Lo Slalom del 17 maggio | Cosa leggere, sapere e vedere

 

      

L’unica cosa che dura tutta la vita è la vita

Il resto è sempre precario, instabile, fugace

José Saramago

 

#1 giorno al GP di Imola

 

 

La Formula Uno si sta uberizzando

Franco Colapinto è arrivato giovedì mattina a Imola con un sorriso incredulo. Ha cominciato la stagione come pilota di riserva dell’Alpine, ma neppure nel più remoto e irraggiungibile sobborgo del suo cuore doveva abitare la speranza di prendersi un sedile. Invece eccolo qua, eccolo titolare di una macchina al GP del Made in Italy e dell’Emilia-Romagna – sul serio si chiama così. 

Ma sempre in quel remoto e irraggiungibile sobborgo del suo cuore farà bene a non dar spazio alle illusioni. Colapinto ha un contratto per cinque corse, una in meno delle sei disputate in questa stagione dal suo predecessore Jack Doohan, spudoratamente escluso dopo un inizio timido e ritenuto insufficiente.  Così dice Tanguy Mantovani per Eurosport France aggiungendo che l’australiano potrebbe perfino considerarsi fortunato: al momento dell’annuncio del suo ingaggio, si vociferava che avrebbe avuto due gare per dimostrare il suo valore. Una e due. 

D’altra parte Liam Lawson con la Red Bull quante ne ha avute? Il tempo impiegato dalla squadra austriaca per accertarsi che puntare su di lui fosse un errore, per promuovere così Yuki Tsunoda.

Sia l’Alpine sia la Red Bull sono al centro dell’attenzione per la loro gestione del secondo sedile. Jack Doohan ha incassato la solidarietà di qualche collega, come il giovane Oliver Bearman. Esteban Ocon, presente alla conferenza stampa dei piloti di giovedì, ha detto di non essere realmente sorpreso. Ha aggiunto: purtroppo. Conosce quei polli. 

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Il GP di Imola su Slalom

  Perché a Imola piove sempre

Un motivo c’è. Chiaro, netto, inconfutabile. Quasi. Lo aveva trovato Pierluigi Ighina e lo raccontò tempo fa Alessandra Giardini, in uno dei suoi bei pezzi per Sportweek. Ighina abitava proprio là. Come sarebbe: chi è Ighina?  Segue qui

Cosa c’entrano Machiavelli e Leonardo con Leclerc

Leonardo da Vinci era a Imola su invito di Cesare Borgia. L’anno è il 1502. La rocca aveva subito danni e aveva bisogno di lavori. Leonardo buttò giù due schizzi e per l’occasione disegnò pure la mappa della città. Segue qui

  Storia dell’unico pilota che corse senza finire nemmeno un giro

DI ROBERTO LIBERALE

Sulla pista bagnata, al Tamburello, la Osella con il numero 31 puntò dritta verso il guard-rail. Era stata toccata dalla March del cileno Eliseo Salazar, slittò e andò a chiudere la sua corsa senza altro rimedio  Segue qui

   

Cosa ci faceva Infantino con Trump nei paesi del Golfo

Come negli anni Novanta del Novecento diceva il leggendario Armando Ciotola con un microfono di Sportacus tra le mani, la domanda del cronista è la seguente: qualcuno sa cosa ci faceva Gianni Infantino con Donald Trump nel suo viaggio nei paesi del Golfo? Sul serio. Perché il presidente della FIFA era là? Come Ciotola se lo chiede il Guardian, dove sono convinti che Infantino dovrebbe rendere conto del suo viaggio e descrivere nel dettaglio i risultati ottenuti per il calcio e i diritti umani

La stessa curiosità è venuta per esempio a Human Rights Watch, dove ritengono la missione di Infantino indicativa della mancanza di significativa responsabilità ai vertici dell’autorità mondiale del calcio

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 Che cosa stanno leggendo in Europa

