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LUNEDI 22 LUGLIO 2024

#4 GIORNI ALLE OLIMPIAD

 

              COSA STAI PER LEGGERE, COSA SAPERE, COSA VEDERE

 

  • IN CIMA AI PENSIERI Parigi, devi salvare le Olimpiadi. Come tutte le altre città prima di te. Ogni edizione dei Giochi porta la sua pena. Questa forse più delle altre
  • LA POLITICA I Giochi del presidente Macron. Oggi va a farsi vedere al Villaggio olimpico.
  • ARTEFICI. Solo Iga Swiatek è contenta per questo via via di superfici nel tennis: terra, erba, di nuovo terra. Mondo Duplantis si sente il più bravo a capire dove tira il vento per saltare con l’asta. C’è aria di panico nella pallacanestro francese dopo 4 sconfitte di fila.
  • TOUR DE FLAMME. Scusi, la strada per l’Essonne?
  • ITALIANISMI. I Giochi della maturità per Gregorio Paltrinieri. L’Olimpiade col ritorno del ct Cerioni nella scherma
  • TOUR DE FRANCE. Il record di Pogacar è sotto i microscopi di tutto il mondo. Come capita a ogni maglia gialla. A lui di più.
  • RUOTE. Il GP d’Ungheria in otto punti.
  • AMERICHE. Hanno smarrito la via del tennis e dei pesi massimi nella boxe, ma gli USA si sono ripresi il golf: 4 su Major su 4 in un anno
  • La guida allo sport in tv della giornata
  • Le prime pagine di sport da tutta Europa

QUELLO CHE STA SUCCEDENDO

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  • Il 30esimo fuori campo di Shohei Ohtani nella sua prima stagione con i Dodgers: da 473 piedi, il più lungo allo stadio di Los Angeles dal 2015 – Quando a LeBron dicono che porterà la bandiera

AVREMO SEMPRE PARIGI

Parigi, devi salvare le Olimpiadi
Come tutte le altre città prima di te

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Forse il declino è iniziato a Pechino, quando Vladimir Putin era uno degli ospiti d’onore del comitato organizzatore dei Giochi invernali e fece finta di addormentarsi annoiato nel momento della sfilata della bandiera Ucraina. Poche ore prima che si aprissero le Paralimpiadi, mosse il suo esercito, si disse che era andato in Cina per avvisare  Xi. O forse è cominciato a Tokyo l’anno prima, quando per la prima volta non c’era pubblico, le Olimpiadi furono trasformate dal covid in uno show svuotato di senso, senza applausi, senza grida, senza pubblico, un onanismo agonistico, un Roxy Bar nel quale ognuno era in fondo perso dentro i record suoi. O forse no, forse il declino è cominciato con la stanchezza di Rio, arrivata a quei giorni spossata, nel portafogli e nel sentimento, a due anni di distanza dai Mondiali di calcio. Anzi no, no no, è certamente cominciato con l’altro collasso, quello greco, il crollo finanziario di un paese che nell’anno 2004 aveva voluto ricordare al mondo di essere stato la culla dei Giochi, ma i Giochi pensati da De Coubertin sul modello di Olimpia nel frattempo erano sfuggiti di mano ai signori del gigantismo e delle sponsorizzazioni.

I primi Giochi nel mondo nuovo, dopo l’attentato alle Torri Gemelle, il declino – si disse – si misura dall’arrivo del terrore su una scena di pace e libertà. Invece il terrore era arrivato eccome, era arrivato con le bombe di Atlanta nel 1996 e con l’attentato agli israeliani nel 1972. Anche la politica non aveva aspettato certo l’edizione di Pechino 2008 o di Sochi 2014 per prendere possesso del giocattolo. Los Angeles 1984 era stata disertato dai paesi dell’Est, Mosca 1980 dagli americani, Berlino 1936 era stata il palcoscenico di Hitler e addirittura Londra 1908 si era tenuta in un gigantesco clima di tensione tra Vecchio e Nuovo Mondo, tra i britannici di casa e gli americani. 

