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MARTEDI 23 LUGLIO 2024

#3 GIORNI ALLE OLIMPIAD

 

              COSA STAI PER LEGGERE, COSA SAPERE, COSA VEDERE

 

  • IN CIMA AI PENSIERI. Trentatré medaglie d’oro assenti a Parigi. La mappa delle egemonie perdute negli sport di squadra. I Giochi senza il Brasile nel calcio maschile, il Pakistan nell’hockey su prato maschile, Cuba nella pallavolo femminile. Ma debuttano l’Uzbekistan nel calcio maschile e il Sud Sudan nel basket maschile 
  • IL GESTO DEL GIORNO. Le gare che iniziano domani prima della cerimonia d’apertura. La prima palla al centro nel calcio: chi la batte? Un uzbeko, uno spagnolo, un argentino o un marocchino. 
  • VITE OLIMPICHE. Un portabandiera assai politico: l’inseguimento di LeBron a Donald Trump  Quindici sterline per andare più veloci: arriva alle Olimpiadi il gel magico dei mezzofondisti
  • AVREMO SEMPRE PARIGI. Il lavoro più duro? Al nastro bagagli dell’aeroporto Questo dossier non mi torna: tutte le variazioni rispetto al piano presentato nel 2017
  • ITALIANISMI. Il Corriere della sera intervista il ranista Nicolò Martinenghi. La Gazzetta dello sport ha parlato con la marciatrice Antonella Palmisano
  • EUROGOL. Che ci fa Mourinho nei preliminari di Champions League: non li aveva mai vissuti. La prima volta con il FenerbahçeL’Équipe racconta di come il Bordeaux si stia pericolosamente avvicinando al fallimento
  • La guida allo sport in tv della giornata
  • Le prime pagine di sport da tutta Europa

QUELLO CHE STA SUCCEDENDO

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 ATTESE  

Trentatré medaglie d’oro assenti a Parigi
La mappa delle egemonie perdute negli sport di squadra

Se le medaglie si pesano e non si contano, se insieme al nuoto e all’atletica l’egemonia di una nazione alle Olimpiadi si misura dagli sport di squadra, allora gli USA possono sentirsi al riparo da ogni ribaltone ancora per un po’. Restano il Paese che ha portato ai Giochi di Parigi più Nazionali, saranno tredici, appena tre in meno della Francia che non ha dovuto qualificarsi, da padrona di casa ha un posto garantito in ogni sport. 

Gli USA sono fuori solo dall’hockey su prato maschile e dalla pallamano, sia maschile sia femminile. Nel primo torneo li abbiamo visti l’ultima volta da paese organizzatore nel 1984 e 1996, ma non si qualificano sul campo dal 1956. Nel caso della pallamano, tolti i Giochi di LA e di Atlanta, mancano da Seul 88 con gli uomini e da Barcellona 92 con le donne. In tutti gli altri campi ci sono pure stavolta. 

Il Giappone è la nazione guida d’Asia con l’iscrizione a 11 tornei contro i 7 della Cina, mentre in Europa la Spagna si conferma il paese che sa fare squadra meglio di tutti, avrà 11 nazionali, più di Germania [7] e Olanda [6]. È quella stessa Spagna che fa invece fatica a costruirsi un medagliere d’eccellenza nelle discipline individuali in modo uniforme e diffuso. 

L’Italia ha portato a Parigi solo le due squadre di pallavolo e le due di pallanuoto: si propone come la 14esima forza al mondo, in Europa viene anche dopo la Serbia [6]. 

L’Australia spicca ovviamente in Oceania [10-5 sulla Nuova Zelanda], Argentina e Brasile sono alla pari in Sudamerica [6]. Il Sudafrica è in cima al suo continente [4] davanti all’Egitto [3]. 

In tutto i Paesi che hanno almeno una squadra ai Giochi sono 54, e 22 quelli che ne hanno appunto solo una. 

 

 

La maggior parte dei tornei è aperto a 12 partecipanti, tranne il calcio maschile che si spinge a 16, la pallanuoto femminile che si ferma a 10, il basket 3×3 che non va oltre le 8 in entrambi i generi. Nessuno sport è presente fin dalla prima edizione. Fu proprio Parigi nel 1900 ad aprire il suo programma a calcio, pallanuoto e rugby [a 15], c’era pure il cricket che rivedremo finalmente a Los Angeles 2028. 

