Versione light. Da un vagone di un treno
#1 giorno agli Assoluti di atletica leggera
► LA FERRARI e Frédéric Vasseur hanno annunciato alla vigilia del GP d’Ungheria che la loro relazione prosegue. “Le sue capacità – si dice del team principal francese nella nota – sono in linea con i valori e le nostre ambizioni”
◇ Ventiquattr’ore dopo aver annunciato la rinuncia al torneo di Cincinnati, Matteo Berrettini ha postato su Instagram una foto da Monte-Carlo, per dirci che si sta allenando con Jannik Sinner. Paolo Bertolucci sulla Gazzetta ieri aveva espresso dubbi e perplessità sul prosieguo della carriera del finalista 2021 di Wimbledon. “Passo dopo passo con il migliore” ha scritto Berrettini. Ci sono i like di Emma Marrone e di Max Giusti. Ecco.
◇ In una intervista al Corriere della sera il presidente della Lega Ezio Simonelli ha parlato di partite della A da portare all’estero, di un’emergenza stadi da risolvere e dell’orario di inizio da anticipare alle 20, gettando nel panico le famiglie meridionali che non sono predisposte geneticamente a cenare prima, ma suscitando una certa eccitazione fra gli editori: si potranno chiudere prima le pagine dei giornali e risparmiare sui costi in tipografia.
◇ Nelle batterie notturne ai Mondiali di nuoto, Federico Burdisso è rimasto fuori per un centesimo dalla semifinale dei 100 farfalla [51.59]. Kaylee McKeown ha nuotato il miglior tempo nei 200 dorso. Nelle batterie dei 50 stile libero maschili è stato necessario scendere sotto i 22 secondi per passare il turno: il serbo Andrej Barna davanti a tutti [21.44]. Leonardo Deplano avanti in 21.62 e Lorenzo Zazzeri in 21.87. Record italiano per SIlvia Di Pietro nella batteria dei 50 farfalla. Italia quarta in qualificazione nella 4×100 maschile. Ieri David Popovici si è preso l’oro nei 100 stile nuotando in 46.51, nuovo record europeo. Summer McIntosh ha vinto il suo terzo oro nei 200 farfalla dopo quelli nei 400 stile libero e nei 200 misti. Ha nuotato in 2:01.99, prima donna sotto i 2:02 e miglior tempo di sempre con il costume in tessuto, [la cinese Liu Zige 2:01.81 nel 2009]. Léon Marchand ha vinto l’oro nei 200 misti senza esagerare con il tempo [1:53.68]. Regan Smith ha vinto due argenti in un giorno solo [200 farfalla e 50 dorso] così fanno tre in totale.
Bimbo, mi chiedi cos’è la felicità. Rimani bimbo e la vedrai
Jim Morrison
Chissà se possiamo permetterci una campionessa di 12 anni
Quite emotional. Ha detto così. Quite emotional. Sono moderatamente emozionata. Alla Ottavio Bianchi. Il lavoro paga sempre. Yu Zidi non ha nuotato la finale della staffetta 4×200 stile libero ma la Cina l’aveva gettata in acqua in batteria, così quel terzo posto in qualche modo le appartiene. Le hanno dato le medaglia di bronzo e nella storia dei Mondiali di nuoto non c’era mai stata prima di lei una dodicenne che ne avesse messa una in borsa. Due volte c’era andata vicina nelle due gare individuali dei giorni scorsi, i 200 farfalla e i 400 misti, costringendo World Aquatics a occuparsi di lei, improvvisamente un caso.
Tema: la possibilità di rivedere le regole sull’età minima di partecipazione. Il pattinaggio artistico ha dovuto portarla a 17 anni dopo lo strazio di Kamila Valieva, per la ginnastica artistica sono 16, per i tuffi sono 14. Le campionesse bambine affascinano e inquietano. Ai Mondiali del 2015 il Qatar portò Alzain Tereq, aveva 10 anni e si infilò in un vuoto legislativo. La Birmania aveva Ahnt Khaung Htut di 12 e Moe Theint San di 11. Henning Lambertz, allenatore della squadra tedesca, disse che il punto non era l’età, dieci o sedici il punto è vedere quanta libertà o quanta pressione arriva da genitori, parenti, coach, amici degli amici. «Per parte mia penso che una bambina è meglio che giochi al parco anziché andare ai Mondiali». E se una bambina nuota così velocemente da piazzarsi quarta o da meritare un posto in una staffetta che si fa: la lasciamo al parco a giocare?
