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martedì 22 ottobre 2024
#2 giorni all’Europa League

Benvenuti nel posto dove le dinastie non sono gradite. Benvenuti nel posto dove non si sono dati pace finché non hanno raggiunto un accettabile grado di equità, la distribuzione della gioia. Benvenuti nel posto dove negli ultimi sei anni ci sono state sei squadre campioni differenti e sei finali tutte diverse l’una dall’altra. Questo posto è la NBA, la casa del socialismo sportivo nel paese che è il tempio del capitalismo. Un tempo sono passati di qui i Boston Celtics dei nove anelli in dieci finali consecutive giocate tra ’57 e ’66, sono passati i Lakers dei cinque anelli nelle otto finali tra ’80 e ’89, sono passati i Chicago Bulls di Michael Jordan con sei anelli in otto anni (1991-1998) e i Golden State Warriors di Steph Curry con tre anelli in cinque finali di fila (2015-2019). ma ora siamo dentro “un cambiamento voluto, un drastico salto rispetto a quei principi che hanno contribuito a rendere la lega ciò che è oggi. Una lega che spera in una rottura con il suo passato per aiutare il suo futuro.
The Athletic ha dedicato al tema dei temi cinque puntate di una serie. “Per decenni – ha spiegato Mike Vorkunov – la NBA ha cavalcato stelle e dinastie, toccando vette immense. Ora sta progettando un nuovo percorso per adattarsi a un ambiente mediatico turbolento che chiede una competizione, non solo poche grandi squadre”.
Il commissioner Adam Silver ci ha sbattuto la testa per anni. “Non è una parità artificiale in cui spostiamo le fiches di qua e di là sostenendo che ogni squadra ha le stesse possibilità. È una parità di opportunità in cui vogliamo che ogni squadra sia in grado di competere”. La NBA ha legato storicamente le sue fortune ai brand, sin dagli anni Cinquanta, sin dai Minneapolis Lakers di George Mikan. Il salary cap, la luxury tax, le aliquote fiscali, la distribuzione collettiva dei proventi sono tutte misure che ci hanno progressivamente portato dove siamo. I Clippers hanno dovuto rinunciare a Paul George. I Denver Nuggets hanno perso Kentavious Caldwell-Pope. I Minnesota Timberwolves hanno ceduto Karl-Anthony Towns. Così i Phoenix Suns sono arrivati in finale nel 2021 dopo 10 stagioni consecutive in cui neppure si erano qualificati per in play-off. I Dallas Mavericks sono reduci da una prima serie per l’anello a distanza di 13 anni. I Denver Nuggets l’anello l’hanno vinto per la prima volta nella loro storia nel 2023 e i Milwaukee Bucks per la prima volta dal 1971.
Dal 1975 al 2000 c’era stata una sola finale NBA che mettesse a confronto due squadre al di fuori dei primi 12 mercati mediatici; dal 2001 ce ne sono state sei. Kevin Durant, Russell Westbrook, perfino LeBron James a Cleveland, Giannis Antetokounmpo e Nikola Jokić sono tutti entrati in NBA e sono cresciuti in popolarità giocando per franchigie di piccolo e medio mercato. Dal 1979 al 2001 ci sono stati solo tre MVP fuori dai primi 11 mercati mediatici. Dal 2002 al 2024 ce ne sono stati 14. LeBron James a Cleveland sarebbe come nel calcio Messi a Bologna.
Le montagne russe sono la perfetta rappresentazione di quel che la NBA giudica salubre per sé. Dopo aver visto passare in città il più grande di sempre, Chicago aspetta di giocare una finale da 27 anni. Gli ultimi dominatori storici, i Warriors, sono stati la peggior squadra della lega nel 2020. Prima dei Boston Celtics dell’estate scorsa, la NBA ha avuto sei campioni consecutivi che non sono riusciti a superare le 60 vittorie nella stagione regolare, alcuni non ci sono andati nemmeno vicino.
