VENERDI 12 LUGLIO 2024
#14 GIORNI ALLE OLIMPIADI
Il gel che non fa sentire l’acido lattico e fa volare i mezzofondisti. Così si spiegano gli 800 metri che si vedono a ritmi folli [QUI]
QUELLO CHE STA SUCCEDENDO
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| GUIDA ALLE SEMIFINALI MASCHILI DI WIMBLEDON
ALCARAZ VS MEDVEDEV Diamine, Alcaraz. In un tennis sempre più fisico e robotico, più tump, tump, tump, tump, dritti qua e dritti di là, tu resti un bel cuoricino capace di creare e di inventare, e noi tutti ti vogliamo bene. El Mundo stamattina si spinge a scrivere che il colpo simbolo del suo gioco è la smorzata, per definizione un colpo con il quale si scompagina e si esce dagli schemi in diagonale. Un colpo profondo, verticale. Carlitos ne gioca 2,9 ogni 100 tiri, quasi il doppio di Novak Djokovic [1,7%] e più del doppio di Jannik Sinner [1,3%]. Ma c’è molto di più. Ci sono le sue parole.
DJOKOVIC VS MUSETTI Il segreto del bionico Djokovic si chiama Jean-Georges Cellier, il fisioterapista francese che ha salvato la sua partecipazione a Wimbledon dopo l’operazione al menisco destro dello scorso 5 giugno. Il professore aveva in tasca un biglietto per andare a Marrakech, dove avrebbe dovuto trascorrere una settimana con due calciatori della Ligue 1 per prendersi cura delle loro ginocchia. Quando è arrivata la telefonata di Djokovic, Cellier li ha mollati, ha disdetto, forse ha trovato una scusa, chi lo sa, ha annullato il viaggio in Marocco e non ha dormito per due notti, perché «trattare Novak Djokovic, uno dei più grandi atleti sulla terra, non è un lavoro che possa essere rifiutato». Il suo nome è stato fatto dai chirurghi della Sports Clinic che lo conoscono bene. C’era in ballo anche un fisioterapista di Dallas. Djokovic ha scelto il suo curriculum: Djbril Cissé, Richard Gasquet, Jimmy Vicaut, Matthieu Jalibert, la squadra indiana di Coppa Davis. «Ho lavorato con tanti grandi atleti, campioni olimpici, ma un uomo con così tanta volontà, non sapevo che esistesse» è la frase che il dottore consegna alla letteratura su Novak.
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| TOUR DE FRANCE
LA TAPPA DI OGGI UN’ALTRA CHANCE PER I VELOCISTI PRIMA DEI PIRENEI LA VOLATA DI JASPER PHILIPSEN LA TAPPA DI IERI UN NUOVO SCERIFFO DELLE VOLATE IN CITTA’ Mark Cavendish non si dà pace. Una decina d’anni fa su un arrivo del genere non avrebbe perso da nessuno, e invece adesso spunta questo ragazzo in maglia verde venuto dall’Africa a proporsi come la nuova stella dello sprint, lui che non sarebbe nemmeno uno sprinter così puro. Mark Cavendish è in difficoltà. Vorrebbe chiudere il suo ultimo Tour de France in grande stile. Ha ottenuto il record della 35esima vittoria di tappa togliendolo a Eddy Merckx, ma la fame nun tene suonno. Vuole ancora battersi per qualcosa, dice la rivista Velo. Si è fatto retrocedere dalla giuria, via dal quinto posto per aver deviato dalla traiettoria alla fine dello sprint, una decisione che loa fatto infuriare. Mr. Cav ha solo un altro paio di sprint alla sua portata in questo Tour de France, e poi verrà il momento di guardare com’è fatto un tramonto.
