Lo Slalom del 8 agosto | Cosa leggere, sapere e vedere

 

  Leggi tutto nella versione web estate

#5  giorni alla Supercoppa europea

     

►  I MASTERS 1000 di tennis in Canada sono stati vinti nella notte da Victoria Mboko a Montréal e da Ben Shelton tra gli uomini a Toronto. Si tratta di due prime volte. A Cincinnati è già cominciato il prossimo: Arnaldi è stato eliminato, Sinner debutta sabato contro il colombiano Galan. 

◇  Il Manchester United ha concordato in linea di principio con il Lipsia il trasferimento di Benjamin Sesko in cambio di 73 milioni, mentre il Chelsea ha fatto un approccio formale per farsi dare Alejandro Garnacho

◇  Lorenzo Bonicelli è tornato in Italia dopo l’incidente alle Universiadi nella Ruhr e il ricovero nel policlinico di Essen. Ora è in cura al Niguarda di Milano. 

◇  La quindicenne Kelly Doualla ha corso la semifinale dei 100 metri agli Europei Under-20 in 11.56 e stasera affronta in finale sprinter più grandi di lei di tre anni. C’è anche Alice Pagliarini [11.72 in semifinale]. Il miglior tempo è della britannica Mabel Akande [11.48]. In finale tra gli uomini Daniele Orlando

 

 

   

Il sangue si eredita, la virtù si acquista

Miguel Cervantes

Il patrimonio di Venus Williams in Victoria Mboko

Quando per ventiquattro anni hai frequentato il circolo esclusivo di Wimbledon, i prati, i palchi, le fragole e tutto quanto il resto, quando per oltre cento partite sei passata davanti alla poesia di Rudyard Kipling che ti invita a trattare allo stesso modo la vittoria e la sconfitta – due impostore allo stesso modo – allora ti viene facile dire che né l’una né l’altra ti riguardano, che «non esiste un’età per vincere e neppure un’età per perdere»

È con questa ferma convinzione che Venus Williams è scesa in campo a Cincinnati con una wild card per il suo secondo torneo in due settimane, dopo la vittoria al primo turno di Washington su Peyton Stearns, 23 anni, numero 35 al mondo. Non c’è un’età per vincere o per perdere – ha dovuto sottolineare – perché un po’ tutti nel mondo hanno fatto i maliziosi e gli spiritosi, seah figurati che mondo deve essere quello in cui una signora di 45 anni torna dopo un’assenza di due e batte una ragazza nata un paio di decenni dopo di lei, per giunta la numero 35 del mondo. Il tennis femminile deve essere messo male – molto male – si è sentito ripetere e ripetere da numerose persone sedute sul divano senza aver mai preso una racchetta in mano, in prevalenza uomini. 

Così, forse per non nuocere al suo sport, stanotte Venus si è consegnata a Jessica Bouzas Maneiro e si è lasciata battere 6-4 6-4. Per la 1.099esima volta nella sua carriera – racconta Tumaini Carayol sul Guardian – Venus Williams si è piazzata sulla linea di fondo prima di una partita di tennis e si è preparata a dare battaglia. Come è successo quasi ogni volta che ha gareggiato negli ultimi 31 anni, ha lottato duramente fino alla fine, ma non c’è stato un esito da favola nel Midwest. È andata subito sotto 1-4 con due break subiti, è risalita fino al 4-4, ha gradualmente trovato il suo ritmo e ha lottato duramente, ha prodotto il suo miglior tennis nel secondo set, usando il dritto per intimidire la spagnola dalla linea di fondo e dimostrando la sua qualità con una prima di servizio distruttiva”.

Nel secondo set si è anche portata in vantaggio per 4-3. Sebbene una sconfitta al primo turno in qualsiasi evento fosse un tempo una tragedia per una giocatrice del calibro e del record di Williams – scrive il Guardian – a 45 anni e dopo aver gareggiato così poco le sue aspettative erano basse. Venus ha detto che in questo momento per lei è difficile essere arrabbiata o triste, ma ci ha provato, ci proverà di nuovo. Gareggerà nel torneo di doppio misto agli US Open in coppia con Reilly Opelka e riceverà sicuramente una wild card per il tabellone del singolare. Sebbene alla sua età avrebbe senso che i prossimi US Open fossero la sua ultima apparizione in uno Slam, Venus Williams ha dimostrato per tre decenni che la sua prossima mossa è sempre impossibile da prevedere.

