ACQUE
Netanya avrebbe dovuto aprire il campo. Avrebbe dovuto ospitare i primi Europei di pallanuoto in Israele, i primi dopo vent’anni fuori dal quadrilatero Ungheria-Balcani-Olanda-Spagna. Prometteva un perimetro finalmente più largo, in uno sport dove in campo maschile esiste solo l’Europa [mai nella storia un podio extra-continentale ai Mondiali] e dove in campo femminile le alternative sono USA e Australia.
All’interno della stessa Europa, la pallanuoto è una macchia di colore che si posa su porzioni minime della cartina. Da quando la Jugoslavia non esiste più, gli Europei sono stati vinti da quattro nazionali: la Serbia, il Montenegro, la Croazia e l’Ungheria. In precedenza, alla Jugoslavia e all’Ungheria vanno aggiunte l’Italia, la Germania ovest, l’URSS, una volta l’Olanda. Fanno appena nove bandiere in una storia di 98 anni. Sono le stesse nove bandiere che occupano sistematicamente il podio dal 54, se passa l’approssimazione di considerare una cosa sola le due Germanie, e una cosa sola URSS e Russia. L’ultima eccezione porta la data del 50 con l’argento della Svezia, oggi sparita dalla scena.
In campo femminile il conteggio è finanche più semplice. La Jugoslavia non è mai stata una potenza, misteriosamente non lo sono neppure oggi i suoi frammenti diventati nazioni. In campo femminile Serbia e Croazia non si sono mai piazzate fra le prime sette, il Montenegro non ha mai partecipato. L’albo d’oro è composto da sei bandiere in tutto nel giro di 39 anni. I paesi andati complessivamente sul podio sono in tutto otto.
Uno sport per pochi e per pochissime. Netanya avrebbe portato la pallanuoto in una nuova frontiera, nel primo insediamento dichiarato città dopo la creazione dello stato di Israele, dove negli anni Novanta arrivarono 60mila immigrati dai paesi dell’ex Unione Sovietica. L’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre ha spinto la federazione internazionale a rivedere i piani. Il torneo maschile è stato dirottato in corsa in Croazia, dove è stata giocata pure l’edizione di due anni fa. Il torneo femminile ha trovato riparo in Olanda.
Questa dimensione da circolo chiuso è il limite di questo sport meraviglioso. Due anni fa il torneo maschile ha avuto 24 partite su 48 chiuse con almeno 7 gol di scarto. Malta è stata travolta tre volte su tre nel girone, Slovacchia Slovenia e Israele due. C’è stato un 22-9 negli ottavi di finale [sempre su Israele], un 15-5 della Croazia sulla Georgia ai quarti e un 16-8 dell’Italia contro la Francia. A Budapest nel 2020 eravamo riusciti a vedere un’Ungheria-Malta finita 26-0 e nove partite chiuse dai 10 gol di scarto in su.
Stessa scena nel torneo femminile. Nel 2o22 ci sono state 29 partite su 43 con più di 7 gol di scarto, compresi un 26-1, un 22-0 e un 28-0 nei gironi, un 22-3 e un 14-4 addirittura nei quarti di finale.

L’esperimento
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Nessun altro sport ha un’urgenza così sfacciata di trovare un equilibrio tra la competitività e l’inclusione. Per badare solo alla prima, bisognerebbe tagliare il campo della partecipazione a 6 nazioni. Per proteggere la seconda, bisogna accettare una valanga di punteggi improponibili. È il dilemma su squilibri e diseguaglianze che in genere si mescola alle discussioni su Superleghe e dintorni. Quasi sempre se ne esce con una proposta restrittiva, con la voce di chi crede sia inutile una partita di calcio tra San Marino e la Germania o che sia mortificante vedere Gibilterra prendere 14 gol dalla Francia. Salvo scoprire poi che il mondo dell’arte, un Taika Waititi per esempio, su una sconfitta per 31-0 di Samoa contro l’Australia ci fa un film [in Italia esce nei prossimi giorni].
Nel caso del calcio stiamo parlando di qualificazioni ai grandi eventi, dove è fatale che si trovino di fronte avversarie di categorie differenti. Nel caso della pallanuoto certi risultati si registrano addirittura nelle fasi finali. È successo anche ai Mondiali di rugby. Allargare la partecipazione comporta una prima fase di risultati imbarazzanti.
Ora, tra la difesa delle ragioni della competitività e la protezione del diritto all’inclusione, la pallanuoto sperimenta una via che le tenga insieme. Lo sport è fondato sul principio che il duecentesimo tennista del mondo possa sfidare Novak Djokovic al primo turno di Wimbledon, con poche speranze di batterlo, forse senza nemmeno una su cento, eppure lo sfida. Usain Bolt è stato l’uomo più veloce al mondo per nove anni, ha vinto 19 medaglie d’oro tra Mondiali e Olimpiadi, ma non è stato mai esentato dal correre la batteria di fianco a Francis Manioru, Isole Salomone, così lento da fare 100 metri in 11.09, un secondo e passa più lento di lui. Questo fa lo sport.
