AMERICHE
With the 55th pick, the Lakers select Bronny James. pic.twitter.com/QseLtHp4tx
— Los Angeles Lakers (@Lakers) June 27, 2024
Dodici mesi di congetture sono finiti quando la scelta numero 55 è toccata ai Los Angeles Lakers, e alla scelta numero 55 hanno finalmente chiamato Bronny James, il figlio del padre, l’erede di LeBron, se alla parola erede togliamo un bel po’ del solito carico e del solito peso. Cinquantacinque è un numero con una sua mistica. È un numero difettivo [ahia, brutta parola]. È la somma dei numeri da 1 a 10: li contiene dunque tutti. È un numero palindromo. È in chimica il numero del cesio – che significa più o meno blu cielo. È soprattutto il numero della musica, nella Smorfia.
Numero 55: Bronny James. Finalmente. Che musica. La NBA gli ha trovato un posto, e glielo ha trovato la squadra di papà, la squadra che in panchina ha appena messo il compagno di podcast di papà, la squadra che per paura di perderlo si è consegnata definitivamente a lui, un giocatore di 40 anni che ora potrà decidere più a cuor leggero cosa fare del suo contratto. LeBron ha tempo fino a sabato per estendere il suo attuale accordo, oppure recedere e firmarne uno nuovo da free agent a luglio. Il tetto massimo per tre anni è di 162 milioni di dollari. Non è uno stipendio trascurabile, a occhio.
I SOGNI SON DESIDERI
Siamo dunque vicini alla realizzazione della profezia di LeBron. Oddio, profezia. Più che profezia era una ferma intenzione. «Il mio ultimo anno lo giocherò con mio figlio» disse un giorno che i Lakers erano in trasferta a Cleveland, casa sua, la squadra che lo scelse all’età di 18 anni nel 2003. «Ovunque sarà Bronny, è lì che sarò anch’io. Farò l’impossibile per giocare con mio figlio un anno», le sue parole nel febbraio 2022. Così negli ultimi due anni e 4 mesi la domanda più frequente e più facile da porsi era: ci sarà mai una squadra che chiamerà Bronny al Draft solo per attirare LeBron? Ma era una domanda dalle gambe d’argilla. I James sono raffinati, non si facevano mica infinocchiare a questo modo. Bronny – e chi per lui – ha intrattenuto relazioni e chiacchiere solo con due squadre, i Phoenix Suns e i Los Angeles Lakers, mentre in giro sorrideva e rassicurava sul suo stato di salute dopo un arresto cardiaco che aveva messo a rischio l’intero processo, rassicurava e pure si imbronciava, uffa con questa storia di mio padre, voglio essere considerato come Bronny, non come il figlio di LeBron. Editoriale di stamattina: Ehm. Fine dell’editoriale.
These two are now teammates in the NBA.@KingJames x Bronny | @Lakers pic.twitter.com/MyWiJ8tfaW
— The Athletic (@TheAthletic) June 27, 2024
Così stamattina la cosa più naturale da fare è commuoversi perché questi due esseri umani giocheranno a pallacanestro insieme, nel campionato più duro del mondo, dopo averlo fatto da padre e figlio su chissà quanti playground sparsi per l’America. Il GenZ di casa dice che LeBron ha trovato un modo nuovo per dare la paghetta a Bronny, e torna alla mente quanto ha scritto Sports Illustrated l’altro giorno a proposito di JJ Redick, tutto lo scetticismo sul suo futuro lavoro da coach ai Lakers, suo come quello di chiunque altro, fino al giorno in cui LeBron sarà così presente, così dominante nelle scelte del back-office. Se è vero che a Los Angeles esistevano due dilemmi – il futuro dei Lakers e il futuro di LeBron – da stanotte quei dilemmi non ci sono più.
LE CRITICHE DEL LOS ANGELES TIMES
C’è invece lo sconcerto, c’è invece tutta l’amara perplessità del Los Angeles Times dinanzi a questa decisione. Bill Plaschke dice che è una cosa storica, una cosa commovente, un risvolto bello e luminoso per chi ha disperatamente bisogno di buone notizie, “ma non è molto intelligente e per le principali persone coinvolte non è nemmeno giusto”.
Uno pensa: non lo faranno. Invece l’hanno fatto, “certo che l’hanno fatto – continua Plaschke – hanno preso un ragazzo di 19 anni inesperto di nome Bronny James per accostarlo a suo padre LeBron e creare il primo duo padre-figlio della NBA. Lo hanno fatto nonostante Bronny fosse stato ignorato da tutte le altre squadre NBA che avevano la possibilità di sceglierlo. Lo hanno fatto nonostante la maggior parte degli esperti concordasse sul fatto che il suo gioco [cinque punti, tre rimbalzi e due assist a presenza per i Trojans] avrebbe potuto beneficiare di almeno un altro anno di lezioni private al college. Lo hanno fatto apparentemente per il motivo con cui fanno molte cose: la felicità della loro superstar. LeBron può rescindere il contratto quest’estate, probabilmente hanno pensato che LeBron avesse bisogno di essere accontentato a tutti i costi. Ma questo sembra un prezzo alto da pagare”.
