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  • TENNIS. Indecifrabile, magnifica NY: dicci chi sono i più belli del reame La questione del video arbitraggio  La città intorno al torneo I favoriti Le partite di oggi
  • VITE OLIMPICHE. La Scandinavia dei due record del mondo nell’atletica: Ingebrigtsen e Duplantis
  • RUOTE. I topi della Vuelta senza il gatto Pogacar La spallata all’Età Verstappen: i sette cilindri di Roberto Liberale
  • AMERICHE. Il battitore che giocherà la stessa partita in tutt’e due le squadre
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LUNEDÌ 26 AGOSTO 2024

#2 GIORNI ALLE PARALIMPIADI

«L’Olimpiade non è fatta per costruire numeri che portino onore alla Patria, è uno strumento potente che espone le vite dei ragazzi che ci partecipano, soprattutto in quest’epoca di fragilità estrema»

[Niccolò Campriani, campione olimpico]

    US OPEN

Indecifrabile, magnifica NY: dicci chi sono i più belli del reame

Vallo a capire, questo torneo di New York. Più passa il tempo, più diventa imprendibile. Lo US Open è lo Slam maschile nel quale un detentore non rivince da più tempo. Non accade da 16 anni, dai tempi del Federer 2007-2008. Da allora sono passati per Flushing Meadows anche tennisti che hanno vinto su quei campi il loro unico Slam, una specie di coniglio tirato fuori dal cilindro, da Del Potro a Cilic, da Thiem a Medvedev. Può darsi che abbia un ruolo la stanchezza di fine stagione, può darsi sia una delle meravigliose Candid Camera allestite ogni tanto dal Caso, che poi si nasconde dietro la tenda per ridere delle teorie con cui le spieghiamo. 

Fatto sta che a guardar l’albo d’oro degli ultimi 16 anni il più improbabile dei favoriti è Novak Djokovic, 37 anni, il più anziano campione del singolare maschile agli US Open nell’era Open, a pari Slam con Margaret Court in cima alla classifica di tutti i tempi [24], di cui 4 a New York, uno in meno di Connors, Federer e Sampras, ma ancora senza titoli ATP nel 2024, un vuoto compensato dall’oro olimpico. Djokovic è inchiodato ai 99 tornei complessivi vinti in carriera, ancora uno e diventerebbe il terzo di sempre a sfondare la soglia dei 100 [Connors 109, Federer 103]. Dal 2011 in poi il serbo ha vinto almeno uno Slam in 12 stagioni su 13 . È rimasto senza solo nel 2017. 

Carlitos Alcaraz arriva a NY con una serie di 14 vittorie consecutive nei tornei dello Slam dopo aver conquistato i titoli al Roland-Garros e a Wimbledon. Se alla corona aggiunge quest’altro grano americano, diventa il terzo uomo nell’era Open a farcela, dopo Rod Laver nel 1969 e Rafa Nadal nel 2010. Sono sei invece quelli che hanno vinto tre Slam su quattro nello stesso anno, anche se non consecutivi. Vanno aggiunti Federer [tre volte], Djokovic [quattro volte], Connors [1974] e Wilander [1988]. Alcaraz ha un record newyorkese di 16 vittorie in 18 partite e ha raggiunto almeno i quarti di finale in tutte e tre le apparizioni precedenti. 

Quanto a Jannik Sinner, punta a diventare il quarto uomo a conquistare entrambi gli eventi Slam su cemento in una stessa stagione, dopo aver vinto a Melbourne in gennaio. Un numero 1 al mondo non vince a Flushing Meadows dal 2017 [Nadal]. 

DISCUSSIONI.. 

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La questione del video arbitraggio

Diciamo la verità. È questo il Grande Terrore: che accada qualcosa di simile a quanto successo a Cincinnati. Il match point tra Draper e Auger-Aliassime. Il punto più controverso nella storia di questo sport. Un punto che ha fatto scrivere a The Athletic che il tennis si dà la zappa sui piedi”. Per quelli distratti dall’appassionante inseguimento del Napoli a Lukaku pur avendo Osimhen, è successo che durante il torneo di Cincinnati l’ex canadesino ormai canadese fosse un match point sotto contro il britannico Jack Draper, nel set decisivo del loro ottavo di finale. Draper ha servito largo e si è mosso verso la rete come facevano i Classici, i Flaubert del tennis. Auger-Aliassime gli ha tirato la palla fra i piedi come si fa da sempre. Draper si è sentito la reincarnazione di McEnroe e ha provato a giocare una demi-voleée. La palla ha fatto i capricci, ha toccato il nastro della rete ed è rotolata dall’altra parte del campo. Draper ha sorriso e si è diretto verso l’avversario per stringergli la mano, convinto di aver realizzato un vincente fortuito. Auger-Aliassime invece si stava dirigendo verso il lato destro del campo, convinto di essere arrivato al 40-40, e che la palla avesse colpito terra nella metà del campo di Draper, prima di volare dall’altra parte.

A questo punto è entrato in scena Greg Allensworth, l’arbitro, lo stesso che era sulla sedia nel giorno in cui si era rotto l’occhio di falco durante il match fra Brandon Nakashima e Taylor Fritz. Deve aver pensato a una maledizione degli dèi del tennis, diamine, ce l’hanno con me. Ha preso coraggio e ha detto nel microfono: «Game set and match Draper 5-7, 6-4, 6-4». In realtà nulla era finito, tutto stava appena cominciando.

«Eh?» [Questo è Auger-Aliassime: perplesso] 

«Se ci fosse un replay, lo guarderei, ma non so»  [Questo è Draper: conciliante].

