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lunedì 21 ottobre 2024
#1 giorno alla Champions League
FORMULA UNO
Il GP degli Stati Uniti a Austin, Texas, si è chiuso con una doppietta della Ferrari, primo Leclerc grazie a una super partenza, secondo Sainz. Verstappen è salito sul podio sfruttando la penalità assegnata a Norris nel finale per un sorpasso irregolare. Poi Piastri, Russell e Pérez. A punti ancora Lawson e Colapinto, ritiro dopo tre giri per Hamilton. Il Mondiale torna la prossima settimana in Messico.
SETTE CILINDRI | Leclerc sarà l’arbitro tra Verstappen e Norris
DI ROBERTO LIBERALE
① PANORAMI TENDENZA FERRARI: MEGLIO DI DOMENICA
La Ferrari ha realizzato il weekend perfetto in termini di preparazione alla gara, di strategia, di guida e concentrazione da parte dei suoi due piloti. Riparte da Austin con 3 posizioni sul podio su 6 (Sprint compresa), una doppietta nel Gran Premio (87esima nella sua storia in F1) e un ritorno imperioso ai vertici della classifica costruttori. La Red Bull è ad appena 8 punti e i 58 di distacco dalla McLaren, dopo una giornata così, non sembrano più troppi. Di nuovo è riuscita a fare bene di domenica, con la 25esima volta su 38 in cui a fine gara ha mantenuto o migliorato le posizioni ottenute nelle qualifiche del sabato. Leclerc e Sainz si stanno dimostrando coppia di piloti veloci: che poi spesso gareggino tra di loro non è uno scandalo, soprattutto alla luce del mancato rinnovo di Carlos. Piuttosto sarebbe lecito chiedersi se l’addio di Sainz sia davvero un buon affare per la Ferrari. Hamilton, con la sua esperienza, potrebbe essere fondamentale nel progetto della monoposto del 2026, ma chi tra lui e Leclerc sarà il vero primo pilota? Con un pilota come Lewis in casa, il sogno di Leclerc di diventare campione del mondo sarà mai realizzabile?
② PROSPETTIVE L’ARBITRO LECLERC
La domanda che gli appassionati di F1, soprattutto ferraristi, si saranno posti alla fine del GP di USA è se anche Leclerc possa rientrare nella lotta per il mondiale piloti 2024. È lo stesso Leclerc che continua imperterrito a dichiararlo, forse per motivarsi maggiormente in questo finale di campionato. Fa bene a non pensarsi fuori dai giochi, ma con 5 Gran Premi e 2 Sprint disponibili e soli 146 punti in palio, è molto improbabile un inserimento di Charles nella lotta al vertice, visto il distacco di 79 punti da Verstappen. Piuttosto Leclerc potrebbe diventare l’arbitro della sfida, in un mondiale che si immaginava monopolizzato dalla McLaren, e con Verstappen in difesa. Charles potrebbe diventare il migliore alleato di Max, togliendo a Norris quelle vittorie che sarebbero fondamentali per continuare a sperare.
③ STRATEGIE LA MARCATURA A UOMO DI VERSTAPPEN
Max Verstappen è al suo nono Gran Premio senza vittorie, un digiuno che non si verificava dal 2020, anno in cui arrivò a undici: dal 16 agosto in Spagna al 6 dicembre a Sakhir. Nel frattempo ha però portato a casa la sua 11esima gara Sprint, e con il terzo posto nel Gran Premio ha fatto un bel passo avanti verso il suo quarto mondiale. Ha dato una grande lezione di guida difensiva al suo (ex) amico e rivale Lando Norris, cedendo dopo un lungo duello il terzo posto alla più veloce McLaren del pilota inglese, ma recuperandolo grazie alla controversa penalizzazione di 5 secondi subita da Lando per aver oltrepassato i limiti della carreggiata, traendone vantaggio proprio durante il sorpasso decisivo. La distanza tra i due si è dilatata a 57 punti, ma sono soprattutto l’atteggiamento e la concentrazione di Verstappen a lasciare poche speranze a Norris. Con una monoposto attualmente inferiore, Max si inventa una vera e propria marcatura a uomo in cui Lando casca sia in partenza sia durante il duello per il podio. In queste condizioni difficilmente la classifica potrà subire scossoni, a meno di futuri problemi tecnici alla Red Bull di Verstappen.