Prima dei Celtics questa primavera, abbiamo avuto tre campioni consecutivi con il totale di vittorie più basso per un campione dai tempi di Miami 2006 [52]: Denver nel 2023 e Golden State nel 2022 sono arrivate a 53, nella stagione 2021 da 72 partite anziché 82 Milwaukee si è spinta a una proporzione equivalente di 52,4. Contemporaneamente cresce la fascia media di squadre che vincono tra le 40 e le 52 partite. Nella scorsa stagione ci sono riuscite 17 squadre su 30, l’anno prima erano 16. Nelle ultime sei stagioni, la squadra senza il vantaggio del fattore campo ha vinto 14 delle 24 serie di secondo turno dei play-off. L’ultimo quinquennio ha visto una testa di serie n. 8 e due teste di serie n. 5 arrivare in finale, due teste di serie n. 7 e un’altra testa di serie n. 5 arrivare alle finali di conference. La finale Dallas-Minnesota a Ovest della scorsa primavera è stata la quarta in cinque anni senza che nessuna delle due teste di serie principali di una conference fosse presente.
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MAPPE

IL RITORNO DI NEW YORK AL CENTRO DELLA SCENA
Alla fine le Liberty ce l’hanno fatta. È stata l’ultima delle otto squadre originarie della WNBA a vincere il titolo. Con Breanna Stewart e Sabrina Ionescu, l’attesa è finita. Dice il Wall Street Journal che “l’incubo sportivo americano è arrivato”. Nel senso che “New York City è di nuovo una fiorente città sportiva”. Gli Yankees sono in finale nel campionato di baseball, i Mets hanno sfiorato la qualificazione per le World Series e per un derby cittadino, una Subway Series che sarebbe stata più che storica [invece in finale ci sono i LA Dodgers]. I Rangers nell’hockey faranno un altro tentativo per la Stanley Cup, i Knicks in NBA non sono mai stati così forti nell’ultimo mezzo secolo: sono la prima avversaria di Boston a Est. Solo i Giants e i Jets in NFL fanno ancora fetecchia, ma scrive Jason Gray sul WSJ che quelli giocano a Rutherford, tecnicamente New Jersey, fatti loro.
“Il sorprendente ritorno dello sport a New York – si legge sul quotidiano della finanza americana – rappresenta una battuta d’arresto per gli odiatori della città e i coltivatori della Schadenfreude. Gotham può considerarsi il centro dell’universo, ma ultimamente era stata irrilevante. Mediocrità e miseria avevano regnato. Nessuna squadra cittadina ha vinto un titolo nei quattro sport principali da quando i Giants sorpresero i Patriots nel 2011”.
È stato il più lungo digiuno di campionati per New York in più di un secolo, e in fondo pare un trascurabile dettaglio la MLS del 2021. “Tutte queste sconfitte – ha scritto il WSJ – non hanno mai fermato il fascino dei media per lo sport di New York, ed è ciò che irrita davvero gli odiatori. New York è ritenuta degna di attenzione e discussione a livello nazionale anche quando non lo è. È come sentire qualcuno continuare a parlare di un amico invisibile. Quell’illusione diventa insopportabile. La fiducia è una vibrazione, e New York City sembra di nuovo una città da titolo. Le mie condoglianze al resto del Paese”.
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LA DOMANDA DI STAMATTINA
LA SANZIONE A NORRIS ERA GIUSTIFICATA?
La vettura numero 4 aveva perso la priorità in curva, secondo gli steward. La regola è indiscutibile e mai è stata in effetti contestata. In circuito è vietato uscire fuori pista per sorpassare un altro concorrente. “L’auto n. 4 – hanno scritto i commissari nel loro rapporto pubblicato dopo il GP di Austin – stava sorpassando l’auto n. 1 dall’esterno, ma non poteva competere all’apice della curva 12”. Pertanto ritengono che Lando Norris su McLaren abbia tratto un vantaggio sensibile uscendo dal limite della pista per rientrarvi in posizione migliore.
Jean Alesi sul Corriere della sera parla di direzione gara scandalosa nei confronti di Norris. “Va bene, al via Verstappen avrà pure cercato di mettersi davanti senza l’intenzione di danneggiare gli altri, con i freni freddi per giunta. Ma non è spiegabile la penalità a Lando nel finale: Max evita di curvare nel momento in cui subisce il sorpasso. È lui che porta fuori pista la McLaren, uscendo con 4 ruote a sua volta. Dove avrebbe «tratto vantaggio» l’inglese? Non si sa. Il vantaggio l’ha avuto Max con una difesa estrema, fallosa e per giunta premiata. Penso che le regole andrebbero applicate sempre e per tutti. Altrimenti si lasci libero chi guida per il piacere di chi guarda”.