«Non hai visto la palla rimbalzare?»  [Questo è Auger-Aliassime mentre gli sale il crimine]

«Uscirai dal campo, il colpo si vedrà dovunque, e sembrerà una cosa ridicola» [Questo è sempre Auger-Aliassime, e il crimine gli è ormai salito]

In effetti era già tutto ridicolo, perché noi divaneur da casa avevamo più strumenti per decidere di quanti ne avesse il povero Allensworth. La esatta precisa situazione in cui si trovava il calcio quando introdusse la VAR. Nel caso del match point di Draper e Auger-Aliassime, Allensworth avrebbe dovuto decidere in qualche millisecondo: 1] se Draper avesse preso la palla al volo o di mezzo volo, 2]  se la palla avesse colpito terra dopo il tocco, 3] se Draper avesse colpito la palla con la racchetta due volte. 

Mentre nel replay ognuno ci vede qualcosa di diverso, in assenza di un frame decisivo, il tennis ha iniziato a discutere dell’eventualità di dare anche all’arbitro questa chance [«e dai, valla a rivedere» diciamo noi calciovedenti], se non altro per aggiungere indizi al suo bagaglio di conoscenze prima di prendere una decisione. Una ventina d’anni fa Andy Roddick a Roma concesse un punto a Fernando Verdasco quando era in vantaggio di un set e un triplo match point, perché l’arbitro si era rifiutato di andare a controllare il segno di una palla. Roddick perse la partita, ma i giocatori – dice The Athletic – non sono tenuti a dover dare la loro versione dei fatti in uno sport che ha delle regole e dei protocolli. Se Allensworth avesse potuto esaminare il filmato, avrebbe permesso a tutte le parti in causa di chiudere la situazione con qualcosa in più delle supposizioni e delle impressioni.

In modo incauto, Allenwsorth ha detto al canadese: «Possiamo guardare insieme il video dopo la partita, e se vedo avrò sbagliato, lo ammetterò». 

«Sarà troppo tardi», gli ha risposto il canadese – che sui dizionari Lingua del Tennis-Lingua della Strada significa: «Ehi bello, sai cosa me ne faccio delle tue ammissioni?».  

Agli US Open solo tre quarti delle partite di singolare saranno coperte dai replay. Un’introduzione più ampia – dice The Athletic – costringerebbe il tennis fare i conti con molti dei dolori che il calcio ha attraversato, inclusa una più chiara consapevolezza di quanto le decisioni di un arbitro si basino su una soggettività che una telecamera non può del tutto sradicare. Ma se il tennis si crea problemi del genere è una tragedia. Continuare a crearsene quando esistono sono mezzi semplici per evitarlo è una farsa

  LA CITTÀ

Il New York Times ha pubblicato una guida sulle cose da sapere. I trasporti, per esempio. Da Manhattan, uno dei modi più semplici per raggiungere l’US Open è prendere la metropolitana n. 7 in direzione est fino alla stazione Mets-Willets Point. Una volta arrivati, basta seguire la folla. Chi si trova a Long Island o a Manhattan può anche salire sulla Long Island Rail Road per Mets-Willets Point. Anche i servizi di ride-sharing come Lyft e Uber sono un’opzione. Ma a meno che non alloggiate nelle vicinanze, il traffico può rendere il viaggio lungo e costoso. I ride-sharing possono anche applicare prezzi maggiorati o rimanere bloccati in zone congestionate. Aspettare che un veicolo raggiunga l’area di ritiro dopo le partite può richiedere tempo. Sconsigliato. 

BIGLIETTI. Per gli appassionati occasionali, l’approccio migliore è l’acquisto di un ai campi durante la prima settimana. Non garantisce l’ingresso agli stadi principali [Arthur-Ashe o Louis-Armstrong Stadium], ma nella prima settimana del torneo ci sono un mucchio di partite dei primi turni sui campi esterni, e si può saltare dall’una all’altra anche solo per annusare il clima. Il consiglio del NYT: se non avete un biglietto per le partite all’interno degli stadi principali, accomodatevi vicino alla fontana appena a sud dell’Arthur-Ashe, dove i tifosi possono guardare le partite sui grandi schermi montati all’esterno

CIBO. Ogni anno, lo US Open offre piatti provenienti da alcuni dei locali più popolari di New York. Oltre ai classici hot dog e hamburger, si possono dunque trovare il gelato di Van Leeuwen, la pizza di San Matteo e i piatti greci di King Souvlaki. Consiglio da professionisti: durante la prima settimana del torneo, la food court accanto agli stadi Arthur-Ashe e Louis-Armstrong è parecchio congestionata. Per coloro che vogliono evitare le file, si può prendere in considerazione l’ipotesi di raggiungere a piedi il Grandstand, dove le bancarelle sono più numerose e meno affollate. 

Un’altra opzione – dice il NYT – è mangiare un boccone durante il tragitto in un quartiere vicino. Downtown Flushing, a una sola fermata di treno di distanza, offre alcuni dei migliori piatti cinesi della città. Per chi è nuovo allo US Open: provate un Honey Deuce, il cocktail caratteristico del torneo. Un mix di vodka, limonata, liquore al lampone, succo di limone e melone verde: rinfrescante nelle giornate in cui il caldo aumenta.

ABBIGLIAMENTO. Il meteo di New York durante l’US Open varia da caldo e umido a più caldo e più umido. Regola numero uno: indossare abiti leggeri. Regola numero due: portarsi un cappello. Sono vietate le bottiglie di vetro o le lattine, ma ai tifosi è consentito portare acqua in contenitori di metallo o plastica che pesino meno di mezzo chilo. Gli spettatori possono riempire le borracce alle fontanelle sparse dentro l’impianto. Per chi ha bisogno di una pausa dal sole, c’è molta ombra nella piazzola dietro l’Arthur-Ashe.

Ilary Howard ha scritto che il meteo è da sempre un jolly per gli eventi sportivi all’aperto. Ma il riscaldamento globale sta costringendo i responsabili del tennis a modificare in modo duraturo il torneo per proteggere spettatori e atleti. Nel 2021 l’uragano Ida ha ritardato lo svolgimento delle partite e causato inondazioni, ma è il caldo estremo la minaccia più comune. L’anno scorso in diversi giorni di settembre le temperature hanno raggiunto i 32 gradi. Durante una partita dei quarti di finale, Daniil Medvedev disse: «Un giorno qualcuno morirà, e allora se ne accorgeranno».