Un prezzo alto da pagare che al momento non prevede un costo, “diciamocelo – sottolinea l’editorialista del Los Angeles Times – non avrebbero comunque preso una star con la 55esima scelta”. Ma Plaschke sottolinea che il costo più alto non lo pagheranno i Lakers, non lo pagherà LeBron, toccherà invece a Bronny andare alla cassa.
Congratulations to Bronny James on being drafted by the Los Angeles Lakers! This is a historic moment because LeBron and Bronny are the first father-son duo to play in the NBA at the same time and on the same team. Watching Bronny suit up for the @Lakers during Summer League in… pic.twitter.com/jGRbGiD0n6
— Earvin Magic Johnson (@MagicJohnson) June 27, 2024
“Tutti i poetici commenti sulla bellezza del rapporto padre-figlio non considerano il punto di vista del figlio. Bronny ha davvero bisogno di questo tipo di pressione? È davvero giusto chiedergli di sviluppare il suo gioco mentre è seduto sulla stessa panchina di quello che è probabilmente il più grande giocatore della storia, per inciso anche suo padre? I critici grideranno la parola “nepotismo” a ogni palleggio. Gli esperti esamineranno la reazione di suo padre a ogni tiro. Era già abbastanza dura per Bronny giocare partite universitarie con suo padre che attirava tutta l’attenzione quando era seduto a bordo campo. Riuscite a immaginare la pressione che proverà con suo padre che indossa la stessa maglia e si aggira per lo spogliatoio lì vicino? Ci sarà un momento meraviglioso in cui scenderanno in campo insieme in una partita della stagione regolare, probabilmente Bronny entrerà nei minuti finali e LeBron gli lancerà un assist per una schiacciata ally-oop e la storia sarà scritta, e tutti si commuoveranno. Ma a parte quella foto ricordo, cosa potrà percepire Bronny del gioco con suo padre, se non un caos costante? Rara sarà l’intervista in cui non gli verrà chiesto di suo padre. Delle scelte operate al secondo giro del Draft non si vede e non si sente nulla. Tutto ciò che farà Bronny, verrà invece filmato e diventerà globale. Sarebbe normale se lui fosse una delle prime scelte del Draft e avesse una tecnica tale da sopportare l’esame. Ma è la quartultima scelta del Draft, sostanzialmente uno che va ancora a scuola di basket”.
È molto probabile che a Bronny toccherà trascorrere gran parte del tempo con i South Bay Lakers nella lega minore, ma “il circo lo seguirà anche lì” scrive il Los Angeles Times. “Dopo aver superato con coraggio una spaventosa sfida medica, questo giovane meriterebbe una possibilità di rimettersi in piedi con i suoi tempi, nel suo spazio. È rimasto invece imprigionato sotto le luci più accecanti: quanto è giusto? Un paio di mesi fa, quando in primavera gli è stato chiesto del clamore pre-draft, Bronny ha ammesso che era tanto. Bene, adesso lo è ancora di più. Durante la stessa conferenza stampa, disse che il suo sogno era farsi conoscere, farsi un nome, arrivare in NBA, il suo sogno non era per forze di cose giocare con suo padre”.
Insomma, il veterano Plaschke ha un gran bel consiglio per il teen Bronny. “Farebbe bene a chiedere uno scambio con Utah o Oklahoma. Ma non è l’unico a essere coinvolto in questa follia: il disagio di Bronny sarà pure di JJ Redick. Pensateci. Deve costruire una relazione con lo spogliatoio. Deve cercare di costruire una cultura. Deve imparare a guidare una squadra. L’ultima cosa di cui avrebbe dovuto preoccuparsi è la gestione dell’hype travolgente di una scelta al secondo giro. Non è una cosa intelligente e non è una cosa giusta. Quante domande riguarderanno i progressi di Bronny? Quanta attenzione quotidiana sarà focalizzata su un ragazzino che giocherà raramente? Quanto Redick dovrà proteggere i suoi veterani dalla distrazione di un novellino? E se invece Bronny dovesse crescere più velocemente di quanto si possa immaginare, quanta pressione sentirà Redick da parte di LeBron per concedere al ragazzo più minuti? È una scommessa molto inquietante Bronny sta arrivando. LeBron resta. Il circo sta iniziando”.
Ciao ragazzo senza un nome tuo, che già ti chiami jr. Fai buon viaggio. Verrà il giorno giusto per uccidere il padre. Arriva sempre, Bronny, arriva per tutti. Nel frattempo preparati, e ogni tanto mettila dentro.
— Bronny (@BronnyJamesJr) June 26, 2024
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