▥ Corriere della sera: “La Ferrari dalle verità nascoste. È partita l’operazione sorpasso” – Anche sviluppi invisibili per la corsa al titolo, Vasseur: «Bisogna essere creativi». ➔ Daniele Sparisci ha scritto: “La doppietta in Texas è una candidatura forte per vari motivi: nel primo settore della pista, il più temuto, la Rossa perdeva soltanto un decimo dal riferimento (McLaren), quel tratto è molto simile alle curve velocissime di Silverstone dove quest’estate il gap dai migliori era di quasi mezzo secondo. Negli altri due settori del tracciato americano la Ferrari invece guadagnava tanto, una conferma di come le decisioni sugli assetti siano state premianti. Com’è possibile crescere così tanto in trenta giorni di stop? Il lavoro in fabbrica ha pagato: le simulazioni, l’analisi dei dati e lo studio delle nuove componenti introdotte a Monza per curare i sobbalzi nocivi in rettilineo. Nessun miracolo, dentro alla Ferrari restano prudenti e a ragione”.
▥ Repubblica: “Si può fare” – La rincorsa Ferrari al titolo costruttori. Cinque gare per la rimonta | Intervista a Capelli: Leclerc e Sainz sono la coppia migliore. Spero nel gran finale
▥ La Stampa: “Rossa da Mondiale” – Dagli aggiornamenti alle strategie, così è rinata la Ferrari che insegue il titolo. Leclerc: “Adesso tra i costruttori dipende solo da noi e dalle nostre prestazioni” ➔ Jacopo D’Orsi ha scritto: “La doppietta nel Gp degli Usa è stata una dimostrazione di forza come non se vedevano da tempo”
▥ La Gazzetta dello sport: “Gli uomini di Vasseur” – Muretto, telaio e aerodinamica. Chi c’è dietro alla svolta. Il team principal ha molti meriti: dalla difesa del gruppo alla coesione tra tutti i reparti
▥ Repubblica: Intervista a Dovizioso. «Bagnaia ha qualcosa in più ma quanta bellezza nello stile di Martin»
▥ La Gazzetta ha intervistato Jonathan Milan, neo campione del mondo di ciclismo su pista nell’inseguimento individuale. Come si gestisce il dolore in una prova del genere, anche estrema se vogliamo? – chiede Ciro Scognamiglio. Milan risponde: «Quando strappi e poi deceleri, è una sensazione altalenante. Cerchi di andare il più regolare possibile. Io sono andato quasi subito in tabella, non avevamo pianificato di partire così forte come poi ho fatto. E magari ho vinto proprio per quello. La fatica è pazzesca, l’inseguimento è un viaggio nel dolore, ma la verità è che quando sei lì del dolore quasi non te ne rendi neanche conto».
SLALOM VINTAGE
LE PAGINE VENUTE DAL PASSATO
Causio e gli italiani stortignaccoli
L’antimeridionalismo di Gianni Brera
22 OTTOBRE
“Sulla rovente battuta di Brera, ci eravamo lasciati. Avevo ripensato alla sua frase molto bella: «Il paese del mito che vuole superare la realtà, che vuole sostituirsi alla realtà». Un vizio, questo, che parte dai letterati e arriva sino agli impiegati per tornare su, sino ai politici, ammesso che ancora l’ombra di un mito li muova o li riscaldi. Ma un creatore di miti non è forse proprio Gianni Brera, che, nonostante il senso vivo e schietto, rigoroso e a volte persino crudele della realtà, finisce per eleggere e proporti tante teorie parascientifiche affascinanti, ma alla fine anche pericolose come tutto ciò che, col tempo, si coagula?
L’ultimo suo mito è, per esempio, l’antimeridionalismo che trae origini dalla sua radicata idea razziale che, badate bene, non è di stampo razzista, ma di carattere storico etico e atletico insieme; è una lunga e profonda disamina di genti e di metodi, di costumi e di idee che lo porta a spartire il mondo tra sud e nord, naturalmente a vantaggio di quest’ultimo se non altro per la disciplina, per il mito dell’ordine che il nord, forse per necessità, ha sempre difeso.
