L’oro europeo di München: Jacobs punto e a capo

La nave vittoriosa è tornata dal viaggio tremendo, la meta è raggiunta;

esultate, coste, e suonate, campane!

Walt Whitman

Trent’anni dopo il britannico Linford Christie, Marcell Jacobs è il primo oro olimpico dei 100 metri a diventare anche campione d’Europa. Ha vinto il titolo a Mñnchen in 9.95, davanti ai britannici Hugues [9.99] e Azu [10.13]. 

 

SONO passati centocinquantuno giorni tra il 6.41 dell’oro mondiale indoor sui 60 metri di Belgrado e il 9.95 dell’oro europeo nei 100 metri a München. Tra i due estremi di gloria di Marcell Jacobs, tra le due foto di lui che fa i muscoli, ci sono state altre foto di lui che fa i muscoli, ma senza serenità. C’è stata la gestione scellerata di un campione olimpico che l’Italia non aveva mai avuto prima, nella gara regina della regina degli sport. A Jacobs era rimasta una sola occasione per mettere sotto anestesia quel rosario di errori. L’ha colta. 

Un quarto d’ora dopo le dieci di sera, nello stadio dove Mennea vinse il bronzo olimpico cinquant’anni fa, si è battuto tre volte le spalle, ha inquadrato il rettilineo davanti a sé, si è picchiato il cuore e ha di nuovo mimato il paraocchi. Dalla corsia numero 6 è uscito in 153 millesimi dopo lo sparo, il quinto tempo di reazione su otto. 

Ha mosso i suoi 44-46 passi verso il traguardo, restando in linea con gli avversari per i primi 20 e poi scappando con quelli finali, imprendibile, portentoso, con dei balzi sulla pista simili a quelli che si fanno nel salto triplo. Ancora più impressionante era stato due ore prima in semifinale, irresistibile nella parte centrale, in frenata sul traguardo, quando si è accorto che aveva due metri di vantaggio e gli bastavano. È arrivato in 10 netti fermandosi, e come spiegava Stefano Tilli in diretta sulla Rai «le gambe gli scappavano avanti anche quando ha tirato le spalle indietro, segno di grande salute, grande condizione. Non riusciva a frenare, per quanto correva forte. Quasi si ribaltava». 

Uno Jacobs sciolto, scioltissimo, bello, alto, dritto, elegante nella sua potenza. Un mese fa in America era il contrario. Ieri aveva la mascella rilassata – spiegava ancora Tilli – come sempre dovrebbe essere, perché «quando le cose nella vita vanno male, ti dicono: stringi i denti, nell’atletica no, nella velocità no. Non bisogna digrignare, altrimenti la tensione si ripercuote sui muscoli della colonna vertebrale e leghi le gambe. Bisogna stare molto sciolto sopra, per far andare le gambe sotto». 

 

Tre volte Tilli ha usato il verbo rimbalzare, perché il contributo alle prestazioni che viene dalle scarpe e dai materiali di nuova generazione è ormai un argomento acclarato, e vale per tutti. 

La tesi di Stefano Tilli è che nessuno possa battere Jacobs. Anzi. A Eugene, dice, avrebbe vinto lui. Perché Fred Kerley corre ancora in tondo come un quattrocentista, mentre Marcell corre in avanti da sprinter vero. Perché Kerley ha impiegato un mucchio di tempo per andare a riprendere lo scatto di Marvin Bracy in partenza, mentre a Jacobs ne bastò assai meno per batterlo a Belgrado sui 60. Il vero Jacobs sarebbe arrivato davanti al campione del mondo, dove per vero Jacobs si intende quello di Tokyo. 

Può darsi. È certo che Tilli ne sappia più di chi guarda da qui. Solo che in chi guarda da qui resta una domanda: se il vero Jacobs è quello di Tokyo, perché abbiamo visto più spesso uno Jacobs falso? Chi o cosa ci negano con più frequenza quello vero? Dove per falso non si intende [solo] lo Jacobs infortunato, ma anche quello che corre dai 9.95 in su. Negli ultimi tre anni: ventisette volte su trenta. Tranne in quelle tre uscite sulla pista di Tokyo. 

 

Il punto è: perché cercare l’ossessione del vero Jacobs, non possiamo tenerci questo? Nove e novantacinque è un tempo altamente simbolico. È il crono che corse a Savona il 13 maggio 2021, con 1.3 di vento alle spalle, la sua prima volta sotto i 10 secondi, nuovo record italiano. È la misura-ponte tra la gavetta e la gloria. Il primo passo dei suoi Ottanta Giorni fuori dall’ordinario. Un 9.95 sulla scena internazionale è un’ottima ordinarietà. È la 15esima prestazione mondiale del 2022. Jacobs ieri sera non ne era soddisfatto. Stefano Tilli immaginava un tempo più basso dopo aver visto la semifinale, col ricordo del 9.80 di Tokyo. I fatti dicono che 9.95/10 è la dimensione media di Jacobs. Nessuno gli potrà mai addossare la colpa di aver perso da un americano, correndo quel tempo. È sensazionale per l’Italia avere un centometrista da 9.95-10 netti di standard. Ciò che qui si chiede da tempo a Jacobs, è di accettare l’idea della sconfitta come accoglie le vittorie. Con un dolore avvertito in batteria a Eugene dopo un 10.04, si è fermato: forse temendo che un 9.95 ai Mondiali significasse un quarto-quinto posto. Con un dolore sentito a München, si è presentato lo stesso in  finale applicando il taping sul polpaccio sinistro: di certo sapendo che 9.95 significava oro.