Se fosse stato così, dicono i puristi dell’agonismo, ci saremmo persi Nadia Comaneci. Pazienza, replica il magazine Laboratorio Adolescenza, vuol dire che faremo a meno delle Nadie Comaneci: “Un buon rapporto tra istruttore e allievo non deve mai essere basato soltanto sulla prestazione o sul merito”.
L’età media delle USA invece è alta
A tre estati di distanza dai Giochi di Los Angeles, il nuoto americano invece si preoccupa. L’età media in cui le donne USA hanno raggiunto il picco delle prestazioni nel nuoto è poco sopra i vent’anni. È un problema se la stella si chiama ancora Katie Ledecky che ne ha compiuti 28 a marzo e ne avrà 31 nel 2028. Dala pandemia in avanti la squadra egemone ha smesso di esercitare la sua supremazia, “assediata da problemi come la mancanza di ricambio generazionale – dice El Pais – e adesso anche i tagli ai finanziamenti pubblici per le università – il motore trainante del nuoto nordamericano – sotto il secondo mandato di Donald Trump”. Ledecky ha nuotato l’ultima frazione della staffetta 4×200 in 1:53.71. Un tempo alla portata di sole cinque nuotatrici nella storia, ma le nuotatrici di domani sono nate altrove: Molly O’Callaghan e Ariarne Titmus in Australia, Summer McIntosh in Canada.
Nessuna delle quattro staffette nuotate finora a Siangapore sono satte vinte dagli USA. Gli ori sono inferiori a quelli vinti dall’Australia e “i i sintomi continuano a essere allarmanti. A Parigi, l’anno scorso, gli Stati Uniti hanno toccato il fondo: sfidati da Cina, Francia, Canada e Australia, hanno vinto il 23% delle medaglie d’oro nel nuoto. Un crollo rispetto ai loro standard: tra il 30% e il 50% in tutti i Giochi dal 1956. Un buco da cui stanno lottando per uscire ma senza molto successo”.
Un misterioso virus intestinale ha accompagnato l’arrivo della squadra dalla Thailandia a Singapore. Ne hanno offerto Torri Huske, Claire Weinstein e Luca Mijatovic. Gli USA sono rimasti fuori dalle semifinali dei 100 dorso e dei 200 rana maschili. Può darsi che la spiegazione sia quella, ma a Parigi il virus non c’era e undici cuffie USA ebbero un crollo in batteria, Le donne sono il motore della squadra. Gli uomini hanno incassato addirittura l’eliminazione in batteria della staffetta 4×200. Un’ignominia assoluta conclusa con un podio senza precedenti: oro per la Russia sotto la bandiera neutrale, argento per la Cina, bronzo per il Canada.
I liceali d’America che corrono i 100 metri
È nella velocità sulle pista d’atletica che l’America rischia di mettere in mostra una nuova generazione. La notte prossima andrà in scena la finale dei 100 metri. Da quando Bolt si è fatto da parte, gli USA hanno ripreso il controllo della disciplina, sebbene a singhiozzo, con nove delle quindici medaglie in palio a Mondiali e Olimpiadi, quattro ori su cinque [il quinto è quello di Jacobs]. Tuttavia, nel 2025 la Giamaica ha tre uomini ai primi tre posti delle liste mondiali, guidati da Kishane Thompson con 9.75, e molti dubbi circondano i principali protagonisti dello sprint americano. Al punto che per la prima volta dal 2018 la finale dei 100 metri [ore 22.27 locali] non sarà trasmessa in diretta TV. Per guardarla, bisognerà pagare 12,99 dollari e fare l’abbonamento a USATF TV.