O forse il declino dei Giochi è iniziato a Torino 2006, quando la NBC scoprì dai dati d’ascolto che il rito era sdrucito, l’interesse era in calo e l’età media degli spettatori era insostenibile. Bisogna far qualcosa, dissero. Bisogna poter vedere le gare su questi cosi che ci portiamo in tasca, com’è si chiamano, smartphone. Bisogna inventarsi le gara di uomini e donne assieme. Bisogna accorciare, semplificare, aggiungere gli sport dei giovani. 

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I Giochi del presidente Macron

The Olympic Games 2024 mascot stands in front of the Brandenburg Gate during a state visit by French President Emmanuel Macron on May 26, 2024 in...

Quattro giorni prima dei giuramenti, dei discorsi e delle sfilate, prima che le barche solchino la Senna e che Parigi apra i Giochi della grandeur, Emmanuel Macron va a prendersi il centro della scena al Villaggio Olimpico, già mezzo pieno di atleti. Anche lui ha giocato, ha giocato un azzardo politico sciogliendo l’Assemblea nazionale dopo il voto alle Europee per inventarsi un argine all’ascesa del Rassemblement National di Marine Le Pen. Ha trasformato una gara di velocità in una di mezzofondo, per giunta tattica, oggi rimette le scarpette e si farà accompagnare dai membri del vecchio governo tuttora in carica per incontrare la squadra francese: il ministro degli Interni Gérald Darmanin e il ministro delle Olimpiadi Amélie Oudéa-Castéra, costretti a trattare un’Olimpiade come uno dei rivoli dell’ordinaria amministrazione da gestire. 

Al Villaggio sono arrivati in 4.400 su circa 14.500 persone, compresi alcuni dei trenta fra russi e bielorussi. È arrivato pure il covid, che nelle interviste dei partecipanti più ottimisti in questi giorni era un ricordo di tre anni fa.

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  TITOLI  Libération: In una baraccopoli lungo il percorso della maratona paralimpica, alcune famiglie rom minacciate di sfratto. Circa 200 persone si sono insediate quattro mesi fa in un’area di accoglienza a La Courneuve, ma la struttura che gestisce il sito, il comune di Plaine, ne chiede l’espulsione. La giustizia amministrativa dovrà pronunciarsi oggi.  [QUI]

Libération: Il sindacato artisti conferma la minaccia di sciopero per la cerimonia d’apertura[QUI]

    TENNIS
Solo Iga Swiatek è contenta per questo via via di superfici

Anche la rivista The Athletic si unisce alle perplessità espresse qualche tempo fa dal Telegraph sulla compatibilità fra il tennis e le Olimpiadi. Il web-magazine americano ne fa una questione di andirivieni sulle superfici. Matthew Futterman scrive che siamo appena passati dalla terra rossa del Roland-Garros all’erba di Wimbledon, e alla vigilia della stagione sul cemento americano per prepararsi agli US Open, ce ne torniamo di nuovo sulla polvere di mattoni e argilla. Mah. 

Futterman lo chiama un bizzarro passaggio dalla superficie più lenta del tennis a una delle più veloci per poi tornare alla lenta e infine passare ai campi in cemento del Nord America

C’è solo una persona che può dirsi felice, sostiene The Athletic, e si tratta di Iga Swiatek, la numero 1 al mondo, una delle poche dirette a Parigi fra quelle di tutti gli sport che può pensare di tornare a casa con la medaglia d’oro. Al Roland-Garros ha vinto l’Open di Francia in quattro degli ultimi cinque anni. Per quasi tutti gli altri è complicato.

  ATLETICA
Duplantis si sente il più bravo a capire dove tira il vento

Più annunciato dell’oro di Iga Swiatek nel singolare di tennis c’è forse solo quello di Mondo Duplantis nel salto con l’asta. Ne ha parlato stamattina con Andrea Buongiovanni sulla Gazzetta. 

➣  Non si sente schiacciato dalle responsabilità?

«Ci si abitua. Mi concentro su me stesso, pretendo il massimo.

➣  E le aspettative diventano uno stimolo».

Cosa l’avvantaggia rispetto agli avversari?

«Forse la capacità di interpretare le condizioni di gara e di adattarsi alle relative variabili».

➣  Quali sono?

