Per essere infelici si deve amare
Diane Keaton
Sanremo e Roubaix sono i prossimi traguardi
amo ha vinto il quinto Giro di Lombardia come Fausto Coppi, ma meglio di Fausto Coppi perché li ha messi in fila, sono consecutivi. Nessun ciclista aveva mai conquistato una Monumento per uno-due-tre-quattro-cinque anni. Nessuno era mai salito sul podio in tutte e cinque le Monumento nella stessa stagione. La somma dei piazzamenti fa otto. Quella di Merckx nel 1975 faceva 11 e nel 1972 faceva 17. Solo un corridore ne aveva vinte tre insieme ai Mondiali nella stessa stagione, e quel signore si chiama sempre Eddy [1971]. I successi di Tadej in carriera sono saliti a 108. Ha vinto le ultime quattro corse alle quali ha partecipato.
L’unica cosa facile in queste imprese è leggerle. Stare qui stamattina con lo smartphone in mano o davanti a un pc e scrollare, ma come scrive l’immaginifico Alexandre Roos su L’Equipe “il passaggio sul traguardo ha dato l’idea della durezza della battaglia appena combattuta, perché il percorso ha restituito i sopravvissuti uno a uno, insieme a un certo sollievo, una gioia, una leggerezza, vista la quantità di sorrisi, pugni e mani alzate come se tutti avessero vinto: un’accettazione dell’impotenza di fronte alla supremazia del campione del mondo, un modo per rassegnarsi e cercare soddisfazioni altrove, dato che la vittoria sembra sempre nelle mani di Tadej Pogacar”.
Sono arrivati in 96 su 167, così i 71 ritirati di ieri portano a 369 il totale dei ritirati nelle ultime quattro corse dominate da Pogacar. Questa è finita quando il campione del mondo ha fatto partire il suo raid a 36 km dalla fine. Un uomo stava guardando ieri pomeriggio in leggera differita la corsa sul suo smartphone a bordo di un treno e il passeggero accanto gli ha detto: ha vinto. O già sapeva il risultato oppure ha imparato che quando parte Tadej finisce come in quella canzone di Cocciante dove era già tutto previsto. Con dieci Monumento vinte all’età di 27 anni, davanti a lui restano solo Roger De Vlaeminck [11] e il famoso Eddy Merckx [19].
Non ha mai tremato, nemmeno quando Quinn Simmons aveva tre minuti di vantaggio all’inizio del passo di Ganda. Due pedalate e lo riprendo, deve aver pensato: come il professor Casamandrei di cui è la sfacciata reincarnazione [se ne parlava qui].
Il distacco è stato annullato in meno di 5 km. Remco Evenepoel non ha nemmeno provato a seguirlo. Ripreso e staccato in fretta, Simmons è arrivato quarto a Bergamo. Secondo Roos, il Giro di Lombardia è diventato un gioco da ragazzi per Pogacar, come già la Liegi. Sono due corse che può continuare a vincere come e tutte le volte che vuole, “le due classiche più dure del calendario sono per lui le più facili da conquistare”.
Di questo nuovo festival durato otto mesi, con venti vittorie in totale, cosa rimane? Secondo Roos i capolavori del 2025 sono stati due: una vittoria e una sconfitta. Il suo Fiandre è stato “una bellezza selvaggia”, una gara corsa in estasi per far cedere Mathieu Van der Poel. La Parigi-Roubaix della settimana dopo è andata all’olandese, “ma questa sconfitta – dice Roos – può essere considerata la performance più grande di Pogacar della stagione, tanto era elegante e sicuro sui ciottoli, quando molti pensavano che l’Inferno del Nord gli fosse precluso”.
Ci sono corse nelle quali Van der Poel è l’unico in grado di guardarlo negli occhi. Jonas Vingegaard sembrava il suo equivalente nelle corse a tappe ma è stato piegato nel giro di un giorno al Delfinato, “e chissà se si riprenderà mai”. Remco Evenepoel è il suo magnifico secondo [i piazzamenti in carriera sono saliti a 30] e i belgi ormai si stanno rassegnando. Pare che abbia lo stesso destino di Van Aert con MVDP.
Ci sono schegge di futuro che prendono forma, per esempio con Isaac Del Toro e anche con Paul Seixas, il più giovane ciclista piazzato fra i primi-10 di una Monumento negli ultimi cento anni di ciclismo [7° al Lombardia a 19 anni]. “Ma i giovani germogli – dice Roos – sono ancora troppo verdi per maltrattare il padrone”, ora probabilmente attratto da due sfide mirate, “due ossessioni che occuperanno il suo inverno: la Milano-Sanremo e la Parigi-Roubaix, le due corse che mancano al palmarès, perché una Vuelta non cambierebbe la sua carriera. L’inizio della prossima stagione sarà tutto orientato verso questi obiettivi: studierà come vincere, troverà strategie per la Classicissima e conoscerà meglio i settori di pavé dove sorprendere Van der Poel”.
Secondo Roos, Pogacar è disposto a sconvolgere le convenzioni e la natura di queste due corse pur di farle sue. Ci aveva provato alla Milano-Sanremo con un attacco dalla Cipressa senza precedenti, quasi riuscito, gli è mancato un compagno. Lo ripeterà, secondo la prima firma de L’Equipe, e lo stesso discorso vale per la Parigi-Roubaix, dove non aveva temuto di attaccare subito a Haveluy. “Nessun limite, nessun freno: niente può resistergli”.
▥ In giro per il mondo c’è anche un italiano che sta esagerando. È quel Matteo Malucelli di cui si parlava nello Slalom del 1° ottobre e del giorno successivo, quando aveva vinto tre delle prime quattro tappe al Tour de Langkawi, piazzandosi al secondo posto nell’altra. È alla sua stagione da debutto nel World Tour con la maglia dell’Astana, all’età ormai di 32 anni. Ieri ha rivinto in volata a Wuxi nel Tour of Taihu Lake chiudendo la classifica generale al primo posto grazie al primo posto di Nanjing, il 2° di Suzhou Wujiang e il 4° di Binhan Village. Nell’ultimo mese in strada, ha vinto sei volte su 12 e in dieci casi è arrivato fra i primi-10. Non ha mai corso un grande Giro e mai una Classica nelle sua carriera. A ‘sto ragazzo una chance andrebbe data. In Italia ha vinto solo una tappa del Giro di Sicilia nel 2022, e dopo la sua gloria è stata tutta concentrata sui traguardi in Asia.