 🟨   In Spagna la tappa del Giro ad Ayuso e i festeggiamenti di Barcellona per il titolo – In Inghilterra i boo di Liverpool a Trent Alexander-Arnold – In Francia i verdetti della Ligue 1 – In Italia: le finali di Paolini e Sinner al Foto e la volata scudetto

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Il collasso dell’Ajax

Quando un mese fa l’Ajax era sotto per 1-0 contro il Willem II, solo i tifosi più ottimisti del PSV potevano credere che ci fosse spazio per una rimonta. I gol di Oliver Edvardsen e Wout Weghorst avrebbero ribaltato il risultato portando il vantaggio a 9 punti, i giornali hanno iniziato a celebrare con un discreto anticipo la forza delle idee di Francesco Farioli e nulla induceva a pensieri raggianti nella città di Eindhoven. L’Ajax aveva vinto tredici delle precedenti 14 partite: come si poteva immaginare di avere delle speranze?

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La finale della Coppa d’Inghilterra

Il più crudele fra gli inverni vissuti da Pep Guardiola si può addolcire con la bella stagione, con i tre obiettivi  che il Manchester City si è dato prima di andare in vacanza: la Coppa d’Inghilterra oggi, la qualificazione alla Champions League, il Mondiale per Club del mese prossimo. Prima tappa: Wembley. Avversario: il Crystal Palace. 

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Andare in Champions col 17esimo posto

Oh nel frattempo ieri sera si son giocati i due anticipi delle due squadre inglese impegnate mercoledì nella finale-derby dell’Europa League. Il Manchester United ha perso contro il Chelsea e il Tottenham ha perso con l’Aston Villa. Adesso sono rispettivamente 16esima e 17esima in Premier League, al punto più basso dove possono chiudere: dietro ci sono solo le tre squadre da tempo retrocesse [Ipswich, Leicester, Southampton]. Sia Amorim sia Postecoglou hanno messo l’amplificatore all’anno balordo che gli è toccato vivere, nel senso che da tempo si disinteressano del campionato, avendo in mano questa carta di riserva per qualificarsi comunque alla prossima Champions. 

La faccenda è così sgamata, così eticamente discutibile, che Arsene Wenger nei giorni scorsi si è fatto portavoce della necessità di cancellare questa promozione, la wild card che permette di giocare un trofeo che si chiamava Coppa dei Campioni se sei arrivato 18esimo in campionato. The Athletic ha fatto un piccolo studio e ha dedotto che mai c’è stato nell’albo d’oro di una coppa europea una squadra che nel suo campionato s’è piazzata così in basso.


Lo scudetto femminile del Lione

  Melchie Dumornay, Kadidiatou Diani e Wendie Renard. I gol che hanno ribadito le gerarchie del calcio femminile in Francia portano le loro firme: 3-0 per il Lione sul PSG nella finale per il campionato davanti a 10.500 spettatori, seimila in più rispetto alla semifinale vinta contro il Digione, ma cinquemila in meno rispetto alla partita per il titolo di un anno fa. 

Il Lione aveva dominato anche la stagione regolare, chiusa con 10 punti di vantaggio. È il diciottesimo titolo della sua storia e dal 2007 ha mancato l’appuntamento solo una volta, quando quattro anni fa il colpo del PSG pareva l’annuncio di un cambio di egemonia. Oggi pare più una parentesi. Wendie Renard ha pure celebrato le 500 partite ufficiali con il Lione segnando al 94esimo un rigore col cucchiaio. In panchina: l’ex juventino Joe Montemurro, intenzionato a tornarsene nella sua Australia per guidare la Nazionale. Le Monde stamattina scrive: Si prevede che l’ambiziosa proprietaria Michele Kang investirà per rigenerare una squadra che ha bisogno di forze fresche tornare ai vertici europei. La prossima sfida dell’imprenditrice americana è più che mai la nona vittoria in Champions League. Tre delle ultime quattro sono finite a Barcellona.


