Il triello Biles, Douglas, Lee. La gara di ginnastica più bella della storia

  Non era mai esistito nella ginnastica artistica un evento che riunisse le ultime tre medaglie d’oro olimpiche del concorso individuale. Allora eccolo qua, nel Connecticut, il posto è Hartford, dove l’America riunisce Gabby Douglas, campionessa a Londra nel 2012 e lontana dalle scene da 8 anni; Sunisa Lee, detentrice del titolo di Tokyo; Simone Biles, of course. 

È una delle prove di cui la federazione terrà conto per la selezione della squadra olimpica. Tira aria di un altro Dream Team. Simone Biles si presenta con una nuova coreografia nel corpo libero, creata dal francese Grégory Milan, ballerino di fama internazionale, entrato alla scuola dell’Opera di Parigi all’età di 11 anni, non del tutto sconosciuto nel mondo della ginnastica. Ha lavorato presso il centro di Saint-Etienne, sua città natale, ha allenato Mélanie De Jesus Dos Santos. Nello scorso dicembre, Grégory Milan è volato a Spring, in Texas, la base di Simone Biles. L’Équipe racconta questo incontro professionale, quale obiettivo si erano dati, a quale compromesso sono giunti. 

È stata una scoperta, dice lui, confessando un po’ di apprensione da entrambe le parti. Milan aveva visto con attenzione dei video di Biles, aveva notato – dice il giornale francese – questo lato infantile che lei continua a mostrare

«Eppure ha una sua vita da donna, è diventata imprenditrice. Volevo darle quel lato raffinato che le mancava, qualcosa di coerente con questa nuova maturità da donna sposata e piena di felicità» suggerisce il ballerino. 

Molto presto ha capito che invece Simone Biles è più tecnica che talento artistico.

«Anche se ha grandi qualità con i suoi occhi da cerbiatta – dice Milan incamminandosi su un terreno ormai sdrucciolevole – ha una capacità di espressione anche con le mani. Ma ha bisogno di fare tutto in fretta, perché si sprigioni un’energia quasi animalesca». 

Ha composto la coreografia con la musica scelta da lei: da Taylor Swift a Beyoncé. Ha letto le molte cose scritte su di lei per conoscerla meglio. Ha scoperto una giovane donna che non sta ferma. Avrebbe avuto bisogno di più tempo per darle un’altra identità, dice L’Équipe.

«Mi sarebbe piaciuto portarla in un vero e proprio percorso artistico, per farle capire chi è e quello che può fare. La mia idea era mostrare una donna forte, imprigionata in una gabbia di vetro che può rompere». Una proposta ambiziosa rapidamente rivista, spiega il giornale francese. «Quando hai quattro linee acrobatiche come le sue, delle acrobazie strabilianti, nel corso di un minuto e mezzo c’è poco spazio per la pura coreografia. Bisogna arrivare subito al punto, per metterla nelle condizioni migliori di avvicinarsi a quella parte di esercizio in cui si assume dei rischi». È tornato dal Texas tre settimane fa. 

 

I pensieri di Sunisa Lee

 

La sfida di Sunisa Lee è un’altra. Tre anni dopo aver vinto l’oro olimpico, nella testa le gira ancora il pensiero che non lo abbia meritato. Ne ha scritto Emily Giambalvo sul Washington Post. Lee ha vinto il concorso individuale con un piccolo margine. Continua a tormentarsi con il pensiero che se la brasiliana Rebeca Andrade, medaglia d’argento, non fosse uscita dalla pedana dopo il primo passaggio della sua routine a terra, se anche avesse tenuto dentro il perimetro del materassino un piede, le posizioni in classifica sarebbero invertite. L’altro fattore che Lee non menziona è l’assenza di Simone Biles, ritirata dalla competizione per i famosi twisties

 

Dice il Washington Post che quando Lee controlla i suoi account sui social media, vede certi estranei che scrivono [fanno eco] le stesse cose che le attraversano i pensieri. Le rinfacciano quella medaglia d’oro figlia di alcune circostanze favorevoli. 

Ecco perché, mentre si prepara per le Olimpiadi di Parigi, Lee sente di avere qualcosa da dimostrare. Vuole dimostrare a se stessa che merita di far parte della squadra americana

Il posto non è garantito neppure a lei. Un problema ai reni ha limitato i suoi allenamenti nell’ultimo anno. Le prossime tre gare saranno fondamentali per dimostrare che è pronta. I guai sono iniziati la mattina in cui si svegliò con le caviglie gonfie. Pensò che fosse dovuto a un cattivo atterraggio. Ma poi si gonfiarono anche le dita, e dopo il viso, e alla fine tutto il corpo. Lee non dà troppi dettagli, ma adesso dice che è tutto sotto controllo, dopo aver trascorso un paio di mesi senza alzarsi dal letto o facendolo a fatica. Ha preso 20 chili. Ha dovuto combattere un principio di depressione. È tornata in gara nell’agosto del 2023, ma solo al volteggio e alla trave. Il Washington Post dice che le resta da sistemare quel chiodo nei pensieri. L’idea di essere stata a Tokyo una usurpatrice.

 

Il fantaginnastica. Sul serio

 

Il Washington Post ha lanciato un giochino. Bisogna selezionare la migliore squadra olimpica di ginnastica per gli USA. Un bell’enigma: vanno scelti cinque nomi e vanno armonizzati secondo le caratteristiche tecniche. Se ci volete provare si parte da qui

2 commenti su “Il triello Biles, Douglas, Lee. La gara di ginnastica più bella della storia

  1. AC Rispondi

    Di questa roba, purtroppo o per fortuna, non frega nulla a nessuno….righe sui giornali italiani ZERO. Fateci sapere voi com’è finita la “gara più bella”….

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