④ TRACCE I BICCHIERI DELLA MCLAREN
La McLaren lascia Austin con l’ennesimo bicchiere mezzo vuoto. Le ambizioni di vincere il titolo costruttori restano intatte, soprattutto per l’assenza di un vero secondo pilota Red Bull. Ma l’impressione è che il team di Zak Brown e Andrea Stella alla fine ottenga meno del suo potenziale. In partenza Norris è caduto nella trappola di Verstappen, facendosi poi mettere nel sacco da quel furbacchione di Max nel sorpasso per il terzo posto. Anche Piastri è parso un po’ anonimo rispetto al pilota di qualche Gran Premio fa. Ma mentre quest’ultimo può essere giustificato dalla sua giovane età, i dubbi su Lando da parte degli osservatori esterni crescono. L’unica sua fortuna è che probabilmente i punti persi per gli ordini di scuderia non diventeranno una recriminazione per un mancato titolo mondiale.
⑤ ORIZZONTI NESSUNO VA A PESCARE PIÙ IN F2 E F2
I piloti che siederanno in una monoposto di Formula Uno nel 2025 sono praticamente decisi. Alcuni casi fanno però riflettere. Prima di tutto Checo Pérez, che sta condannando la Red Bull a cedere il titolo costruttori. Il distacco di 40 secondi da Verstappen, con la stessa macchina, e il minuto dal vincitore Leclerc sono inammissibili nelle logiche Red Bull. Piuttosto sorprende la fiducia che (almeno apparentemente) ancora riscuote in una scuderia che solitamente divora i piloti incapaci di fare risultati adeguati. Della sostituzione di Sainz con Hamilton abbiamo già scritto. Lawson e Colapinto stanno dimostrando di meritare una possibilità, che però sarà forse concessa solo al primo. Ma soprattutto ci sono i giovani che aspettano, spesso inutilmente, una promozione dalle formule minori. La Formula 2 e la Formula 3 stanno lentamente smettendo di essere il trampolino di lancio per la Formula 1. Fare risultato nelle due categorie inferiori sta diventando quasi insignificante. Ragazzi come Théo Pourchaire, primo in F2 nel 2023 e secondo nel 2022, Felipe Drugovich, campione di F2 nel 2022, oppure Frederik Vesti, secondo nel 2023, quasi sicuramente non disputeranno mai neanche un giro in un Gran Premio di F1. Così come Isack Hadjar, in lotta per il titolo 2024, del quale, contrariamente al suo rivale diretto Gabriel Bortoleto, si parla poco come futuro pilota di F1. Le logiche che portano nuovi piloti in Formula Uno sembrano talvolta misteriose, anche se è chiaro che quelle commerciali e finanziarie sono prioritarie, il che ha un senso in uno sport così dispendioso. Il vero problema è che nella Formula Uno moderna i posti a disposizione sono pochissimi e i venti prescelti, che dovrebbero rappresentare il meglio del Motorsport, spesso non sono i venti piloti più forti al mondo.
⑥ PASSAGGI LA CRESCITA DELLA HAAS
La Haas ha superato di 2 punti la RB Honda e si è portata in una insperata e sorprendente sesta posizione in classifica costruttori. Per una scuderia che negli ultimi 5 campionati è stata due volte fanalino di coda, nel 2021 addirittura con 0 punti, e comunque mai meglio che ottava, i 38 punti attuali sono già il miglior risultato degli ultimi 5 anni. Sarà difficile raggiungere i 93 punti e la quinta posizione in classifica del 2018, ma per lo staff che fu di Günther Steiner, ora sotto la guida di Ayao Komatsu, deve essere una gran bella soddisfazione. Nel 2025 ci saranno due nuovi piloti, Ocon e Bearman, che cercheranno di migliorare quanto di buono la Haas sta facendo in questa stagione.
⑦ BUSSOLE I CIRCUITI IDEALI
La pista di Austin ha mostrato ancora una volta come un circuito dal layout tradizionale e soprattutto tecnico metta in risalto la bravura dei piloti. È stato un Gran Premio spettacolare, ricco di sorpassi consentiti dalla larghezza della carreggiata e dal disegno delle curve che non lasciavano mai un attimo di riposo ai piloti. La Formula Uno che immaginiamo dovrebbe essere fatta per la gran parte di circuiti così, al di là delle logiche economiche che (giustamente) la governano.
