O a Bologna, Bologna coi suoi orchestrali
Francesco De Gregori, Viaggi & Miraggi
► IL BOLOGNA ha vinto la Coppa Italia per la terza volta nella sua storia, a 51 anni di distanza. Ha battuto il Milan per 1-0
◇ Il TG Rai del Friuli Venezia-Giulia dice che c’è un calciatore dell’Udinese denunciato per violenza sessuale
◇ Mads Pedersen ha vinto la terza tappa al Giro su cinque: primo in volata in maglia rosa anche sul traguardo di Matera
◇ La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha appena annunciato che la America’s Cup del 2027 si farà a Napoli
◇ Lorenzo Musetti e Jasmine Paolini si sono qualificati per le semifinali del torneo di Roma. Eliminata la numero 1 al mondo aryna Sabalenka dalla cinese Zheng. Jannik Sinner è stato ricevuto dal Papa, ma pare il contrario
◇ Pur senza Jayson Tatum, i Boston Celtics hanno battuto i New York Knicks in Gara-5 e hanno accorciato le distanze nella serie di semifinale Est [2-3]. I Golden State Warriors sono invece fuori. In finale a Ovest ci va Minnesota
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#1 giorno alla Diamond League di Doha
Bologna la rossa, la verde e la bianca
Alle due di notte il Bologna è salito su un treno, ha caricato la Coppa Italia in un vagone e se n’è tornato a casa nel giro di novanta minuti, più o meno quanto dura una partita. Colonna sonora: facile. La sera dei miracoli, Lucio Dalla, si muove la città.
La prima Coppa Italia del ‘70 era finita sul Corriere della sera in un piccolo trafiletto di spalla, perché nel frattempo erano cominciati i Mondiali in Messico e l’Italia quella sera – alla mezzanotte da noi – avrebbe dovuto giocare contro l’Israele. Savoldi fece due gol al Torino e per quei meravigliosi disegni del caso che quasi mai capiamo Edmondo Fabbri uscì finalmente dall’imbuto dell’onta di quattro anni prima, quando era cittì della Nazionale e in Inghilterra era stato Capitan Naufragio di fronte alla Corea. Lucio Dalla era già uscito con due album ed era stato un paio di volte a Sanremo, Gianni Morandi aveva appena vinto Canzonissima per la seconda volta e s’era piazzato ottavo all’Eurofestival con Occhi di ragazza, Cesare Cremonini non era ancora nato. Alle comunali della domenica prima il PCI aveva perso 2 punti percentuali e un seggio, bastò perché il Corriere dicesse: “Bologna non è così ineluttabilmente rossa come vuole far credere”.
Italo Cucci sul Corriere dello sport-stadio ha scritto stamattina che questa Coppa Italia “per i bolognesi è storia, per altri spesso sola consolazione”.
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Che cosa stanno leggendo in Europa
🟨 In Inghilterra il secondo major di golf della stagione – In Spagna il derby di Barcellona cruciale per la Liga – In Francia le separazioni di Lacazette e David da Lione e Lille – In Italia la Coppa vinta dal Bologna
Da Potenza a Napoli
Tre volate felici nelle prime cinque tappe potrebbero non essere abbastanza per Mads Pedersen, il danese che ha vinto in tutti i giorni della settimana: cinque volte di lunedì, tre di martedì, quattro di mercoledì compreso ieri a Matera, nove di giovedì, 13 di venerdì, 16 di sabato, 28 di domenica. Quando sulla prima vera salita gli toglieranno la maglia rosa, si infilerà dentro la meravigliosa ciclamino chissà per quanto, probabilmente fino a Roma – se avrà voglia di arrivarci. Non oggi, il viaggio da Potenza a Napoli è ancora adatto ai velocisti. Ma la prossima volata s’annuncia fra una settimana. L’anno scorso furono in tre a vincere almeno tre tappe in tutta la corsa: il belga Tim Merlier, l’antropofago Tadej Pogacar e il pistard Jonathan Milan convertito alla strada.
Per il quarto anno consecutivo il Giro arriva a Napoli, stavolta lo fa nel mezzo di uno sciame sismico brutale nella zona occidentale dei Campi Flegrei – che non è un Altrove, non è chissà dove. Spesso le notifiche dicono: scossa avvertita pure a Napoli. Eh: certo. Sui Campi Flegrei siedono Bagnoli e un pezzo di Fuorigrotta. Tanto che la fermata della metro per andare allo stadio si chiama così.
In quattro anni il Giro è arrivato a Napoli da strade diverse. La più suggestiva fu proprio quella che oggi trema, la strada sdraiata sull’Averno che porta agli inferi e alla casa di Lucifero, le strade della Sibilla: Monte di Procida, Lucrino, Pozzuoli, e poi Bagnoli, Nisida, fino a risalire Capo Posillipo e scendere verso via Caracciolo.