  È questo il terreno sul quale si misurano più agevolmente l’ascesa e il declino, l’autorità e l’innovazione. Gli USA sono ovviamente il Paese col maggior numero di ori olimpici complessivi negli sport di squadra di Parigi, 38 in tutto, il doppio della dispersa URSS [19], davanti all’Ungheria con 12 [9 nella pallanuoto, gli altri 3 nel calcio] e alla Gran Bretagna con 11, il paese dalle maggiori anomalie. Ha 4 ori nella pallanuoto maschile e 3 nel calcio maschile, ma in entrambi gli sport stavolta non si è qualificata. Gli ori della pallanuoto appartengono a tempi remoti: l’ultimo è del 1920; quelli del calcio a tempi remotissimi: non ce ne sono dal 1912. A Parigi sono appena tre le Nazionali ammesse: le due di hockey e quella di rugby femminile. Il punto è che il Regno Unito esiste solo ogni quattro anni. Quando c’è da andare a Mondiali ed Europei, inglesi scozzesi gallesi e nordirlandesi vanno sparsi, per conto loro. Gabby Logan, presentatrice dei Giochi per la BBC, ha detto al Guardian che queste nazionali GB sono «un’occasione per unire la nazione e per apprezzare la natura più stabile della politica britannica, che non ha dovuto affrontare l’estrema destra come la Francia»

[CONTINUA QUI |  STUDIO A CURA DI ROBERTO LIBERALE]

IL GESTO DEL GIORNO

IL GESTO NUMERO 1 DEI GIOCHI
LA PRIMA PALLA AL CENTRO

 

 

  Tocca agli sport di squadra aprire di fatto i Giochi domani, 48 ore prima della cerimonia sulla Senna, con 20 partite compresse fra le tre del pomeriggio e le undici di sera, otto sono di calcio e dodici di rugby a sette, tutte maschili. Deve essere un omaggio alla visione di De Coubertin. Non si vedrà una donna in giro fino a giovedì. 

Ore 15 a Saint-Étienne: Argentina vs Marocco. Ore 15 al Parco dei Principi: Uzbekistan vs Spagna. Chi vince il sorteggio e si sbriga prima a infilare la maglia nei pantaloncini e tirare su i calzettoni, apre i Giochi toccando la palla al centro, il primo gesto dell’Olimpiade parigina

Qui siamo romantici e pensiamo che sarebbe bello se toccasse all’Uzbekistan, mai aveva portato una Nazionale ai Giochi, mai il calcio è stato ai Mondiali. Oppure la Spagna può candidare Samu Omorodion, con una storia gemella a quella di Nico Williams. È nato da genitori nigeriani nella città spagnola di Melilla, possiede la doppia cittadinanza. Sua madre ha attraversato mezzo continente ed è entrata dal Marocco, per farlo nascere nei confini dell’UE, poi tutta la famiglia di è trasferita a Siviglia.

[CONTINUA QUI]

VITE OLIMPICHE

L’inseguimento di LeBron a Donald Trump

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  Portabandiera al mattino, spacca-partita di sera. LeBron James ha cominciato così la settimana che porta ai Giochi. Quando gli hanno detto che toccava a lui reggere le stelle e le strisce durante la parata delle nazioni di venerdì, ha reagito chiamandolo un grande onore. 

«Per un ragazzo di Akron, questa responsabilità significa tutto, non solo per me, ma anche per la mia famiglia, tutti i bambini della mia città natale, i miei compagni di squadra, gli altri olimpionici e tante persone in tutto il paese con grandi aspirazioni. Lo sport ha il potere di unirci tutti e sono orgoglioso di far parte di questo momento importante».

Quale donna con LeBron

Oggi arriva il nome dell’alfiera. Diana Taurasi ci spera, ma è difficile che tocchi a un’altra figura del basket. Simone Biles sente di avere delle chance, chissà se avranno un peso ragionamenti da Cencelli. Gli Stati Uniti stanno andando al voto come un paese spaccato, l’uscita in primavera del film Civil War è stata definita una distopia realistica e non c’è un posto migliore del basket femminile e della WNBA per veder riprodotte tutte le dinamiche di questa diffusa contrapposizione dentro la società: uomini e donne, etero e gay, bianchi e neri, repubblicani e democratici. 