PUZZLE | CHE COSA SI DICE IN GIRO
▥ FURIA CAVALLO DEL WEST Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: “Questo Cavallino sembra aver imparato a galoppare senza far fuori le gomme. È questo il tema più rilevante dentro un panorama molto incerto, con un livellamento in alto che rende ogni Gp imprevedibile”.
▥ JOHN WAYNE Alessandra Retico, Repubblica: “Coppia America. Rosso intenso. Ferrari in doppietta con i propri cowboy in Texas. Il rodeo lo vince Charles Leclerc davanti a Carlos Sainz. Tra il brutto, lo sporco e il cattivo, Leclerc è il Grinta”
▥ CRISTOFORO COLOMBO Jacopo D’Orsi, La Stampa: “La scoperta dell’America è una Ferrari imbattibile. In un mese di sosta, come spesso è accaduto in questa stagione imprevedibile, sembra cambiato tutto, al netto dell’ala flessibile vietata alla McLaren e del sistema per modificare l’altezza da terra dall’abitacolo scoperto sulla Red Bull, con il sospetto che lo usassero anche in parco chiuso (vietatissimo). A Singapore avevamo lasciato una McLaren implacabile. . Il secondo trionfo ad Austin, sei anni dopo il primo conquistato da Kimi Raikkonen, ci restituisce invece una Ferrari da sogno, chiaramente prima forza in gara”.
▥ SIGMUND FREUD Umberto Zapelloni, il Giornale: “L’America è ancora un paese dove si realizzano i sogni. Anche quelli che sembrano proibiti, L’impresa della Ferrari non piove dal cielo come un temporale improvviso. Dopo la sprint di sabato si era capito che la Ferrari aveva una macchina molto forte sulla distanza, molto gentile sulle gomme. E in una gara dove le gomme più morbide restano in garage, era legittimo sognare, fare dei piani, anche se davanti c’erano quei due”.
▥ PISOLO Daniele Sparisci, Corriere della sera: “La solita dormita di Norris (sta dimostrando di essere immaturo o di soffrire troppo la pressione)”
▥ CUCCIOLI Fabio Tavelli, il Foglio: “Come è possibile che ci siano ancora dubbi sulla presenza nella prossima stagione di piloti giovani, affidabili e di talento come Colapinto e Lawson ed invece gente come Bottas e Perez abbiano ancora un contratto in tasca nonostante si trascinino stancamente in una pessima versione di loro stessi?”
EUROGOL
La lettera di 100 calciatrici a Infantino: basta con gli sponsor sauditi
El Pais racconta che più di un centinaio di calciatrici di 24 Paesi hanno inviato inviato una lettera al presidente della FIFA Infantino per denunciare come il regime saudita “opprima sistematicamente” le donne e la comunità LGTBIQ+, sottolineando che l’azienda Aramco, la più grande compagnia energetica al mondo, contribuisce al cambiamento climatico. Chiedono perciò alla FIFA di rompere il contratto di sponsorizzazione. È successo mentre Rafa Nadal riceveva una racchetta d’oro e l’incarico di ambasciatore dell’Arabia nel tennis dalle mani di Turki Al sheikh, proprietario dell’Almería e consigliere della real Corte saudita. È lui l’inventore dell’esibizione con un assegno in palio da 6 milioni di dollari, El Pais lo ha definito “tennis decaffeinato”.
Sul quotidiano progressista spagnolo, Nadia Tronchoni riepiloga allora gli investimenti nello sport provenienti dall’Arabia Saudita, dagli Emirati o dal Qatar, “paesi governati con il pugno di ferro e un continuo attacco ai diritti umani” [nel calcio dalla Premier alla Liga, nel golf, nella F1, nella Dakar, nel padel, nella boxe] e ricorda come “in tutti questi anni non ci sono state praticamente voci di dissenso. Solo la voce di un pugno di alpinisti, quelli che esortavano la federazione internazionale di arrampicata a non lasciarsi comprare dai sauditi, e quella di un calciatore all’apice della sua carriera come Toni Kroos, che ha preferito ritirarsi anziché vendersi e assegnare un prezzo ai suoi principi”. Ora si alzano queste cento voci di calciatori tutti in attività, molti sono in Nazionale, e scrive El Pais arriva “una ventata di speranza per chi continua a credere che lo sport sia un valore. Un Paese che punisce l’omosessualità e maltratta le donne non ha argomenti per sponsorizzare il calcio in cui omosessuali e donne giocano. Questo pensano i giocatori, questa è la loro richiesta, tanto legale quanto strana di questi tempi. Speriamo che non siano un’oasi nel deserto, ma un punto di partenza, un appello affinché altri si uniscano”.