artefici

La vittoria della diciottenne a Montréal

▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔

Quando per oltre cento partite sei passata davanti alla poesia di Rudyard Kipling che ti invita a trattare allo stesso modo la vittoria e la sconfitta – due impostore allo stesso modo – allora la tua missione è insegnare questa cosa a chi viene dopo di te. Il mondo anglosassone la chiama legacy, noi la traduciamo come eredità, ma l’eredità può diventare una ghigliottina – come sa chi guarda Marco Liorni la sera. Sarebbe nello poter tradurre legacy con solco, una traccia, delle orme. Dentro le orme delle sorelle Williams ha messo i piedi più di una generazione, e la processione non finisce ancora. Naomi Osaka e Victoria Mboko hanno giocato qualche ora fa la finale di un Masters 1000 fra due eredità venute da ceppi diversi ma apparentati. Con tutto l’armamentario retorico che esce dai cassetti in occasioni come queste [la regina che ha riscritto la storia ed è salita sul tetto del mondo], Mboko stamattina è davvero l’ultima cosa nuova successa nel tennis – e viene da lì. Viene da un certificato di nascita prodotto nella Carolina del nord e da una storia di immigrazione cominciata nella Repubblica democratica del Congo e approdata in Canada, a Toronto, la città delle mille facce, le mille lingue e i mille colori, come NY o perfino più di NY. 

Mboko ha vinto in tre set rimontando il primo di svantaggio [2-6 6-4 6-1] ed è diventata la seconda adolescente a vincere un Masters 1000 dopo la doppietta Dubai-Indian Wells di Mirra Andreeva. Lungo il cammino, Mboko ha fatto fuori quattro ex campionesse di uno Slam: Sofia Kenin al 2° turno, Coco Gauff agli ottavi, Elena Rybakina in semifinale e Naomi Osaka nel match per il titolo. Certo, adesso può sempre alzarsi da un divano la voce di qualcuno che si domanda che razza di tennis sia quello in cui una diciottenne eccetera eccetera. Ma come dice Venus Williams con Rudyard Kipling come ghost writer, non esiste un’età giusta per vincere. Neppure per perdere. 

 Segue qui


  

 Che cosa stanno leggendo in Europa

 🟨   In Francia e in Spagna la corsa al Pallone d’oro – In Inghilterra la trattativa fra il Manchester United e Sesko – In Italia il calciomercato

 Guarda tutto


 ▬▬▬▬▬         ▬▬▬▬▬

I temi del giorno

   

Come il PSG può perdere il Pallone d’oro

Fra i trenta candidati al Pallone d’oro maschile ci sono quattro inglesi, quattro francesi, tre spagnoli, un tedesco, un italiano. Significa che gli altri 17 – più della metà dei migliori calciatori di questa stagione – provengono da paesi fuori dai cinque campionati dell’élite europea. Ma tutti e 17 – nessuno escluso – giocano in quegli stessi cinque tornei. Per il Pallone d’oro non si esce da lì. 

In campo femminile è diverso: le stelle candidate in abbondanza al premio rappresentano paesi nei quali la qualità del campionato coincide con la competitività della nazionale. Così sono in corsa per il premio sei spagnole e cinque inglesi, le due squadre arrivate in finale all’ultimo Europeo. Gli altri campionati rappresentati sono quello statunitense, quello francese, quello italiano e quello brasiliano. Chissà se significa qualcosa. 

L’Italia ha vinto tre nomination, una con Gigi Donnarumma e due con Sofia Cantore e Cristiana Girelli, ma stamattina i titoli delle prime pagine dei quotidiani sportivi le dimenticano, indicando nel nostro portierone l’unico azzurro in corsa. Non c’è una loro foto: il disvelamento definitivo di una certa ipocrisia che anima ogni tanto qualche editoriale scritto contro questo o quel colpevole di gender gap

Fayth Kipyegon e lo sport femminile

Indossa una maglietta del suo sponsor dove c’è scritto Everybody watches women’s sport: è stata lanciata da un gruppo di atlete professioniste (si scrive Togethxr e si batte per i diritti delle donne) ed è diventata subito fashion.

➣   Veramente tutti guardano lo sport femminile?