«La pedana, il clima, la direzione del vento, la rincorsa, l’uso delle aste. Un salto è un salto, ma i fattori di cui tener conto, soprattutto all’aperto, sono ben più di quelli ai quali si pensa».

➣  Dove può ancora migliorare?

«Nella velocità della rincorsa: più aumenta e meglio riesco a controllarla, più posso utilizzare attrezzi duri, in grado di catapultarmi molto in alto».

➣  Arriverà, un giorno, a 6.30?

«Prima ci sono diversi passi intermedi da compiere. Ma è una possibilità. Mi piace spingermi dove nessuno è mai arrivato, mi fa sentire libero. Quando l’asticella è lassù, la sfida è totale».

 

  BASKET
C’è aria di panico nella pallacanestro francese

Nonostante un Wembanyama da quasi tripla-doppia [17 punti, 12 rimbalzi, 8 assist], la nazionale francese di pallacanestro ha perso anche con l’Australia. È la quarta amichevole su quattro che finisce allo stesso modo, a cinque giorni dal debutto ai Giochi la faccenda si fa inquietante. Così scrive L’Équipe che parla di cinque giorni lunghi come l’eternità. Dopo il successo a Colonia sui campioni del mondo della Germania, non è venuto più nulla di buono. La Francia è stata considerata finora l’avversaria più credibile per gli USA: perché ha giocato la finale tre anni fa e perché gioca in casa.  Sempre che non vogliamo riconsiderare anche lo status degli USA: il Washington Post sostiene che non possiamo fidarci di questo Dream Team,e  in effetti il Dream Team stava perdendo dal Sud Sudan. Stasera ci facciamo un’idea con l’amichevole contro la Germania. 

 

    In tutta amicizia QUI potete trovare il calendario dei Giochi giorno per giorno, anzi minuto per minuto. Con la promessa e l’impegno di farle diventare strada facendo molto di più di quello che vedi. Una pagina da tenere sempre d’occhio: si può anche ritagliare e conservare, con la solita raccomandazione però di stamparla prima, altrimenti si graffia lo schermo del computer o del telefono

 TOUR DE FLAMME 

Scusi, la strada per l’Essonne?

Finito il Tour de France, restano le ultime tappe del Tour de Flamme. Oggi il sacro fuoco di Olimpia farà tappa all’Essonne, un dipartimento giovane, nato poco più di 50 anni fa. Si distingue per i suoi centri di ricerca, le sue aziende all’avanguardia, le sue università di grido [aaaah – il grido]. Il dipartimento conta su 75.000 studenti. Il viaggio della staffetta olimpica è partito da Étampes, antico luogo reale etichettato come città d’arte e di storia, nei depliant con la lettera rigorosamente maiuscola. Ha 26 monumenti tutelati. Dopo ci sarà da attraversare Chamarande, il più grande giardino pubblico dell’Essonne, Massy e Marcoussis, cittadina parecchio nota agli appassionati di rugby, perché là ha sede il quartier generale delle nazionali, una specie di Casteldebole, anzi no, una Coverciano. Se fosse a Milano, sarebbe Rugbyello. La passeggiata della fiamma proseguirà tra Draveil e Montgeron passando per Vigneux-sur-Seine poi Dourdan, prima di concludere la giornata a Évry-Courcouronnes, dove saranno accese luci e colori, si terranno giochi di bandiere, ricchi premi e cotillon.

L’Essonne deve avere santi in paradiso perché uno dei tedofori -tadà – oggi è Nasser Al-Khelaïfi, il presidente del PSG. Poi certo ci sono anche Ladji Doucouré, campione del mondo dei 110 ostacoli nel 2005; Brice Coyere, alias Brisco, YouTuber e campione mondiale di basket freestyle; Ophélie Meunier, conduttrice televisiva; Jessy Trémoulière, ex nazionale di rugby a sette. 

Fermi tutti, colpo di scena. Sull’Essonne, Gianni Mura non ha mai scritto nulla. Niente di niente, neppure una riga, una parola, zero. Pino Daniele invece ci fece una delle sue canzoni più famose: Essonne Mo’, Essonne Mo’, Essone Mo’. 

