Il posto è Brisbane, la città che avrà le Olimpiadi nel 2032. Il giorno è Capodanno o giù di lì. Sta tornando Naomi Osaka, la ragazza che prometteva di aprire un ciclo nel tennis dopo quello delle sorelle Williams. È andata in un altro modo, ma come dice il suo nuovo allenatore Forian Zitzelsberger «a volte sei davanti a una porta e non sai se è grande o piccola, non sai cosa c’è dall’altra parte. Noi dobbiamo aprirla, qualunque cosa accada».
La nuova porta potrebbe spuntare nella stanza dove Naomi pensava di entrare facilmente e dalla quale invece è uscita dopo quattro titoli di Slam e un problema di benessere psicologico confessato più volte in modi differenti. Non gioca dal Pan Pacific Open di Tokyo del settembre 2022 e nel frattempo è diventata mamma. Ma dal suo campo d’allenamento arrivano notizie che la danno di nuovo concentrata su obiettivi ambizioni. Vuole tornare al numero 1 del mondo, vuole vincere di nuovo uno Slam.
La scena attuale del tennis femminile è del tutto compatibile con un tentativo di scalata. Negli undici tornei dello Slam giocati dopo il suo ultimo successo, si sono infilate otto vincitrici differenti, sei non avevano vinto mai prima. Zitzelsberger è il preparatore scelto per il grande progetto. È il co-fondatore del metodo Integralis Physiotherapie ed è diventato uno degli allenatori più corteggiati. Ha iniziato come fisioterapista della Bundesliga di tennis, dove ha incontrato l’ex numero 37 della classifica WTA Chanelle Scheepers, il suo contatto nel mondo dell’élite. Diede il suo numero a Kevin Anderson. Dodici ore dopo Zitzelsberger era a Londra per vederlo contro Andy Murray nella finale del Queen’s Club. Hanno lavorato insieme tre o quattro giorni, Anderson si convinse che era la scelta giusta. Quella stessa estate a New York sarebbe arrivato il primo quarto di finale in uno Slam della sua carriera. Un anno dopo, Julia Goerges lo contattò perché aveva bisogno di ripartire, dopo quattro stagioni fuori dalle prime-40. Nel giro di un paio di stagioni entrò nella nella Top-10, giocando le semifinali a Wimbledon nel 2018.
Alla rivista Tennis, Zitzelsberger ha detto: «Mio padre ha avuto una grande influenza nella mia formazione. Era un insegnante di sport e ha iniziato molto presto ad aiutarmi a capire la biomeccanica. Anche lui giocava molto a tennis, mi ha trasmesso l’importanza e il significato del movimento atletico».
Il lavoro con Osaka è non solo fisico, ma pure mirato alla costruzione di nuovi schemi e nuove soluzioni. «Lei è una grande giocatrice offensiva, ma penso che le cose siano cambiate nel tennis negli ultimi cinque anni. La difesa sta diventando sempre più importante. Stiamo lavorando per rendere Naomi una giocatrice in grado di passare efficacemente dalla difesa all’attacco. Per raggiungere il massimo delle prestazioni, stiamo ripristinando la stabilità all’interno della catena cinetica, che in genere si perde in gravidanza e con il parto. Una volta raggiunto quell’obiettivi base, lavoreremo sul movimento, accelerazione, decelerazione, cambi di direzione. Nel tour tutte colpiscono la stessa pallina gialla, ma ciascuna ha un motore diverso».
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Domenica inizia il Masters a Torino e mentre Angelo Binaghi starà dando qualche intervista da qualche parte, la Stampa racconta con Stefano Semeraro dell’impatto economico previsto sul territorio, 230 milioni di euro, un gettito fiscale di 50 milioni per lo Stato. Saranno 179 i paesi collegati per l’evento in tv. “Nel conto – scrive Semeraro – vanno anche i (pochi) sopraccigli alzati di chi considera Torino efficiente, elegante e accogliente, ma troppo «piccola», troppo poco metropoli per un evento del genere”.
in tv domenica ore 14.30 Rai Sport, Sky, Supertennis: Sinner vs Tsitsipas | 21 Djokovic vs Rune | lunedì ore 14.30 Alcaraz vs Zverev | 21 Medvedev vs Rublev
Sempre la Stampa stamattina ospita un brano tratto da 1983, la biografia di Yannick Noah scritta con Antoine Benneteau, tradotta in Italia da Fandango.
Noah racconta del suo stile: «Si vedeva già in campo, perché andavo a cercarmeli i punti, spesso sotto rete, era spettacolare. Uno scambio che dura quaranta palle è noioso. Anche se i colpi sono sempre più forti! Almeno con me gli scambi erano corti. Il pubblico si divertiva un po’. Questo stile di gioco non esiste piu. Credo di essere l’ultimo ad aver vinto il Roland alla volée. Prima di me uno che attaccava era Adriano Panatta, credo. Era divertente vedere i giocatori tuffarsi, fare dei lob, salire in controtempo. Prima di ogni punto non sapevi mai quello che sarebbe successo. Oggi è bum, bum, dieci centimetri dentro, dieci centimetri fuori. I ragazzi sono diventati molto molto forti, ma e una gran noia. È il gioco a essere noioso, non i ragazzi (…). Il mio corpo ha sessantatre anni ma la mia testa… Tra qualche anno mi ritrovero con dei tubi nel corpo. Allora ne approfitto».