Perché a Imola piove sempre
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Un motivo c’è. Chiaro, netto, inconfutabile. Quasi. Lo aveva trovato Pierluigi Ighina e lo raccontò tempo fa Alessandra Giardini, in uno dei suoi bei pezzi per Sportweek. Ighina abitava proprio là. Come sarebbe: chi è Ighina?
“Un passato da telegrafista in Marina e uno, più glorioso per quanto mai dimostrato, di collaboratore di Guglielmo Marconi, Ighina – raccontava Giardini – si era trasferito dentro l’autodromo alla morte del suo maestro e aveva fondato il Centro internazionale di studi magnetici. Battiato lo aveva citato in un suo album, Pollution. Ighina sosteneva di mandare il maltempo durante i gran premi perché a Imola si corre in senso antiorario e questo turberebbe il flusso di energia della terra verso il sole”.
Com’è, come non è, sta di fatto che piove. Molto spesso anche ai concerti, “ma non sapremo mai – scriveva Giardini – se la colpa è della macchina della pioggia dell’antico scienziato. Una volta qui era tutto mare: a testimoniarlo c’è la sabbia gialla, che ancora colora la terra su cui è sorta la pista. Acqua, fuoco, terra, aria: gli elementi base della materia ci sono tutti. E poi c’è la leggenda, anzi ce ne sono molte: l’autodromo di Imola poggia solidamente sul suo mito. Un mito costruito sulla velocità e sui suoi eroi, sul rumore, sulla gloria e sulla tragedia. E come in tutte le leggende c’è anche una buona dose di magia”.
Qui hanno lasciato l’eco delle loro note Vasco Rossi e Marilyn Manson, i Rage Against the Machine e i Red Hot Chili Peppers, gli Oasis e Carlos Santana, Alanis Morissette e Bon Jovi, anche gli Iron Maiden e i Depeche Mode. Papa Wojtyla celebrò messa alla Variante Bassa.
La zona dell’impianto è fatta così.
“C’è una discoteca che apre soltanto d’estate – di nuovo parole di Giardini – un chiosco (da Renzo), un hotel che si chiama come una delle curve (Rivazza) e promette 8 camere con vista, e due ristoranti: Il faro, che fa una pizza sottile sottile, e La perla, che propone cucina inaspettatamente tedesca. C’è anche una scuola primaria, la Pelloni-Tabanelli: il cortile dove si fa ricreazione finisce quando comincia la recinzione del tracciato. Rare le abitazioni private: i residenti non superano il centinaio, e non tutti sono appassionati di motori. Hanno formato un comitato, che di tanto in tanto chiede il sequestro dell’autodromo perché inquina e fa rumore. Per loro ci sono apposite giornate in cui la pista è aperta al pubblico: alternativamente ai pedoni o alle biciclette”.
Però piove.