«Sì le cose sono molto cambiate. Dopo il mio tentativo di scendere sotto i 4 minuti nel miglio (Breaking 4) a Parigi sono stata fermata all’aeroporto da molti ragazzini che volevano fare la foto con me e congratularsi perché ci avevo provato. Molte bambine mi hanno scritto che si sentono ispirate da me e io accetto questa responsabilità. Questo significa che c’è un mercato, che l’atletica è apprezzata e seguita anche dalle nuove generazioni. Ma noi che corriamo non dobbiamo avere paura delle sfide, anzi dobbiamo buttarci, e dare scossoni. La motivazione è tutto, mai perdere la fame. Non è un caso che dietro di me abbia i manifesti di Eliud Kipchoge che nel 2019 ha attaccato il record della maratona correndo la distanza sotto le due ore». intervista di emanuela audisio, Repubblica

Il dato più eclatante e rumoroso è la presenza di nove calciatori del PSG nella lista, la squadra vincitrice di Champions League, Ligue 1, Coppa di Francia e Supercoppa, la squadra finalista al Mondiale dei club. Il Barcellona ne ha quattro. 

Nove candidati sono un record che il PSG condivide con il Real Madrid 2018, all’epoca tre volte campione d’Europa in carica. Ma Florentino si era appena privato di Cristiano Ronaldo durante l’estate, quindi alla premiazione sotto la bandiera blanca si presentarono in otto. Il PSG è presente anche in tutti gli altri trofei: il Kopa per il miglior giovane, lo Yashin per il miglior portiere, il Cruyff per il miglior allenatore e quello come miglior club della stagione. Per il secondo anno consecutivo, il Pallone d’Oro è destinato a un nome che non l’ha mai vinto prima: nessun ex vincitore compare nella lista. L’era Messi-Cristiano Ronaldo è decisamente finita dice Vincent Garcia di France Football.

L’Equipe – stessa famiglia – racconta delle campagne elettorali in corso e in particolare quella del Barcellona per Lamine Yamal. Dopo aver firmato il suo nuovo contratto fino al 2031, il fresco diciottenne ha preso la maglia con il leggendario numero 10. L’annuncio ha scatenato lunghe code nei negozi del club e una laminemania sinonimo di vendite record in ventiquattro ore. Il risultato – scrive il giornale francese – immagini suggestive trasmesse in tutto il mondo, forse più di una semplice pubblicità

Ousmane Dembélé, favorito e rivale dello spagnoletto, è assente dal campo dalla finale di Coppa del Mondo persa contro il Chelsea. Lamine Yamal è già al centro dell’attenzione sui social dopo le tre partite di precampionato giocate dal Barcellona in Giappone e in Corea del Sud. Sono semplici amichevoli senza niente in palio, se non l’attenzione globale intorno alle geniali moine di Yamal. Come quando Renato Zero grida live ai sorcini: non dimenticatemi. Sulle strategie di comunicazione del PSG pare di capire che vengono avanzate delle perplessità [si legge qui]. dentro lo spogliatoio parigino ci sono gelosie e rivalità incrociate che legano le mani alla macchina della propaganda del club. Se spingi per Dembélé, si offendono Vitinha e Doué. 

È per questo motivo che il duello ha una ragione di esistere, per quel che accadde nel 2019, quando il meraviglioso Liverpool di Klopp portò i suoi calciatori in massa tra i finalisti con il risultato di vederli cannibalizzati fra di loro, si rubacchiarono voti a vicenda, si piazzarono in tre fra i primi cinque, ma van Dijk lasciò il Pallone d’oro a Lionel Messi, secondo per lo scarto di 7 punti. Senza Mané, Salah e Alisson fra i candidati, le preferenze dei sorcini dei Reds probabilmente si sarebbero concentrate su di lui. 

Paolo Condò, il giurato italiano del premio, conferma e aggiunge sul Corriere della sera: Il rischio che Dembelé corre è quello della dispersione del voto: come l’anno scorso Rodri precedette tre giocatori del Real che fra loro s’erano un po’ cannibalizzati, così il prodigioso Lamine Yamal potrebbe approfittare di una lotta intestina fra gli assi del Psg. Anche perché a livello di talento assoluto, e di puro piacere per gli occhi, il fenomeno di oggi e domani è lui.

Secondo L’Équipe è tutto più facile tra le donne: Aitana Bonmatì vede la tripletta. 