Il Metropolitano senza ultrà
Il Collegio di disciplina della Liga o quello che è, in qualunque modo si chiami, ha ridotto da tre a una le giornate di pena per il Metropolitano dell’Atlético Madrid, la chiusura del settore in mano agli ultrà più estremi, quelli degli insulti razzisti a Vinicius e del lancio di bottiglie verso Courtois. La giornata è stata scontata ieri, Simeone se n’è lamentato dicendo che non si possono penalizzare cinquemila persone per colpa di altre quattro o cinque, e andiamo avanti così, facciamoci del male.
L’Atlético ha anche vinto e la bambina sarà stata felice. Relano dice: “Beata l’assenza degli ultras, che non sono quattro come ha detto pure Koke, peccato per le diverse migliaia di iscritti rimasti fuori, senza diritto al loro posto, la punizione del giusto per il peccatore. Adesso è urgente tirar fuori da lì i cento o duecento ben conosciuti che fungono da focolaio infettivo, disperdendoli come fertilizzanti per il campo, come ha fatto il Real, o utilizzando le telecamere per buttarli fuori alla minima scorrettezza. Senza di loro tutto è migliore. Senza di loro, un professore di chimica dai capelli grigi può tranquillamente andare con la nipotina allo stadio, senza paura di esporla a scene indesiderabili”.
Il turnover non piace a Flick
Il Barcellona trasuda fiducia, titola El Pais, per il 5-1 inflitto al povero Siviglia. Flick non ne ha voluto sapere di turn-over, sebbene sia atteso dal Bayern in Champions e dal Real Madrid nel Clasico di Liga: ci arriverà con tre punti di vantaggio. “I tifosi del Barcellona ora hanno bisogno delle sfide più grandi per conoscere le possibilità della squadra dopo un ottimo inizio di campionato. Non c’è nessuno migliore della loro bestia nera tedesca e del solito rivale al Bernabéu, per valutare la propria forza” ha scritto Ramón Besa. A sette minuti dalla fine è tornato in campo Gavi, 11 mesi dopo l’infortunio. Gli hanno dato subito la fascia da capitano.
Un altro Mondiale per Messi
Filippo Maria Ricci sulla Gazzetta scrive: “In attesa di convincere le televisioni del mondo a comprare al prezzo desiderato dalla Fifa i diritti tv del Mondiale per Club extralarge in programma nella prossima estate, la nuova competizione ideata a Zurigo ha acquisito un testimonial fondamentale: Leo Messi. L’Inter Miami dell’argentino ieri è si è assicurata il penultimo dei 32 posti a disposizione (resta ancora da attendere la vincitrice della Libertadores di quest’anno)”.
Il documentario che racconta Luis Enrique
È comunque curioso che uno dei documentari sportivi più celebrati dell’anno abbia come protagonista Luis Enrique, un allenatore spesso maltrattato dalla stampa e ostile nei suoi confronti. Lo dice stamattina Manuel Jabois su El Pais, firma culturale con settimanali incursioni nelle pagine sportive. “Un rapporto distante e sarcastico – sottolinea – che ha portato a un lavoro squisito, per il quale oltre alla qualità dei giornalisti è stata necessaria l’assoluta generosità dell’allenatore: porte aperte anche per le conversazioni più intime”, compresa la confessione sulla figlia Xana girata in anteprima nei giorni passati.