GIRMAY NEGLI ARCHIVI DI SLALOM
ULTIMI BRAM WELTEN
Ancora un minuto e avrà raggiunto il traguardo delle tre ore di ritardo dalla maglia gialla. Lanterne Rouge si chiama al Tour de France la maglia nera, l’ultimo in classifica. L’onore tocca a Bran Welten, questo ragazzone olandese che nove anni fa si faceva un nome fra gli jr vincendo la Parigi-Roubaix. È rimasto un tipo di grande affidamento quando si devono pestare i pedali. Si è costruito tutta una carriera da passista veloce e pesce pilota. Ha tirato le volate per André Greipel e per Nacer Bouhanni, lo avevano chiamato al Giro per fare il treno a Fabio Jakobsen ma ha dovuto ritirarsi prima della quarta tappa per l’influenza. Suo zio da parte di madre è Jean-Paul van Poppel, sprinter con 9 vittorie di tappa al Tour [4 nel 1988], 4 al Giro e 9 anche alla Vuelta. Al Tour de France 1987 portò fino a Parigi la maglia verde. Bram è originario di Tilburg. Da ragazzo ha provato a giocare a calcio per un anno, ma oggi scherza dicendo che non faceva per lui, l’unica cosa che gli veniva bene in campo era correre. Si autoproclama bravo cuoco, dice che gli viene bene il curry, ma poi alla fine noi che ne sappiamo. |
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VITE OLIMPICHE IL RUGBY FRANCESE SI STA FACENDO DELLE DOMANDE
“Il video razzista di Melvyn Jaminet e la vicenda delle violenze sessuali in Argentina di Hugo Auradou e Oscar Jegou pongono ancora una volta il rugby al centro di sordide notizie”. Lo scrive stamattina L’Équipe: “Ciò che sfugge a una comprensione più generale sono le libertà concesse agli atleti professionisti nel corso di una competizione, le autorizzazioni di uscita durante il ritiro di Aix-en-Provence all’ultima Coppa del Mondo, già due durante questo tour in Argentina, il divario tra i discorsi di un allenatore, uno staff gonfio di trenta persone e la pratica. Si tratta in realtà del patrimonio culturale di una disciplina che non riesce a porre limiti dopo trent’anni di professionismo. La squadra francese è sufficientemente controllata? Perché tenere ancora questi tour estivi? C’è un problema specifico del rugby? CHE COSA SAPPIAMO DI QUESTA STORIA
IL GEL PER NON SENTIRE L’ACIDO LATTICO ECCO COME SI SPIEGANO GLI 800 METRI FOLLI
Li chiamano Bicarb. Il Sistema Bicarb. È un trattamento che gira tra i mezzofondisti dell’atletica, una miscela, un intruglio, obabaluba, un carburante che serve a ritardare l’arrivo dell’acido lattico nel finale delle corse, che so, gli 800 metri. Ne parla Romain Donneux stamattina su L’Équipe, nel giorno in cui Monte-Carlo ospita la tappa di Diamond League, a due settimane dalla cerimonia d’apertura dei Giochi olimpici. Per capire di cosa si tratta, il giornale francese consiglia di prendere un barattolo di gel per capelli e versarci dentro del bubble tea. Ecco, la consistenza è quella. Poi bisognerebbe assaggiare il prodotto dell’azienda Maurten, testarlo, per verificare se risponde al vero quanto dicono gli atleti che parlano di sapore ripugnante. Addirittura. Il Sistema Bicarb gira dall’estate del 2023, dicono, ed è diventato di moda. All’inizio nessuno ne parlava, gradualmente hanno cominciato a passarsi la voce. Dice Jimmy Gressier, qualificato per le Olimpiadi nei 5.000 e nei 10.000 metri, che con le scarpe magiche si parla di doping tecnologico, con questo gel bisognerebbe parlare di doping alimentare, tra virgolette – aggiunge. Perché il Bicarb non è proibito, ma è il segno di una continua ricerca