Via alla Bundesliga, il campionato delle persone comuni

   Ecco, questo è il campionato di calcio della normalità, se ancora è possibile trovarne uno. La Germania. Dove i tifosi si mobilitano per conservare e proteggere un sistema di regole che assegna loro un ruolo da protagonisti-attivi, dove i calciatori prendono posizione su temi sociali e diritti umani, dove è possibile perfino incontrare allenatori e dirigenti che parlano di politica, pensa un po’, lanciando appelli a costruire argini contro l’onda dell’estrema destra che torna nel paese. Fra una decina di giorni l’allarme potrebbe essere definitivamente chiaro con lo scrutinio delle schede alle elezioni regionali in Sassonia e Turingia, l’esito del voto rischia di aprire una crisi di governo portando Scholz alle dimissioni e un altro paese fondatore dell’Europa nel buio dell’ingovernabilità, come la Francia, o peggio. 

Ecco, questo è il campionato che non vive in un altrove. Un posto dove i suoi protagonisti parlano delle cose di cui parliamo anche noi a tavola, al bar, al lavoro. Hanno le stesse nostre preoccupazioni, si espongono, le confessano. La sostenibilità del calcio non è fatta solo a chiacchiere. Prima di ogni stagione, la Lega che tiene insieme i 36 club della A e della B rilascia delle licenze. Se non ne ottieni una, non è permesso giocare. E chi vuole ottenere una licenza deve soddisfare 54 criteri in tre ambiti: sostenibilità economica, sostenibilità sociale e sostenibilità ecologica. Lo statuto del calcio tedesco afferma che la Bundesliga si impegna a diffondere la consapevolezza di un’azione sostenibile in ampi settori della popolazione.

Alla guida di questo dipartimento c’è Marika Bernhard, che alla radio pubblica della Germania si è detta soddisfatta del traguardo raggiunto. «Tutti i club hanno una persona responsabile della sostenibilità. Sono pubblicamente impegnati a favore della diversità e contro la discriminazione. Tutti attuano misure per la mobilità sostenibile dei tifosi e sono coinvolti nel loro ambiente locale. Anche se c’è ancora molto da fare, i risultati sono molto, molto positivi». Un aspetto su cui migliorare è la riduzione delle emissioni di CO2. Sono in regola sei club su venti, ma di questo dato impressiona soprattutto che rispetto all’Italia ce ne siano venti in più che se ne preoccupano. 

SÌ, MA CHI VINCE

Il favorito è il Bayer Leverkusen. Così. Dritto. I campioni uscenti. Lo dice Oliver Fritsch su Die Zeit parlando di una Bundesliga che sta vivendo è una situazione eccezionale. Per la prima volta da molto tempo il Bayern appare inferiore. Dovremmo goderci questa situazione. Perché è probabile che le cose cambino presto. Per star dietro alla macchina perfetta messa insieme da Xabi Alonso, imbattuta in Germania nel 23/24, sconfitta solo dall’Atalanta in finale di Europa League, sia il Bayern Monaco sia il Borussia Dortmund hanno cambiato allenatore.

In Baviera hanno reclutato Vincent Kompany, cresciuto da calciatore nel laboratorio tattico di Pep Guardiola. Si è fatto comprare Olise, l’ala destra della Nazionale olimpica, così da aggiungerlo nella stecca da tre dei fantasisti dietro Kane, accanto a Coman e Musiala.  A Dortmund la panchina è del turco Nuri Sahin, un tempo piedi-buoni del Borussia di Klopp. Se volevano uno che conoscesse il dna del Muro Giallo, hanno scelto bene. Debutta in panchina domani, giorno del compleanno di sua figlia. Dice di voler far giocare la sua squadra in un modo che si adatti allo spirito della città, qualsiasi cosa significhi.

LA NOVITA’

Per la prima volta in 124 anni di storia, in Bundesliga c’è pure l’Holstein Kiel, primo club dello Schleswig-Holstein a partecipare, il Land più a nord, di fronte alla Danimarca, 10 anni fa il primo in Germania a ricavare tutta la sua domanda di elettricità dal vento, dal sole e dalle biomasse.

La Süddeutsche Zeitung racconta con Thomas Hürner  che a Kiel, gli orologi ticchettano in modo originale, perché le due lancette percorrono il loro percorso a velocità diverse. Intende dire che il club non riesce a tenere il passo della squadra. Questo diventa visibile allo Stadio Holstein, nel nord della città, una delle strutture più improvvisate del paese: a seconda della tribuna in cui ci si trova, si possono vedere mattoni, muri di cemento, tubi di ferro o di acciaio che sporgono verso il campo. La struttura è stata inaugurata nel 1911. È una costruzione così selvaggia che difficilmente un seminario di architettura la prenderà in considerazione per una visita.

Invece in sette anni la squadra è salita dalla C alla A, costruendo una serie di tribune e ampliamenti aggiuntivi con cui soddisfare le norme della Lega. Una cosa riuscita solo perché è stato chiuso un occhio, o almeno un occhio e mezzo.

Kiel è città che avanza con un ritmo tranquillo e trasmette la sensazione di una piacevole decelerazione. Qui vivono senza lasciare spazio allo stress. Si prendono un’ora di tempo in più quando bisogna prendere una decisione importante. Un metodo che il direttore sportivo del club deve avere interiorizzato, Carsten Wehlmann, 52 anni, un uomo che lascia l’impressione di poter restare calmo anche in fasi tempestose, un esempio del modello Holstein quando parla con la sua  notevole calma, così insolita nel calcio e così tipica di Kiel

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