JJ Redick non salverà i Lakers

 AMERICHE      

Redick announces the game between the Los Angeles Lakers and the Denver Nuggets at Ball Arena on October 26, 2022 in Denver, Colorado. (NOTE TO USER:...

JJ Redick non aiuterà i Lakers a vincere un titolo. Non ci riuscirebbe nemmeno se fosse un grande allenatore, e onestamente non lo sappiamo, non è mai stato seduto su una panchina, se non quella della squadra di suo figlio. Non aiuterà i Lakers perché non potrà farlo nessuno, fino al giorno in cui LeBron James non lascerà il suo ruolo di figura dominante nella franchigia. 

E il pensiero di Chris Mannix, editorialista di Sports Illustrated. Lui, JJ Redick, non lo avrebbe assunto. Niente di personale. È una brava persona, un buon analista e un fantastico podcaster. Forse seguirà  le orme di altre storie di successo, altri uomini passati dal microfono alla panchina, come Doc Rivers e Steve Kerr. O forse no. Il punto è che  mi piacciono gli allenatori. Redick non lo è. Mi piace Sam Cassell – che ha giocato  15 stagioni, ha  vinto tre campionati e anziché entrare nel mondo dei media, ha accettato lavori di basso profilo sulle panchine della NBA. Ha imparato il mestiere da Flip Saunders e Rivers. La scorsa stagione è stato un membro chiave nello staff dei Boston Celtics di Joe Mazzulla. Mi piace uno come Sean Sweeney, tenente di lunga data con Jason Kidd. Mi piace David Adelman, che ha ottenuto pareri entusiastici nello staff di Michael Malone a Denver. E poi mi piacciono JB Bickerstaff, Micah Nori, James Borrego. Diavolo, era disponibile perfino Jeff Van Gundy.

Diavolo, dice SI, andando incontro probabilmente a una squalifica di lunga durata nelle relazioni con i Lakers [eh, sì, le cose vanno cosi]: diavolo, dice, cosa è successo perché Redick sia considerato un profilo giusto per il lavoro di allenatore dei Lakers? Non Redick. I Redick. Quelli come lui. 

I Lakers – dice Mannix – avrebbero potuto assumere Erik Spoelstra, metterlo in coppia con Ty Lue, portare Tom Thibodeau come coordinatore difensivo e comunque non avrebbero fatto la minima differenza. 

La mia cronologia social è piena di prevedibili riprese della rete via cavo. Vogliono dirmi che Redick sarà bravo perché è intelligente, riesce a entrare in sintonia con i giocatori e ha il rispetto della più grande stella del roster, il suo partner nel podcast. Oppure mi dicono che Redick non andrà bene, perché è inesperto e l’intimità con LeBron James potrebbe portare attriti nello spogliatoio. Non è questo il punto. È come discutere del vialetto di un edificio, mentre l’edificio è in fiamme. Redick non può aiutare i Lakers perché niente può aiutare i Lakers.

 È STATA TUA LA COLPA

Quello che sembrava un editoriale contro di lui – a questo punto diventa chiaro –  è un commento contro la gestione dei Lakers, una buona squadra inserita in una grande Conference, senza alcuna prospettiva significativa di miglioramento.

I Lakers sono reduci da una in cui hanno vinto 47 partite su 82, sufficienti per qualificarsi al torneo play-in. Sono stati eliminati ai playoff dai Denver Nuggets in cinque partite. Secondo Sports Illustrated avremo un mercato nel quale miglioreranno le squadre sopra di loro [Oklahoma ha preso Alex Caruso] e le squadre sotto di loro [i San Antonio Spurs di Wembanyama].

I tiifosi dei Lakers hanno indicato negli infortuni una ragione della stagione mediocre. In effetti Gabe Vincent ha giocato 11 partite, Jarred Vanderbilt 29 e Cam Reddish 48. Ma Anthony Davis è arrivato a 76 e James a 71, D’Angelo Russell 69 partite, Austin Reaves tutt’e 82. Eppure hanno avuto solo il 15esimo attacco della classifica NBA. Sono stati 16esimi in difesa. Hanno terminato ottavi nella percentuale da tre punti.

Erano 28esimi per tentativi, un dato fuori dal mondo contemporaneo, Sports Illustrated lo legge come la prova dell’esistenza di una squadra analogica in un mondo di basket digitale. Va bene se la tua aspettativa è un posto nei playoff. Ma questa è Los Angeles. Questi sono i Lakers. LA si sta preparando a fare un’offerta a James alle soglie dei 40 anni. Sono determinati a costruire la squadra attorno a Davis. Andranno alla prossima stagione aspettandosi di competere per il campionato. Non succederà. E non avrà niente a che fare con Redick.

SEPARARSI DA LEBRON

Nessuno di noi sa se Redick sarà un bravo allenatore in NBA. Allenare è molto più che scomporre la trama di una partita in un podcast. Si tratta di sviluppare relazioni con i giocatori. Si tratta di guadagnare fiducia. Se questi fossero gli Orlando Lakers – SI – la linea di condotta sarebbe ovvia. Bisognerebbe separarsi da James, mettere Davis sul mercato e iniziare a ricostruire con alcune scelte al draft. Costruisci una rosa giovane, mantieni una certa flessibilità finanziaria e in pochi anni verifichi se un contratto ricchissimo e la possibilità di vivere nel sud della California sono motivi sufficienti per attrarre uno o due fra i migliori free agent. 

Ma i Lakers non lo faranno. James li rende rilevanti e finché sarà nei paraggi, resterà alta la pressione per vincere, metteranno insieme alcuni contratti alla rinfusa, porteranno un veterano con cui sperano di fare la differenza. La conclusione è amara: I Lakers saranno in gran parte la stessa squadra nella  prossima stagione.

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