Noah Lyles è il campione mondiale e olimpico in carica, ma ha gareggiato con parsimonia per un infortunio a un piede. È tornato a correre, ma ha una wild card da detentore a Tokyo e ai Triald lo vedremo solo nei 200. Trayvon Bromell è il leader USA con un tempo di 9,84 ma pure un grumo di acciacchi e ferite nello stesso corpo. Kenny Bednarek non corre da due mesi. Fred Kerley si è separato dal suo sponsor, è stato fermato due volte dalla polizia e ha annunciato che non gareggerà.
La sua assenza apre le porte a prospettive inedite e interessanti. Let’s Run fa il nome di Jordan Anthony, campione NCAA per l’Arkansas, un reduce del football, ma ci sono due studenti liceali sotto i 10 secondi: sono Maurice Gleaton di Fairburn, Georgia [9.98] e Tate Taylor, terzo anno alla high school di San Antonio, detentore del nuovo record nazionale delle scuole superiori [9.92], fatto al meeting di Texas in maggio. Il 9.92 di Taylor è il terzo tempo negli USA quest’anno, “ma correre 9.92 in una gara scolastica è molto diverso dal farlo dopo tre turni contro una serie di medagliati mondiali e olimpici”.
La gara femminile promette “un tempo pazzesco”. Melissa Jefferson-Wooden ha conquistato il Grand Slam Track o quel che ne è stato con tre successi su tre e il record personale di 21,99 suin 200 a Philadelphia, battendo la campionessa olimpica Gabby Thomas. Nella gara successiva, MJW ha battuto l’altra campionessa olimpica Julien Alfred sui 100. Un dato che impressiona: ha fattto 10.75 con vento contrario di 1,5. Secondo le tabelle di conversione vale 10,64 in condizioni di calma o 10,56 se si inverte il vento portandolo a favore. “Non sarebbe una sorpresa – dice Let’s Run – vedere Jefferson-Wooden scendere sotto i 10,70, cosa che a nessuna donna riesce da quando Sha’Carri Richardson ha corso 10,65 nella finale mondiale del 2023.
I primi-3 nelle finali della notte
Lancio del giavellotto maschile: Curtis Thompson [83,89], Dash Sirmon [77,28], Marc Anthony Minichello [76,81]
Lancio del martello femmiile: DeAnna Price [78,53], Brooke Andersen [75,14], Rachel Richeson [74,57]
Lancio del giavellotto femminile: Evie Bliss [57,77], Madison Wiltrout [56,46], Sarah Blake [55,80]
Lancio del martello maschile: Rudy Winkler [81,47], Trey Knight [78,76 primato personale], Daniel Haugh [77,28]
Salto in lungo femminile: Tara Davis-Woodhall [7,12 – migliore misura mondiale dell’anno], Claire Bryant [6,97], Quanesha Burks [6,90]
10.000 metri femminili: Emily Infeld [31:43.56], Elise Cranny [31:44.24], Taylor Roe [31:45.41]
10.000 metri maschili: Nico Young [29:02.12], Grant Fisher [29:02.37], Graham Blanks [29:03.66]
Trials USA: giorno-2
20.00 Decathlon, 110 ostacoli | 21.00 Decathlon, lancio del disco | 22.20 Decathlon, salto con l’asta | 23.00 Eptathlon, salto in lungo | 23.36 100 ostacoli femminili: primo turno | 0.30 400 ostacoli maschili: primo turno | 0.30 Eptathlon, lancio del giavellotto | 0.31 400 ostacoli femminili: primo turno | 0.58 100 maschili: semifinali | 1.05 Salto in alto femminile: finale | 1.10 Salto in lungo maschile: finale | 1.20 100 femminili: semifinale | 1.42 800 maschili: semifinale | 2.00 Decathlon, lancio del giavellotto | 2.04 800 femminili: semifinale | 2.26 Eptathlon, 800 femminili | 2.41 400 maschili: semifinali | 3.03 400 femminili: semifinale | 3.35 Decathlon, 1.500 | 3.36 100 femminili: finale | 3.50 100 maschili: finale
Cosa succede nel mezzofondo americano
Tre anni fa il mezzofondo americano era messo maluccio. Aveva quattro atleti ai Mondiali di casa a Eugene e per la prima volta nella storia nessuno di loro passò il primo turno. Bryce Hoppel era stato quarto nel 2019, Donavan Brazier si era sottoposto a un intervento chirurgico al tendine d’Achille, solo due atleti nel paese avevano corso in meno di 1:45. A guardarsi intorno tutto è cambiato. Hoppel si è ripreso vincendo il titolo mondiale indoor l’anno scorso e stabilendo il nuovo record americano nella finale olimpica di Parigi [1:41.67]. Brazier ha 28 anni e sta correndo con tempi quasi pari a quelli del suo periodo migliore. Josh Hoey, una stella al liceo, sta ringiovanendo ed è diventato il secondo americano più veloce di sempre [1:42.01]. Cinque americani sono scesi sotto 1:44 quest’anno e in quattordici sotto 1:45. Non era mai successo. Stanotte il vecchio primato di 1:44.60 di Hoppel del 2022 potrebbe non essere sufficiente nemmeno per arrivare in finale ai Trials.