Il caldo dell’anno scorso ha spinto gli organizzatori del torneo a trovare una nuova funzione per i tetti retrattili progettati agli stadi Arthur-Ashe e Louis-Armstrong contro la pioggia. Per la prima volta sono stati utilizzati anche per ripararsi dal sole. Quest’anno, la soluzione è entrata tra le linee guida. Per decidere quando chiudere i tetti, l’US Open si affida al WetBulb Globe Temperature, un metodo che misura lo stress termico alla luce solare combinando fattori come la velocità del vento e il tasso di umidità. Quando la temperatura supera gli 86 gradi Fahrenheit [30 Celsius], i tetti si chiudono e scatta una pausa di 10 minuti. 

  ARCHIVI

 

SI, MA DICCI CHI VINCE

Eh, chi vince, chi vince. Tra le donne la favorita più favorita fra tutte è Aryna Sabalenka, perché ha vinto due degli ultimi tre Slam sul cemento, ma sempre in Australia. A Flushing Meadows l’anno scorso perse la finale contro Coco Gauff [6-2, 3 -6, 2-6 ] lasciando gli Stati Uniti con la sensazione di essere stata vicina al successo e con la promessa che ci avrebbe riprovato. Come? Con il suo gioco ultra offensivo, ultra potente e ultra rischioso, con il suo spirito libero sottolinea stamattina Antoine Bourlon su L’Équipe, mettendo l’accento sul fatto che NY le piaccia molto, ma proprio molto, per tutte le distrazioni che sa offrire. Dopo il suicidio dell’ex compagno a marzo – leggiamo – Sabalenka ha scelto di continuare a giocare, e oggi ammette al Guardian di aver avuto «molte difficoltà psicologiche per non aver smesso». Un disagio che le ha portato problemi allo stomaco durante la stagione sulla terra battuta, compreso il Roland-Garros, un infortunio alla spalla destra che l’ha costretta a saltare Wimbledon. 

L’Équipe le dà 4 stelline, 3 stelline prende Iga Swiatek [Che segno ha lasciato lo schiaffo subito a Cincinnati da Sabalenka? E il suo fallimento alle Olimpiadi, “in casa” al Roland-Garros? Sul cemento ha un bilancio contrastante: eliminazioni precoci agli Australian Open e Miami, vittorie a Indian Wells e Doha], 2 stelline per Jessica Pegula, 1 per Coco Gauff [Arriva senza fiducia nel suo giardino], Barbora Krejcikova, Elena Rybakina, Qinwen Zheng e anche Jasmine Paolini, nonostante un sorteggio veramente scortese, la canadese Bianca Andreescu che qui vinse nel 2019 prima di prendersi una pausa e dedicarsi al ritrovamento della serenità perduta. 

Anche la rivista Tennis si sofferma sull’estate di Cori Gauff così diversa da quella del 2023, quando abbiamo assistito al periodo di luna di miele con il nuovo allenatore Brad Gilbert. L’ha portata da uno dei suoi momenti più bassi a Wimbledon a un titolo dello Slam nel giro di due mesi. Il loro secondo anno in calo. Gauff è stata eliminata da Wimbledon al quarto turno da Emma Navarro; ha perso la calma dopo una sconfitta contro Donna Vekic alle Olimpiadi; è apparsa ancora peggio in una sconfitta contro Diana Shnaider a Toronto; ha sprecato un vantaggio nel terzo set contro Yulia Putintseva al primo turno a Cincinnati. I tentativi di diventare più aggressiva con il dritto l’hanno lasciata confusa nelle sue tattiche. Ha smesso di sfruttare i suoi punti di forza e ha perso la sicurezza di base che aveva guadagnato l’anno scorso. L’unica buona notizia: non è dalla stessa parte del tabellone della sua nemesi, Swiatek.

Anche Paula Badosa e Mirra Andreeva sono uscite in forma dall’estate. Infine c’è Naomi Osaka. Niente del suo cammino di quest’anno ci dice che farà molta strada a New York, la sua avversaria al primo turno, Ostapenko, potrebbe concludere la campagna in anticipo. Ma Osaka ama l’Arthur-Ashe Stadium, e se riesce a vincere l’esordio può guadagnare slancio

Belle partite del primo turno: Camilia Osorio contro Mirra Andreeva, Sofia Kenin contro Emma Raducanu, Jessica Pegula contro Shelby Rogers, Ostapenko contro Osaka, Jasmine Paolini contro Bianca Andreescu, Zheng contro Anisimova.

TORNEO MASCHILE. L’Équipe mette sulla stessa linea Alcaraz, Djokovic e Sinner, ma sono tre favoriti imperfetti, mancano tutti di certezze scrive il giornale francese nel negare a chiunque le cinque stelline e perfino le quattro. I tre ne hanno tre, perché Alcaraz sembrava camminare sulle acque fino alla finale olimpica e adesso si è pure fatto male a una caviglia; perché Djokovic non gioca una partita sul cemento dall’11 marzo, e dopo la sconfitta a sorpresa di Indian Wells contro Luca Nardi non ha vinto né uno Slam né un torneo ATP [ma ha vinto l’oro olimpico]; e perché Sinner – dai lo sappiamo tutti perché Sinner, shhh, non lo ripetiamo. Di nuovo stamattina il Wall Street Journal si domanda: “Sarebbe successa la stessa cosa al numero 100 del mondo?”. 