«Sono stufo, sono amareggiato – mi confessa per esplodere subito con violenza -. E ormai do la colpa di tutto ai meridionali, sì, proprio a questi greco siculi arabi di cui l’Italia frustata è il naturale risultato. Il campionato è la conferma che non abbiamo più carattere – sostiene – perché ci hanno meridionalizzato. Il signor Causio che gioca benissimo il mercoledì, la domenica non esiste e fa ridere. È un fatto razziale – e qui arriva ad una delle definizioni lapidarie, drammatiche, apocalittiche -. Noi siamo un paese arabo senza petrolio», quasi un anatema nella sua violenza e tragicità.
E se gli dico che la nostra salvezza potrebbe essere il ritorno all’agricoltura e all’allevamento, ma, poiché, proprio come gli arabi, di agricoltura non vogliamo sentirne parlare. «Certo, si dovrebbe lavorare – fa il sarcastico -. Io vorrei un’agricoltura progredita, non come la pensi tu, in senso aristocratico, ma che potrebbe dar adito a industrie conserviere meravigliose». E poiché gli faccio notare che siamo arrivati al gesto delittuoso di distruggere pere e mele in sovrappiù, «certo, essendo scemi piantiamo il peggio e poi distruggiamo. La verità è che non inventiamo più nulla. L’ultima invenzione è stata la tintura di cocciniglia per le lane, chiamata arte di kalimala. Il fenomeno fiorentino è stato chimico e industriale, e così per tutto il mondo viaggiavano lane fatte dai toscani. Poi anche loro non hanno inventato più nulla. In Lombardia si inventavano acciai speciali. Sottomessi, la gente migliore se ne è andata via a portare i suoi segreti altrove, nel caso migliore. Gli altri sono stati costretti a ritirarsi perché tassati esosamente dall’aristocrazia feudale spagnola e italiana, che tassava gli industriali mai gli agricoltori».
Dopo questa scorrazzata in campo storico, per richiamarlo ad una realtà sportiva gli ripeto che Del Buono lo ritiene responsabile della situazione del calcio attuale, il che basta per farlo saltar su con violenza: «Io? Io ho salvato il calcio italiano per vent’anni, io e coloro che pensavano di giocar prudente. Per questo fatto ha potuto campare un Rivera che è piccolissimo e non ha vigore. Mi dovrebbe essere grato – e qui riattacca il suo tema fondamentale -. lo dico che gli italiani non sono atleti, sono degli stortignaccoli, e quindi bisogna fare un calcio adeguato alla la loro modestia»”.
IL TEMA
NELL’ERA BOSMAN CON I GIOVANI NON SI VINCE LA CHAMPIONS
EUROGOL I giovani, presto presto. Facciamo giocare i giovani. Se non giocano i giovani il calcio muore. Se non giocano i giovani non c’è futuro. Bello, bellissimo, magnifico. Solo che. Ecco. Come dirlo. Se giocano i giovani, spesso non si vince. Basta guardare cosa succede nel torneo dell’élite che più élite non si può. È dai tempi dell’Ajax 1995 che nell’albo d’oro non si incontra una squadra che abbia dato uno spazio esteso ai ventenni.
L’idea generale, nutrita dalla storia della competizione e rafforzata dalla moderna tendenza dei grandi club, dal Real Madrid al Manchester City, è che la Champions League non abbia molto in simpatia i più giovani, non quando sono in maggioranza e non sufficientemente bilanciati”. Lo scrive stamattina L’Équipe, il giornale che la Coppa dei Campioni l’ha inventata. Lo dice anche con un brivido, perché sono francesi – il PSG e il Monaco – le due partecipanti dall’età media più bassa. Non sembra una promessa di chissà che cosa.
I nomi collettivi sono un inganno. Contengono molte porzioni diverse di qualcosa. Ma se bisogna procedere per approssimazione e tenendo conto del significato medio del termine, la verità è che “i giovani” costano meno dei vecchi. Così chi ricorre ai giovani lo fa quasi sempre più per necessità che per convinzione. Non è filosofia. È economia. Tanto che L’Équipe stamattina sottolinea: “Non pensavamo che questo regime finisse per applicarsi anche al PSG”, dove hanno preso Messi e Neymar finché hanno potuto spendere e spandere al sole. Ora il club parigino ha cambiato politica e “i compleanni gli costano sempre meno in candeline” [meravigliosa definizione].