dell’apporto scientifico per forzare i limiti. Nel pieno dell’esercizio, diciamo negli ultimi 250 metri degli 800, si verifica una proliferazione di ioni H + [protoni], responsabili dell’abbassamento del PH del sangue, spiega a L’Équipe François Chiron, allenatore della federazione francese di atletica leggera. Il corpo a quel punto va in disequilibrio. L’aggiunta di bicarbonato aiuta a prendersi cura di questi ioni in modo che non si accumulino nell’organismo e ritardino la comparsa dell’acido lattico. Usa il gel Gabriel Tual, fresco detentore del record francese negli 800 m in 1’41”61. Si affretta a dire: «Come tutti». In effetti, se sono proprio tutti-tutti, c’è una spiegazione al folle 800 metri visto l’altra settimana a Parigi, con il record del mondo di Aouita sul punto di cadere e i primi tre giunti al traguardo tutti con una delle prime-cinque prestazioni di ogni tempo. «A fine gara non senti niente di pazzesco, ti accorgi di essere meno paralizzato del solito – spiega Tual – in effetti la differenza si sente quando smetti di prenderlo. Devono essere assunti per periodi molto brevi e non in ogni competizione. Lo scelgo in base ai momenti in cui voglio fare una grande prestazione». L’Équipe spiega: “Presenti da molti anni nello sport di alto livello, i bicarbonati pongono dinanzi a una scelta difficile da prendere, se accettare di passare del tempo in bagno, visti gli effetti spesso negativi sul sistema digestivo. Ma gli ultimi progressi scientifici hanno permesso di ridurre questa variabile, misurando la quantità ingerita in rapporto al peso”. «Se non lo prendi al momento giusto, può influenzare in modo negativo le prestazioni» dice Hugo Maciejewski, membro della sezione che si occupa delle alte prestazioni della federazione francese di atletica leggera. Questi disgustosi snack pare che costino 70-80 euro per una confezione da quattro. E INFATTI Alla Diamond League di Monte-Carlo Sedjati ha corso il miglior crono dell'anno e nuovo record algerino, Attaoui ha fatto il primato spagnolo, Kramer il record svedese, Tecuceanu nono con il primato personale, il decimo e ultimo arrivato è rimasto sotto 1:44. Gulp.
BREVE GUIDA NON RICHIESTA AL MEETING DI MONTE-CARLO ORE 19 LANCIO DEL GIAVELLOTTO FEMMINILE ORE 19:10: SALTO CON L’ASTA FEMMINILE L’americana Katie Moon e l’australiana Nina Kennedy, co-campionesse del mondo 2023, sono affiancate dalla stella emergente del 2024, la britannica Molly Caudery. Da luglio 2023 a luglio 2024, Caudery ha migliorato il suo personale di 21 centimetri, da 4,71 a 4,92, misura superata il 22 giugno, la migliore al mondo dall’inizio del 2022. Con la partecipazione di Roberta Bruni. ORE 20.04 400 OSTACOLI MASCHILI È tra gare di atletica più attese ai Giochi di Parigi e forse in assoluto in tutta l’Olimpiade, con il triello fra Karsten Warholm, Rai Benjamin e Alison dos Santos. Il meeting di Monte-Carlo lo offre in anteprima stasera. Insieme i tre detengono i 15 tempi più veloci della storia, tutti corsi negli ultimi tre anni, con il 45.94 del norvegese in cima all’elenco, stabilito sulla pista dei rimbalzi di Tokyo. Da allora si sono incontrati solo tre volte, e si sono spartiti le vittorie una a testa: il brasiliano ai Mondiali di Eugene 2022, il norvegese ai Mondiali di Budapest 2023, l’americano alla finale della Diamond League 2023. I tre quarti di minuto di stasera sono importanti perché prendono il vincitore e lo mandano a Parigi con lo status di favorito. Benjamin entra con il miglior tempo al mondo nel 2024 [46.46 ai Trials, il quinto crono più veloce della storia. Warholm battuto da Benjamin