Ma il WSJ è americano, ragazzi, almeno noi stringiamci a coorte. Dice Marco Calabresi sul Corriere della sera che non si finiscono mai di conoscere le persone. Tutti, ma proprio tutti, hanno avuto l’occasione di parlare di Sinner. È una cosa che accade in genere per le notizie gigantesche. Due positività al doping del numero 1 al mondo nel tennis sono parse così. All’estero. E ascoltando le loro parole – scrive il Corriere della sera – Jannik in questa settimana avrà imparato a distinguere una volta di più gli amici dai colleghi

Del resto che cosa fanno gli amici?, si domanda Vincenzo Martucci sul Messaggero. Spiega: Il fisioterapista Giacomo Naldi, appena licenziato dopo due anni di quotidianità assieme, da reo confesso dopo avergli praticato massaggi con una sostanza vietata, non resiste allo sfogo social-harakirI.

In effetti il massaggiatore Naldi deve essere mal consigliato. Anziché abbracciare la sottovalutata arte del silenzio, ha fatto una sparata parlando di due binari della giustizia, boh, quella vera sancita dai Tribunali e quella (purtroppo più efficace) sancita dai media. Quest’ultima troppo spesso superficiale e raramente basata sui fatti concreti, che in questo caso, peraltro, sono pubblici. Da spettatore mi sono sempre chiesto quale fosse l’obiettivo di spettacolarizzare le vicende giudiziarie, se non quello di giudicare, creare o distruggere le persone e la loro reputazione. Oggi che ne sono protagonista, ne ho la conferma.

Naldi è naturalmente scosso, va compreso, ma è scosso fino al punto di non vedere che proprio la giustizia dei Tribunali – un tribunale privato composto da tre persone, sulla base di una perizia di tre tossicologi – ha stabilito che il responsabile della positività di Sinner è stato lui con le sue mani. Stefano Meloccaro, una delle voci di Sky sul tennis, ha scritto su X: Il post di Naldi è sconcertante

 

LE GUIDE INUTILI DI SLALOM  |  COSA GUARDARE OGGI

  IL CAMPIONE AL PASSO D’ADDIO  BEN SHELTON CONTRO DOMINIC THIEM

Thiem ha vinto NY nel 2020 e poi si è spento. Ha giocato contro Shelton al secondo turno dell’Open l’anno scorso. Vomitò prima di entrare in campo, pareva molto a disagio, si ritirò dopo aver perso il primo set al tie-break. Ora c’è lo stesso avversario dall’altra parte della rete, ma un turno prima. Ha un record di 2 vittorie in 9 partite nel 2024, una classdifica da 209 al mondo. Lascia il tennis a fine ottobre. Riuscirà a dare ai newyorkesi un ultimo promemoria del suo miglior tennis prima di andarsene? si domanda la rivista Tennis nella sua scelta delle partite del giorno. Thiem – aggiunge Steve Tignor – sarebbe il favorito sentimentale dello stadio di New York in un momento come questo, se non giocasse contro un americano. Invece, sarà Shelton, animale da grande palcoscenico, a essere pompato dalla folla. Se i campi saranno veloci come dicono, il suo servizio a 140 miglia orarie potrebbe essere ancora più letale per gli avversari. Thiem incluso: il suo rovescio a una mano è bello da vedere, ma non è l’ideale per rispondere ai servizi dei mancini

 ZHENG QINWEN CONTRO AMANDA ANISIMOVA

Due battitrici super, nel pieno di un’estate brillante. Ventuno anni la prima,’oro olimpico a Parigi, ispiratrice di una nuova renaissance del tennis nel tessuto sociale del Paese; 22 anni la seconda, al rilancio della carriera con la finale a Montreal. Zheng ha battuto Iga Swiatek a Parigi, Anisimova ha battuto Aryna Sabalenka in Canada. 

Non si sono mai affrontate – spiega Tennis – ma i loro scambi probabilmente non saranno noiosi. Anisimova è alta 1,70 e ha sempre posseduto una dose di potenza rara nel tennis. Zheng è alta 1,78 e sebbene giochi con più spin colpisce la palla pesante e le piace dettare il gioco. Una partita di nervi, Nessuna vorrà finire il proprio US Open dopo due ore. La domanda è: chi gestirà meglio la tensione? Entrambe sono note per essere incostanti

 HOLGER RUNE CONTRO BRANDON NAKASHIMA

Il campo 17 farà gola a tanti. Ventuno anno il danese, 23 l’americano, il numero 15 contro il numero 48. Nakashima ha vinto entrambi i precedenti, incluso una volta un 6-0, 6-2  a Shanghai Il californiano ha avuto un agosto molto buono, battendo Denis Shapovalov, Arthur Fils, Tommy Paul e Taylor Fritz. Sono due esecutori del rovescio bimane e ci si appoggiano tanto quanto sul dritto spiega Tennis. Rune ha mostrato più talento e più aggressività finora nella sua carriera, ma Nakashima è una presenza molto più calma. Potrebbe fare la differenza in un ambiente turbolento e filoamericano

  MAMELISMI

Il torneo comincia con le partite della metà bassa dei due tabelloni. Il programma completo di oggi si trova QUI

Sei le presenze italiane in campo oggi. Luca Nardi aprirà il pomeriggio sul Campo 14 contro lo spagnolo Carreño Busta. Matteo Berrettini giocherà il secondo match sul Campo 7 contro Ramos Viñolas e Lorenzo Musetti il terzo contro il gigante americano Opelka. Vedremo poi Luciano Darderi in una specie di derby delle sue radici contro l’argentino Baez come quarto match del Campo 4. Nel torneo femminile, Martina Trevisan debutta come terzo match allo Stadium 17 contro Taylor Townsend e Lucia Bronzetti come quarto match sul Campo 11 contro Lulu Sun

LA TOMBOLA  DELL’ATLETICA

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La Scandinavia dei record del mondo

Ignorati dalle prime pagine di due quotidiani sportivi italiani su tre, ci sono stati due record mondiali in Diamond League: Jakob Ingebrigtsen sui 3.000 metri non olimpici e Armand Duplantis nel salto con l’asta a 6,26.

