► LA PRIMA giornata dei Mondiali di atletica leggera si è conclusa con tre medaglie italiane: gli argenti di Antonella Palmisano [35 km marcia] e Nadia Battocletti [10.000 metri], il bronzo di Leonardo Fabbri [getto del peso]. Larissa Iapichino si è detta sotto shock per la mancata qualificazione alla finale di salto in lungo di oggi. Zaynab Dosso e Marcell Jacobs qualificati per le semifinali dei 100: lei bene, lui male.
◇ Il motociclismo italiano ha proposto sulla pista di Misano che porta il nome di Marco Simoncelli un moto di ribellione alla dittatura di Marc Marquez. Marco Bezzecchi ha vinto con la sua Aprilia la Gara Sprint, approfittando di un errore e una caduta di Marc – in testa a 7 giri dal termine.
◇ Juventus-Inter è stata una partita bellissima. È finita 4-3 come nel più bel romanzo che ci sia mai stato nella storia del pallone italiano. La Juventus è in testa a punteggio pieno insieme con il Napoli – che ha vinto 3-0 a Firenze. Oggi la Roma gioca con il Torino per riagganciarle e domani farà lo stesso al Cremonese a Verona. Stasera Milan vs Bologna.
◇ Lo sci è in ansia per Matteo Franzoso, caduto in allenamento in Cile e ricoverato in terapia intensiva e in coma indotto.
◇ Jonas Vingegaard è arrivato da solo in cima a la Bola del Mundo [sul tetto della Bola del Mundo] nella penultima tappa della Vuelta. Ha dato 11 secondi bellissimo compagno di squadra Sepp Kuss e 22 al rivale Joao Almeida, portando il vantaggio in classifica a 1:16. Oggi la passerella finale a Madrid.
◇ Terrence Crawford ha travolto Canelo Alvarez, l’icona messicana della boxe, strappandogli a Las Vegas tutte le cinture collezionate nei pesi superwelter [WBA, WBC, IBF e WBO]. Dice Eurosport France che il match è stato più che “un semplice passaggio di consegne. Ha segnato la nascita di un pugile che ha tutte le carte in regola per diventare uno dei migliori della storia”. Gulp. Per l’occasione Crawford è salito di due categorie di peso boxando “in modo quasi irriverente senza mai temere la potenza dell’avversario”.
Le medaglie che piovono dal cielo di Tokyo
Prima che la marcia si maratonizzi e si adegui a distanze ancor più estreme, Antonella Palmisano ha sintonizzato il tacco e la punta della sua scarpa sui 35 km, lei che dal tacco e dalla punta dell’Italia viene. Ha scritto ieri mattina un capolavoro di leggerezza, la qualità che si direbbe estranea a Leonardo Fabbri, uscito finalmente da una sua anemia da grandi eventi, quell’altalena emotiva che lo aveva spesso frenato quando c’era qualcosa di importante per cui gareggiare. La leggerezza, il peso, e poi? E poi l’atletica totale di Nadia Battocletti, che è stata solo testa, testa, testa per 9.600 metri. È stata razionalità, tattica e strategia. È stata certamente anche resistenza, facendo girare le gambe dietro il forcing concordato fra le kenyane per farla fuori, per non portarla al traino allo sprint finale. Non ha sbagliato una mossa, a volte con la bocca dischiusa, a un ritmo mai corso prima, ma non è caduta in nessuna delle trappole seminate sul tartan per nove decimi della corsa. E negli ultimi 400 metri ha riempito lo stadio di Tokyo di quella sua sincerità disarmante e candida, ha tolto il freno al registro anema e core che pure le appartiene. Sta al guinzaglio ma c’è.
Ma papà ti manda sola?
Lo shock è di Larissa Iapichino. Non nel senso atteso. È uno shock che l’ha lasciata senza parole. È stata bravissima a non cercarne. Le conseguenze potevano essere dolorose. Ha preferito dirsi senza emozioni, e forse dentro bollivano. Ha preferito tacere e tornare in albergo a rimuginare, anziché sbottare e confessare che nel momento più difficile della sua carriera giovane, dalla tribuna non le è arrivato neppure un suggerimento utile. Per giunta il signore in tribuna è papà. Si è alzato, voleva andarsene, lo hanno trattenuto. «Io non so più cosa dirti». Da casa abbiamo visto e sentito tutto, il cuore si è stretto, figurarsi a lei. Audisio racconta: “Le telecamere inquadrano un uomo in crisi di nervi, che va placato. Larissa forse all’ultimo salto crede di essere ancora nelle dodici, quando si accorge che non è così i suoi occhi si riempiono di lacrime. È via dal Mondiale che doveva consacrarla”. Anche Malaika Mihambo ha rischiato. Ha sperimentato i soliti problemi con la rincorsa e l’asse di battuta, ma la sua mediocre misura [6,63] è comunque bastata e oggi è un altro giorno, oggi può saltare per l’oro. Larissa no. Aveva bisogno di una guida per uscire da una buca nella quale si era infilata. Nessuno ha trovato la formula per rasserenare una giovane campionessa in confusione, ma lucidissima alla fine, meglio tacere, lasciamo stare.