ORE 20.15: 400 FEMMINILI Rhasidat Adeleke ha migliorato il record irlandese in 49.07 agli Europei: affronterà le statunitensi Kendall Ellis, Alexis Holmes e Shamier Little, oltre all’olandese Lieke Klaver. Diamond League: tre primati personali nei 400 di Adeleke
ORE 20.23 800 MASCHILI Due dei tre pie’ veloci di Parigi tornano in pista pure a Monte-Carlo: sono l’algerino Djamel Sedjati e il francese Gabriel Tual. Saranno affiancati dal campione del mondo all’aperto Marco Arop del Canada e dall’americano Bryce Hoppel, campione del mondo indoor. Con Catalin Tecuceanu ORE 20.30 SALTO IN ALTO MASCHILE Avremmo dovuto vedere Gianmarco Tamberi, c’è invece Stefano Sottile, contro il campione indoor Hamish Kerr, l’oro mondiale indoor 2022 Woo Sanghyeok e l’argento mondiale JuVaughn Harrison. ORE 20.33: 400 MASCHILI Il diciannovenne canadese Christopher Morales Williams, che a febbraio ha corso i 400 indoor più veloci di sempre, fa il suo debutto in Diamond League insieme agli statunitensi Quincy Hall e Vernon Norwood, oltre a Bayapo Ndori del Botswana. Non ci fanno vedere Quincy Wilson, maledetti. Ma c’è Luca Sito. Due primati personali e il miglior crono dell'anno nei 400, corsi in 43.80 da Quincy Hall. La scuola del Botswana continua a produrre figure di spicco. ORE 20.40 SALTO TRIPLO FEMMINILE È la disciplina sfregiata dall’infortunio alla venezuelena Rojas. La leader mondiale della Dominica Thea LaFond ha saltato 15,01 per vincere il mondiale indoor a Glasgow: affronterà il bronzo olimpico spagnolo Ana Peleteiro-Compaore, campionessa europea con la misura di 14,85, oltre a Leyanis Perez Hernandez, Shanieka Ricketts e Maryna Bekh-Romanchuk [al debutto stagionale nella disciplina]. ORE 20.43 20O0 FEMMINILI L’australiana Jessica Hull è stata un’altra delle star di Parigi, con il record oceanico dei 1500 metri in 3:50.83, seconda dietro al record mondiale di Kipyegon, la quinta più veloce di tutti i tempi. Hull affronterà i 2000 metri contro l’etiope Axumawit Embaye, due volte argento mondiale indoor, la keniota Edinah Jebitok e Ciara Mageean, attesa al ritorno sulla pista dove ha stabilito il suo record irlandese l’anno scorso. Jessica Hull è in forma pazzesca. Dopo il record oceanico dei 1.500m a Parigi, stavolta ha fatto il mondiale sui 2.000 - che non è distanza olimpica. Dietro di lei pure 7 record nazionali, di cui uno pure continentale in Sudamerica ORE 20.58 110 OSTACOLI MASCHILI Grant Holloway torna in Diamond League per la prima volta dalla vittoria di Eugene a maggio. È imbattuto in stagione. Avrà per avversari il campione giamaicano Rasheed Broadbell e Sasha Zhoya della Francia, oltre all’altro USA Trey Cunningham. Aspettiamo segnali da Lorenzo Simonelli dopo l’assai deludente 13.33 di Parigi. Un Simonelli confortante, tornato su crono d'eccellenza [13.08], a tre centesimi dal primato italiano dopo il deludente 13.33 di Parigi. Solo Grant Holloway davanti a lui. ORE 21.05 5.000 FEMMINILI ORE 21.27 200 MASCHILI Il bronzo mondiale del Botswana Letsile Tebogo ha corso in 19.71 a Nairobi in aprile. È in testa alla lista dei partecipanti. Non c’è Noah Lyles. Se la vedrà con Tarsis Orogot dell’Uganda [19.75 a Gainesville a maggio] e con Alexander Ogando della Repubblica Dominicana. ORE 21.34: 1.500M MASCHILI L’americano Yared Nuguse non ha mai battuto il campione olimpico