8  Record nazionali:  Gabriela Gajanova per la Slovacchia nei 1.000 metri, Emmanouil Karalis per la Grecia nel salto con l’asta [6 metri], nei 3.000 metri per Berihu Aregawi per l’Etiopia, Mohammed Ahmed per il Canada, Adriaan Wildschutt per il Sudafrica, Mike Foppen per l’Olanda; Adriana Vilagos per la Serbia nel lancio del giavellotto; Alexander Ogando per Dominica nei 200 [con 19.86]

17 Primati Personali e 7 Primati stagionali

Solo pochi giorni fa, alla ripresa della Diamond League a Losanna, l’atletica leggera diceva che mmm, troppa fatica, troppo vicini i Giochi olimpici di Parigi per pretendere risultati eccellenti. Invece eccoli qua, arrivati a Chorzow, uno stadio in Polonia pieno pieno zeppo che l’Olimpico di Roma per gli Europei se lo sognava [e tra qualche giorno vediamo al Golden Gala]. È un meeting che ha scalato in fretta le classifiche di settore. Era sesto nel 2022 per rendimento degli atleti e per cast allestito, secondo l’anno scorso, da stamattina al primo posto per il 2024.  Pensavamo addirittura che avremmo dovuto aspettare la prossima stagione per provare di nuovo certe emozioni spiega L’Équipe stamattina. Invece il mondo dell’atletica se la passa ancora bene. In effetti molti record mondiali storicamente cadono a settembre.

A parte Duplantis – che forse già vale 6 metri e 30 – c’è il mondo del mezzofondo in ebollizione. Per generazioni di mezzofondisti – scrive Romain Donneux su L’Équipe – il traguardo di Daniel Komen sui 3.000 metri mondiali era qualcosa di irraggiungibile, un record che nessuno avrebbe raggiunto con le scarpe chiodate. Stella dell’atletica, il keniano era arrivato ai massimi livelli con la stessa rapidità con cui li avrebbe poi lasciato, con un titolo mondiale sui 5.000 ad Atene 1997 e questo reocrd pazzesco stabilito a Rieti in un giorno di settembre del 1996: 7’20 ”67 per fare 7 giri e mezzo, ovvero due volte 1.500 m in 3’40 senza fermarsi, un programma che fa male alle gambe e alla testa solo a pensarci. Ma non è il tipo di sfida che spaventa Jakob Ingebrigtsen

Rispetto a Komen, i mezzofondisti di oggi dispongono di nuovi mezzi: le famose scarpe magiche e da un po’ anche questo gel di cui si avvalgono per differire gli effetti dell’acido lattico. Dice L’Équipe che il norvegese viene da un altro pianeta ma ha intenzione di restare con i babbani ancora per un po’. A quasi 24 anni, il suo palmares può già riempire un museo a Sandnes – dove sono cresciuti i fratelli più famosi della Norvegia – compresa la nuova medaglia d’oro olimpica dei 5.000 portata da Parigi, anche se possiamo immaginare che il ragazzo si ricordi più del suo fallimento nei 1.500. Ingebrigtsen è fatto così, perdere un’occasione non è mai bello.

Sei atleti su dieci si trovano a vivere esperienze traumatiche legate a fallimenti durante le competizioni sportive. Lo ha detto Denis Hauw, professore di psicologia dello sport, in un’intervista a Le Monde. il ricercatore dell’Università  di Losanna spiega che «dimentichiamo come il fallimento sia parte integrante dello sport di alto livello e che affrontarlo è un traguardo essenziale. Il trauma è dovuto alla confusione che si fa tra la persona e la prestazione. In Francia, la preparazione fisica e mentale degli atleti di alto livello li prepara a vincere senza includere il fallimento nelle possibili prospettive. Secondo uno standard culturale obsoleto, puntiamo alla performance elevata negando ogni possibilità di fallimento per paura che si verifichi. È proprio questa la paura che paralizza.  il fallimento fa parte dello sport, affrontarlo, imparare a gestirlo è un obiettivo imprescindibile per consentire la liberazione delle migliori energie in gara . Quando invece si verifica, molti atleti si ritrovano impotenti e subiscono effetti immediati come un collasso emotivo, altri più diffusi o ritardati, come cali di prestazione, stati depressivi o traumatici».

RUOTE

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I topi della Vuelta senza il gatto Pogacar

Lassù qualcuno ha deciso di trasformare questa Vuelta nella più imprevedibile tra le grandi corse a tappe del 2024. In realtà bastava poco. Bastava non avere Tadej Pogacar al via. Ma qui si stanno montando la testa, adesso stanno esagerando. Alla vigilia del giorno di riposo, ieri è stato Adam Yates a prendere il coraggio a due mani e scappare quando mancavano 58 km al traguardo. È arrivato a Granada con 1:39 di vantaggio su Richard Carapaz e 3:45 sui favoriti, da Ben O’Connor in maglia rossa e con l’abbuono di 4 secondi a Primoz Roglic, Mikel Landa, Enric Mas. Così Yates si è riportato fra i primi-10 della generale, adesso a 5:30 da O’Connor. 

Una tappa corsa in condizioni estreme. L’albergo che l’organizzazione aveva riservato ai corridori prima del trasferimento in aereo a Vigo è stato teatro di un corteo di ustionati gravi, sottoposti per cinque ore alla fiamma ossidrica sulle loro biciclette. Anche a occhio nudo si capisce che si tratta dell’immaginifico Alexandre Roos da L’Équipe. Primoz Roglic l’ha attraversato a piedi nudi le piastrelle fresche, Mattias Skjelmose sembrava una tartaruga con il suo giubbotto di conchiglia pieno di ghiaccio. Pallido per essere stato picchiato dal sole per tutto il giorno, Adam Yates implorava dell’acqua. L’inglese conosce il caldo di Granada, ci viene due volte l’anno, si è anche sposato qui, proprio accanto all’Alhambra, ma è stato cotto dalla fornace, 42 gradi e un vento che soffiava come un asciugacapelli. Una condizione che ha fatto pensare come in Andalusia non abbiano sentito parlare granché del protocollo di temperature estreme dell’UCI, né del sindacato dei corridori

Ah, un dettaglio. Roos lavora per L’Équipe – che è il giornale di proprietà degli stessi organizzatori della corsa. Stamattina Roos ci dice che i giornalisti possono mostrarsi liberi anche quando i direttori hanno deciso che il giornalismo deve smettere di esserlo. 

