per vincere a Madrid”. Lui dice: «Quando sono partito in fuga e ho visto che le altre squadre non venivano a prendermi, mi sono detto che era una buona occasione. Sull’ultima salita pensavo solo a quanto tempo avrei potuto guadagnare in totale, perché sapevo già che avrei vinto la tappa. Probabilmente è una questione di ego, ma prima della gara ho guardato l’elenco di aveva vinto una tappa a Giro-Tour e Vuelta».
Centodieci ciclisti prima di lui, ma qui l’impresa è un’altra. L’impresa è la maglia presa a questo modo. «Non ho alcuna pressione, ho vinto una tappa, ho la maglia. Forse posso vincere questa Vuelta. È un bel vantaggio, e non sono così male sulle salite lunghe». Sepp Kuss, l’americano che in modo sorprendente spettinò le gerarchie dentro la sua squadra per vincere la Vuelta 2023, dice che O’Connor non lo prendono più. Corre con la maglia della Decathlon-AG2R La Mondiale, la squadra che nei giorni scorsi ha dato il benservito a Vincent Lavenu dopo 32 anni, lui che è stato il fondatore team e poi è stato costretto a venderlo, accettando la retrocessione al ruolo di direttore sportivo. Perderà anche quello. A Yunquera ha detto: «Lasciatemi stare, voglio solo godermi questa maglia rossa».
TITOLI
▥ La Gazzetta dello sport: Intervista a Chiara Consonni: «Io, ribelle e solare Adesso c’è un gelato con il mio nome. Con la toscana Guazzini ha vinto a Parigi l’Americana: «Soltanto ora ho capito che cosa abbiamo fatto» ➔ La sua Brembate di Sopra è stata per anni al centro delle cronache per l’omicidio di Yara Gambirasio, scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata assassinata il 26 febbraio 2011: Yara era nata nel 1997, lei nel 1999. La conosceva? «No, non l’avevo conosciuta e non ricordo benissimo quei momenti. Però conosco, conosciamo la famiglia. Il padre, Fulvio, mi ha sempre incoraggiato. È capitato di incontrarsi al bar, mi dice sempre di non mollare mai. Ho guardato la docuserie sul caso e ho rivisto Don Corinno Scotti, il parroco della nostra comunità morto pochi giorni fa che ha dato i sacramenti anche a me. Era bravissimo. Quest’oro è anche per Yara, so che dicevano che era una promessa della ginnastica artistica. E magari un giorno anche lei avrebbe potuto essere all’Olimpiade». [intervista di ciro scognamiglio, La Gazzetta dello sport]
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IL MONDIALE DI F1
La ripresa del Mondiale a Zandvoort
Il week-end di Zandvoort si apre con una intervista di Daniele Sparisci al dt ferrarista Vasseur sul Corriere della sera. Vasseur spiega che la Ferrari vive di alti e bassi perché «non è tutto bianco o nero. A livello di classifica andavamo meglio nei primi mesi, è vero. Ma sui tempi parliamo sempre di pochissimi decimi di differenza, non di mezzo secondo. In alcune gare abbiamo sbagliato, in Canada con la pressione delle gomme. Dalla Spagna sono comparsi problemi legati agli sviluppi. Siamo dovuti tornare indietro perdendo un mese e mezzo di evoluzioni, a Spa ci siamo ripresi».
Quando Sparisci gli domanda come si concilia tanta insistenza sul concetto di stabilità con le molte partenze dall’organico, Vasseur replica che «stabilità non significa tenere Cardile. Vuole dire avere un gruppo di comando solido, con oltre cento persone, fra le più importanti dell’intera azienda Ferrari, ci incontriamo regolarmente per confrontarci. Siamo un’organizzazione nella quale il collettivo conta più del singolo». Secondo Vasseur, la McLaren è oggi «un buon esempio di stabilità, ha cambiato ruoli a diverse persone nell’organizzazione. Ci ricorda che nulla è garantito, se ti chiami Ferrari o Mercedes non vai più veloce a prescindere».