norvegese Jakob Ingebrigtsen in quattro testa a testa svolti in carriera. Ci riprova stasera, dopo il secondo posto ai Trials olimpici USA, alle spalle di Cole Hocker. Nuguse è stato il miglior americano ai Mondiali 2023, quinto posto, e ha la possibilità di diventare il terzo americano nelle ultime quattro Olimpiadi a vincere una medaglia, dopo Leo Manzano argento 2012 e Matthew Centrowitz oro nel 2016. Con Pietro Arese Il record europeo di Ingebrigtsen sui 1.500 ORE 21.52 100 METRI FEMMINILI Se qualcuno dovesse mai interrompere il dominio USA-Giamaica nello sprint a Parigi, probabilmente verrà fuori dalla lista dei nomi presenti a Monte-Carlo: Julien Alfred di Santa Lucia, Marie-Josée Ta Lou-Smith della Costa d’Avorio e Dina Asher-Smith della Gran Bretagna. Sono state le donne più veloci nel 2023 fuori dall’asse delle due super potenze. Alfred si allena all’Università del Texas e ha il secondo crono più veloce al mondo quest’anno [10.78] tra le qualificate ai Giochi. |
CHI HA VINTO E CHI HA PERSO IN NBA AL MERCATO DEI FREE AGENT Sports Illustrated compila pagelle al mercato dei free agent in NBA, sostenendo che l’aggiunta di Paul George alla squadra spinge i Sixers in vetta. I Clippers, i Warriors, i Lakers, i Nuggets e gli Heat sono nella lista dei cattivi “dopo le mosse poco brillanti”Chris Mannix racconta che “i podcast degli atleti possono essere un misto di cose”. Trova dall’eccellente New Heights e un po’ meno Mind the Game, ma trova decisamente utile stavolta Podcast P, il video pod di Paul George. Il posto dove il giocatore ha tirato fuori un microfono e ha spiegato i motivi della sua scelta, perché ha lasciato i Clippers per andarsene dall’altra parte dell’America, forte di un quadriennale da 212 milioni di dollari. A gennaio, i Clippers hanno fatto firmare un prolungamento di tre anni da 153 milioni di dollari a Kawhi Leonard. George immaginava che gli sarebbe arrivata un’offerta simile. L’avrebbe accettata. Non lo ha fatto. I Clippers si sono rifiutati di andare oltre un accordo biennale, dopo un anno stellare per George, con le statistiche migliori della sua carriera e il maggior numero di partite [74] dai tempi in cui esercitava il suo magistero a Oklahoma City. Quando i Clippers sono andati da George a proporgli la loro ‘offerta, Paul ha posto come condizione la presenza nell’accordo di una clausola di non scambio. LA ha rifiutato. George ha chiesto allora un contratto di quattro anni. Di nuovo i Clippers hanno rifiutato. A quel punto – ha detto George – nel podcast non mi sembrava giusto restare. A Philadelphia gli offrivano un mucchio di soldi, quattro anni, più un posto in squadra accanto a Joel Embiid e Tyrese Maxey, “dando ai Sixers – secondo Sports Illustrated – probabilmente il miglior terzetto della NBA”. Mannix fa notare che “nessuno riesce a battere i Boston Celtics senza caricare di falli i suoi difensori, e George è che sa farlo. A questo punto della sua carriera, è più interessato a vincere che a ricevere premi individuali”. Philadelphia non vince l’anello dal 1983
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| EURO 2024