Quest’anno il giro del Giro è differente – altrimenti sarebbe stato un gran casino. Thomas De Gent ha vinto nel 2022, Mads Pedersen nel 2023, Olav Kooij nel 2024, la versione 2025 del percorso è più sbilanciata verso le ruote veloci. Le salite non sono così dure come due anni fa, quando Mark Cavendish volle dar torto a Goethe e finì per morire [metaforicamente] prima di vedere Napoli – e non dopo.
Con i suoi 227 km è la tappa più lunga dell’intera corsa, “più paragonabile a una classica – dicono quei fenomeni di Rouleur – che a una tappa di un grande giro. E sebbene affrontate all’inizio, le salite sono abbastanza dure da permettere a una fuga di smarcarsi e prendere il comando”.
Sulla salita di Monteforte Irpino, negli anni Settanta c’erano addirittura delle utilitarie che non andavano avanti, specialmente se sul portabagagli erano state caricate un paio di valigie, in viaggio verso il fresco delle montagne irpine a Ferragosto. Com’è-come non è, a Rouleur credono che pure oggi finirà per vincere Pedersen – e chi siamo noi per dargli torto.
Le bici nei romanzi di Napoli
Qui le bici affollano le pagine dei romanzi più che altrove. La bici è desiderio. “Ho trovato, sotto il mio cuscino, un suo biglietto con queste parole: E ora me la compri la bicicletta?”, scriveva già Giuseppe Marotta in Strettamente confidenziale. La bici è una solenne ricompensa. “Ho sempre desiderato che qualcuno, particolarmente soddisfatto del mio lavoro, mi regalasse una bicicletta” (ancora Marotta, I Dialoghi). Oppure prendete Domenico Rea. Pedalare tra le sue pagine è uno struggimento d’amore. “Sulla bicicletta lei disse: – Non dire niente a nessuno. – Sarei pazzo. Io ti amo… – Ci vediamo domani alla stessa ora e allo stesso posto” si legge in un passaggio di Ninfa Plebea. “È attraente, seduce, sfila come una modella, col telaio rivestito di un manicotto di pelliccia grigia, con i raggi luccicanti come la ruota del sole all’aurora”: questo aggiunge invece è Una vampata di rossore. Segue qui
I diari della bicicletta di Massimo Troisi
Così cominciò e così finì, l’attraversamento leggero del cinema da parte di Massimo Troisi. Su una bicicletta. Aveva in tutto un’ora di film alle spalle nella sua carriera, quando montò in sella per le strade di Firenze, emigrante, sì, mentre Lello Arena prometteva inutilmente di farsi leggero leggero. Tredici anni più tardi, per le ultime scene mai girate, Troisi si appoggiava invece all’anti-cavallo nei panni di Mario Ruoppolo, postino di Neruda, mentre una controfigura pedalava al posto suo e del suo cuore malato, sui saliscendi dell’isola di Procida. Segue qui
“Sono orgogliosa di annunciare che l’America’s Cup si disputerà, per la prima volta nella storia, in Italia. Sarà Napoli la città che ospiterà nel 2027 la trentottesima edizione del torneo velico più famoso e prestigioso al mondo, un evento globale che coinvolge milioni di appassionati e rappresenta una sintesi unica tra tradizione, innovazione tecnologica, eccellenza ingegneristica e spirito competitivo”
GIORGIA MELONI
Considerati i tempi dell’annuncio, deve trattarsi di un piano di evacuazione in caso di emergenza nei Campi Flegrei. Scapperemo a bordo di New Zealand
Le immagini della giornata di ieri
Rory McIlroy al secondo Major di golf
Un mese dopo il Masters e la giacca verde finalmente conquistate in Augusta, al Pga Championship sui campi di Quail Hollow, vicino a Charlotte, il nord irlandese capeggia un cast con 49 dei primi 50 della classifica mondiale. Matteo Dore sulla Gazzetta ha scritto che se anche non dovesse più vincere nulla, “anche se non dovesse più passare nemmeno un taglio, resterebbe comunque nel Paradiso degli Eroi del golf. È uno dei sei ad aver fatto il Grande Slam della carriera”.
Ma proprio per questo adesso la curiosità è vedere “se toltosi la scimmia che aveva sulle spalle adesso giocherà più libero e felice oppure se aver raggiunto il traguardo tanto agognato gli toglierà concentrazione e determinazione”.