È proprio del passaggio su Xana che Jabois intende parlare. “C’è un messaggio profondo che Luis Enrique porge nei minuti finali del documentario e che ha a che fare con una filosofia che può essere condivisa o meno, un modo di affrontare la morte, come una disgrazia – questo è inevitabile – ma come una disgrazia che finisce per aiutarci; una disgrazia da cui trarre una lezione. C’è una sola alternativa per essere certi di non patire la morte di un figlio: non averne. I nove anni di Xana, gli X anni di ogni ragazzo morto per la sofferenza dei suoi genitori e dei suoi amici, sono in qualche modo un dono; potevamo non averli, poteva non esserci mai stato quell’amico che ci ha lasciato a 20 anni, o a 49, o a 7. Possiamo dire che qualcuno è morto se possiamo anche dire che ha vissuto. La morte è merda [scusate se non ci sono gli asterischi] e la morte di una bambino è una merda presentata nel modo più crudele e stupido, la sofferenza più dura e inutile del mondo concentrata sulle persone più deboli e vulnerabili. Realizzare attraverso il dolore e le lacrime che la morte di Xana sia stata una fonte di energia in più, perché Xana è passata di qui, è una lezione bella e vibrante non solo per i sopravvissuti ma per coloro che hanno imparato a gestire il dolore ribaltandolo. È qui che la figura e il documentario di Luis Enrique si comprendono meglio – si comprendono appieno. Immaginate qualcuno che voglia farvi del male, o qualcuno in una redazione che pensa: domani gli scriviamo cinque righe contro. Può produrre solo tenerezza. Non ne abbiamo davvero la minima idea, e speriamo di non averla mai”
FRANCIA
Cinque gol segnati dal Marsiglia a Montpellier per avvicinarsi alla Classica di Francia di domenica prossima contro il PSG, capolista a 20 punti insieme con il Monaco, tre punti sopra la squadra di De Zerbi. Su L’Équipe otto in pagella a Mason Greenwood, l’inglese coinvolto in tre dei cinque gol della sua squadra. Il rovescio è costato la panchina all’allenatore del Montpellier, Michel Der Zakarian. Nelle prime 8 giornate la squadra ha subito 26 gol, il totale più alto dai tempi del Rennes 1969: ne aveva subiti 28.
Il portiere dei rinvii totali
Lui si chiama Lucas Perri e nel suo Paese fa un mestiere ingrato da che mondo è mondo. Il portiere. È nato nello stesso posto di Careca, Campinas, nello stato di Sao Paulo, ma anziché segnare gol come li segnava lui, Lucas Perri s’è scelto il lavoro dei guastafeste, lo sapete come sono fatti i portieri, si mettono di traverso e negano la gioia. Prima che una trentina d’anni fa arrivasse Taffarel, un portiere in Brasile poteva andare incontro quasi esclusivamente a critiche [Valdir Peres] o vite perfino più drammatiche [Barbosa]. La nuova interpretazione post-92 del ruolo ha dato un indirizzo nuovo. Sono arrivati i Dida e i Julio César, gli Alisson e gli Ederson Lucas Perri, 27 anni, è arrivato al Lione dal Botafogo nel gennaio scorso con una caratteristica speciale. Non sa lanciare i contrattaccanti solo con i piedi. Non salta il pressing avversario solo con i piedi, sa farlo pure con le mani. Così nella partita contro il Le Havre ha piazzato un passaggio di cinquanta metri verso il compagno Benrahma [non che sia di sinistra]. Quello ha scambiato con Mikautadze, e se ne sono andati a segnare. “Perri vede molto lontano” dice L’Équipe. Con illustrazione.
ITALIANISMI
Il week-end degli uno a zero. Segue dibattito
Le prime quattro in classifica hanno vinto tutte per 1-0, così stamattina è più facile radicarsi nella convinzione che questo è, così si fa, del resto quando mai i poeti hanno venduto libri. Alle spalle invece avanzano con la forza dei gol in poppa la Fiorentina [sei a Lecce] e l’Atalanta [miglior attacco della Serie A]. La sottovalutata indicazione della differenza reti dice che la Juventus è la migliore di tutti, alla pari del Napoli ma senza aver perso mai.
Parlando dell’Inter, Paolo Tomaselli sul Corriere della sera ha scritto che “ci sono vittorie che valgono più di tre punti, come se fossero l’inizio di un nuovo romanzo scudetto dopo il bestseller della seconda stella. In una serata dall’alto tasso di sofferenza per gli infortuni di Calhanoglu e Acerbi, l’Inter si regala una scarica di adrenalina e batte la Roma, forse la migliore della gestione Juric, con una stoccata di Lautaro dopo un’ora di gioco”.