È la risurrezione di Yates, così la chiama, scrivendo pure che O’Connor riacquista colore. Nel caos della tappa di ieri gli pare che il più forma fosse Enric Mas, visto che era riuscito a scappare e prendere un minuto ai favoriti in cima all’ultima salita, prima di vivere un grosso spavento in discesa e di essere raggiunto nel finale

Il bellissimo stiloso Sepp Kuss continua nel suo declino da campione uscente [14esimo a 8:16], Antonio Tiberi si è arreso al colpo di calore, Van Eetvelt e Skjelmose sono arretrati nella classifica generale, in questa Vuelta – conclude Roos – che dalla partenza di Lisbona ha distribuito indiscriminatamente i suoi schiaffi, e che dopo una settimana è ancora molto lontana da un verdetto.

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  IL MONDIALE DI F1

La spallata all’Età Verstappen

Lando Norris ha finalmente vinto un GP partendo dalla pole. A Zandvoort, il circuito di casa di Max Verstappen, il pilota della McLaren ha dato 20 secondi al campione del mondo. Sul podio anche la Ferrari di Leclerc, che ha preceduto Piastri e Sainz, autore di una super rimonta. Domenica il Mondiale a Monza

SETTE CILINDRI |  Un, due, tre Stella: i magnifici piloti della magnifica McLaren

DI ROBERTO LIBERALE

  ARTEFICI  L’OTTIMISMO DI LANDO NORRIS

In tanti già pensavano ad un’altra occasione persa da Norris. Verstappen gli è scappato via allo start, ma Lando non ha fatto una piega. Non valeva la pena rischiare un duello al primo giro e d’accordo con il suo ingegnere di pista è rimasto lì, a una distanza tale da non farselo sfuggire, pronto a sferrare l’attacco decisivo. Stavolta la parte del gatto l’ha fatta Lando e il topo era Max.

Il mondiale piloti non è riaperto. Almeno non ancora, perché 70 punti in 9 Gran Premi non sono impossibili da recuperare. Per provarci, Norris e la McLaren dovranno confermare non solo la straordinaria velocità in pista, ma anche una solidità mentale che quest’anno ha mostrato spesso qualche crepa. Senza dimenticare i 7 punti che in Ungheria gli ordini di scuderia del muretto McLaren trasferirono dalle mani di Norris a quelle di Piastri. La vittoria a Zandvoort resta comunque di ottimo auspicio per il futuro. Prima di domenica, su quel circuito 27 volte su 33 aveva vinto un pilota campione del mondo o uno che lo sarebbe diventato. Lando può quindi guardare alla sua carriera con maggiore ottimismo.

  DISCUSSIONI LA MACCHINA O I PILOTI?

In attesa di Max contro Lando, ci gustiamo Red Bull vs McLaren. Nessuno a inizio stagione avrebbe pensato a una distanza così breve tra le due scuderie dopo 15 Gran Premi. I motivi sono vari, il principale e più banale è che la scuderia guidata da Andrea Stella e Zak Brown ha le macchine più veloci. Ma la vera differenza la stanno facendo i piloti. La latitanza di Sergio Pérez dalle prime posizioni sta indirizzando il titolo costruttori verso Woking. Senza andare troppo indietro, se Checo avesse mantenuto la media della scorsa stagione a questo punto avrebbe 55 punti in più e il vantaggio della Red Bull sarebbe molto più rassicurante. Come già affermato in tempi non sospetti, la coppia di piloti McLaren è la migliore tra tutte le scuderie. Lo si pensava in chiave futura, ma a questo punto anche il presente potrebbe essere dalla loro parte.

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   PUZZLE  CHE COSA SI DICE IN GIRO

▥   UN’ALTRA ERA  Umberto Zapelloni, Il Giornale: Il regno di Max è finito proprio a casa sua. In Formula 1 è cominciato il periodo papaya. Un’altra tonalità dell’arancione, che però in Olanda fa tutta la differenza del mondo. Il golpe adesso è completo. Non una semplice vittoria. Una dimostrazione di forza impressionante, figlia del pacchetto di evoluzioni portato, e poi dell’interpretazione della gara di Lando che ha fatto una grande differenza anche sul suo compagno di squadra, arrivato ai piedi dal podio. La prestazione di Piastri è stata l’altra faccia della luna McLaren perchè con una macchina che rifila oltre 20” alla concorrenza, Oscar avrebbe dovuto arrivare sul podio recuperando su Leclerc che aveva gomme decisamente più vecchie.

▥   ANCHE CON LA SIGARETTA ACCESA  Jacopo D’Orsi, La Stampa: Come un ospite sgradito che gira in accappatoio tra salotto e cucina, magari pure fumando, s’è anche concesso di sbagliare l’ennesima partenza – siamo a sei volte su sei, Sprint comprese, che la pole non gli basta per concludere in testa il primo giro – prima di passeggiare indisturbato davanti al pubblico olandese

▥   INGEGNERI, PER CARITA’   Daniele Sparisci, Corriere della sera: È il capolavoro di Andrea Stella, un leader molto più incisivo di quanto appaia da fuori. Passo dopo passo, aggiornamento tecnico su aggiornamento, ha costruito la scalata al Mondiale, con lo stesso metodo con il quale ha percorso tutti i gradini della piramide di Woking, lui che era arrivato da ingegnere di pista, seguendo Alonso nella diaspora da Maranello

▥   IL DENARO NON E’ STUPIDO   Mauro Coppini, Corriere dello sport-stadio: Gli oltre venti secondi di distanza rifilati da Norris a Verstappen sono difficili da capire. Movimenti imprevisti e imprevedibili, caratteristici di evoluzioni tecniche sempre più complesse alle quali si affianca la necessità di mantenere in vita quei contenuti spettacolari dai quali dipendono gli introiti di Liberty Media.  