IL MACHISMO DEL CALCIO INTORNO A MORATA Consideriamo il lavoro usurante. No, non è Bertinotti che parla, ma David Alvarez de El Pais. Consideriamo il lavoro usurante di Alvaro Morata, dice. Attaccante per mestiere sulla carta d’identità, operaio nell’interpretazione del ruolo. Non c’è stato nessun attaccante in questi Europei che sia stato pressato più spesso durante una partita, in media 28,5 volte, tantissimo. Ma è anche l’attaccante che recupera più palloni in pressing [4,2 a partita], quasi il doppio del secondo, il rumeno Denis Dragus. Se usciamo un attimo dal fascicolo dei numeri, significa che tutto intorno a Morata scorre a una velocità doppia. Non hai tempo di fermarti troppo a pensare. È solo un attimo, come diceva la filosofa Anna Oxa. C’è un altro dato che sottolinea la sua importanza nell’attivazione del sistema difensivo della Spagna. È il giocatore della Nazionale che più spesso va a pressare nei primi cinque secondi dopo la palla persa, l’attaccante che lo ha fatto più spesso durante gli Europei, 5,4 volte a partita. Ora. Il minimo che possa toccare a un attaccante così è che sotto porta, ecco, come dirlo, non sia proprio micidiale e implacabile. Altrimenti non sarebbe sulla via del ritorno in serie A. Ma Iñako Díaz-Guerra su El Mundo tocca un altro punto. Scrive che ci sono un mucchio di ragioni per criticare Morata. Decisamente. “I suoi Europei non sono stati brillante, è evidente, anche se non sono così brutti come alcuni vorrebbero farci credere. In ogni caso, le critiche alla sua maniera di giocare a calcio sono legittime e rientrano nello stipendio che guadagna. Ma il resto no – continua – e questa settimana molti limiti sono stati superati. Una vessazione che non dice niente su Morata e molto su questo stantio mondo del calcio”.
ODE A OLLIE WATKINS ANCHE DALLA SPAGNA Ode a Ollie Watkins dalla Spagna, il paese in cui hanno riscritto e rivisitato il ruolo del finto centravanti visto in Ungheria negli Anni Cinquanta. Ode a Ollie Watkins dalla Spagna, avversaria domenica in finale, più precisamente dalla rivista Panenka che lo definisce “il manuale del centravanti”. Scrive Manuel Beltran che “un buon centravanti è basso e normale. Un buon centravanti è una frase senza aggettivi. Un buon centravanti è un brindisi con sale e olio. Un buon centravanti è Ollie Watkins“. Secondo Conrado Valle, su Diario AS, gran parte del merito va attribuito a Unai Emery, l’allenatore basco dell’Aston Villa, che ha “individuato le sue potenzialità e i suoi difetti. Per prima cosa gli ha dato i gradi da titolare in 61 partite su 63 e poi gli ha dato forza trasferendo Danny Ings al West Ham, il suo principale rivale in attacco. L’APPELLO DALLA SPAGNA: VOTATE RODRI PER IL PALLONE D’ORO La Spagna si accosta alla finale di domenica con la convinzione che Rodri meriti il Pallone d’oro. Si fa portavoce della petizione Aritz Gabilondo su Diario AS, giornale per il quale scrive pure Alfredo Relano, decano dei giornalisti calcistici del paese e giurato spagnolo al premio. Dunque gli basterebbe andare alla scrivania di fianco, per perorare la causa. Tuttavia Gabilondo infila il messaggio in bottiglia e lo affida ai perigliosi mari del web. Scrive Gabilondo, giornalista basco: “Uscire dalla routine Madrid-Barça è molto difficile in Spagna . Siamo nati con quella cultura e ce la siamo cavata bene. Ma c’è vita oltre. C’è il calcio ad altre latitudini e in contesti diversi. In modo incomparabile, c’è la Premier, dove Don Rodrigo Hernández Cascante, il nostro Rodri, è diventato un gigante.
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RASSEGNA..
CHE COSA SI DICE STAMATTINA IN GIROEDICOLA
Il diario di Slalom si è aperto come ogni giorno con la consueta galleria di prime pagine da tutta Europa.
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