Il futuro di Donnarumma 

▥   Il PSG è preso pure da altri pensieri. Fra cinque giorni arriverà alla Supercoppa di Udine contro il Tottenham senza aver giocato neppure un’amichevole di preparazione. È la strada scelta da Luis Enrique per recuperare dalle fatiche di una stagione terminata a metà luglio. E c’è un nodo in porta da sciogliere. Lucas Chevalier, il nuovo acquisto, partirà titolare al posto di Donnarumma. Non ha lasciato il Lille per fare la riserva. 

Ma cosa succederà adesso? Donnarumma resterà fino alla scadenza del suo contratto tra un anno? La convivenza potrebbe dare inizio a un periodo di competizione? si chiede L’Équipe stamattina innescando la solita risposta: e noi che ne possiamo sapere, abbiamo comprato il giornale apposta. Quel che si sa è che al PSG sono abituati a questi dualismi in porta, esiste una tradizione e probabilmente un’attitudine a gestirli: Sirigu-Trapp, Trapp-Areola, Areola-Buffon, Navas-Donnarumma, adesso Donnarumma-Chevalier. 

Donnarumma conosce troppo bene il PSG per lasciarsi ingannare. Reduce da una stagione eccezionale – scrive Hugo Delom – il portiere aveva poche illusioni. Era stato sincero con i suoi compagni di squadra. Dopo mesi di trattative durante le quali le sue richieste salariali erano state respinte, sapeva che la dirigenza parigina avrebbe preso altre strade e stava valutando gli interessi dei due club di Manchester. Nelle ultime settimane, dopo aver ribadito pubblicamente la sua volontà di rimanere a Parigi, Donnarumma ha fatto trapelare la possibilità di rimanere per un altro anno, per rispettare il contratto e sfruttare la posizione di forza contrattuale. Una forma di bluff? Senza dubbio. Perché l’italiano vorrà giocare. Il suo entourage sta lavorando sulla possibilità di una sua partenza. Se l’italiano volesse invece rispettare il suo contratto, verrebbe messo da parte come Adrien Rabiot durante la stagione 2018-2019?

 ▬▬▬▬▬         ▬▬▬▬▬

Le analisi

 

Il campionato dove l’Everton batte tutti e il Chelsea arriva ultimo

    All’inizio della Premier League manca una settimana, Annalisa e Tananai non hanno fatto uscire neppure un pezzo per l’estate e sui lettini in spiaggia non si riesce a leggere un libro, presi come siamo dagli aggiornamenti per il passaggio di Sesko dal Lipsia al Manchester United. Nick Miller su The Athletic ha trovato chissà come la concentrazione per pensare ad altro e si è messo a fare la classifica delle maglie più belle del prossimo campionato inglese, trovando in generale che stiano tutte dentro un lungo range che va dal sublime al ridicolo. La più bella di tutte è quella dell’Everton, che finalmente torna a vincere qualcosa dopo la Coppa d’Inghilterra del 1995 e il campionato del 1987. L’Everton è quella squadra inglese che è stata dominante nel suo paese [due titoli in tre anni] quando gli inglesi erano stati esclusi dall’Europa dopo l’Heysel. Comunque. The Athletic trova che la maglia sia del tutto eccezionale per le sue linee ondulate, un riferimento al fiume Mersey, sulle cui rive l’Everton giocherà questa stagione al… scusate, ehm, sono passati un paio di mesi e suona ancora completamente stonato… giocherà all’Hill Dickinson Stadium. [Non è stato preso bene l’abbandono del vecchio Goodison Park – qui – Roberto Gotta ne ha scritto qualche mese fa su Sky Sport Insider e Paolo Di Canio gli ha dedicato un episodio del suo programma Premier Special]. 

Le maglie del prossimo Everton sono appunto un omaggio ai suoi veri giorni di gloria a metà/fine anni Ottanta. Gli estimatori delle divise di una certa mentalità sono a lutto da quando l’Everton è passato da Hummel a Castore, un marchio che puzza di rugby, ma se le conseguenze sono queste allora mandatemi al Twickers a bere pinte con Hugo e Jonty.