[CONTINUANO QUI]

TITOLI   

▥  Repubblica: Dove ho messo la medaglia? Nell’armadio o fra le pentole – Chi la nasconde fra i cereali e chi fra i soldini di cioccolata. Chi l’ha persa già quattro volte. Chi l’ha ritrovata sul taxi e chi l’ha venduta all’asta   Emanuela Audisio racconta: Il lottatore francese Steeve Guénot non avendo cassaforte le ha date a un amico che lavora in un’impresa di vigilanza. La giocatrice di calcio americana Christie Rampone, oro nel 2004, 2008 e 2012, ha nascosto le medaglie nella batteria di pentole, perché è «l’ultimo posto dove un ladro andrebbe a rovistare»

AVREMO SEMPRE PARIGI

Il lavoro più duro? Al nastro bagagli

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Undicimila e 182. È il numero finale dei partecipanti complessivi alle Olimpiadi. La delegazione più folta è quella degli USA con 591 qualificati, davanti a Francia [571] e Germania [468]. L’Italia ne ha appena uno in meno della Cina [404 a 403] e ci sono quattro Paesi presenti con una sola persona: il Liechtenstein, il Belize, Nauru e la Somalia. 

All’aeroporto di Roissy non c’è solo da dare il benvenuto ai rappresentanti delle 206 squadre. Lavoratori e volontari sono alle prese con la frenesia di dover scaricare e sistemare un’abbondante razione di oggetti ingombranti: le aste di chi salta, le biciclette di chi pedala, i fioretti e le sciabole di chi va in pedana per la scherma. Le società fornitrici di servizi di movimentazione hanno quasi raddoppiato il numero dei dipendenti a disposizione. Durante il periodo delle Olimpiadi, l’aeroporto dovrà gestire 45.000 oggetti fuori formato, di cui 17.000 attrezzature sportive, rispetto ai 10.000 soliti di un’estate normale. Sono stati allestiti 1.400 carrelli speciali e un terzo nastro trasportatore formato extra, sul quale stanno scorrendo lettini medici per i massaggi, le carabine ad aria compressa dei tiratori, le gigantesche vele per gli scafi. Ah, c’è un problema. I dipendenti hanno indetto uno sciopero. Per venerdì.

Questo dossier non mi torna
Tutte le variazioni rispetto al 2017

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Ve lo ricordate quando Parigi presentò il suo dossier e prometteva di far arrivare lo sprint per l’oro del ciclismo sugli Champs-Elysées, come per l’ultima tappa del Tour? Bei tempi. Sette anni fa. Solo che in sette anni ne accadono di cose, specialmente per un’Olimpiade che deve fare i conti, ma i conti veri, con una serie di variabili. L’Èquipe di stamattina dedica sette pagine e una mappa a tutto ciò che non torna, le variazioni di sede e di budget, le infrastrutture che non sono state completate secondo le previsioni. 

Il basket, per esempio, ci ha messo un po’ di tempo per accettare di dover andare a giocare la fase preliminare a Lille. Tutta colpa della Mostra dell’Agricoltura! E di alcune foto di vitelli, mucche, maiali pubblicate sui social dal padiglione 6 della Porte de Versailles. La sindrome della Moutète, la sala dell’Orthez dove un tempo si svolgevano sia il mercato cittadino sia le partite di basket, è stata la goccia che ha fatto traboccare i canestri

Per sottrarsi a questa collocazione dai vincoli tecnici irrisolti (illuminazione, aria condizionata, altezza del soffitto – 9 metri -, produzione televisiva, ecc, il comitato organizzatore ha dirottato la prima settimana del torneo a Lille, dov’era prevista la pallamano per la seconda settimana. Così ci sono pure 27.000 potenziali spettatori. La FIBA voleva assolutamente restare a Parigi. Ma per riportare il basket a Porte de la Chapelle bisognava spostare il badminton. Tony Estanguet ha preso personalmente in mano il fascicolo, in un’atmosfera tesa per molti mesi. Così, durante una riunione dell’Associazione delle federazioni olimpiche, nel giugno di due anni fa a Losanna,si appianò tutto disponendo un nuovo impianto di aria condizionata. Spesa: 7 milioni di euro.