L’omofobia nei settori giovanili

Se un giovane calciatore fa coming out, nella sua squadra non dura due settimane. È la conclusione a cui giunge L’Équipe dopo aver seguito il ciclo di incontri organizzato dalle istituzioni calcistiche francesi contro l’omofobia nei centri di formazione. Molte squadre tengono durante la stagione laboratori per il contrasto ai pregiudizi e alla discriminazione. Il St-Étienne ha chiamato per un workshop Ouissem Belgacem, passato per l’accademia del Tolosa tra 2002 e 2007, autore oggi della docuserie Adie ma honte

Nel racconto che fa il giornale francese, Belgacem risponde alle domande dei giovani sulla scoperta della sua attrazione per gli uomini, sulle circostanze del suo coming out e sul legame tra orientamento sessuale e religione. La parola omosessualità – dice – non è scritta da nessuna parte nei tre libri sacri delle religioni monoteiste. Il brano su Sodoma e Gomorra parla di adulti che hanno relazioni di dominio e di violenza sessuale sui minori. 

Sul treno di ritorno verso Parigi, Belgacem ha detto che siamo ancora lontani dall’obiettivo ma siamo sulla buona strada, si fanno dei passi avanti. Non tutti sono d’accordo. Secondo gli ultimi risultati del sondaggio annuale condotto dall’associazione Foot Ensemble di Yoann Lemaire, nel 2024 il 41,5% dei giovani nei centri di allenamento considerava inaccettabile [dato basato su 1.304 risposte a questionari inviati a 51 centri di allenamento], mentre nel 2021 questa percentuale era del 25%.


   

I Knicks in finale a Est dopo 25 anni

Nei 25 anni trascorsi prima che i New York Knicks tornassero in finale di conference NBA a Est, ci sono state sette elezioni presidenziali e tre conclavi in Vaticano, Tom Brady ha vinto sette Super Bowl e i BlackBerry sono spariti dalla società. In tutto questo periodo di stravolgimenti, i Knicks sono stati sempre uguali a sé stessi, nella migliore delle ipotesi deludenti, in alternativa completamente disastrosi. 

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È iniziata la WNBA

La lega femminile è cominciata nella notte con tre partite. Paige Bueckers, scelta #1 al Draft, ha esordito con 10 punti, 7 rimbalzi e 2 assist con la maglia di Dallas. Ma con una sconfitta davanti alle Minnesota Lynx di Napheesa Collier [34 punti, 4 rimbalzi e 4 assist], già candidata prima di cominciare al titolo di mvp. 

Brittney Griner ha giocato la sua prima partita in 11 anni con una maglia diversa da quella delle Phoenix Mercury. Con la sua nuova squadra in Atlanta ha segnato 18 punti e preso 8 rimbalzi ma ha perso lo stesso. 

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Weber e Chopra sopra i 90 metri nel giavellotto

La tappa di Doha della Diamond League si è chiusa con una somma di prestazioni che hanno messo l’evento al quinto posto della classifica stagionale della qualità. Il risultato tecnicamente migliore è venuto dal lancio del giavellotto, dai 91 metri e 6 centimetri usciti dal braccio di Julian Weber e dai 90,23 di Neeraj Chopra. Due primati personali, due nuovi colossi entrati nel club di chi ha superato la barriera dell’eccellenza: ora sono in tutto ventisei. È la settima volta nella storia che una gara si chiude con due avversari entrambi sopra il muro dei 90 metri. Il lancio di Chopra è record nazionale per l’India

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Il primo colpo di Ayuso

La Red Bull Bora di Primoz Roglic ha pedalato per quasi tutto il venerdì, la UAE di Ayuso si è fatta bastare l’ultimo km, con quattro uomini nei venti che erano in testa e con due nei primi due al traguardo, i più freschi e i più carichi di promesse, il capitan spagnoletto e il messicano Isaac Del Toro. Nel primo arrivo in salita, a Tagliacozzo d’Abruzzo, ha lasciato il segno.

