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  • EUROGOL. L’unico parigino felice di aver lasciato Parigi: la medaglia che finalmente mordicchia pure Mbappé A proposito di Real Madrid e Quarto Potere: il giornalismo che fa felice i potenti, il caso di Floréntino Perez Panorama della Liga 2024/25 che comincia
  • VITE OLIMPICHE. Le Università americane che sono andate meglio ai Giochi olimpici.
  • RUOTE. Le vittorie olandesi al Tour de France che la Francia vuol comprare La polemica sulle radioline al Giro di Polonia
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GIOVEDÌ 15 AGOSTO 2024

#2 GIORNI ALLA SERIE A

 

«L’Olimpiade non è fatta per costruire numeri che portino onore alla Patria, è uno strumento potente che espone le vite dei ragazzi che ci partecipano, soprattutto in quest’epoca di fragilità estrema»

[Niccolò Campriani, campione olimpico]

 

  Versione Ferragosto

  EUROGOL

L’unico parigino felice di aver lasciato Parigi: La Supercoppa di Kylian Mbappé

0-2   Le prime mani sotto l’ascella. La prima foto con una Coppa europea nello stesso scatto. Il primo gol e la convinzione stamattina di aver fatto proprio bene a lasciare Parigi. Avremo sempre Madrid, pensa Kylian Mbappé mentre nel mondo ancora prevale la malinconia per aver lasciato la città olimpica dalla quale lui è scappato. 

Prima che accadesse quello che è accaduto, racconta El Pais stamattina nel celebrare la Supercoppa del Real Madrid e il suo titolo numero N, questa congrega di campioni che chiamiamo Galacticos aveva trascorso poco più di un’ora di foschia in cui Vinicius si era rivelato l’unico capace di fornire lucidità e soluzioni

Ah, già. Hanno pure il brasiliano, corteggiato, corteggiatissimo dagli arabi, così almeno una volta el senor Florentino Pérez può sentire quella stretta al cuore che si prova quando uno più ricco di te sta provando a portarti via un campione. Vinicius è stato l’autore di dieci gol nelle dieci finali precedenti e ieri ha aperto la strada al primo titolo stagionale con un dribbling da fondo campo e un assist per Fede Valverde. In quel momento ha iniziato a perdere l’Atalanta, squadra ordinata – dice El Pais – ma impantanata in un terremoto interno e tormentata dagli infortuni

Diario AS lo definisce un altro passo verso il Pallone d’oro. Forse, può darsi, come può darsi che alcuni giurati abbiano però già consegnato le loro schede dopo gli Europei e la Copa América.

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Quel giornalismo felice di far felice i potenti: il caso Florentino Pérez
A proposito di Real Madrid e Quarto Potere

Sul giornale El Mundo, Iñako Díaz-Guerra conduce da mesi una serie di interviste a protagonisti del giornalismo spagnolo. Una molto bella segnalata da Slalom in passato è stata quella con Cristina Cubero, vicedirettrice del Mundo Deportivo. In precedenza Díaz-Guerra aveva parlato di calcio e del mestiere con Santiago Segurola, altra firma di punta. Un’intervista titolata in modo aspro: «Una parte del giornalismo sembra che lavori più per Florentino Pérez che per il giornalismo». Ma un’intervista che contiene molte molte altre cose. Sul giornalismo, sui cicli della vita, sulle responsabilità della stampa verso il doping, sulla maniera di essere tifosi facendo questo mestiere. 

Qui sotto ci sono alcuni stralci.

➣  Leggendoti tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, molti ragazzi d’allora, molti della mia generazione, capirono che il calcio poteva essere scritto in modo diverso. Più attenzione, meno testosterone, più riferimenti culturali…

«Non credo di aver inventato nulla. Ci sono sempre stati giornalisti che hanno scritto molto bene di sport. Dopo la guerra, Antonio Valencia era molto bravo. Quando sono entrato a El País nel 1986 c’erano già persone magnifiche che scrivevano, come Luis Gómez, esisteva la preoccupazione di offrire al lettore i migliori contenuti possibili nel miglior modo possibile, collocando lo sport su un livello leggermente diverso da quello che gli viene solitamente assegnato in Spagna. Io, come chiunque, avevo i miei riferimenti. Sono rimasto molto colpito dal mio predecessore a Bilbao, al quale devo la mia carriera di giornalista: Patxo Unzueta. Era il corrispondente del giornale e lì lo consideravamo una persona molto seria, molto scrupolosa e molto addolorata per i tempi complicati che stavamo vivendo nei Paesi Baschi. All’improvviso gli chiesero di scrivere di calcio per i Mondiali dell’82. Fece un’intervista a Zarra, scrisse un bellissimo ritratto di Piru Gainza, un altro di Panizo. Allora pensai: se questa persona, che è un intellettuale, scrive così di calcio, con tanto amore, se scrive che “la bellezza del calcio è dovuta al fatto che il calcio trascende l’intrattenimento, allora… E così è. Il calcio ovviamente è spettacolo, ma è altre 100mila cose e sono 100mila cose importantissime»  .

