Il ritorno di Gabby Douglas, l’anti-Biles che venne prima di Biles

  Gabby Douglas stava guardando i campionati americani con un amico, erano seduti su un divano, forse mangiavano nachos, chi lo sa. A un certo punto si volta e gli fa: – Sai che la ginnastica mi manca? Il suo ritorno in pedana a otto anni di distanza lei lo racconta così, con la semplicità delle grandissime. Questo è stata nel suo sport, dal primo momento in cui è apparsa, Olimpiadi di Londra 2012, una epifania storica, quando aiutò gli USA a vincere la prima medaglia d’oro a squadre femminile dai tempi di Atlanta 1996 – quando la stella era Shannon Miller. Solo che Shannon Miller era un signorina bianca del Missouri, lei una 16enne afro-americana della Virginia, lo stato americano nel quale la sua comunità ha la percentuale più bassa nella popolazione. 

Gabby si presentò come un’anomalia statistica e poi come un prodigio. Diventò la prima ginnasta nera a vincere il titolo olimpico dell’all-around, quello che i Classici chiavano concorso individuale. Intorno a lei niente era pronto e in fondo non era pronta nemmeno lei. Era cresciuta insieme a tre fratelli con la pensione di invalidità della mamma, una ragazza madre che aveva presentato istanza di fallimento. I documenti consultati da TMZ parlavano di 79mila dollari di debiti verso Capital One, Sprint e T-Mobile, di saldi in sospeso da 6mila dollari verso un ortodontista in Iowa, un prestito studentesco non restituito per far studiare Gabby pari a 4mila 350 dollari. Appena scese dal podio olimpico, la Kellogs mise la faccia di Douglas sulle scatole dei cornflakes, la famiglia poté cominciare a respirare. 

 

La NBC combinò una gaffe che scatenò l’America. Pochi minuti dopo aver mandato in onda le immagini della medaglia d’oro storica, finì per trasmettere lo spot di un nuovo programma, si chiamava Animal Practice, in cui si vedeva una scimmia sugli anelli. Repubblica raccontò che il conduttore aveva appena presentato «il primo oro individuale di una afro-americana che potrebbe ispirare altre ragazze a seguirne le orme». La tv americana dovette fronteggiare accuse di razzismo e presentò le sue mortificate scuse. 

Gabby era diventata una tale stella da poter dividere lo studio del programma di Jay Leo con Michelle Obama. Sarebbe andata andata a prendersi la terza medaglia d’oro quattro anni dopo ai Giochi di Rio 2016, ma nel concorso a squadre. Il documentario Athlete A e il coordinatore olimpico Tom Forster hanno insinuato che fosse stata convocata per ragioni diverse dal suo valore e delle sue prestazioni, seconda la ricostruzione del Guardian. Può darsi, ma valeva ancora una potenziale medaglia di bronzo nel concorso individuale: non poté difendere il titolo o salire di nuovo sul podio perché si era piazzata solo terza nelle eliminatorie, e il regolamento assegnava il passaggio in finale a un massimo di due atlete per nazione.

Una delle due era Simone Biles da Columbus, Ohio, 19 anni, la più piccola, la più grande, allo stesso tempo sua erede e sua rivale. Qualche giorno prima Douglas era stata travolta da un’ondata di insulti e offese online. Natalie Hawkins, sua madre, rivolse una domanda straziante all’opinione pubblica: – Che cosa vi ha fatto di male? Se la presero con lei per i suoi capelli, per il body rosa che portava, soprattutto perché non metteva la mano sul cuore durante l’inno. Le critiche toccarono il picco quando dovette spiegare perché non facesse apertamente il tifo per Simone Biles e Aly Raisman. 

È acqua passata, forse, chi lo sa, ma per farla passare è stato necessario il dolore. Proprio Aly Raisman con Mckayla Maroney aprì le denunce per abusi sessuali contro il dottor Lawrence Nasser, medico della nazionale. Douglas fece un post su Twitter sconcertante: «È un dovere di noi donne vestirci in maniera pudica e sobria. Un abbigliamento sensuale o provocante può sedurre le persone sbagliate», scrisse. Quando si accorse dell’uscita infelice, corse a cancellare tutto. Simone Biles aveva già fatto lo screenshot e stava preparando la risposta: «Leggere un commento del genere è scioccante, ma non mi sorprende. Onestamente, nel vedere tutto questo mi viene da piangere perché da una compagna di squadra mi sarei aspettata di più, quantomeno un po’ di supporto. Io sto dalla parte di Aly e di tutte le altre donne che hanno subito molestie». 

Quel che non sapevamo ancora: Gabby Douglas sarebbe stata la terza campionessa olimpica americana a denunciare il dottor Lawrence Nasser, anche lei era stata una sua vittima. Simone Biles sarebbe andata in tribunale più tardi. Il sito Essentially Sport ha ricostruito qui la loro relazione tesa. 

 


 

  Douglas oggi ha 28 anni. Il sito olimpico dice che ha tenuto il profilo basso negli ultimi anni, trascurando drammi e controversie. Torna in pedana alla USA Gymnastics Winter Cup tra venerdì 23 e domenica 25, lo fa a Louisville, Kentucky, la città di Muhammad Ali. Vuole andare ai Giochi, vuole qualificarsi e quella è una prima tappa per essere presa in considerazione. Simone Biles salterà l’appuntamento. Il suo ritorno dopo 2 anni ha stupito qualche mese fa con il titolo mondiale e la presentazione del nuovo esercizio, il famoso Yurchenko. Gabby vuole stupire quattro volte tanto, con un rientro a distanza di otto anni. Il suo allenatore Valeri Liukin lo annunciò alla fine di febbraio dello scorso anno, Douglas lo ha confermato sul suo Instagram a luglio. Dice di aver imparato che «le medaglie, i Grammy, gli Oscar sono straordinari, certo, rappresentano un premio al lavoro, ma non dicono chi sei, non ti definiscono. Un mestiere è quello che fai, non quello che sei. Mi ci è voluto molto tempo per capirlo». Dice pure che non bisogna stupirsi di questo suo ritorno, in fondo non aveva mai dato l’annuncio del ritiro. «Non ho mai voluto provare odio per lo sport che amo» ha detto nel podcast di Time Magazine qualche tempo da. «Non volevo che finisse così. Ho sempre avuto in mente un epilogo con una nota migliore».

Facciamo che si è presa una pausa lunga. Le parallele asimmetriche sono sempre state la sua eccellenza. E sono pure la specialità dove le USA sono più deboli, la specialità dove Simone Biles non ha vinto mai. 

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