     

ITALIANISMI 

I Giochi della maturità di Gregorio Paltrinieri

Parigi ha le giuste vibrazioni e lui non è le sue medaglie. Lo ha detto Gregorio Paltrinieri in un’intervista con Giulia Zonca su La Stampa. È alla sua quarta partecipazione olimpica: nuoterà il mezzofondo in vasca e poi i 10km nella Senna. Il fiume non lo entusiasma. Ha detto che la sindaca Hidalgo ha fatto «una finta nuotata di facciata: non ha messo la testa sott’acqua, ci è stata pochi minuti, noi staremo lì due ore a darci botte».

➣  Classifica delle acque più putride in cui ha nuotato.

«Tokyo non scherzava, nel porto: era schifoso. In generale, in Asia sempre pessime».

➣  Torniamo agli ultimi Mondiali: Doha, ennesimo podio negli 800 e fuori dalla finale dei 1500, fregato da troppa tattica. Come si amministrano le energie senza ricascarci?

«I miei avversari si rinnovano di continuo e io ci sono sempre. Sono giovani, innovativi, mi hanno spiazzato e fatto crescere, spero di aver trovato le risposte giuste».

➣  Che cosa ha sbagliato?

«Credevo che Gregorio Paltrinieri potesse gestirsi. Ora ho un approccio neutro: io non sono le medaglie che ho vinto».

➣  È stato a lungo tra i candidati per il ruolo di portabandiera.

«Sarebbe stato stupendo, dei Giochi in tv ricordo Carlton Myers con quella bandiera immensa nel 2000. Io alle elementari e lui era… l’Italia. Penso a che spettacolo sarebbe stato portare il tricolore con Gimbo. È andata così, siamo in ottime mani. Guarderò la cerimonia da Livigno, prima di partire».

 

  SCHERMA  L’Olimpiade col ritorno del ct Cerioni

Dopo aver chiuso i Giochi di Tokyo senza un oro, la scherma italiana ha richiamato in fretta e furia il cittì Cerioni e l’ha messo alla guida della Nazionale di fioretto. Stamattina l’allenatore ne parla in una intervista con Francesco Ceniti per la Gazzetta

«Sembra quasi che a Parigi andremo con le donne a ritirare l’oro senza gareggiare. Non sarà così, ci sarà da soffrire e tirare al meglio senza pensare di essere le favorite. Sì, lo siamo e non ci nascondiamo. Ma non chiamatelo dream team. Meglio, fatelo dopo e non prima».

➣  Nell’individuale l’obiettivo era recuperare la soldatessa Arianna Errigo, travolta dalle polemiche all’Olimpiade di Tokyo. Missione compiuta.

«Appena arrivato ho parlato chiaro con lei: se voleva stare in squadra doveva rinunciare per sempre alla sciabola. Ha capito, si è messa sotto, è diventata mamma, è ritornata con più voglia di prima. Sarà portabandiera, una motivazione in più. Mi aspetto grandi cose, è una fuoriclasse. Come la Volpi e la Favaretto. Tutte e tre possono arrivare in fondo».

PECCATO NON AVERE BERRETTINI. QUESTO BERRETTINI

Non sarà a Parigi Matteo Berrettini, che oggi è tornato fra i primi-50 al mondo, ma non era fra i primi-4 d’Italia al momento di comporre la squadra olimpica. Gaia Piccardi sul Corriere della sera lo celebra così: Se il futuro è il francese Arthur Fils, che a 20 anni batte il n.4 del mondo Sasha Zverev ad Amburgo (Atp 500) ed entra nei top 20, e il passato è il veterano Rafa Nadal, che crolla sul traguardo di Bastad (Atp 250) e a 38 anni spera di essere sufficientemente rodato sul rosso per i Giochi di Parigi, il nostro presente è Matteo Berrettini. Aspettando il ritorno a Parigi di Jannik Sinner (ultimo giorno di allenamenti a Montecarlo prima della partenza, domani, per la Francia), il gladiatore 28enne si riprende la scena a Gstaad, in Svizzera, sullo stesso campo su cui nel 2018 conquistava il primo titolo Atp della carriera