L’Ajax 1995 che batté per 1-0 il Milan in finale a Vienna era quello che il giornale francese chiama “il simbolo del calcio pre-Bosman”, con tre stranieri [Jari Litmanen, Finidi George e Nwankwo Kanu], dieci ragazzi locali, due dirigenti [Danny Blind e Frank Rijkaard] che conoscevano l’ambiente: nove dei tredici giocatori utilizzati in finale avevano 24 anni e meno, sei ne avevano 22 anni o meno [Reiziger, Davids e Overmars, 22, Seedorf, 19, Kluivert e Kanu, 18].
Thiago Scuro, direttore del generale del Monaco, spiega che con calciatori giovani è più facile imporre una certa maniera di giocare, per esempio aggressività e pressing senza palla. Il PSG ha preso due calciatori sopra i 26 anni, al momento del loro acquisto svincolati: Milan Skriniar e Marco Asensio. Skriniar era funzionale al 3-4-3 immaginato da Christophe Galtier. Con Campos d.s., sono poi arrivati undici giocatori sotto i 22 anni e Luis Enrique ha sostenuto l’approccio. Un anno fa, durante una conferenza organizzata dalla Facoltà di Economia della Sorbona, Campos ha rivelato che nella sua idea di costruzione di una squadra, bisogna prevedere 4 giocatori fondamentali, capaci di farti guadagnare punti. Li chiama giocatori A1, in linea di massima sono il portiere, un difensore centrale, un centrocampista e un attaccante. Un tempo si chiamava la spina dorsale della squadra. Poi ci sono i B1, giovani capaci di diventare un giorno A1 e che vengono venduti a caro prezzo. Per completare il mosaico prendo gli A2, che non sono i migliori del mondo ma sono molto importanti per il funzionamento della squadra.
Con un’età media di 23 anni e 361 giorni, contro la Real Sociedad nel marzo scorso il PSG era già stata la squadra più giovane nella fase a eliminazione diretta della Champions nella stagione scorsa. Negli ultimi dieci anni, la squadra vincitrice in Champions dall’età media più bassa è stata il Liverpool 2019: 26 anni e 217 giorni. Dice L’Équipe: “Naturalmente il talento conta più dell’età. Ma a parità di talento…”
TITOLI
▥ Corriere della sera: “Totti e quella pazza idea. «Mi hanno chiesto di tornare». L’ex campione della Roma rivela: «In tre mesi sarei pronto per giocare»
▥ Corriere dello sport-stadio: “Far pace con la storia e la fantasia” ➔ Ivan Zazzaroni ha scritto: “Totti troppo ingombrante? Non posso nemmeno immaginare che sia solo questo il motivo. Penso infatti all’effetto benefico, quasi terapeutico, che avrebbe il ritorno del capitano su società, tifoseria e squadra – dentro o fuori dal campo -, per non parlare dell’enorme recupero d’immagine. Siamo ben oltre la damnatio memoriae, la condanna della memoria. Eppure i Friedkin – riportandolo a casa – farebbero pace tanto con la storia quanto con la città: non dimentichiamo che fu l’altra gestione americana, i Pallottas, a decretare la “morte sportiva” di Francesco. E di nuove emozioni”.
▥ Repubblica: “Tra Juric e i Friedkin la rottura è vicina”
▥ Corriere dello sport-stadio: “Kvara, un amore ricco” – Il ds Manna incontrerà il manager Jugeli tra le gare contro il Lecce e il Milan. Khvicha vuole restare al Napoli ma chiede 8 milioni per rinnovare Il club offre 5 più bonus a salire. C’è il nodo clausola: il giocatore chiede un’escape simile a quella nuova di Osi L’idea è vedersi a Milano ma l’agente potrebbe arrivare per la sfida di sabato
▥ la Stampa: “Quei milioni degli arabi e la protesta delle calciatrici” ➔ Giulia Zonca ha scritto: “Peccato che la presa di posizione sia solo femminile ed è probabile che qualcosa si potesse fare per raccogliere le adesioni degli uomini perché il problema è oltre il fluido. È lava. Prendere denaro da governi che non garantiscono i diritti non è un male necessario.
