Diavolo, queste curve. In Germania sono diventate turbolente. Certo, anche in Italia ogni tanto ci danno qualche grattacapo. Un portiere va al rinvio e gli urlano qualcosa. Se è Mike Maignan di più, gli fanno buuu, ma sono due o tre, una decina al massimo, ecco. In Germania invece. In Germania sono di più. Sabato, per esempio. Sabato tra i 150mila manifestanti che circondavano il Reichstag, c’erano un mucchio di striscioni con gli stemmi delle squadre di Bundesliga. Stavano in piazza a protestare e dicevano: “Niente calcio per i fascisti”, oppure “Il calcio accoglie i rifugiati“.
Da un mese e mezzo a questa parte, i rappresentanti del tifo popolare stanno protestando contro l’ingresso dei fondi nel calcio tedesco. A questa mobilitazione se ne sovrappone un’altra, più politica, una presa di posizione netta e decisa contro l’ascesa di Alternative für Deutschland, la Afd andata a occupare lo spazio della destra estrema. Protestano, i tifosi, perché pensano che la Germania stia vivendo «un momento cruciale e lo sport, in particolare il calcio, deve alzarsi, tante persone si riuniscono per giocare e guardare il calcio», dunque hanno una forza, un potere, ha detto alla Deutsche Welle Daniel Hoffmann, membro del Gesellschaftsspiele, organizzazione berlinese che si dedica sulla cultura del tifo e all’educazione politica.
Il 10 gennaio scorso un’inchiesta ha svelato l’esistenza dentro Afd di un piano per deportare milioni di persone che hanno radici straniere, compresi cittadini tedeschi. «È importante per la nostra democrazia reagire tutti insieme, prendersi cura della nostra democrazia, fare in modo che non vacilli e che non arrivino al potere i partiti sbagliati». Questa è la voce di Petra, tifosa dell’Hertha Berlino.
Qualche giorno fa il giurista Luigi Testa ha analizzato su Domani la differenza tra l’atteggiamento italiano e quello tedesco nei confronti dei fascismi. Entrambi i popoli hanno vissuto l’esperienza analoga della dittatura. Eppure gli anticorpi paiono differenti, le reazioni differenti, i tifosi delle curve negli stadi pure. La tesi di Testa è che l’esperienza della Resistenza nel nostro paese ha liberato – almeno in parte – la coscienza collettiva dal complesso di complicità da cui è tragicamente segnata invece la coscienza tedesca.
Numerosi club della Bundesliga hanno incoraggiato i propri tifosi a partecipare alle manifestazioni. Nessuno ha detto che bisogna chiedere al mister. Del resto, se anche chiedessimo al mister, molti direbbero che andare in piazza è cosa buona e giusta. Lo hanno fatto in modo aperto Christian Streich del Friburgo e Xabi Alonso del Bayer Leverkusen, Marco Rose del Lipsia e il dirigente Uli Hoeness al Bayern. Streich ha usato un’immagine felice: «Mancano cinque minuti a mezzanotte».
Non è che dentro gli stadi tedeschi siano assenti gli insulti razzisti. La differenza è che nessuno si nasconde dietro il dito consumato dalle scuse e gli alibi, non dicono che sono una minoranza, dicono: – Portate i nazisti fuori dallo stadio. E se c’è una manifestazione al parlamento contro i neonazisti, si fanno vedere con i loro striscioni.
Hanno preso posizione contro l’estrema destra il Werder Bremen, il Bochum, il Mainz, il Colonia, l’Hannover, il St. Pauli, tutti club che hanno dichiarato di battersi «per i valori democratici fondamentali».
La radio pubblica di Germania, Deutschlandfunk, ha ospitato una discussione sull’opportunità per un club di calcio di schierarsi o meno. In Italia un dibattito del genere sarebbe accompagnato da un’appendice che chiede alla politica di stare lontano dallo sport, o tutt’il contrario, ma è lo stesso. In Germania invece «la neutralità partitica che vieta allo sport di prendere posizione o di opporsi esplicitamente ed esclusivamente a un partito, non esonera dalla responsabilità socio-politica» come dice Angelika Ribler, psicologa, capo del dipartimento di politiche giovanili dello Sportjugend Hessen.
Deutsche Welle dice che questa cultura calcistica sarà in mostra, sotto gli occhi del mondo, l’estate prossima, quando il paese ospiterà gli Europei. I gruppi del tifo organizzato temono che l’estrema destra possa approfittarne.