ZIZZANIE
LE partitE degli spioni e degli sporcaccioni
Ecco cosa accadde alla Ferrari 2019
L’Équipe racconta stamattina la complessa partita dietro le quinte della F1 che non sempre vediamo. All’inizio dell’estate si parlava di possibili imbrogli, o meglio, di raggiri al regolamento, di navigazione nella zona grigia, fra le righe. Spinta a indagare da alcuni team, la FIA ha condotto le sue indagini e sembra che tutto sia legale. Ma il giornale francese coglie l’occasione per un “viaggio nel mondo poco conosciuto della diplomazia tecnica”.
E qui si sobbalza. Perché per la prima volta in modo così chiaro, Frédéric Ferret racconta cosa successe nel 2019 alla Ferrari, quando era imbattibile e poi puff, si spense. È la famosa questione risolta con un patto di riservatezza tra Maranello e la F1.
“Nel paddock le chiamiamo TD, acronimo di direttiva tecnica, ma potrebbe anche essere tradotto come: vietato tradire, vietato barare. Sono piccoli avvisi inviati dalla direzione tecnica della FIA per specificare i regolamenti. Nel corso delle stagioni – si legge su L’Équipe – queste email arrivano nei box per ricordare cosa è consentito – o vietato – fare. Nel 2019 il motore della Ferrari perse improvvisamente tutta la potenza un sabato mattina ad Austin, quando il richiamo all’ordine le impedì di trovare astutamente un modo per eludere i controlli sul flusso di benzina inviata nei cilindri”.
Il lavoro di chi cerca zone d’ombra nei regolamenti non è finito. “Quest’anno, dall’inizio dell’estate, le discussioni si sono concentrate sulle immagini di bordo della McLaren e soprattutto della Mercedes. Abbiamo visto – scrive L’Équipe – le ali anteriori di queste monoposto deformarsi in modo incredibile al punto che le lamelle del muso scomparivano ad alta velocità. Le squadre avversarie hanno fatto il loro lavoro di lobbying. Come ogni volta. Ogni squadra controlla costantemente ciò che fa la concorrenza. Permanentemente. Chiedete alle agenzie fotografiche il numero di richieste di scatti al venerdì, durante le prove libere. Alcuni hanno addirittura un fotografo dedicato che si prende cura di questo compito ingrato. Sono tutti preoccupati di non perdersi qualche nuova funzionalità importante o un piccolo trucco. Di solito, quando viene rilevato un fatto del genere, i direttori tecnici avviano informalmente una discussione con Nick Tombatzis, il direttore tecnico della FIA. Se il primo approccio, discreto, non basta, allora i tecnici inviano una mail chiedendo chiarimenti su un punto in particolare del regolamento. Qualunque sia il metodo utilizzato, è così che in piena estate la FIA ha avvisato i team che in Belgio avrebbe messo delle telecamere sui parafanghi anteriori delle macchine per verificare il grado di flessibilità delle appendici. Il gendarme della F1 può controllarne la rigidità solo da fermo, posizionando i pesi in punti specifici dell’ala. Impossibile controllare l’auto mentre è in movimento. L’unica cosa da fare è guardare. E vietare se necessario”.
TITOLI
▥ RED BULL La Gazzetta dello sport: “Verstappen in casa per rilanciarsi La frenata sterzante era il suo segreto?” – Max a secco da 4 GP cerca il poker a Zandvoort Ma la Fia ha esteso il divieto su certi dispositivi

C’è chi dubita pure della foto di NaLdi con il mignolo fasciato
Oh, ma Sinner? Eh, Sinner, Sinner. Ieri ha scoperto due cose. La prima è che l’avversario con cui comincerà gli US Open è l’americano Mckenzie MacDonald, figlio di un dentista, un californiano che andava alla stessa scuola di Brad Gilbert e che da ragazzino fu allenato da Wayne Ferreira. Quanto è piccola l’America. La seconda scoperta è che all’estero continuano a mormorare intorno al modo in cui il tennis gestisce le sue positività, e in particolare intorno al modo in cui è stata gestita la sua.