Berrettini è tornato dice Repubblica in apertura di sezione, dove Paolo Rossi in attacco scrive che Matteo Berrettini è come il dio del tuono, come l’urlo del martello

TITOLI

Corriere della sera: “SCHWAZER DOPO L’ADDIO «DALL’ATLETICA NON MI RITIRO IL MIO FUTURO? ALLENARE» Il marciatore: «Pronto a servire anche altri sport, l’ultima gara per mia figlia Ida. Ai Giochi guarderò il ciclismo»

Corriere della sera: Minisini, ultima gara fra le lacrime

 

TOUR DE FRANCE

IL RECORD DI POGACAR PASSATO AL MICROSCOPIO

Ventisei anni dopo Marco Pontani, la replica dell’impresa firmata da Tadej Pogacar è sotto il microscopio degli occhi che sospettano. Sono bravi a L’Équipe, il giornale di proprietà del gruppo organizzatore, a non nascondere la testa sotto la sabbia e a occuparsi del tema. Alexandre Roos ha scritto che si tratta di un’impresa monumentale, storica, che avvicina Pogacar ai più grandi, ma lo circonda anche dei dubbi tipici del suo sport. Ha vinto il suo terzo Tour de France, arricchito da sei vittorie di tappa, compresa quella nella cronometro finale, e se per riuscirci ha dovuto incrociare le spade con il suo nemico più vicino, Jonas Vingegaard, questa battaglia terrena, effimera, come quella che conduce contro Mathieu Van der Poel nelle classiche, maschera una lotta più ampia, una sfida ai suoi limiti, di fronte al suo sport, ai suoi più grandi campioni, al suo passato. Con le sei tappe vinte, Pogacar è vicino a Luis Ocana e Eddy Merckx. Lui boxa in una categoria d’elite e se continua a questo ritmo, il Cannibale sarà presto l’unico a condividere con lui il suo stesso ring

È per questo che in un altro pezzo, il giornale francese scrive con Laurent Campistrone  e Luc Herinckx che chi ha meno di sessant’anni forse non ha quella sensazione di déjà vu che provano i più anziani quando seguono le gesta di Tadej Pogacar. Come si fa a distinguere i sessantenni dagli altri? Facile. Dall’uso del verbo asfaltare [questo è un brontolio da boomer]. 

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TITOLI

Corriere della sera: “POGACAR, UOMO RECORD IN 10 MOSSE” – Marco Bonarrigo racconta come ha conquistato Tour e Giro d’Italia spostando i limiti fisico-atletici. Allenamenti speciali e novità tecniche superiori. Più forte di Vingegaard, lo batte anche nella crono finale, adesso in vacanza con la fidanzata a fare trekking

Repubblica: Pogacar non molla neanche la crono. La doppietta 26 anni dopo Pantani” – Cosimo Cito ha scritto che sul podio con Pogacar, sono saliti Girmay (maglia verde della classifica a punti), Carapaz (maglia a pois di miglior scalatore) e ancora Evenepoel, miglior giovane. La giovane Slovenia, l’Africa che ha iniziato a vincere, il vecchio Sudamerica, la grande potenza belga. C’è tanta parte di mondo, ma poi Pogacar è rimasto solo

  RUOTE..

Il GP d’Ungheria in 8 punti

 

LE IMPRONTE DIGITALI SULLA VITTORIA DI OSCAR PIASTRI

Stefano Zaino su Repubblica scrive: Chissà in quanti gli faranno pesare questo altro inedito presente nella grande gioia, il gigantesco ordine di scuderia che gli ha permesso di superare Norris, con l’ossessiva (quasi supplica) richiesta della McLaren all’altro pilota di farsi da parte, giusto per riparare al proprio errore, la tempistica sbagliata nella chiamata dei due ai box, con Norris che a lungo rifiuta e poi lo lascia passare platealmente, facendosi risucchiare in un lampo, nonostante avesse 6 secondi di vantaggio. Dovrà vincere molto, Piastri, per zittire chi gli ricorderà in che strano modo ha passato per primo il traguardo, al netto di dichiarazioni che sostengono con fierezza di come la scelta della squadra non abbia cambiato nulla e che bravo era stato lui (freccia alla partenza) nel portarsi subito in testa e nel mettersi nelle condizioni di vincere.

