Il dissing di Hakimi sul Pallone d’oro

L’imbarazzo del PSG per la zizzania dentro lo spogliatoio

La Ligue 1 è sotto scacco, vive un’austerity che solo quattro-cinque anni fa non immaginava. Non è nemmeno così certo che sarà il campionato del prossimo Pallone d’oro. Tutti i dubbi e le domande che ci assillano la mente dall’istante successivo alla proclamazione dei candidati stanno venendo fuori.

Come dice al verso 7 quella vecchia canzone, non ci voleva l’erratica gitana per indovinare come sarebbero andate a finire le cose dentro uno spogliatoio con nove ego in corsa per lo stesso premio. Achraf Hakimi ha detto che lo merita lui, ecco, perché ha fatto cose che noi umani in un difensore non abbiamo intravisto mai. Per essere ancora più espliciti e diritti, crede di meritarlo più di un attaccante. Traduzione: più di Dembélé. Potrebbe minare l’equilibrio all’interno dello spogliatoio parigino? si domanda allora L’Équipe con la consueta formula del punto interrogativo che domanda per non dire. 

Questo PSG 2024-2025 – si legge – riflette l’immagine di un collettivo unito che Luis Enrique ha pazientemente costruito. Una squadra sana, dove gli ego sono diluiti e al servizio di un progetto comune. Rispettare questa cornice, essenziale per il successo del club nella scorsa stagione, sarà una delle condizioni per mantenere questo livello e costruire quel che i dirigenti sognano: una dinastia parigina

E questi adesso si mettono a litigare per quella boccia luccicosa che abbonda nei salotti di casa Ronaldo e Messi: Malédiction, non potevano darne un altro a loro?

Luis Enrique – scrive L’Équipe – detesta questo tipo di premio individuale, probabilmente non immaginava che la sua squadra si sarebbe trovata così presto durante la stagione a discutere del Pallone d’Oro. Fino a poco tempo fa, il PSG aveva gestito la questione del Pallone d’Oro di France Football con grande abilità. Con una chiara comunicazione da parte dei suoi dirigenti – in particolare Nasser al-Khelaïfi – a favore della vittoria di Ousmane Dembélé

In effetti il presidente si era schierato [«Se non vince Dembélé, questo premio ha un problema»], Vitinha si era adeguato [«Merita lui»] e tutti parevano felici e contenti come le figlie della matrigna prima che Cenerentola non decidesse di andare anche lei al ballo. Hakimi si è invitato e il PSG sta cercando un modo per disinnescare il dibattito. L’Èquipe scrive che la macchina della comunicazione del club ha in qualche modo riorientato la sua comunicazione e NAK stesso giovedì scorso ha detto al Campus di Poissy che tutti i nove giocatori del PSG meritano il Pallone d’oro. Nulla trapela da Dembélé, i due sono molto amici, ma ci sono amicizie saltate per un panino salsiccia e friarielli, figuriamoci per un Pallone d’oro [non per fare classifiche, si capisce: il panino salsiccia e friarielli non teme confronti]. 

Oh, poi bisognerebbe ricordare che uno dei quattro criteri previsti dal regolamento per l’assegnazione del Pallone d’oro è la classe del giocatore, cioè il fair play, il comportamento leale e corretto in campo e fuori. Secondo le Parisien, Achraf Hakimi è sottoposto a un’inchiesta giudiziaria con l’accusa di stupro. La difesa parla di ricatto subito dal giocatore. [Lamine Yamal invece ha quella storia della festa di compleanno con i nani e con una pistola sulla torta]. 

 

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Il compleanno di Yamal e quell’antica distinzione tra l’artista e la sua opera

Succede che di un regista si finisca per smettere di guardare i suoi film, di un pittore i suoi quadri, che si smetta di leggere di uno scrittore i libri, quando certe biografie prendono una certa piega, quando viene fuori che sono “esseri umani ripugnanti o che votano in modo opposto al tuo”  ma nessuno smetterà di festeggiare un gol di Yamal “perché non gli è piaciuta la festa di compleanno”.

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