Era dal 30 agosto che Inzaghi non chiudeva una partita senza subire un gol. Luigi Garlando sulla Gazzetta lo chiama il Festival del Corto Muso, Sandro Sabatini su Calciomercato sottolinea che “il gioco, lo spettacolo, lasciamolo da parte per una volta. Il risultato con l’importanza che deriva dalla visione della classifica, invece, torna primario in questa situazione in cui va anche detto che le prestazioni non sono state all’altezza delle aspettative. In rapporto alla difficoltà dell’impegno, il risultato dell’inter è quello più importante di tutti. Perché vincere a Roma contro la Roma è un passo significativo verso il vertice che al momento è occupato dal Napoli che ha giocato una partita difficile da commentare in termini tecnici. Perché insomma, l’Empoli ha messo sotto il Napoli per un tempo abbondante”. Ma a Napoli di questo molti son contenti, si sta diffondendo questa misteriosa forma di revanscismo verso il raggiungimento del risultato attraverso 90 minuti di piacevolezza.
In realtà, come sottolinea Paolo Condò su Repubblica, “il Napoli di Antonio Conte sa vincere in molti modi, compreso quello minimalista di Empoli: piegato per non spezzarsi sotto le folate fresche ma leggere del gioco avversario, in attesa che un episodio — pronosticabile vista la qualità dei singoli, compresi quelli che entrano a gara in corso — gli tolga le castagne dal fuoco. È quanto succede col rigore di Kvara (meritevole di applausi nella vignetta è Simeone), e così l’allungo prende ulteriore ossigeno. E siccome dalla vetta il panorama risulta più chiaro, imperfezioni comprese, Conte dovrà capire perché Lukaku ha tirato fuori la prestazione fisicamente più insulsa dopo due settimane passate al lavoro a Castelvolturno, anziché in giro con la nazionale. Era lecito attendersi il contrario. Il Napoli ha affrontato fin qui soltanto squadre della parte destra della classifica, Presto gli scontri diretti ci diranno se il Napoli è davvero pronto per il massimo traguardo”.
Il gioco, il corto muso e la poesia sono le tessere di un dibattito antico quanto il peccato, sabato ci è cascato anche Jorge Valdano [che sia sempre benedetto – quando non scrive da tifoso del Real]. Nella sua rubrica su El Pais ha ricordato di quando un giorno, dopo una partita, si è imbattuto in un dialogo tra giornalisti di scuole opposte.
“L’unica cosa che conta è vincere, diceva il pragmatico. Menti, gli rispose il romantico, l’unica cosa che conta è respirare. Ora – dice Valdano – è difficile ritornare da questi estremi filosofici. In Argentina il dibattito si è trasformato in una guerra. Ma anche in Spagna la discussione ha suscitato polemiche. Il calcio iper-professionalizzato di questi tempi non ha dubbi. Per l’industria che lo sostiene, vincere è la ragion d’essere. Tuttavia, non ci vuole molto filosofare per concordare sul fatto che la bellezza dovrebbe rimanere un’aspirazione. Mangiamo per nutrirci, ma ci piace farlo in piatti di porcellana e con una tovaglia di lino. Il calcio è un campo primitivo, da sempre diffidente verso l’estetica”. Tuttavia, prosegue Valdano nel suo ragionamento, la Spagna ha fatto una rivoluzione culturale con il tiki taka, con “artisti che non si trovano in nessun museo”, così che “quando il tiqui-taca raggiunge il suo splendore – Valdano scrive tiki-taka alla maniera castigliana – lo raggiunge anche il calcio. E raggiungere quel picco è difficile perché richiede giocatori di livello superiore, un allenatore capace di sfidare il trend e una sinfonica armonia collettiva”.
Insomma, come si capisce: una questione di punti di vista.