Il cambio di luogo più rocambolesco, dice L’Équipe, è stato quello del tiro a segno, anche se meno pubblicizzato del basket. Inizialmente i tre eventi erano previsti a La Courneuve, più precisamente a Essences, un ex sito militare ceduto per un euro simbolico al dipartimento di Seine-Saint-Denis. Il costo della bonifica [12 milioni di euro] doveva essere finanziato dai lavori olimpici. Al ritorno dai Giochi di Tokyo 2021, gli organizzatori si sono resi conto che al confronto con le gare giapponesi il campo dell’Essences era un po’ angusto. Avrebbero voluto annettersi a quel punto la pista da bowling che sta di fianco. È cominciato un via-vai di lettere ai prefetti, di proteste dei cittadini per il rumore delle carabine, dispetti, impuntature, trattative: noi vi diamo la pistola ad aria compressa, voi ci date gli ottavi di finale dei pesi piuma con opzione sul via della para maratona. 

È sparita l’idea della casa degli atleti al Petit Palais, sono state cancellate le gare di nuoto dall’Arena La Défense, e poi si sa come sono le cose, siete incontentabili, quelli che vi organizzano le Olimpiadi a Parigi, e voi vi lamentate pure. E su. 

TITOLI   

  Corriere della sera: Parigi sotto esame” – Macron ottimista ci crede: «Sarà una festa che farà bene a tutti» I commercianti furenti perché la città è blindata e non si lavora. E c’è chi alimenta le paure: «Delegazione israeliana non gradita»    Stefano Montefiori ha scritto: In giardino la première dame Brigitte incontrando con il marito i giornalisti italiani non trattiene l’entusiasmo: «L’Italia è il nostro secondo Paese dopo la Francia, Roma è la mia città preferita, Emmanuel adora Napoli». Brigitte Macron ricorda che lei e Emmanuel si sono conosciuti al liceo di Amiens preparando la pièce di Eduardo De Filippo, L’arte della commedia.

  La Stampa: Tappeto rosso e zona grigia. Parigi rifà la storia in 6 km” – A tre giorni dai Giochi viaggio lungo il percorso della cerimonia inaugurale. La grandeur concentrata: mai nessuno aveva mai osato tanto. L’effetto Senna    Giulia Zonca ha scritto: Parigi oggi somiglia a una bottiglia di raffinatissimo champagne agitata prima di fare il botto: circola l’elettricità del grande evento, la frenesia supera l’ansia che nei mesi precedenti ha occupato ogni pensiero. Le preoccupazioni stanno lì, stese sulle transenne che chiudono i boulevard: le minacce dei terroristi, degli ecoattivisti, dei cyberattacchi. I sei chilometri non sono facili da proteggere. Però, ora i pezzi di scenografia compaiono sul fiume, impalcature che sembrano grandi tele di Delacroix, calate con la storia di Francia. Ora i pianoforti vengono trasportati da una riva all’altra ed è partito il conto alla rovescia, è circolata la grandeur e lo slogan di sette anni somiglia persino a qualcosa di vero. Somiglia a Parigi.

***

A tre giorni dalla cerimonia, Le Monde ha parlato con Michel Cadot. Come sarebbe: chi è? Parbleu, si tratta del delegato interministeriale ai Giochi Olimpici e Paralimpici. Sono andati a parlargli nel suo ufficio scoprendo che monsieur Cadot non  ha mai dubitato di nulla. 

Anche nel cuore della nebbia istituzionale in cui è immersa la Francia dopo scioglimento dell’Assemblea nazionale del 9 giugno, non ha mai deviato dal suo obiettivo: garantire lo svolgimento dei Giochi nelle migliori condizioni possibili. Lui dice che c’è stato effettivamente un ronzio, un bourdonnement – è questa la parola utilizzata – la sera del primo turno delle elezioni legislative, il 30 giugno, quando si agitava lo spettro dell’estrema destra al potere. Gli spettri si agitano, si agitano sempre. Ma non ha mai avvertito un senso di instabilità politica o di minaccia intorno ai Giochi. Dice che non si lascia distrarre dal suo dovere, lui.

IL TEMA 

Quindici sterline per andare più veloci

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Dopo L’Équipe, anche il Telegraph si occupa stamattina del nuovo Graal per andare veloci, la sostanza alla base del progressi rivoluzionari dello sport, soprattutto nel mezzofondo. È il gel di cui Slalom vi ha parlato qui  riferendo del servizio del giornale francese. Gli inglesi parlano ora di una si stima dell’80 percento di runner d’élite che fa uso del Sistema Bicarb. 