In mezzo al mucchio selvaggio dei Make Athletics Great Again c’è un sedicenne di nome Cooper Lutkenhaus che ha corso in 1:45.45, abbassando di un secondo il record USA della categoria dopo 29 anni. Cosa succede? Secondo Let’s Run il merito del rilancio di Brazier e Hoey va attribuito ai super coach Mike Smith e Justin Rinaldi. Ma hanno un peso pure gli allenamento in quota [Brazier, Hoey e Hoppel trascorrono lunghi periodi a Flagstaff] sia il famoso bicarbonato di sodio che rallenta l’acido lattico. Quanto alle scarpe magiche, sì, può darsi: ma c’erano pure nel 2022.
La gara femminile
I due giri di pista sono diventati un’attrazione. Una follia d’America. Negli ultimi tre Trials olimpici i risultati sono stati tutti segnati da cadute rumorose. La gara stavolta è ancora più imprevedibile per una serie di motivi. Athing Mu-Nikolayev, per cominciare. È la campionessa olimpica 2021, la campionessa del mondo 2022, la detentrice del record americano [1:54.97] e ha ancora 23 anni. Eppure il suo miglior tempo stagionale [2:00.42] è il 31esimo negli Stati Uniti. L’anno scorso è caduta nella finale dei Trials dopo essersi strappata il bicipite femorale in primavera. Quest’anno non ha avuto infortuni, ma non ha corso un 800 fino alla Pre Classic del 5 luglio, un’uscita che in America definiscono “un disastro”, perché è arrivata ultima in 2:03.44 apparendo fuori forma e tatticamente ingenua. Una settimana dopo – a Memphis – è stata superata negli ultimi 100 metri da un paio di figure di seconda fila.
Secondo Let’s Run Mu-Nikolayev è l’ottocentista più talentuosa della storia, “quindi c’è sempre la possibilità che ribalti la situazione ma anche se riuscisse a limare due secondi in tre settimane non sarebbe una certezza per la squadra. Mu-Nikolayev per fare la sua corsa deve staccare tutte dall’inizio. Non è a suo agio in gruppo, corre spesso distanze extra inutili nella speranza di evitare una caduta nel mucchio.
“Il suo potenziale – scrivono in America – unito alla possibilità molto concreta di perdere la sua seconda partecipazione consecutiva a un grande evento con la squadra statunitense, la rende probabilmente l’atleta più intrigante da guardare degli interi Trials. Nella notte ha vinto la sua batteria e si è qualificata per le semifinale con il secondo tempo, alle spalle di Sage Hurta-Klecker, 27 anni, figlia di due ex appassionati della corsa campestre.