Una voce così chiara serve per ricordarci che esistono sempre delle alternative, solo che valgono se prese collettivamente. La comunità sportiva si bulla del proprio potere sociale e poi lo calpesta. Certo, non si può chiedere alla Fifa di farsi carico dei problemi del mondo, ma lo sport, tutto, può e dovrebbe essere la parte migliore di noi”
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TENNIS. 4.00 WTA Tokyo: 1° turno – Sky Sport e SuperTennis 5.00 WTA Guangzhou: 1° turno – Sky Sport e SuperTennis 12.00 ATP Basilea: 1° turno – Sky Sport 12.00 ATP Vienna: 1° turno – Sky Sport VITE OLIMPICHE 10.30 Mondiali lotta Under-23 Ripescaggi Greco-Romana 60-67-72-82-97 kg | 19.00 Finali 14.00 Qualificazioni Greco-Romana, 55-63-77-87-130 kg | 17.00 Semifinali Ai Mondiali di Tirana, nella categoria degli 87 kg è presente l’unico medagliato olimpico. Si tratta del danese Turpal Bisultanov, bronzo a Parigi, all’inseguimento del suo primo titolo mondiale a qualsiasi livello. Il suo avversario principale si annuncia l’indipendente Aues Gonibov che salirà di peso dagli 82 kg d’origine. In gara anche sei ex campioni del mondo Under-20: l’armeno Vigen Nazaryan, l’azero Joju Samadov, il georgiano Achiko Bolkvadze, l’iraniano Yasin Ali Yadzi, l’olandese Marcel Sterkenburg, il norvegese Exauce Mukubu. EUROGOL. 18.45 Champions League: Milan vs Bruges – su Sky Sport MILAN-BRUGES Il Corriere della sera parla di “delitto e castigo. Infine, di perdono. Nel grande romanzo del Milan, scrive Carlos Passerini stamattina, non ci si annoia mai: “ogni pagina, un colpo di scena”. Il riferimento è all’annuncio di Paulo Fonseca: «Leao ed Hernandez giocano». Si affiderà di nuovo “ai suoi uomini migliori, gli ex intoccabili, che adesso sono come tutti gli altri” dice Passerini. Sebastiano Vernazza sulla Gazzetta ha scritto che “la vittoria contro l’Udinese è stata importante perché gran parte della squadra ha dimostrato di essere dalla sua parte. Quale occasione migliore di un’inferiorità numerica per giocare contro il proprio allenatore? Nessuno lo ha fatto, sabato a San Siro dopo l’espulsione di Reijnders. Anzi, tutti ci hanno messo qualcosa in più per difendere l’1-0. La maggioranza dello spogliatoio sta con l’allenatore, i ribelli – Leao e Hernandez i capopopolo – sembrano respinti. La tormenta però non è finita”, In Francia seguono da vicino le vicende del Milan per il prodigioso Mike Maignan. Didier Deschamps gli ha preferito Aurelien Tchouameni come capitano della Nazionale nell’ultimo incontro della Nazionale francese. Il portiere ha invece avuto la fascia del Milan sabato scorso contro l’Udinese, in assenza di Theo. da settimane L’Équipe si domanda quali siano le nuove figure di riferimento dentro il giro della Nazionale, dopo il passo indietro di Griezmann e la distanza sentimentale che si coglie negli ultimi atteggiamenti di Kylian Mbappé. Maignan è un leader molto ascoltato dentro lo spogliatoio. 18.45 Champions League: Monaco vs Stella Rossa – su Sky Sport 21.00 Champions League: Juventus vs Stoccarda – su Sky Sport JUVENTUS VS STOCCARDA Massimiliano Nerozzi sul Corriere della sera scrive stamattina che la Juventus è stata accolta nella nuova Champions League come una Cenerentola, “dopo una stagione nella black list e una virata generazionale”, ma passate due giornate “si ritrova sparata in orbita, dai risultati — due vittorie, sei gol fatti — e dalle parole degli avversari”. «È una squadra da ammirare, che non perde e concede pochissimo, complimenti a Thiago Motta», diceva ieri Sebastian Hoeness, allenatore dello Stoccarda. Eppure, secondo Emanuele Gamba su Repubblica, “Thiago Motta non è ancora riuscito a trasformarsi in quella figura ieratica la cui luce aveva circonfuso Bologna, ma sta dimostrando un notevolissimo senso pratico che di risultati ne sta portando”. Ieri Perin ha detto: «Stiamo cercando di assimilare una nuova filosofia, ma ultimamente l’allenatore ha semplificato il processo di cambiamento per accorciare