Nella pista di riscaldamento ai recenti Europei di atletica leggera a Roma, i bidoni contenevano un pacchetto bianco e una vaschetta particolarmente vistosi. E tutt’intorno gli atleti consumavano apertamente un’insolita – sostanza gelatinosa, del tutto lecita, confezionata in mini-compresse bianche. Una scena simile è stata evidente negli autobus delle squadre all’inizio delle principali gare di ciclismo, alla Diamond League di atletica, e ora anche nelle competizioni di atletica regionali e nazionali. Secondo il Telegraph cominciano a prenderlo le squadre di Premier League e a Parigi verrà usato in tutti gli sport di resistenza.

Viene definito una risposta nuova a un vecchio problema. La ricerca che suggerisce le proprietà di miglioramento delle prestazioni grazie al bicarbonato di sodio, quella sostanza domestica meglio conosciuta per i suoi usi nella preparazione di dolci, è emersa per la prima volta quasi un secolo fa. Il problema più grande era rappresentato dal fatto che nel tentativo di digerire una quantità significativa di cibo prima di un esercizio intenso, gli atleti si ritrovavano a dover andare più volte al bagno d’urgenza.

L’azienda svedese Maurten aveva già progettato un idrogel in grado di bypassare l’intestino durante l’assunzione di carboidrati, intuendo l’opportunità. Ha iniziato a collaborare con esperti come il fisiologo e nutrizionista Andy Sparks, per verificare se fosse possibile sviluppare qualcosa di simile per il bicarbonato di sodio. È stato lanciato sul mercato l’anno scorso al costo 15 sterline a porzione. È rimasto ancora un prodotto in gran parte di nicchia. La Jumbo-Visma di Vingegaard è uno dei partner della Maurten. Il Telegraph sostiene che lo usa Faith Kipyegon e che in passato lo ha provato Kelvin Kiptum, il primatista del mondo della maratona morto un anno fa in un incidente stradale. Ne parla apertamente Keely Hodgkinson, che su Instagram ha postato una foto in cui versa il gel in una borraccia. Lo stesso ha fatto Erin Wallace. L’allenatore Trevor Painter, coach di cinque atlete alle Olimpiadi compresa Hodgkinson, dice che non potrebbe raccomandarlo abbastanza. La moglie di Painter è Jenny Meadows, medaglia ai mondiali ed europei negli 800 metri. Dice che non è più un vantaggio. È uno svantaggio se non lo prendi. 

 

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ITALIANISMI 

MARTINENGHI DICE CHE CECCON E’ FLIPPATO

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Il Corriere della sera intervista il ranista Nicolò Martinenghi con Arianna Ravelli, rispetto a Thomas Ceccon più estroverso, ma con una nota di dolcezza nel sorriso con brillantino. Lui dice: «Io forse la vivo un po’ più rilassata, Thomas è molto appassionato, gli piace tanto guardare le gare, fare confronti, e poi mi trascina, Di Tokyo ricordo pochissimo del Villaggio, niente del podio. E sì che sono passati solo tre anni. Ma ero così concentrato. Mi ricordo solo quando ho toccato e ho visto i miei compagni esultare. E poi al ritorno mi sono ritrovato sul pullman da solo, c’erano solo il brasiliano Fratus e la moglie. Ho aperto lo zainetto e c’era questa medaglia arrotolata, buttata lì. L’ho guardata, ho cominciato a darle il giusto peso: l’hai sognata tanto, inizi a capire. È un’emozione che auguro a tutti di vivere».

➣  Se le dico la parola «acqua» o «piscina» cosa le viene in mente?

«L’acqua l’associo al relax, alla spiaggia, a quando ti liberi completamente. La piscina ogni tanto è malinconia, in inverno è una tortura. È gioia, è dolore, è odio, è un po’ amore, amicizia, perché tante amicizie sono nate lì, e, sì, è conoscenza perché tutti i giorni cerco di conoscere meglio me stesso e quello che faccio».

➣  A proposito di passioni, è vero che gioca a Monopoli?

«Impazzisco. Ormai la sera non esco più, non ho più una vita sociale, solo Monopoli».