Ma ogni membro della squadra olimpica statunitense 2024 ha avuto difficoltà quest’anno. Nia Akins, campionessa USA 2023 e 2024, ha vinto le gare indoor di febbraio, ma ha dovuto affrontare attacchi di panico durante quattro gare, ritirandosi a metà. Nella notte si è qualificata per le semifinali con il nono tempo [2:01.22]. La finalista olimpica Juliette Whittaker non gareggiava da maggio, si è presa una pausa per benessere mentale [avanti con il 14esimo crono nella notte]. Allie Wilson è al rientro da un infortunio, non corre sotto 2:01 da tempo e non lo ha fatto neppure in batteria [avanti con il 10° tempo]. Addison Wiley ha fatto bella figura in Diamond League correndo il record americano di 2:30.71 nei 1000 metri a Monaco. Ma ha 21 anni ed è ancora tatticamente in costruzione. Ha vinto la prima batteria dei Trials, il suo è il 16esimo crono tra le semifinaliste. Dopo Wiley, le tre americane più veloci dell’anno sono tutte universitarie e neolaureate: Michaela Rose, Roisin Willis e Meghan Hunter. Aggiungendo il riscatto di Ajee’ Wilson e il ritorno al vertice di Raevyn Rogers sotto la guida della nuova allenatrice Joanna Hayes, ci sono una dozzina di donne per tre posti.
I ragazzini pakistani della pallavolo
Qualcosa sta succedendo in Asia alle nostre spalle, mentre siamo distratti e guardiamo altrove. Qualcosa di grande, qualcosa di inaudito. Ci sono dei ragazzini pakistani che hanno mollato il cricket e fanno altro. È qualcosa di perfino più grosso che vedere i bambini italiani darsi al tennis o all’atletica abbandonando il calcio, perché il cricket in Pakistan è tutto insieme una religione, un motivo di orgoglio nazionale, un ascensore sociale e una palude torbida per le scommesse clandestine.
Il cricket in Pakistan è una gigantesca distesa di sabbie mobili in cui prima o poi cascano tutti. “È un culto e una moda, un rifugio e un vanto, ha la stessa funzione dei film prodotti nella Bollywood indiana: può generare sogni, permettere una vita migliore, fama e soldi, contratti pubblicitari e chissà se una carriera da politico” [Storie del mondo].
Ha finito per mangiare anche l’altro storico sport identitario, l’hockey su prato, grande strumento di contrapposizione sportivo-politico-culturale con l’India: quattro titoli mondiali e tre ori olimpici fra 1960 e 1994, poi più nulla negli ultimi trent’anni. Cricket, solo cricket. E adesso questo bocciolo di volley.
Le cose sono andate così. Una riga è sbucata dalla guida tv: la scoperta che esisteva un ottavo di finale ai Mondiali Under-19 tra Pakistan e Polonia. Una mollichina di pane da seguire come Pollicino.
Prima scoperta: nel girone eliminatorio il Pakistan aveva battuto il Belgio per 3-0, l’Uzbekistan padrone di casa per 3-0, la Turchia per 3-0, Porto Rico per 3-0. Una sola sconfitta: contro l’Argentina al quinto set. Seconda scoperta: la diretta su YouTube. Perché non andare a sbirciare?
Dopo tre set: 2-1 per il Pakistan. Un risultato da impellenza, da curiosità di capire. E insomma: il Pakistan ha lanciato un programma con l’obiettivo di entrare fra le prime-30 nazionali al mondo entro il 2026 per poter partecipare alle qualificazioni per i Giochi di Los Angeles. La federazione ha esortato il Pakistan Sports Board [PSB] e il settore privato a mettere due soldini per rafforzare il sostegno alla missione. Il presidente Chaudhry Mohammad Yaqoob ha illustrato nel mese di marzo una tabella che per convenzione chiameremo cronoprogramma. È già successo che la squadra giovanile abbia vinto la medaglia di bronzo al campionato asiatico Under-18 nel 2024. Dieci giocatori pakistani sono attualmente sparsi in vari campionati internazionali e la federazione pare felice di far sapere che guadagnano tra i 4.000 e gli 8.000 dollari: sembra un dettaglio giusto a sottolineare il bacino di predisposizione presente nel Paese.
Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.
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