Il tossicologo Pascal Kintz, interrogato da L’Équipe, trova del tutto compatibile sul piano scientifico la spiegazione data da Sinner e dal suo staff al tribunale privatissimo di Sport Resolutions, ma altre opinioni sono meno accondiscendenti. Tara Moore, protagonista di uno dei casi andati per la via opposta rispetto a quella dell’arbitrato su Sinner, ha fatto notare che l’avvocato Kendrah Potts rappresentava l’International Tennis Integrity Agency nel suo caso e invece stavolta, oplà, stava nel pool di legali di Sinner.
Molte cose non tornano neppure al giornalista americano Ben Rothenberg, che in un thread su Twitter o coso, come si chiama adesso, ha messo insieme “i pezzi di un puzzle che non combacino del tutto”. Per esempio. A proposito della foto di Naldi col mignolo incerottato, definita dal TG1 la prova che scagiona Sinner, Rothenberg trova che “le date della dichiarazione della difesa durante l’udienza, in cui si afferma che il taglio di Naldi è avvenuto il 3 marzo, contraddicono quanto visto allo stadio: Naldi non ha mai portato un cerotto, tranne il 10 marzo, il giorno in cui Sinner si è sottoposto al test antidoping che in seguito è risultato positivo”.
Dalla Germania parlano di “controversa assoluzione” e Die Zeit scrive con Fabian Scheler e Tammo Blomberg di “una storia che non convince tutti”. Per esempio Fritz Sörgel, tossicologo, esperto di doping. Secondo Sörgel è più probabile che Sinner stesso abbia usato una pomata o uno spray. «Il Clostebol è un classico anabolizzante che ha i consueti effetti di costruzione muscolare – afferma Sörgel – viene utilizzato principalmente per la rigenerazione. Migliorare la rigenerazione significa aumentare la resistenza alla fatica. Il fatto che la quantità rilevata sia relativamente piccola non ha importanza. Vige il principio della responsabilità oggettiva: gli atleti sono direttamente responsabili. Ogni test positivo al Clostebol è un caso di doping e deve essere punito di conseguenza» afferma Sörgel.
Ma i tre esperti a cui l’ITIA ha chiesto una valutazione sono giunti a una conclusione diversa. Die Zeit fa notare che “uno di loro è il ricercatore Xavier de la Torre del laboratorio antidoping di Roma. Non è un caso che Sinner sia un atleta italiano: in altri paesi il Clostebol è vietato, in Italia è possibile acquistarlo nelle farmacie e senza prescrizione medica”.
Questo è. Paolo Bertolucci sulla Gazzetta dice che Sinner “dovrà convivere con gli sguardi sospettosi che gli riserveranno i rivali”. Oggi con il senno del poi viene da dire che la strategia non è stata perfetta. Forse valeva la pena assecondare anche in questo passaggio il personaggio del ragazzo umile, speciale, semplice, l’italiano che non sembra un italiano, bla bla bla, prendersi la sospensione provvisoria e spiegare all’opinione pubblica di cosa si trattava. Oggi resterebbe l’innocente che è, e senza l’ombra di aver usufruito di un trattamento di favore.
I due membri dello staff di cui si parla in questi giorni non saranno con lui a New York. A noi profani che non sappiamo niente, non conosciamo nessuno, non abbiamo amici nel settore, pare il minimo. Per Olivero sulla Gazzetta i due sono invece degli “involontari protagonisti del caso Clostebol”. Involontari. Di Umberto Ferrara, il preparatore atletico che ha comprato in una farmacia di Bologna il Trofodermin con la scritta doping sulla confezione, lui che ha una laurea in scienze farmaceutiche, la Gazzetta scrive che “il lavoro di Ferrara, esemplare professionista al di sopra di ogni sospetto, è sempre stato molto apprezzato non solo da Sinner, ma da tutto l’ambiente”.
Marco Calabresi sul Corriere della sera racconta le prime ore del Sinner newyorchese, “la cena in un ristorante italiano (lo stesso dove hanno mangiato Sara Errani e Jasmine Paolini), due scambi a ping pong in un hotel con la greca Maria Sakkari e ieri nel tardo pomeriggio italiano in campo con Grigor Dimitrov per un allenamento trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube dello US Open ,ma con i commenti nella chat disattivati, a differenza dell’altro segnale dal campo adiacente dove stavano palleggiando Carlos Alcaraz e Daniil Medvedev. Scelta di cautela, per evitare una shitstorm”
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