Che altro è successo
La prima medaglia dell’Uruguay dietro la solita Africa
Kenya o Etiopia. È dal 2011 che ai Mondiali la maratona va così, anche quando Rose Chelimo aveva in tasca un passaporto del Bahrein. Stavolta ha tenuto fede alla tradizione Peres Jepchirchir che ha corso in 2 ore 24 minuti e 43 secondi. Quarantadue km non le sono bastati per staccare tutte. Ha battuto allo sprint Tigst Assafa, la favorita di Track & Field. La sorpresa è stata il bronzo uruguagio di Julia Paternain, una primizia assoluta per le donne del Sudamerica e una storica medaglia numero 1 per il paese ai Mondiali.
Paternain è una 26enne nata in Messico, uruguagi sono i suoi genitori, lei è cresciuta prima in Inghilterra e poi negli USA. Ha corso per il Cambridge & Coleridge Athletics Club e aveva rappresentato la Gran Bretagna agli Europei Under-23 del 2019. Dieci ritirate. Ventesimo posto per Rebecca Lonedo.
Le stelline dell’attesa
Il programma della domenica
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★★★★★ I 100 metri
Cominciano le donne. Tre semifinali, vanno avanti le prime due e i due migliori tempi. Nella prima: Sha’Carri Richardson e Shericka Jackson, nella seconda Julien Alfred, Shelly-Ann Fraser-Pryce [al suo 9° e ultimo Mondiale] e Ewa Swoboda, nella terza c’è Zaynab Dosso [corsia 7] con Melissa Jefferson-Wooden alla sua sinistra.
Alfred non ha mai perso nei primi sei mesi dell’anno, ma è stata battuta due volte su due da Melissa Jefferson-Wooden quando si sono affrontate. Eppure secondo Track & Field l’oro è per Alfred.
Sha’Carri Richardson si è presentata a Tokyo senza essere mai scesa sotto gli 11 secondi e dopo essere stata arrestata per maltrattamenti al fidanzato Cristian Coleman in un aeroporto. Anche ieri in batteria non è stata del tutto convincente. Ha corso bene solo gli ultimi 30 metri. ORE 13.20 – FINALE 0RE 15.13
Uomini. Noah Lyles e Kishane Thompson si sono alzati in faccia un 9.95 reciproco, corso in seconda e terza batteria ma in modo differente. Il giamaicano non ha mai spinto né all’inizio né alla fine, l’americano nel finale ha fatto girare le gambe perché come al solito era partito così così [0.187 di tempo di reazione, solo Ali Al Balushi dell’Oman ha fatto peggio]. Kenneth Bednarek ha chiuso in 10.01, e secondo Stefano Tilli ha fatto malissimo a presentarsi. Avrebbe dovuto concentrarsi solo sui 200, non avendo chance di medaglia – dice così – sulla distanza breve.
Sulla pista dell’oro olimpico, Marcell Jacobs si è malinconicamente portato al traguardo in 10.20, terzo posto in batteria dietro il nigeriano Israel Okon e il britannico Zharnel Hughes. È il penultimo crono fra i qualificati e il preludio a un’uscita di scena, se non sterza, se non cambia, se non rivolta questo suo Mondiale crepuscolare. Ha detto di aver sbagliato dal primo all’ultimo passo – e oggi boh, oggi si vedrà. ORE 13.43 – FINALE ORE 15.20
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I temi del giorno
Le sensazioni lasciate da Juventus-Inter
Come a suo tempo Ponzio Pilato con la verità, davanti a Juventus-Inter veniva da chiedersi ieri cosa fosse l’Intensità. Come definirla, come misurarla, con quali dati, quali parametri. È la seconda volta che questa partita impone una riflessione del genere in 11 mesi. Nell’ottobre del 2024 ce lo domandammo di fronte a un 4-4 che seguì una finestra di Coppe deludente. Qualcuno preferì guardare gli errori delle difese, in realtà dal campo spuntò una partita di caratura internazionale, uno spettacolo che tolse il fiato e tutti i tatticismi. Rimase la polpa, e tanta polpa ancora hanno proposto ieri due squadre non molto cambiate eppure molto diverse. L’Inter aveva sette titolari su undici uguali all’altra volta, la Juventus cinque, ma Bremer avrebbe giocato anche a ottobre scorso se non fosse stato infortunato e Cambiaso sarebbe stato in campo ieri senza squalifica.