È blu anche la maglia più brutta della prossima Premier, nel giudizio di The Athletic. Quella del Chelsea – che aveva già conquistato il 32esimo posto su 32 in una analoga classifica per la Coppa del Mondo dei club. Non ho cambiato la mia opinione. Se siete mai stati in vacanza in un posto dove il calcio inglese è popolare, ma non è soggetto a rigide leggi sul copyright, potreste avere familiarità con questo tipo di design. In sostanza, la maglia del Chelsea sembra una maglia molto poco ufficiale, una copia disegnata da qualcuno che sa due cose: 1] che il Chelsea gioca in blu e 2] che gioca a Londra. Ha quindi prodotto qualcosa che vi aspettereste di vedere su una bancarella lungo la strada, insieme a un capo con la scritta “MIA MAMMA È ANDATA A LONDRA E TUTTO CIÒ CHE HO PRESO È STATA QUESTA SCHIFOSA T-SHIRT”. Potrebbe benissimo avere stampato un bulldog inglese e un’immagine della Regina.

 

▬▬▬▬▬         ▬▬▬▬▬

Interpreti

 

Freddie Winter

Si chiama inverno, ma in inverno se lo può scordare di fare il fenomeno. Freddie Winter è il campione del mondo in carica di sci nautico, quello sport che Guido Oddo e Adone Carapezzi proponevano con solenne puntualità nei lunghi pomeriggi d’agosto anni Settanta tra un gol da Villar Perosa e un tremila siepi. La scoperta che si fa stamattina sfogliando il Times è che lo sci nautico è vivo e combatte in mezzo a noi. Altro che. 

A fine agosto si terranno i Mondiali: boe, corridoi, gate e slalom saranno apparecchiati a Recetto, provincia di Novara, al parco nautico che chiamano Waterski e dove hanno costruito tre laghi artificiali proprio per questo. C’è anche una struttura di audioslalom per atleti non-vedenti. Le vasche hanno una lunghezza variabile fra i 650 e i 780 metri, larghezze che vanno dai 48 ai 70 metri. Le sponde sono state progettate in modo tale da non permettere il ritorno dell’onda e la Cornice delle strutture, dice il Comune sul suo portale istituzionale, è un paesaggio naturale incontaminato.

A Freddie Winter mancavano due curve alla fine della Monaco Slalom Cup, aveva doppiato quattro delle sei boe e stava sfrecciando verso il traguardo, quando cadde in avanti battendo la schiena, scaraventato sull’acqua fino a schiantarsi contro un molo di legno. Ha temuto che la sua carriera fosse finita, o peggio. 

«Se avessi battuto la testa sarei morto, se avessi battuto la schiena sarei rimasto paralizzato. L’operazione non prometteva bene, sono stato fortunato a sbattere contro l’osso più grande del corpo e abbastanza forte da fratturarlo del tutto. 

Dal suo ritorno sugli sci d’acqua, Winter ha vinto tre competizioni e il Times ha mandato un giornalista a farsi un giro con lui. Un giro non in macchina, un giro proprio di slalom. Così Angus Oliver racconta di questo tempo trascorso al JB Ski di Thorpe Lakes, nel Surrey, in piedi su un monosci attorno a sei boe, a velocità sostenuta.

Da giovane – racconta in prima persona perché questo è il tempo dell’autofiction – ho praticato lo sci nautico sulle acque agitate e gelide del Mare del Nord, quindi essere allenato da un campione del mondo su un lago incontaminato è stata un’esperienza completamente diversa. Ho ricevuto consigli fin da piccolo da mia madre che scia ancora bene a 64 anni, ma sono stato essenzialmente un autodidatta sulle acque agitate e gelide del Mare del Nord, dove trascorrevo le estati sulla costa orientale della Scozia [mentre c’era chi le trascorreva nella noia più profonda aspettando i notiziari di Guido Oddo e Adone Carapezzi]

Comunque l’intento del giornalista del Times è rasserenare i britannici. Freddie Winter sta bene, gli ha detto pure che è abbastanza bravo nel completare i 18 metri di percorso con la barca che viaggiava a 40 km/h. Winter sta così bene che verrà in Italia per confermarsi campione del mondo. Potrebbe aver bisogno di una cima corta di soli 9,75 metri e non scommettete contro di lui – avverte il Times – nemmeno dopo tutto quello che ha passato

▬▬▬▬▬         ▬▬▬▬▬

Oggi


     

 Guida allo sport in tv di oggi

Le partite di Cincinnati e gli Europei Under-20 di atletica

▥   Il programma

 Leggi tutto


     

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. 

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link 

Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. A cosa serva non si sa, però pare che fa molto fico. 

           

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.