  QUANDO LO VEDIAMO  SABATO 27 ORE 11 Batteria 100 rana | ORE 21.15 Semifinale | DOMENICA 28 ORE 21.54  La finale

***

ANTONELLA PALMISANO SA DI POTER RIVINCERE
E NON LE FA NESSUN EFFETTO

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La Gazzetta dello sport ha parlato con Antonella Palmisano, campionessa uscente nella 20km di marcia, lei come solo Ondina Valla, Sara Simeoni e Gabriella Dorio: sono le campionesse olimpiche dell’atletica italiana. Sono leggende. E lei, Antonella Palmisano da Mottola, Taranto, può diventare la prima a far doppietta ha scritto Andrea Buongiovanni. Lei dice: «Ho caricato fino a 135 km alla settimana, come mai nel corso dell’anno, su percorsi impegnativi, ricchi di salite e saliscendi e le risposte sono state molto positive. Per la prima volta dopo quattro anni mi sono sempre svegliata con la mente libera».

Come immagina la gara olimpica?

«Non farà caldissimo: tirata, sul ritmo. Le medaglie? Non mi escludo dal pronostico: poi punto su una cinese a caso, sulla peruviana Garcia Leon e sulla spagnola Perez, decisamente in ripresa».

Quanto è cambiata rispetto a Tokyo?

«Alla vigilia, allora, piangevo per la tensione. Ora non che non ci siano pressioni. Ma sono pressioni da olimpionica. Un peso? No, un privilegio».

  QUANDO LA VEDIAMO  GIOVEDÌ 1 AGOSTO ORE 7.30  20 km marcia

EUROGOL

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  Che ci fa Mourinho nei preliminari di Champions

Diamine, quel tipo lo conosco. È lui, non è lui, è lui, non è lui? È lui. José Mourinho. Che ci fa seduto sulla panchina di una squadra che gioca i preliminari di Champions League? È la prima volta nella sua carriera e stasera guida il Fenerbahçe sul campo del Lugano nel nuovo turno di avvicinamento alla fase a gironi della nuova Coppa formato extra-large, ritorno il 30 luglio in Turchia. L’Équipe scrive che José si giocherà parte della sua fama, un po’ in calo negli ultimi anni, in queste serate di preliminari”. In questo turno di qualificazione c’è un nome che a José mette i brividi [Bodoe, Norvegia], c’è un ex finalista di Coppa dei Campioni caro a Ibra [Malmoe, Svezia, 1979], una ex vincitrice di Coppa delle Coppe [la Dinamo Kiev, Ucraina, 1975 e 1986], le rappresentanti di due super Minions come Andorra e Gibilterra, Santa Coloma e Lincoln Red Imps. 

TITOLI   

  L’Équipe racconta di come il Bordeaux si stia pericolosamente avvicinando al fallimento e alla ripartenza dalle serie inferiori. O interviene il Fenway Sports Group per il salvataggio oppure andrà alla deriva uno dei club più gloriosi di Francia, semifinale di Coppa dei Campioni contro la Juventus nell’anno dell’Heysel, ai tempi di Giresse e Tigana, la squadra da cui sempre la Juventus comprò Zinédine Zidane. È la storia in prima pagina sul giornale francese Emery Taisne ha scritto: 142 anni di storia stanno per essere spazzati via sotto l’accumulo dei troppi errori commessi negli ultimi anni, dalla scelta del M6 di vendere il club a GACP e King Street nel 2018 a Lopez, passando per la disastrosa gestione di due fondi americani. Un finale triste. Servono 42 milioni entro stamattina. 

  “Tutta la polizia d’Europa ci cercava…”, così dicono Mikhail Ivkine e Pavel Kossov a L’Équipe, i due tifosi russi condannati nel 2016 per aver aggredito un tifoso inglese a Marsiglia durante gli Europei, in un giorno battaglia selvaggia nel centro della città. 

Otto anni dopo il caos, il giornale francese si è rimesso sulle tracce dei due, incarcerati per diversi anni in Francia, fuori con la condizionale, rientrati al lavoro in Germania. Kossov ha ripreso la sua attività di guida in montagna, Ivkine si è rimesso con la compagna di prima, hanno tre figli, e ha ricominciato a fare il professore di educazione fisica. Per altri tifosi russi il procedimento è ancora in corso, con la scarsa collaborazione del loro paese d’origine. Stewart Gray, il tifoso inglese aggredito, è rimasto tre settimane in coma. Utilizza una sedia a rotelle dopo aver perso il 70% della mobilità.


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