UNA COSA HOLLYWOODIANA

La Stampa: Una gara da Oscar” – Stefano Mancini ha scritto: Brad Pitt si sarà chiesto se il Gran premio di Ungheria supera a livello di fantasia il suo film «F1» che uscirà fra un anno. Dalle terrazze dell’Hungaroring, l’attore americano ha seguito nell’ordine la partenza con due McLaren in prima fila, i duelli feroci in pista che hanno coinvolto cinque piloti di quattro squadre, gli isterismi del campione in carica, lo scontro fisico al limite del ribaltamento con il suo rivale storico, fino al tocco di teatro conclusivo: il pilota che cede la vittoria e forse, chissà, anche un titolo che sarà assegnato per una manciata di punti. È una chicca molto Hollywood. Nella F1 a cultura europea, storicamente prevalgono la disobbedienza e il cinismo: ma per Pitt si può fare un’eccezione

[TUTTO QUI]

AMERICHE

GLI USA SI SONO RIPRESI IL GOLF

Non vincono i 100 metri alle Olimpiadi da vent’anni, non vincono uno Slam nel tennis da ventuno e pure tra i pesi massimi della boxe la storia sta andando da un’altra parte rispetto al ‘74 di Foreman e Ali. ma adesso la Vecchia America si è ripresa il golf. Era da 42 anni che una stagione non si chiudeva con quattro Major su quattro finiti tra  le mani di un USA. 

L’ultimo spicchio l’ha colto in Scozia Xander Schauffele, tra pioggia e vento, chiudendo il quarto giro del British Open al Royal Troon nove colpi sotto il par, due in meno di Justin Rose e Billy Horschel.

Schauffele è quel tipo che aveva iniziato l’anno con una certa fama di essere un quasi campione del golf dice Andrew Beaton sul Wall Street Journal.

[TUTTO QUI]

TITOLI

◉   The Athletic: “Il 30esimo fuori campo della prima stagione di Shohei Ohtani con i Dodgers è stato il più impressionante. Allo stadio di Los Angeles ne mancava uno così lungo [473 piedi, 144 metri, dal 2015]. 

 

EUROGOL

◉   Marca intervista Karim Benzema: Non vedo nessuno più forte del Real Madrid

◉   Repubblica: OLMO, SIMONS E LA LEZIONE DELL’EUROPEO ADESSO TUTTI VOGLIONO UN NUMERO 10” – Lo spagnolo del Lipsia e l’olandese del Psg i pezzi pregiati in vendita. Lo Celso del Tottenham un’occasione per le italiane. Motta aspetta Koopmeiners alla Juve. La Lazio dopo Castrovilli segue Bellingham jr. E il Milan si muove per Samardzic

CALCIO ITALIANO

◉   Corriere dello sport-stadio: Questa maledetta nostalgia” – Marco Evangelisti ha scritto: Per adesso il campionato italiano ha l’aspetto del cimitero degli elefanti, ma con outlook positivo. Di chi sia il merito di queste prospettive di sviluppo non sappiamo, anzi, ci sembra uno di quei fenomeni culturali inesplicabili che rendono così interessanti i nostri anni. Resta il fatto che nonostante il caos delle fazioni che logora i progetti di politica sportiva, una Nazionale in stato di letargia, il masochistico vizio di liberarsi di tecnici di prestigio e in grado di insegnare qualcosa, il campionato italiano continua ad appassionare non solo i tifosi – e ci mancherebbe: succede anche in Bhutan e nelle Samoa Americane – ma persino i professionisti del settore. E allora lasciamoci trascinare dalla corrente, anche a rischio di rimanere fulminati


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TENNIS

10.00 WTA Praga, primo turno – su Sky

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11.00 ATP Kitzbühel, primo turno – su Sky

16.30 ATP Umag, primo turno – su Sky

17.00 ATP Atlanta, primo turno – su Sky

RUOTE

16.30 Ciclismo, Giro di Vallonia, tappa-1 – su Discovery+

AMERICHE

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EUROGOL 

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