GIUDIZI UNIVERSALI
Zalewski. “Insegnano all’oratorio cosa non fare da ultimo uomo. L’errore è letale” [Luca Valdiserri, Corriere della sera]
È STATA TUA LA COLPA
URBANO CAIRO Antonio Barillà, La Stampa: “Nove reti subite nelle ultime 3 giornate, 14 complessive in 8: pochi numeri, a volte, valgono mille parole, descrivono perfettamente la fragilità e la dabbenaggine d’un Toro ormai disilluso. … Così, mentre Buongiorno guarda tutti dall’alto con il Napoli e Bellanova si gode il quarto posto con l’Atalanta, il Toro affonda dimenticando le illusioni iniziali, al limite rivendicando l’alibi della sfortuna che è reale ma non basta a giustificare saccenza e miopia. Forse, dei destini dei gioielli perduti, non si meraviglierà il ds Vagnati, che ha indicato il Toro come transito verso «club importanti». Napoli e Atalanta lo sono, ma lui rammenti che Cairo e De Laurentiis sono partiti insieme da un fallimento – omissis sui traguardi raggiunti – e che l’Atalanta, oggi invidiata per gestione e risultati, in un tempo non lontano aveva il Toro come riferimento”
IL GIOCOLIERE
BASTONI. “Uomo in più: difensore e centrocampista. E un gioco di prestigio applaudito da Dybala” [luca Valdiserri, Corriere della sera]
IL MANGIATORE DI FUOCO
FONSECA Corriere della sera: “L’azzardo di Fonseca ha pagato. Il Milan non ha più intoccabili”
IL CERCHIO DI FUOCO
DAZN Antonio Dipollina, Repubblica: “Empoli-Napoli, dopogara su Dazn, sugli episodi arbitrali interviene da uno studio esterno la prima consulente donna in materia, Manuela Nicolosi. Ex arbitra di rango, con lunga carriera. E in questa sede si presenta diciamo benissimo. Ma, primo, si dimentica il microfono e parla a lungo senza che si senta nulla. E quando poi funziona, nello studio va via la luce e quindi sparisce anche lei. Bisogna riprovarci”.
POPOLI
L’Inghilterra ha un problema con il rugby nelle scuole
Quel che l’Italia sente di vivere nel calcio, l’Inghilterra lo patisce nel rugby. Uno studio commissionato dalla federazione ha messo in luce il declino del fascino del gioco nella fascia d’età più bassa, tra i bambini delle scuole elementari, viene definito “un problema urgente che si sta avvicinando al punto di crisi”. Beati loro, da noi il problema più urgente nelle scuole è che quasi un edificio su due, il 47 percento, manca del certificato di agibilità. Il rapporto avverte la RFU: se non si impegna ad ampliare la sua base introducendo forme di gioco diverse, facilmente comprensibili e senza contatto, il suo pubblico si ridurrà fino a trasformare il rugby “in un gioco molto indebolito”. Ne parla il Times scrivendo che la federazione si è subito attivata e ha impegnato 5 milioni di sterline per finanziare nei prossimi quattro anni il lancio di una nuova forma del gioco chiamata T1, nella quale le mischie vengono replicate e riprodotte senza pericolosità. Si gioca su metà campo, solitamente con sette giocatori per squadra, due tempi da dieci minuti. Alle squadre è consentito calciare e hanno sette tocchi entro i quali devono segnare. Si prevede che gli alunni di 5.000 scuole giocheranno a T1 entro l’anno scolastico 2027-28. Nelle scuole sarà distribuito un manuale di istruzioni in modo che un docente di educazione fisica senza esperienza di rugby possa imparare da zero come allenare i ragazzini per un trimestre. Il declino del rugby non è comunque omogeneo in tutta l’Inghilterra: 664 scuole competono ancora per la Schools Cup e molti istituti indipendenti hanno programmi di rugby.
Oh, poi c’è pure chi pensa che un biglietto a Twickenham per vedere il 2 novembre Inghilterra-Nuova Zelanda non possa costare 99 sterline per un adulto e 35 per un bambino – il più economico. Il più caro ne costa 229. Con un sold-out a questi prezzi, in Italia ci ristrutturi una scuola.