➣  I pregiudizi intellettuali nei confronti del calcio non sono mai scomparsi del tutto in Spagna.

«Sarebbe opportuno scavare dentro l’origine di questo pregiudizio e, anche se mi è difficile dirlo, ha a che fare con un’idea un po’ stantia che la Spagna aveva di sé stessa. Durante il regime franchista era un paese consapevole del fatto che lo sport fosse calcio, ciclismo e boxe. Tutto il resto era superfluo. Questi sport venivano trattati in modo molto nazionalistico, tendevano a essere visti con disaffezione e disprezzo da parte degli intellettuali. La Spagna era un paria nel mondo dello sport, tutti gli altri sembravano più forti, più alti e più belli. La situazione non è cambiata fino ai Giochi di Barcellona ’92, da allora abbiamo avuto molti successi negli sport più costosi e professionistici, diciamo così. È stato un cambiamento molto radicale che, a suo modo, spiega un po’ l’evoluzione del Paese. Il giornalismo doveva capirlo, doveva spiegarlo e doveva spiegarlo bene».

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Fußballspieler Spanien
Che la Liga cominci

Un anno fa di questi tempi, solo sette squadre su venti avevano a disposizione la rosa completa, le altre tredici stavano facendo salti mortali per sistemare i conti in tempo e ricevere l’autorizzazione al tesseramento dei nuovi acquisti. La Liga si presentava e si presenta ancora come il campionato europeo dalle misure più rigide sul fair play finanziario. Le difficoltà economiche del Barcellona erano il caso più mediatico, ma non l’unico.

A 12 mesi di distanza, il campionato che fu di Messi e Ronaldo sente di aver rimesso di nuovo in piedi un cartellone stellare: La pandemia causata dal coronavirus, gli aggiustamenti economici e la minaccia dell’inesauribile denaro arabo avevano tinto di grigio il campionato spagnolo degli ultimi anni, con un calo dell’interesse popolare spiega il quotidiano conservatore Abc. 

La Liga che inizia con due anticipi di Ferragosto è diventata nel giro di pochi mesi il campionato del gran duello Mbappé vs Yamal, il ragazzino che sognava di diventare Ronaldo contro il ragazzino battezzato da Messi nel bagnetto di plastica. Ma non solo. 

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  VITE OLIMPICHE.. 

Olympic Gold medalist and Stanford swimmer Katie Ledecky taking picture with camera phone in stands during game vs USC at Stanford Stadium. Stanford,...
Le Università americane che sono andate meglio ai Giochi

Hanno vinto gli USA, d’accordo. Quaranta ori. Oltre 100 podi. Ma dentro gli USA, chi è andato meglio? Noi italiani potremmo stabilire se i poliziotti sono più sportivi dei carabinieri o della guardia di finanza, certamente avranno preparato una classifica. In America invece hanno spulciato le classifiche dei Giochi per vedere quale college è andato meglio. Sono rientrati da Parigi con una medaglia atlete e atleti provenienti da oltre 100 college. Quello che ha surclassato tutti è Stanford con 39 podi, più del doppio di qualsiasi altra università degli USA, più medaglie di Olanda, Corea del Sud, Germania. 

Se fosse una nazione, la delegazione di Palo Alto avrebbe chiuso all’11esimo posto a Tokyo e decima a Rio: a Parigi si è superata, sarebbe stata ottava. Il conteggio complessivo supera ovviamente le 1.044 medaglie ufficiali, perché gli sport di squadra ne distribuiscono di più. In tutto sono state più di 2.000 e 400 i vincitori americani dall’Alabama a Yale. 

Stanford spicca sia per numero di medaglie totali sia per gli ori [12]. La maggior parte del successo è arrivato dalla piscina, senza che sia stata Katie Ledecky a spadroneggiare. Il maggior numero di cosi tondi di metallo sono stati consegnati da Regan Smith e Torri Huske, cinque a testa. Stanford ha vinto nella corsa, nel canottaggio, nel lancio del disco, nella scherma, nei tuffi, nel sincronizzato, nel basket, nel calcio, nella pallavolo e nella pallanuoto. 

La sorpresa è stata Harvard con 13 medaglie e con i nomi di spicco di Gabby Thomas, la fiorettista Lauren Scruggs, la ciclista Kristen Faulkner. In termini di medaglie pro capite, pochi college hanno fatto meglio di Davidson, che ha una platea di 2.000 studenti e due medaglie olimpiche. La prima è stata Evy Leibfarth, laureata in biologia, bronzo nello slalom in canoa. Il secondo è un signore che si chiama Stephen Curry.  

Nella maggior parte dei paesi – ha scritto il Wall Street Journal che si è dedicato alla ricerca – gli atleti olimpici pensano agli studi universitari allo stesso modo in cui i francesi pensano ai film di Hollywood: sono inutili e distraggono. Ma le università americane hanno anche prodotto velocisti britannici, lanciatori del disco giamaicani e quel fenomeno del salto con l’asta svedese Mondo Duplantis. In piscina, l’icona del nuoto francese Léon Marchand è diventato l’orgoglio del suo stato e dell’Arizona State

È così convincente questo studio, così spiritosa quella battuta sui film di Hollywood, che a qualcuno in Italia dovrebbe venir voglia di sfidare la convenzione, battersi per costruire un modello simile, sport e università, un modello alternativo a quello dei corpi di Stato. Ma è un’idea così bella che non succederà. 