Gli Europei di pallanuoto propongono allora una formula inedita a questi livelli, sperimentata nei tornei giovanili, per molti versi interessante. Nessuno ha toccato il numero di 16 nazioni partecipanti, ma sulla scorta della classifica di due anni fa sono state separate in due blocchi, le prime otto e le altre otto. Due divisioni. I gironi A e B ospitano solo le squadre migliori, quelle che fino al 2022 vincevano le loro partite contro avversarie molto più deboli con 7-10 gol di scarto e qualche volta pure per 22-0. I gironi C e D ospitano invece le sole forze della seconda fascia. Ci aspettano così gironi più equilibrati, senza che sia negata a nessuna nazionale la chance teorica di vincere gli Europei. Dai gironi A e B le prime due avanzano direttamente ai quarti di finale, le terze e le quarte sfidano invece le prime e le seconde dei gironi C e D per gli ultimi due posti in palio. Due play-off, due partite con due chiare favorite, eppure due partite in cui viene lasciata la possibilità a chi è più debole sulla carta di ribaltare la gerarchia. Avremo così le nazionali di fascia media o medio-bassa che non perderanno più per tre volte con 10 gol di scarto, non giocheranno nel girone tre partite da cui non impareranno niente. Giocheranno invece contro le loro pari, andranno in vantaggio, sapranno come gestirlo, forse per la prima volta si troveranno in mano un pallone che scotta all’ultimo minuto. Fino al play-off, dove possono far saltare il banco o finire com’è più probabile che finisca. Ma nessuno toglierà a loro la chance. È un po’ lo spirito della Nations League nel calcio, la differenza è che le divisioni si tengono in contemporanea e nello stesso luogo, per incrociarsi dopo le tre partite del girone, correndo verso lo stesso obiettivo. Negli anni Settanta si poteva vincere il campionato di basket con lo stesso principio: le prime due della A-2 giocavano i play-off scudetto. È un tentativo, vedremo cosa succede.
Sì, ma chi gioca
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L’elemento che aggiunge sale a tutto questo è la Serbia finita tra gli uomini nei gironi scamuffi della divisione 2. È successo perché nel 2022 si piazzò al nono posto. Chi finirà terza nei gironi d’eccellenza, se la troverà sul suo cammino. Il Settebello avanza ai quarti se si lascia alle spalle due tra Georgia [esordio giovedì 4 alle 17], Grecia e Ungheria. Nell’altro gruppo della divisione 1 ci sono Francia, Spagna, Croazia e Montenegro.
Waterpolo World Devolopment ha preparato un quadro con le novità principali nelle convocazioni: il ritorno di Loncar e Loren Fatovic nella Croazia, il rientro del 39enne Drasko Brguljan nel Montenegro privo di Djurdjic, il 21enne Unai Biel nuova stellina della Spagna, il recupero di Aggelos Vlachopoulos nella Grecia, la presenza di Nikola Jaksic nella Serbia e il turn-over massiccio dell’Ungheria. Il cittì Zsolt Varga ha lasciato a casa nove campioni del mondo e ha portato a Spalato il gruppo della squadra Under-20. Perché lo fa? Perché l’Ungheria è già certa di avere un posto a Parigi 2024 insieme con la Francia padrona di casa e la Grecia finalista ai Mondiali scorsi. Ai Giochi andranno ancora chi vincerà questi Europei e le migliori 4 dei prossimi Mondiali non ancora incluse tra le qualificate [USA, Giappone, Sudafrica, Australia hanno un posto]. Sandro Campagna porta gli stessi convocati dei Mondiali 2022 per Fukuoka.
L’eccellenza femminile è divisa così: Olanda, Ungheria, Croazia e Grecia nel girone A, Spagna Israele Francia e Italia nel B. Croazia e Israele sono in realtà già sovradimensionate. Stessa formula, stessi criteri per Parigi, dove sono certe di un posto Francia, Olanda, Spagna, Australia, USA, Cina, Sudafrica. Passano ancora la vincitrice degli Europei [o la migliore piazzata se dovessero prendere l’oro Olanda/Spagna], le due migliori classificate ai prossimi Mondiali di Doha [4-16 febbraio].
IL PROGRAMMA
in tv e in streaming Torneo maschile ore 17 Rai Sport: Italia-Georgia e YouTube: Serbia-Israele | 17.45 YouTube: Montenegro-Francia e Slovacchia-Slovenia | 19 Rai Sport: Ungheria-Grecia e YouTube: Germania-Malta | 20.15 YouTube: Spagna-Croazia e Olanda-Romania