GLI ANNI CON IL QUATTRO
La seconda volta di Abebe Bikila
La seconda volta che Abebe Bikila andò a prendersi l’oro olimpico della maratona, le scarpe ce le aveva. Del resto quattro anni prima a Roma era stato scalzo per caso, per un’emergenza non per una scelta. Giovanni Arpino su La Stampa lo aveva visto “secco, un antilope o un cammello che arrivava da chissà quali deserti attraversati in accecante solitudine. La folla prima dì scoppiare nell’applauso restò un attimo rattrappita. Avanzava su esili gambe saltellanti e matematiche. Abebe Bikila è un duro. Un atleta invincibile, superbo di sé. Abebe Bikila se ne infischia dell’amore. È un eroe, preferisce gli applausi, preferisce arrivare solo dopo aver stracciato i concorrenti, seminati nella polvere degli altipiani, e poi sulle strade e le piste delle grandi città che ospitano le Olimpiadi. La maratona è una gara che distrugge le braccia prima ancora delle gambe, fa torcere il fegato, la milza, scuote i polmoni, sottopone ogni organo interno a uno «stress» mostruoso. Maratoneti non si può nascere, si diventa solo a prezzo di sacrifici immensi, negandosi tutto tranne che la fatica. Abebe Bikila ha fatto dello sforzo un mestiere. Si faceva portare a quaranta chilometri da Addis Abeba in auto, nell’ultimo trascolorare della notte, e da quel punto tornava a piedi, correndo ogni mattina come uno stupendo animale guerriero che si trasferisce da una regione all’altra e salta fiumi, trancia savane, ondeggia su e giù per colline brulle dove il sole comincia subito a scottare”.
Quattro anni dopo quella notte sull’Appia Antica illuminata dalle torce, a Tokyo corse in una città “enorme e grigia che è uguale a qualsiasi città enorme e grigia” scrisse Sergio Valentini sulla Gazzetta dello sport. “Nella nebbiolina che le fa da velario, nella polvere di pioggia che le sta sospesa sopra, la strada da Meji a Shinjuku a Chofu e ritorno è un vialone alla periferia di Milano o di Los Angeles. Anche Abebe Bikila non è più lo stesso. Lo hanno promosso sergente della guardia imperiale, gli hanno dato un palazzo, automobile, un leone di Giuda in oro a grandezza quasi naturale, vasellame d’argento. Soprattutto gli hanno dato il senso della propria importanza”.
Quando il 21 ottobre del ‘64 fece quel che nessuno aveva fatto prima di lui, il bis olimpico nella maratona, i ragazzini giapponesi a bordo strada furono delusi nel vedere che ai piedi avesse le scarpe come tutti. O almeno questo dicevano le cronache del tempo, dicevano di un Bikila che “non racconta più le fiabe per bambini. Egli corre e vince per la perfezione meccanica e gelida del superman: e il pathos della corsa di maratona, il suo dolore, il suo dramma lo rappresentano gli altri, gli uomini normali. Lo rappresenta il soldato dell’esercito nipponico Kokichi Tsuburaya: un giovanotto largo, con una testa larga rapata nella quale la fronte sta disegnata come una lunetta. Haissa Ben Boubaker, un tunisino che si è acconciato con un fazzoletto al collo come un pirata, l’indiano Padem Harbanslal che corre a piedi scalzi. Anche l’altro indiano corre a piedi scalzi: personaggi sopravvissuti ad una vicenda che non esiste più”.
| IL TELECOSLALOM..
LO SPORT OGGI IN TV LA GUIDA ALLA GIORNATA
TENNIS. 4.00 WTA Tokyo: primo turno – SKY SPORT e SUPERTENNIS 8.30 WTA Guangzhou: primo turno – SKY SPORT e SUPERTENNIS 14.00 ATP Basilea: primo turno – SKY SPORT 14.00 ATP Vienna: primo turno – SKY SPORT VITE OLIMPICHE. 10.30 Lotta, Europei Under 23: prima giornata – su UWW+ Qualificazioni e semifinali Greco-Romana 60-67-72-82-97 kg PODEMI . 20.45 Serie A: Verona vs Monza – su DAZN, SKY SPORT
EUROGOL. 21.00 Premier League: Nottingham Forest vs Crystal Palace – SKY SPORT 21.00 Liga: Valencia vs Las Palmas – DAZN |
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Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde qualche aggiornamento quotidiano su temi, discussioni, rubriche pubblicate durante il giorno. Non vi impressionate. È una cosa poco invasiva, riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. Fa molto fico averne uno. |
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CHE COSA SI DICE STAMATTINA IN GIRO EDICOLA
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