  RISOLTO IL CASO KHELIF

Oh, comunque, con Imane Khelif tutt’apposto. Dopo la tempesta olimpica, dopo la sua denuncia alla magistratura francese per cyberbullismo, pare che abbiamo trovato una soluzione. La annuncia il Telegraph, il giornale europeo che con più ferocia conduce la battaglia contro la partecipazione alle competizioni femminili delle atlete DSD e ancor più delle persone reduci da una transizione di genere. La soluzione è che Eddie Hearn, presidente di Matchroom Boxing, le farà un contratto da professionista e la porterà con il circo Pace & Bene a girare l’Europa. Questo decise la sorte. 

    TOUR DE FRANCE

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Le vittorie olandesi che la Francia vuol comprare

Quattro tappe corse e quattro vittorie olandesi finora al Tour. Solo oggi la corsa attraversa i confini e arriva nel Paese, dopo un trittico iniziale proprio in Olanda e la scorribanda di ieri sulle strade della Liegi. Stamattina si parte da Bastogne, una delle città fantasma del ciclismo, come nel West. In maglia gialla c’è Demi Vollering, e L’Équipe stamattina scrive del suo imminente passaggio all’ambiziosa FDJ-Suez che non si pone limiti. Per l’anno venturo hanno già preso l’idolo di casa Juliette Labous. Una squadra sul punto di costruire un gruppo all’altezza delle sue ambizioni

Deve essere un altro di quei diabolici trucchi di Emmanuel Macron, lo sapete com’è fatto, i molti appassionati di politica che vedono la politica ovunque, pure in un assist, in uno striscione dell’ultimo km, se ne convinceranno molto presto, a loro non la si fa. 

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La polemica sulle radioline al Giro di Polonia

Macron dovrebbe essere estraneo alla disavventura di Nicolas Debeaumarché, francese, 26 anni, ma poi alla fine chi può davvero dirlo. È caduto durante la terza tappa del Giro di Polonia e ha riportato diverse fratture vertebrali. Era in fuga con l’olandese Pepijn Reinderink, ha perso il controllo della bici in discesa, secondo la ricostruzione de L’Équipe è sbattuto contro un tubo dell’acqua. 

L’incidente di oggi – dice il giornale francese – ricorda i tristi precedenti accaduti al Giro di Polonia. I più rilevanti sono due. La morte cinque anni fa del belga Bjorg Lambrecht e la paura per Fabio Jakobsen, rimasto in coma farmacologico dopo essersi schiantato contro le barriere al traguardo per una collisione con Dylan Groenewegen. 

La caduta di Debeaumarché ha acceso uno scontro diplomatico fra uno dei ds più in vista e il capo dell’UCI. Richard Plugge ha chiocciolinato David Lappartient su Twitter o coso, come si chiama adesso. Gli ha scritto che è stato il caos, così lo ha chiamato, il caos. Perché non c’erano le radioline in corsa. L’UCI – ha detto – non può continuare con questo divieto. Trasforma la gara in una farsa completa, come abbiamo visto alle Olimpiadi, dove i ciclisti non hanno potuto chiamare l’auto per l’assistenza di base, in questo caso un meccanico. Speriamo che nessuno si sia fatto male oggi.

Lappartient gli ha risposto, attaccando come a suo tempo fece De Magistris in una clip con Al Pacino, ciao Al. Ciao Richard – ha attaccato – siete stati colti in flagrante da una fake news. Gli incidenti di oggi al Giro della Polonia  non hanno nulla a che vedere con l’assenza delle radiolini e lo sapete. I ciclisti sono stati curati secondo gli standard. La nostra priorità è la sicurezza. Volete tenere le radio accese per dare istruzioni, non per la sicurezza. Assumitene la responsabilità! Continuiamo a lavorare insieme!.

Un bacio, David. 


     

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LO SPORT OGGI IN TV

LA GIORNATA

RUOTE  

13.30 Tour de France Femenine, tappa-5 – su Eurosport

14.20 Tour du Limousin Perigord, tappa-3: La Riviere de Mansac-Argentat Xaintrie Val Dordorgne – su Discovery+  

15.00 Tour of Leuven – su Discovery+  

15.45 Giro di Danimarca, tappa-2: Ringkoebing-Vejle – su Discovery+, dalle 16.30 su Eurosport 1 

VITE OLIMPICHE

20.00 PGA Tour, FedEx St. Jude Championship, primo giro – su Eurosport 2 

TENNIS

17.00 ATP e WTA Masters 1000 Cincinnati, secondo turno – su Sky 

EUROGOL

19.00 Liga: Athletic Bilbao vs Getafe su DAZN

21.30 Liga: Betis Siviglia vs Girona – su DAZN 

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