GLI EUROPEI DI PALLANUOTO
La storia toglie, la storia restituisce. Davanti al re Juan Carlos, la nazionale spagnola aveva perso in casa la finale olimpica del 1992 contro l’Italia. Fuori casa, in una piscina altrettanto calda, è andata a prendersi l’altra sera il primo titolo europeo della sua storia, e stavolta il re Felipe è felice. «Grazie per averci fatto apprezzare la pallanuoto in ogni partita».
Questa è la storia di un’ascesa recente. Fino alla seconda metà degli anni Novanta la pallanuoto spagnola non aveva vinto niente, perfino meno del calcio, almeno campione d’Europa nel 64 prima del ciclo d’oro fondato sul tiki-taka. Quando la Spagna aveva Manuel Estiarte – per molti il più grande giocatore di sempre – dovette aspettare il suo finale di carriera, il biennio 96-98, per vincere Olimpiadi e Mondiali.
Stamattina invece la pallanuoto è uno sport da tripla corona, como el fútbol, uno sport da oro olimpico, titolo mondiale e finalmente anche europeo. Negli ultimi 10-12 anni si sono aggiunte alla crema internazionale pure le donne, stavolta battute in finale dall’Olanda: a loro manca solo il successo ai Giochi. Marca oggi ricorda che un oro a Parigi porterebbe alla stessa altezza delle piscine anche la squadra maschile di basket e la squadra maschile di pallamano, fresca fresca però di delusione agli Europei, eliminata nelle ultime ore dall’Austria. Casomai è la pallavolo, scrive Marca, “il nostro brutto anatroccolo”.
Irene Guevara su El Pais dice che vincere l’Europeo in Croazia è stato come togliersi una spina dal fianco, per giunta la Spagna aveva perso dai padroni di casa ai rigori nel girone eliminatorio. In finale ha trovato le parate di Unai Aguirre e le prodezze di Alvaro Granados, capocannoniere con 21 gol, l’ultimo – quello decisivo – segnato con una beduina a schizzo sull’acqua.
Este gol de Álvaro Granados nos ha dado el campeonato de Europa
¿Qué tenéis que decir ante está obra de arte?
¡LOCURÓN! pic.twitter.com/miEp3UHjJG
— DEPORTE OLÍMPICO (@depominoritario) January 16, 2024
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Gli uomini sono tornati a casa con la medaglia di bronzo, le ragazze con il quarto posto, tutt’e due con una carta per i Giochi di Parigi ancora da conquistare. Esiste ancora una chance e passa dai Mondiali di Doha, in programma dal 2 al 18 febbraio. La situazione è questa. Le nazionali maschili qualificate per le Olimpiadi sono Francia, Ungheria, Grecia, Giappone, Stati Uniti, Sudafrica, Australia e Spagna. Ci sono ancora quattro posti disponibili: andranno a chi il mese prossimo si sarà piazzato più in alto nel torneo in Qatar tra Italia, Croazia, Serbia, Montenegro, Cina, Kazakistan, Brasile e Romania [le prime quattro sono le favorite]. In campo femminile le nazionali qualificate sono quelle di Francia, Olanda, Spagna, Australia, Cina, Stati Uniti, Sudafrica e Grecia. Ma in questo caso ai Mondiali saranno ancora disponibili solo due pass. Se lo giocano Italia, Ungheria, Kazakistan, Singapore, Canada, Brasile, Nuova Zelanda e Gran Bretagna.
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Il bilancio sulla formula
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Com’è andato l’Europeo con la formula inedita che voleva tenere insieme competitività e inclusione? [su Slalom ne avevamo parlato qui]. Meglio, molto meglio. I risultati con enormi scompensi [dai nove gol di scarto in su] sono stati limitati a 2 su 12 nei gironi della Divisione-1, sono saliti a 4 su 12 nei gironi della Divisione-2 e sono stati solo 1 su 12 nella fase a eliminazione diretta [non si tiene conto qui del torneo di consolazione dal nono al sedicesimo posto]. In totale 7 su 36, una percentuale del 19 percento. Due anni fa a Spalato c’erano invece state 12 partite su 36 con un minimo di nove gol di scarto, il 33 percento. Inoltre, due squadre sono riuscite a qualificarsi per i quarti di finale salendo dalla Divisione-2: la Serbia e la Romania.
In campo femminile il progresso è ancora più vistoso. Non abbiamo avuto i 22-0, i 28-0 e i 26-1 contati nel 2022 a Spalato. Otto squadre nella Divisione-1 restano comunque ancora troppe. Ci sono stati infatti 6 risultati squilibrati su 12, più che in Divisione-2 [cinque]. Altri tre sono arrivati all’eliminazione diretta, per un totale di 14 su 36, il 39 per cento, una proporzione ancora alta, ma decisamente inferiore al 63 per cento [24 partite su 38] del 2022. Perdipiù celebriamo la storia della Gran Bretagna, salita dalla Divisione-2 fino ai quarti di finale, nonostante l’assenza totale da anni di finanziamenti da parte della cassaforte statale. Le britanniche si sono guadagnate la partecipazione ai Mondiali dopo 11 anni, per la quarta volta nella loro storia.
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