 

Jacobs non deve zittire chi credeva che non sarebbe partito. Gli basta partire più spesso. Non deve vincere un oro ogni volta, per riscattare le assenze. Gareggi. Anche perdendo, non si nasconda. Metta il punto, vada daccapo. Se questo oro europeo è una rivincita verso qualcosa, come si sente ripetere da ieri sera, Jacobs si guardi dentro, si guardi intorno, e capisca verso cosa. La sfortuna non esiste. O meglio: non sono sfortuna i guai fisici ripetuti in un atleta d’élite. Sono errori. O nella preparazione, o nella programmazione, o nella gestione della vita quotidiana, o nell’alimentazione, o nei tempi di recupero. Questo è accaduto dal 19 marzo a ieri. Con l’aggiunta di una pessima comunicazione e uno scollamento con la federazione.

«L’obiettivo del prossimo anno – ha sottolineato Tilli in telecronaca – deve essere la salute». E ha fatto l’elenco degli obiettivi da porsi su programmazione, tempi di recupero, gestione della vita quotidiana, eccetera. Come ti dico cosa hai sbagliato, senza dirti che cosa hai sbagliato. 

 

◉  CORIANDOLI Che cosa si dice in giro

 ◇   Andrea Buongiovanni, La Gazzetta dello sport: La partenza: Marcell Jacobs, a Tokyo, aveva sorpreso gli avversari anche grazie a quella, figlia di lunghe e meticolose video-analisi di coach Paolo Camossi. Prevedeva e prevede un’uscita dai blocchi con i primi appoggi molto rapidi, frequenze alte e una tecnica che è la più adatta alle caratteristiche di Marcell. Il bresciano non resta “basso” a lungo, non cerca ampiezze eccessive, ma raggiunge in fretta la più alta velocità possibile, per poi sfruttarla nel lanciato, il suo punto di forza. L’arma non è più segreta. Ma – soprattutto per gli altri – come ben confermato all’Olympiastadion, resta letale. Addirittura, a bocce quasi ferme, all’inizio della nuova stagione, si è cercato di renderla ancor più efficace, di raffinarla ulteriormente. Il progetto prevedeva un cambiamento di prima gamba. La destra del campione olimpico è da sempre meno forte dell’altra. Ma Marcell, da sempre, parte per abitudine col piede sinistro avanti, appoggiando a terra per primo, dopo lo sparo, il destro. L’idea, proprio per sfruttare al meglio le sue qualità naturali, era di invertire la posizione. I primi riscontri, anche grazie all’Optojump, sistema di rilevamento ottico spesso utilizzato da lui e dal suo staff, sono stati molto positivi. La novità, sulla carta, gli avrebbe permesso di guadagnare preziosi centesimi. Certi automatismi, però, non si creano dall’oggi al domani. Sarebbe servito tempo

 ◇   Emanuela Audisio, Repubblica: È tornato il padrone dei cento. Italy first. Ancora Jacobs, corsia 6. E il suo tocco di piede fulmineo. Quello che dice: «Mio». Il fast boy in versione Tokyo. La finale era il suo settimo sprint stagionale sui 100 dopo virus e infortuni (2 turni a Savona, 2 a Rieti, 1 a Eugene, 2 qui a Monaco), tanto che il quotidiano francese l’Equipe titolava: Jacobs, così vicino o così lontano? Ma tranquilli, ragazzi: vicinissimo al traguardo, quelli che restano lontano siete voi. Dopo un’estate sgangherata, piena di dubbi, quasi da Colosso d’Argilla, Jacobs si riprende la sua terra di caccia. Ma è lui che bracca gli altri, non è preda

 ◇   Giulia Zonca, La Stampa: Bisognerà smettere di scrutare le facce di Marcell Jacobs e iniziare a guardarlo correre. Perché è un piacere e soprattutto perché è quello che sa fare, come nessun altro in circolazione, come pochi al mondo. Il campione olimpico si prende il titolo Europeo dei 100 metri ed è inutile ridurre in scala la portata del successo dopo tutto quello che è capitato tra i due ori. Non è il Jacobs spensierato che si è stretto il nodo del tricolore sul fianco dopo le Olimpiadi, però la bandiera sta ancora lì, appesa allo stesso modo, su un altro oro. Uno di quegli ori puri che vanno bene così, senza nessuna faccia da metterci sopra 

Ci serve qualche brivido che non si accompagni alla paura. Ce lo ha dato Paltrinieri, con quella classe sempre inattaccabile e tutto il nuoto esaltante, esuberante e ricomincia a farlo l’atletica capace di nuovo di occupare spazio, di esserci, evidente. Jacobs che scappa via nella notte di Monaco è l’Italia che si sposta, quell’Italia che non ha più un Mondiale da giocare (da un’eternità ormai) ma ha un mondo in cui contare