Quail Hollow è un campo dove ha già vinto 4 volte [2010, 2015, 2021 e 2024], ma dal 2015 nessun golfista riesce a vincere i primi due Majors dell’anno solare: l’ultimo fu Jordan Spieth. Proprio lui ha definito questi prati il Rory McIlroy Golf Club.
Il ritorno degli italopitechi
A qualcuno prima o poi doveva succedere. È accaduto ad Aryna Sabalenka, la tennista numero uno al mondo. Dopo aver perso il servizio all’inizio del secondo set, mentre si preparava a rispondere al terzo punto del game successivo, dinanzi alla nuova voce che ha sentito alle sue spalle ha urlato zitto, stai zitto, e poi un’oscenità – così si chiamano nel codice vittoriano del tennis. Lo sfogo le è costato una sanzione, certo non decisiva per la sua prima sconfitta in carriera contro la cinese Zheng ma decisiva per dirci del clima in cui si stanno giocando gli Internazionali d’Italia.
Sono tornati gli italopitechi: così Gianni Clerici chiamava gli spettatori del tennis quando gli pareva che nei costumi fossero troppo apparentati ai tifosi del calcio – lui che amava Suzanne Lenglen senza averne mai visto un quindici. Al Foro Italico accadeva regolarmente in Coppa Davis e ogni tanto agli Internazionali, quando una racchetta figlia di Mameli era in grado di spingersi in finale, una semifinale, nei momenti più bui anche un quarto di finale bastava.
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Guida allo sport in tv di oggi
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La borghesia cinese si è rimessa a giocare a tennis: merito di Zheng
Lo storico oro vinto da Zheng Qinwen alle Olimpiadi di Parigi è il risultato di un’ondata decennale di popolarità del tennis tra la classe media cinese. Una vittoria che è destinata a rafforzarla, Zheng la definisce un momento di orgoglio per sé e per il suo Paese: i circoli sono già pieni di bambini e adulti. Ne scrive il sito Inside the Games riprendendo un servizio della France Press. Segue qui
Dentro la macchina Cori Gauff: pensieri, colpi e anima di un’erede controvoglia
Il problema di riporre delle grandi aspettative in una diciannovenne è che lei rimane una diciannovenne. La più attesa fra le attese del tennis femminile è arrivata. Aspettiamo Cori Gauff da quella volta in cui si presentò a Wimbledon all’età di 15 anni e 122 giorni, partita dalle qualificazioni, per far fuori al primo turno Venus Williams e diventare la più giovane tennista a vincere un match in uno Slam dai tempi di Anna Kournikova. Segue qui
L’esordio al Giro d’Italia
Come fu che Gianni Mura diventò un suiveur, lo raccontò lui stesso in un pezzo per il Venerdì alla vigilia di un Giro d’Italia. Aveva vent’anni, era arrivato in redazione alla Gazzetta dello sport da cinque mesi, compilava regolarmente trafiletti sul girone A della serie C e un paio di volte lo avevano mandato a siglare un paio di piccole interviste volanti a dei calciatori del Milan. Alla Coppa Bernocchi nel mese di aprile aveva fatto una prova intervistando Cribiori a fine corsa. Funzionò. Così alla Gazzetta pensarono di aggiungerlo alla squadra al seguito del Giro d’Italia del ‘65. La corsa partiva da San Marino e stava cambiando pure la strada di Gianni Mura. Il 15 maggio del 65 – oggi sono sessant’anni – firmò il suo primo pezzo per esteso, nome e cognome, non più con la sigla [gi.mu].
Slalom da oggi vi ripropone giorno per giorno il primo Giro d’Italia del giovane Mura. Un Giro d’Italia dove con la maglia della Salvarani debuttava tra i professionisti pure un 23enne bergamasco, un certo Felice Gimondi.
“Orgia cromatica a San Marino e cumulo d’interrogativi: chi vincerà il 48° Giro d’Italia? Sentiamo Baffi, che del Giro è un veterano: questo è il dodicesimo che corre e di esperienza ne ha da vendere.
Il pronostico?
– Dancelli o Zandegù per la tappa di domani; Zilioli o Balmamion per il Giro.
– E Venturelli? – chiede uno.
– Il Romeo ha la febbre – risponde subito un altro.
– Sì, la febbre in testa – brontola il Pierino, che in questi ultimi tempi gli ha fatto da amorosa balia.
Chiediamo a Baffi: – Chi degli esordienti vede meglio piazzato al termine?
– Gimondi. È il più continuo. E serve molto essere continui in un Giro come questo. Per me la media finale non supererà i trentatré, e vedrete se non ho ragione”.
Dopo altri pareri in gruppo, nella parte finale del pezzo alla vigilia della partenza, il giovane Mura racconta il mondo intorno alla corsa.
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Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.
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