Due volte è stata in vantaggio la Juve prima del 4-3 al 91esimo, una volta l’Inter e quattro volte sono state pari. Otto segni diversi e otto letture diverse, otto possibili commenti diversi in un’ora e mezza di calcio. Se non ci è piaciuto, allora siamo Giampiero Albertini o Adolfo Celi in quel famoso Carosello degli anni Settanta.
Le sgasate fiorentine del Napoli
Prima di partire per Manchester e cominciare la Champions in casa del City, l’Inter lasciò due punti al Monza con l’1-1 di San Siro. Non sapremo mai quali sono stati i passaggi decisivi nella corsa-scudetto, oppure sarebbe meglio dire che ciascuno è libero di individuarli qua o là. Ma quei due punti sono il doppio del distacco finale in classifica dal Napoli di Conte. Conte deve averlo tenuto a mente perché alla vigilia della trasferta di Firenze che precede lo stesso viaggio verso l’Etihad, ha detto ai suoi che siamo al momento chiave della stagione. Addirittura.
Quelli gli hanno creduto e hanno cominciato sia il primo sia il secondo tempo come si giocherebbero gli ultimi 15 minuti di una finale di Coppa in cui devi rimontare. Il Napoli ha segnato due gol nella sgasata iniziale, l’altro al secondo episodio, si sentiva al Mugello – e così ha messo al sicuro tre punti nient’affatto scontati, su un campo dove spesso e malvolentieri ha lasciato le penne nella sua storia. Marco Ciriello sul Mattino ha scritto dei gol che arrivano dal mercato.
“De Bruyne mette il tempo e il pallone tra parentesi, cioè tra il suo destro e il suo sinistro, illustrandosi con scioltezza. Hojlund ha dribblato, difeso il pallone e si è girato tutte le volte che ha voluto rispetto ai suoi marcatori, la prima volta su suggerimento di Spinazzola ha lasciato alle sue spalle Marin Pongracic e ed ha messo il pallone nella porta di De Gea. Il resto delle volte i suoi tentativi sono parsi un esercizio per le prossime partite. Ben piantato, molto abile e già in modalità contiana. Beukema che con gli altri due aveva molte aspettative, ha difeso in scioltezza ed è salito a fare il terzo torto a De Gea, a Pioli e alla Fiorentina, confermandosi pesantissimo nell’area avversaria come il suo giocatore di riferimento Virgil van Dijk”.
Milan-Bologna di stasera è la finale di Coppa Italia di qualche mese fa con due squadre diverse sia rispetto a quella sera e sia alla formazione che avranno all’ultima giornata. Al Bologna mancano Ndoye e Beukema, il Milan non ha ancora recuperato Leao e non aggiunge Nkunku. Tocca a Giménez, dicono le cronache stamattina. Rabiot porta esperienza, tecnica e allegrismo.
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Le analisi
Il flop mondiale del c.t. De Carolis
I Mondiali di boxe delle categorie olimpiche si sono chiusi per l’Italia prima che finissero. Sirine Charaabi era l’ultima rimasta in corsa. È stata battuta in semifinale dall’americana Yoseline Perez e torna a casa con il bronzo, unica medaglia della spedizione.
Su Storie di boxe Dario Torromeo parla di “un incontro forse poco spettacolare, ma boxato con buona tecnica da entrambe”. Nel giudizio di Torromeo, Charaabi “poche volte ha provato a prendere il comando. I suoi colpi, soprattutto il diretto sinistro, sono andati a segno. Non abbastanza però da spostare l’ago della bilancia. Mi sembra le sia mancata la grinta necessaria per un incontro di così grande importanza”.
Il c.t. Giovanni De Carolis ha impegnato tutta la sua credibilità [“non proprio un nome qualsiasi” – ha scritto Oa Sport] per tenere fuori squadra Aziz Abbes Mouhiidine, il peso massimo due volte d’argento che voleva esserci e invece è stato escluso. Un titolo maschile manca dal 2013. Mouhiidine ha annunciato il passaggio al professionismo. Anche Irma Testa è stata lasciata a casa, ma qui pare di capire che la decisione è stata presa di comune accordo, in apertura di un nuovo ciclo olimpico.
Era molto atteso Diego Lenzi ma è andato fuori ai quarti. Torromeo ha scritto che “non ha perso perché usa i social. Ha perso perché ha fatto un match inguardabile. Non è stato distratto dai likes, dai click sui post, dal mettere insieme un’altra dichiarazione che faccia scalpore. I social sono spazi aperti con navigazione libera. A volte spari nel mucchio, altre tiri su un obiettivo, altre pensi di avere creato lo slogan degno dei Clio Awards e invece hai messo in piedi una frase degna di chi spaccia lana mortaccina (cit. Alberto Sordi, Ladra lui, ladra lei) per seta. Ma con la sconfitta non c’entrano nulla. Diego Lenzi è stato eliminato al secondo turno dei Mondiali di Liverpool 2025 perché ha messo in piedi un incontro senza speranza di vittoria”.