 ◇   Gaia Piccardi, Corriere della sera: I muscoli in diretta tv, l’urlo che squarciò il cielo di Tokyo. Lo stesso. Finalmente libero da infortuni nel corpo e fantasmi nella testa, 380 giorni dopo la notte giapponese che ha cambiato per sempre la faccia dell’atletica italiana. Il fragile Marcell della stagione all’aperto torna l’invincibile Jacobs in cento metri alla sua maniera. Efficace nell’uscita dai blocchi, potente nella fase lanciata, senza nemmeno dover strafare. Chissà cosa sarebbe potuto succedere al Mondiale di Eugene, meno di un mese fa, se il ragazzo di Desenzano che ha terremotato la velocità ci fosse arrivato integro e sereno, anziché quel giaguaro ferito e guardingo reduce da appena quattro sprint caserecci (Savona e Rieti), fermato da una contrattura dopo le batterie dei 100. Ma non è con le ipotesi campate per aria che si fa la storia

 ◇   Leo Turrini, Resto del Carlino: “Mai dubitare dei campioni autentici. Credo sia questa la lezione impartita tra le pieghe di un bellissimo oro europeo da Marcell Jacobs.  Naturalmente, non sapremo mai cosa avrebbe potuto combinare Jacobs ai mondiali del mese scorso nell’Oregon, se solo fosse stato sano.   Ma questi sono rimpianti che scivolano via, nella euforia di una impresa che ha il sapore della risposta, entusiasmante!, agli scettici e agli increduli che ho evocato all’inizio. Conviene essere orgogliosi di Marcell Jacobs, sissignore

 ◇   Mario Nicoliello, Avvenire: C’è una Freccia azzurra che illumina la notte dentro l’Olympiastadion, ma non è quella del Sud. Eppure 44 anni dopo l’impresa di Mennea a Praga, un altro italiano si accomoda sul trono continentale dei 100 metri. A Pietro Paolo da Barletta, segue Marcell Lamont da Desenzano del Garda

Francesca Grana, Tuttosport: Back to the roofs. Di nuovo sui tetti Ma coi piedi per terra

 

    BINOCOLI Visto dall’estero

 ◇  L’Équipe: Jacobs arricchisce il suo curriculum” – Stéphane Kohler scrive: Non aveva saputo difendere le sue chance a luglio ad Eugene durante i Mondiali, una coscia recalcitrante lo aveva costretto al forfait poche ore prima della semifinale. Ma ieri sulla pista dello stadio Olimpico, davanti a quasi 50.000 spettatori, Marcell Jacobs ha avuto abbastanza forza per rimanere il boss di questa sponda dell’Atlantico. Con un sorriso carnivoro e bicipiti branditi come uno stendardo nella sua maglia azzurra, Jacobs indossava una fascia con i colori dell’Italia dietro la gamba sinistra. Il suo grido di gioia è suonato come una vera liberazione, visto che l’atleta allenato da Paolo Camossi ha accumulato un glitch dietro l’altro da diverse settimane. Dal suo ritorno dagli Stati Uniti, non avevamo ancora visto Jacobs in gara. Ci siamo dovuti accontentare di comunicati stampa ottimisti della Federazione italiana sul suo stato di salute e di alcune frasi lasciate cadere da Camossi dopo il suo arrivo in Baviera. A volte controverso fuori dal suo paese, per la sua rapida e tardiva ascesa al livello più alto nel 2021, dopo essere stato un promettente saltatore in lungo e un velocista abbastanza anonimo, Jacobs è apparso poco in circuito dalla sua incoronazione olimpica. Raramente per scelta, più spesso per un fisico fragile. Ma con questo ritorno alla ribalta ha già dato appuntamento ai suoi avversari, oltre che ai suoi detrattori, per i prossimi grandi eventi: a Budapest per i Mondiali 2023, a Parigi l’anno successivo. La pattuglia americana, che ha ottenuto la tripletta a Eugene (Kerley, Bracy, Bromell), dovrà lavorare per buttare giù Jacobs dal suo trono

 ◇  Ben Bloom, Telegraph: Si è lasciato alle spalle una stagione travagliata per strappare il titolo europeo a Zharnel Hughes. Il tempo è molto lontano dal record europeo di 9.80 che aveva stabilito per vincere l’oro olimpico l’anno scorso, ma segna un miglioramento astronomico rispetto alle sue due precedenti uscite ai Campionati europei: 11esimo nel salto in lungo nel 2016 e un’uscita in semifinale nei 100 metri due anni dopo.

 

10.12  Il primato personale battuto da Chituru Ali in semifinale. Se lo avesse ripetuto due ore dopo, avrebbe vinto la medaglia di bronzo. Invece ha chiuso ottavo, con dei crampi. Emanuela Audisio su Repubblica sottolinea che è più grosso di Bolt e che per la terza volta l’Italia ne ha piazzati due in finale, come nel 1966 Giani e Giannattasio, nel 2010 Di Gregorio e Collio.

 

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