i tempi». Secondo Gamba significa che “Motta ha smussato, almeno in questa fase, le complessità del suo calcio articolato per badare al sodo, affidandosi a un gioco più elementare che sfrutti, in definitiva, la qualità (alta, molto alta) dei suoi”. Fabio Licari sulla Gazzetta ha scritto che la Juve di Thiago Motta, “come quella di Lippi, non cambia strategia per gli avversari o se gioca in trasferta: vuole comandare, gestire palla, attaccare. Quella di Lippi resta nella storia per corsa, strapotere fisico e uno dei primi tridenti “ritornanti”: senza palla, Vialli e Ravanelli diventano quasi mediani di copertura, lasciando Del Piero più avanti”. Questo Stoccarda gli pare che abbia l’identikit di un avversario ideale per la Juventus. “Pressa alto, lascia sei o sette nella metà campo d’attacco, e quando le energie mancano viene infilato. Il Bayern gliene ha rifilati quattro. La Juve si augura una squadra sbilanciata, alla quale strappare palla per ripartire in spazi liberi. In questo scenario è stata fin qui irresistibile”. CHI VEDERE. DOUGLAS LUIZ. Massimiliano Nerozzi, ancora sul Corriere, ha scritto: “Nessuno si salva da solo, soprattutto se i tuoi primi 83 giorni (in bianconero) — come questi di Douglas Luiz — paiono la messa in pratica della legge di Murphy: «Se qualcosa può andare storto, lo farà». Dai calci di rigore pescati dal Var alla febbre del sabato sera, con la Lazio, tra un gol sbagliato e la villa svaligiata dai ladri. E così Thiago Motta ha una mezza idea di confermarlo, visto che nell’ultimo collaudo ha messo il brasiliano nel centrocampo titolare”. 21.00 Champions League: Aston Villa vs Bologna – su Sky Sport 21.00 Champions League: Real Madrid vs Borussia Dortmund – su Sky Sport REAL MADRID VS BORUSSIA DORTMUND Nessuno canta più quel pezzo così ascoltato un anno fa di questi tempi. Non c’è nessuno più che dica Hey Jude. Bellingham era a 10 gol nell’ottobre 2023 adesso è a zero. Filippo Maria Ricci sulla Gazzetta sottolinea che c’è parecchio lavoro per Ancelotti. “L’inglese a Vigo si è lamentato palesemente di Vinicius quando il brasiliano ha tirato invece di servirlo”, inoltre c’è “la seconda spina” di Rodrygo: “in panchina nelle ultime 3, senza un minuto a Lilla. Per questo è lecito pensare che oggi Rodrygo sia titolare. Ma dove? E al posto di chi?” L’Equipe scrive che l’ingaggio di Mbappé ha costretto Carlo Ancelotti a modificare la posizione e il ruolo dell’inglese, “molto meno sotto i riflettori dall’inizio della stagione”. Un eclissi, la sua aura si è ridotta. “L’attrazione suscitata da Mbappe non è l’unico motivo del calo mediatico e sportivo dell’inglese. Molto si spiega con uno sconvolgimento tattico. Nella scorsa stagione, a causa della mancanza di un centravanti professionista, Carlo Ancelotti e il suo staff hanno deciso di far crescere Bellingham in un ruolo più offensivo di quello per cui era stato preparato. Posizionato da trequartista alle spalle di Vinicius e Rodrygo, si trasformava in centravanti in fase offensiva. La sua capacità di irrompere aveva fatto prodigi e danni. L’arrivo di Mbappe a cui Ancelotti chiede di giocare esattamente allo stesso modo di Karim Benzema non consente più a Bellingham di occupare quel ruolo da 9 e mezzo”
21.00 Champions League: Arsenal vs Shakhtar – su Sky Sport 21.00 Champions League: PSG vs PSV – su Sky Sport 21.00 Champions League: Sturm Graz vs Sporting – su Sky Sport 21.00 Champions League: Girona vs Slovan Bratislava – su Sky Sport PALAZZETTI E DINTORNI. 20.00 EuroCup: Venezia vs Amburgo – su DAZN 20.30 Europe Cup: Sassari vs Dnipro – sul canale YouTube FIBA MONDOGOL 22.00 Mondiali femminili Under-17: USA vs Corea Sud, Colombia vs Spagna – in streaming su Fifa+ 1.00 Mondiali femminili Under-17: Nigeria vs Repubblica Dominicana e Nuova Zelanda vs Ecuador – in streaming su Fifa+ AMERICHE 1:30 NBA: Boston vs New York – su Sky Sport 4:00 NBA: Lakers vs Minnesota – su Sky Sport |
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