Bilancio: zero finali.
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Oggi
Ergin Ataman e la sua piratesca Turchia
Mai nella sua storia la Turchia è riuscita a vincere una medaglia d’oro in un torneo importante. Le due più grosse occasioni che le hanno attraversato la strada sono state una finale europea persa nel 2001 contro l’allora repubblica di Serbia-Montenegro e la finale mondiale del 2010 con gli USA. Stasera arriva una terza chance che il guru della panchina Ergin Ataman si è guadagnato inventandosi un modo per fermare Giannis Antetokounmpo in semifinale [12 punti e 12 rimbalzi], poche ore dopo averlo definito il più forte giocatore al mondo, più forte di LeBron James. Ha spazzato la Grecia dal campo [94-68] , Ercan Osmani ha dominato il duello uno-contro-uno con il due volte mvp della NBA, Cedi Osman è stato impressionante. Fermo da tre giorni per un problema a una caviglia, ha segnato 17 punti. Alperen Sengun non ha segnato tanto ma ha fatto tutto il resto. Shane Larkin ha giocato da leader essenziale, Sehmus Hazer da difensore implacabile.
Nell’altra metà del campo la Germania è però la squadra campione del mondo in carica, l’eccezione in uno sport nazionale in crisi, con le ultime due Olimpiadi chiuse sotto la quota italiana di 40 medaglie – il punto più basso dopo la Wiedervereinigung – con l’atletica e il nuoto ai minimi storici, un impianto su quattro fuori uso a Berlino, una scuola su sei senza palestra a Colonia [se ne parla qui su Sky Sport Insider]. I tedeschi non hanno lasciato spazio alla Finlandia [98-86 in semifinale], come non ne avevano lasciato a nessuna delle avversarie nelle precedenti otto partite del torneo, neppure quando a un certo punto contro il Portogallo si sono trovati con un misero 1 su 25 nel tiro da tre. Hanno comunque chiuso con uno scarto di 27 punti. Hanno resistito a un mostruoso Luka Dončić nei quarti di finale.
Schröder e Franz Wagner sono i migliori giocatori di questo Europeo. Tristan da Silva sta finendo il torneo in una condizione atletica migliore rispetto all’esordio. Isaac Bonga è un fattore in difesa. Daniel Theis è il sarto che cuce l’insieme, unico vero centro della squadra, eppure controllore efficace degli avversari in tutte e cinque le posizioni. Andreas Obst copre in modo magnifico la funzione del sesto uomo. E vediamo come va a finire.
Il debutto dell’Italia
Quattordici nazionali sono arrivate alla terza giornata dei Mondiali di pallavolo nelle Filippine senza avere ancora debuttato. Lo fanno oggi e tra le 14 c’è l’Italia che comincia la difesa del titolo da una partita con l’Algeria. “L’avversario è abbastanza soft, l’Algeria è 87ª nel ranking (l’Italia è seconda dietro la Polonia), ma la Nazionale è ancora alla ricerca del nuovo assetto dopo il brutto infortunio di Lavia che si è rotto una mano” ha scritto Pierfrancesco Catucci sul Corriere della sera.
▥ Alla terza giornata del torneo, quando in Italia non era ancora l’alba, il Mondiale di pallavolo ha conosciuto la prima partita finita al quinto set, vinta dall’Argentina sulla Finlandia con 20 punti di Pablo Kukartsev e 19 di Luciano Vicentín. A guardare i numeri sono stati probabilmente decisivi i 33 errori della Finlandia perché gli altri dati sono tutti in suo favore. Più punti segnati [66 a 57], più muri [14 a 11], stesso numero di ace [3-3]. La Polonia numero 1 del ranking mondiale ha faticato nel primo set [34-32] prima di battere la Romania al terzo. Bartosz Kurek ha bagnato il suo ritorno in nazionale dopo un periodo di pausa con 13 punti [due muri, un ace]. ▥ Le eccellenze. Il miglior cannoniere è stato finora il bulgaro Nikolov con 28 punti davanti al finlandese Jokela [26]. Per percentuale d’attacchi riusciti spicca invece il turco Ben Romshane con il 68.18%, 15 punti con 22 palloni giocati. Sei muri a segno per Tyynismaa della Finlandia, sei ace per il canadese McCarthy, il 58% di ricezione perfetta per l’olandese Koops.
Guida allo sport in tv di oggi
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