▥   CHE COSA SERVE ALLA FERRARI   Leo Turrini, Resto del Carlino: Quasi mai, in questi lunghi anni di malinconico digiuno, quasi mai, dicevo, il problema Rosso è stata l’identità di chi si cala nell’abitacolo! A Maranello sono passati Alonso, Vettel, il Raikkonen bis, adesso ci sono Carletto e Carlitos. Ed è in arrivo un certo Lewis Hamilton… Ciò che nel tempo è mancato è stato il valore assoluto della macchina. Sulla giostra sono saliti e dalla giostra sono scesi fior di ingegneri e di manager: con esiti raramente all’altezza di chi la guida, la vettura. Questa è la lezione ennesima venuta dall’Olanda

▥   LA CATENA DELLE RESPONSABILITA’  Luigi Perna, la Gazzetta dello sport:È un passaggio storico cruciale anche per la Ferrari, che non può farsi trovare impreparata, se vuole dare a Hamilton e a Leclerc una rossa vincente. L’organizzazione della squadra cambierà, con l’arrivo a ottobre del francese Loic Serra dalla Mercedes nel ruolo di direttore tecnico, dopo il passaggio di Enrico Cardile all’Aston Martin. Lo sviluppo aerodinamico dovrebbe restare responsabilità di Diego Tondi. Con il sette volte iridato Hamilton dovrebbe esserci Riccardo Adami. ora ingegnere di pista di Sainz, che ha già lavorato per anni con Sebastian Vettel. Ma il quadro completo lo darà Vasseur dopo il GP d’Italia, annunciando la nuova formazione della Ferrari. Da Monza per la rossa comincia un altro campionato.

▥   CI SONO MIRACOLI E MIRACOLI  Daniele Sparisci, Corriere della sera: Meglio non parlare di miracoli, ma soprattutto meglio non crederci in uno sport basato su calcoli da navicelle spaziali. Charles Leclerc lo ripete con quella faccia un po’ così di chi ha conquistato il podio più inatteso, forse uno dei più belli, «di sicuro uno dei più sorprendenti». Per la grinta, per la lucidità, per la capacità di tenersi dietro Piastri che guidava la stessa macchina del vincitore — Norris— e aveva gomme più fresche di nove giri.

▥   DIETRO LA PORTA  Alessandra Retico, la Repubblica: La stagione cambia. E anche i piloti: Kimi Antonelli da Bologna, 18 anni ieri (auguri), guiderà la Freccia nelle prime libere a Monza. Un italiano su una F1 in Italia, preludio dell’anno che verrà?

AMERICHE.. 

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Il battitore che giocherà la stessa partita in tutt’e due le squadre

  Lui si chiama Danny Jensen e sta per entrare in un colpo solo nella storia del baseball, nel Guinnes dei primati e nelle domande di Trivial Pursuit. Oggi diventa il primo giocatore ad aver giocato la stessa partita con tutt’e due le squadre. Sul serio. Danny aveva addosso la cara blusa dei Toronto Blue Jays il 26 giugno, era a metà di una battuta contro i Boston Red Sox quando la partita fu improvvisamente sospesa per un temporale. Un evento abbastanza di routine e Jansen sapeva che primo o poi avrebbero ricominciato esattamente da dove si erano interrotti. C’era solo una cosa che non avrebbe potuto immaginare: che la sua partita sarebbe ricominciata dall’altra parte. Con l’altra squadra.

A fine luglio Jansen è passato ai Red Sox. Il manager Alex Cora ha confermato la scorsa settimana che lo avremmo visto dietro al piatto alla ripresa della partita, secondo inning, così che troveremo il suo nome del tabellino in tutt’e due le squadra, un giocatore contro sé stesso. Dice il Wall Street Journal che il modo con cui Jansen, ventinovenne dell’Illinois, riuscirà a ritagliarsi il suo spazio fra le ‘intramontabili curiosità sul baseball, è dovuto a due fattori: le misteriose regole di questo sport per il completamento delle partite sospese e uno scambio assai dimenticabile all’interno dell’American League East

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Il temporale di giugno arrivò proprio nel bel mezzo dell’apparizione di Jansen al piatto. In circostanze normali, sarebbe toccato a lui completare la battuta alla ripresa, due mesi dopo. Le partite sospese creano in effetti delle stranezze nei tabellini. Juan Soto, star degli Yankees, ha fatto il suo debutto in MLB per i Washington Nationals il 20 maggio 2018. Ma il suo curriculum mostra pure che ha giocato una partita di cinque giorni prima. Il motivo è che quella partita del 15 maggio era stata sospesa al sesto inning e ripresa il 18 giugno, così Soto era nel frattempo entrato nella lega come pinch hitter. Colpì la palla, la mandò fuori campo e creò un meraviglioso paradosso degno di un film di Zemeckis: aveva segnato un fuoricampo in Major League prima di debuttare. 

Ma onestamente nemmeno Soto può competere con l’impresa di Jansen, davvero straordinaria, perché comunque vada a finire stasera, qualunque cosa accada in campo, Danny Jansen non può perdere.