Rafal Majka aveva preso il comando a 3 km dalla vetta, dove la strada iniziava davvero a salire. Dopo gli attacchi di Giulio Ciccone [-1,3 km] e di Egan Bernal alla fiamma rossa, Ayuso è stato il più abile nel contrattaccare sulle ruote del colombiano. Nessuno lo ha preso e stamattina Marca parla di show, sebbene la maglia rosa sia di nuovo sulle spalle del rivale sloveno, piuttosto discreto in un finale che avrebbe dovuto piacergli dice L’Équipe. 

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 KM 0  Giulianova

Ma quant’era trascorso? Quaranta, quarant’anni, pensò Oscar, quaranta lunghi anni dall’ultima volta in cui a piedi, nel buio quasi completo, aveva percorso la strada da Tortoreto Alto ad Alba. E quanta paura. La bicicletta sgonfia, ruota posteriore a terra, e lui – tredici anni? dodici?, a ogni modo poco più che un bambino – lui era reduce da un sopralluogo estivo in una villa abbandonata, che perdere alle fionde non è un bene proprio mai, la penitenza è un attimo: ci servono le prove che sei entrato, aveva detto suo cugino, e adesso il pomello di una porta sbatacchiava nel cestino contro il Brontolo di gesso trovato tra le erbacce. Fortuna che c’era la luna. Piena, tonda, bianca; schiariva il profilo del nano ingrugnito, e Oscar lo guardava e interrogava, quel nano, e gli chiedeva se la mamma si sarebbe più arrabbiata per la bici, o per l’ora tarda. Le dieci e mezza più bucate della ruota: è orribile, avrebbe singhiozzato, orribile che tu mi faccia stare tanto in pena, dopo la morte di papà. Niente di grave, ma sto andando al pronto soccorso di Giulianova. Raggiungici, va bene? [Giorgia Tribuiani, Padri, Fazi editore, 2022]


 

Lo spettatore multicrinito e pluribaffuto

Al secondo giorno da inviato per il suo primo Giro d’Italia, il giovane Mura si trova a L’Aquila. Dove Carlesi vince la tappa e Chiappano porta via la maglia rosa a Dancelli. Nella sua rubrica “Il processino” per la Gazzetta, Mura raccoglie pareri sulle chance degli outsider. 

 

Due «Sanson» si sono imposti oggi all’attenzione generale partecipando a una fuga a sette conclusasi poi con la vittoria di Carlesi. Il tema di oggi è il seguente: può la coppia Galbo-Chiappano essere considerata per un’eventuale sostituzione del più blasonato duo Zilioli-Balmamion, nel caso che gli ultimi venissero sottoposti alla più stretta sorveglianza? 

La tappa si è conclusa da pochi istanti. Aldo Zambrini, rappresentante dell’industria in seno alla Lega Professionisti, dice: – Tutti i corridori possono diventare marescialli, non si discute, ma mi sembra che a Chiappano e a Galbo manchi la mentalità per vincere il Giro. Con ciò non voglio dire che lo escludo in partenza; in un Giro come questo sono possibili tutte le sorprese solo mi sembra molto improbabile. 

Cosa pensano di questo inedito duo i corridori? Vediamo: Aldo Moser, brillante quanto sfortunato protagonista della fuga decisiva: – No, lo escludo assolutamente, a meno che Galbo e Chiappano non facciano miracoli. E poi, se è vero, come credo, che Zilioli è fermamente intenzionato a vincere il Giro, li vorrà a sua disposizione. 

Cribiori: – Penso di no. Alle prime montagne hanno finito. Verranno fuori gli altri. 

Poggiali: – Sono due che hanno buone spalle, che sanno giocare bene, ma pensare ad un loro «exploit» finale mi sembra azzardato. 

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