 

 

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LA GUIDA ALLA GIORNATA

PALAZZETTI E DINTORNI

13.30  Europei Under-20 di pallavolo: Italia vs Israele – in streaming su EuroVolleyTV

19.00 Mondiali Under-17 di pallavolo: Italia vs Argentina – in streaming su Volley Ball TV

TENNIS

17.00 US Open, primo turno – su Supertennis e Sky Sport

Artur Ashe Stadium
Dalle ore 18:00
Ben Shelton (USA) [13] – Dominic Thiem (AUT)
Varvara Gracheva (FRA) – Coco Gauff (USA) [3]
Non prima delle ore 1:00
Clara Burel (FRA) – Sloane Stephens (USA)
Radu Albot (MDA) – Novak Dkokovic (SRB) [2]

Louis Armstrong Stadium
Dalle ore 17:00
Qinwen Zheng (CHN) [7] – Amanda Anisimova (USA)
Camilo Ugo Carabelli (ARG) – Taylor Fritz (USA) [12]
Non prima dell’1:00
Aleksandar Kovacevic (USA) – Frances Tiafoe (USA) [20]
Priscilla Hon (AUS) – Aryna Sabalenka [2]

Grandstand
Dalle ore 17:00
Emili Ruusuvuori (FIN) – Alexander Zverev (GER) [4]
Viktorija Golubic (SUI) – Paula Badosa (ESP) [26]
Gael Monfils (FRA) – Diego Schwartzman (ARG)
Non prima delle ore 00:00
Victoria Azarenka [20] – Yuliia Starodubtseva (UKR)

Court 4
Dalle ore 17:00
Dominic Stricker (SUI) – Francisco Comesana (ARG)
Tatjana Maria (GER) – Solana Sierra (ARG)
Veronika Kudermetova – Elise Mertens (BEL) [33]
Sebastian Baez (ARG) – Luciano Darderi (ITA)

Court 5
Dalle ore 17:00
Elina Svitolina (UKR) [27] – Maria Lourdes Carle (ARG)
Andrey Rublev [6] – Thiago Seyboth Wild (BRA)
Kyrian Jacquet (FRA) – Grigor Dimitrov (BUL) [9]
Barbora Krejcikova (CZE) [8] – Marina Bassols Ribera (ESP)

Court 6
Dalle ore 17:00
Jule Niemeier (GER) – Dayana Yastremska (UKR) [32]
Marton Fucsovics (HUN) – Jiri Lehecka (CZE) [32]
Rinky Hijikata (AUS) – Alejandro Davidovich Fokina (ESP)
Ekaterina Alexandrova [29] – Viktoriya Tomova (BUL)

Court 7
Dalle ore 17:00
Jacqueline Cristian (ROU) – Daria Kasatkina [12]
Albert Ramos-Vinolas (ESP) – Matteo Berrettini (ITA)
Reilly Opelka (USA) – Lorenzo Musetti (ITA) [18]
Non prima delle ore 22:00
Emma Navarro (USA) [13] – Anna Blinkova

Court 8
Dalle ore 17:00
Erika Andreeva – Yue Yuan (CHN)
Greet Minnen (BEL) – Magdalena Frech (POL)
Yoshihito Nishioka (JPN) – Miomir Kecmanovic (SRB)
Arthur Cazaux (FRA) – Pablo Carreno Busta (ESP)

Court 9
Dalle ore 17:00
Jan Choinski (GBR) – Roberto Carballes Baena (ESP)
Alexandre Mulles (FRA) – Adam Walton (AUS)
Chloe Paquet (FRA) – Harriet Dart (GBR)

Court 10
Dalle ore 17:00
Ugo Humbert (FRA) [17] – Thiago Monteiro (BRA)
Oceane Dodin (FRA) – Anhelina Kalinina (UKR)
Giovanni Mpetshi Perricard (FRA) – Tomas Martin Etcheverry (ARG)
Ana Bogdan (ROU) – Arantxa Rus (NED)

Court 11
Dalle ore 17:00
Juncheng Shang (CHN) – Alexander Bublik (KAZ) [27]
Peyton Stearns (USA) – Lesia Tsurenko (UKR)
Christopher Eubanks (USA) – Arthur Rinderknech (FRA)
Lulu Sun (NZE) – Lucia Bronzetti (ITA)

Court 12
Dalle ore 17:00
Donna Vekic (CRO) [24] – Kimberly Birell (AUS)
Alexei Popyrin (AUS) [28] – Sonwoo Kwon (KOR)
Francisco Cerundolo (ARG) [29] – Sebastian Ofner (AUT)

Court 13
Dalle ore 17:00
Hugo Grenier (FRA) – Mitchell Krueger (USA)
Tamara Korpatsch (GER) – Moyuka Uchijima (JPN)
Ajla Tomljanovic (AUS) – Ann Li (USA)
Laslo Djere (SRB) – Jan-Lennard Struff (GER)

Court 14
Dalle ore 17:00
Luca Nardi (ITA) – Roberto Bautista Agut (ESP)
Maya Joint (AUS) – Laura Siegemund (GER)
Alexander Shevchenko (KAZ) – Dominik Koepfer (GER)
Julia Grabher (AUT) – Elena-Gabriela Ruse (ROU)

Court 15
Dalle ore 17:00
Diane Parry (FRA) – Xiyu Wang (CHN)
Pedro Martinez (ESP) – Maks Kasnikowski (POL)
Magda Linette (POL) – Iva Jovic (USA)
Sumit Nagal (IND) – Tallon Griekspoor (NED)

Stadium 17
Dalle ore 17:00
Yafan Wang (CHN) – Maria Sakkari (GRE) [9]
Casper Ruud (NOR) [8] – Yunchaokete Bu (CHN)
Martina Trevisan (ITA) – Taylor Townsend (USA)
Non prima delle ore 23:00
Holger Rune (DEN) [15] – Brandon Nakashima (USA)

 

PODEMI

18.30 Serie A: Cagliari vs Como – su DAZN

20.45 Serie A: Verona vs Juventus – su DAZN

EUROGOL

21.30 Liga: Villareal vs Celta Vigo – su DAZN


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