#2 giorni alla semifinale Italia-Inghilterra
► UN’ALTRA medaglia d’argento per il nuoto di fondo italiano ai Mondiali nelle acque libere di Singapore. È arrivato dalla staffetta 4×1500 metri mista, ultima gara del programma con Barbara Pozzobon, Ginevra Taddeucci, Marcello Guidi e Gregorio Paltrinieri. È ingiocabile la Germania, con Florian Wellbrock al quarto oro personale in quattro gare nuotate.
◇ Abbastanza ingiocabile è pure Marc Marquez. Ieri ha vinto la Sprint Race di Brno, dove il Motomondiale è tornato dopo quattro anni. Ha risolto con scaltrezza un problema di pressione alle gomme e ha superato un’investigazione. Ha vinto 18 gare su 23. Primo podio per Bastianini con la Ktm [terzo] davanti a Bezzecchi e Quartararo. Bagnaia settimo, pure lui alle prese con disagi alle gonne: ma oggi parte dalla pole.
Gianmaria Rosati sul Corriere dello sport-stadio è critico: “Sulle sfiancanti salite del Tour de France può capitare di vedere un corridore guardare alle proprie spalle e fare passare un rivale, in modo da prenderne la scia, ma in una gara di MotoGP non dovrebbe accadere. Invece nel sabato di Brno ben due piloti sono stati costretti a compiere un gesto contro natura. E non due corridori qualsiasi, bensì i momentanei leader e primo inseguitore, rispettivamente Marc Marquez e Pecco Bagnaia. Una situazione surreale, nonché uno spot negativo per la MotoGP”
◇ Larissa Iapichino ha saltato 6,92 alla Diamond League di Londra, un centimetro in meno di Malaika Mihambo, la regina delle pasticcione del salto in lungo, litigiosa con la pedana come nessuna: primo salto a 4,14, tre nulli e poi il salto della vittoria. Ma bisognava vederla Larissa, altrimenti non ci si crede, bisognava vederla quando è atterrata a un solo centimetro dalla vittoria senza rabbia, anzi divertita dalla circostanza e felice per la prestazione. Ha abbracciato il papà allenatore soddisfatta per la sua misura e ha battuto le mani all’avversaria che esultava. Record italiano di Marta Zenoni nel miglio.
◇ Luciano Darderi ha battuto per la prima volta in carriera uno dei primi-20 giocatori al mondo, Francisco Cerundolo, e si è qualificato per la finale del torneo di Bastad: oggi l’avversario sarà l’olandese De Jong. Da domani entrerà fra i primi-50 della classifica e l’Italia avrà così 7 giocatori in quella porzione di ranking. A Bari Lucia Bronzetti e Flavio Cobolli sono oggi in finale di Coppa Hopman contro il Canada.
◇ La Nazionale Under-20 di basket ha battuto la Serbia nella semifinale europea con 21 punti di Ferrari, 18 di Marangon e 17 di Assui [CFR Slalom di ieri]. Oggi la finale per l’oro contro la Lituania.
◇ Sofia Raffaeli ha vinto il concorso generale nella tappa milanese di Coppa del mondo di ginnastica ritmica, l’ultima del circuito. Ha battuto la numero 1 del mondo Darja Varfolomeev, l’oro di Parigi.
Tutti i portieri che mi hanno parato un rigore è come se mi avessero battuto a scacchi
Gianluca Vialli
La portiera tedesca che ha fermato la Francia agli Europei
C’è una cosa che sanno tutte: mai arrivare ai calci di rigore se in porta dall’altra parte c’è Ann-Katrin Berger. Per molto tempo di lei non sono arrivate notizie. Era una sconosciuta perfino in Germania. Si era trasferita prestissimo in America, anche se al Gotham Football Club la chiamavano “il muro di mattoni”, Berger boh chi la conosce, Gotham per noi è la città di Batman. Ha cominciato a farsi un nome da portiera del Chelsea. Una volta Berger ha detto a Die Welt che lei stessa era consapevole delle proprie qualità ma «non avevo il palcoscenico internazionale dove mostrare a tutti di cosa fossi capace».
Durante gli Europei del 2022, Berger scoprì di essersi ammalata. Un cancro alla tiroide. Anzi, per la verità scoprì di essersi ri-ammalata. Era tornato. Non disse niente a nessuna delle compagne e a nessuno della federazione. Il torneo finì e lei si curò, guarendo per la seconda volta. Le cose sono davvero cambiate dalle Olimpiadi dell’estate scorsa, Parigi, quarti di finale contro il Canada. Quando ha parato due rigori e ha segnato lei stessa l’ultimo. Nella finale per il terzo posto ne prese un altro alla spagnola Alexia Putellas al 99esimo minuto, assicurando il bronzo alla Germania.
Si sa come vanno le cose nel calcio, da quel giorno si porta appresso l’etichetta di “para-rigori”. Ha una tecnica balorda, al confine con la provocazione. Tiene le braccia intrecciate dietro la schiena fino all’ultimo istante. Solo quando la tiratrice ha finito buona parte della rincorsa, le fa schizzare all’infuori come una molla, tac, come la punta di una penna a quattro-colori, un gesto fulmineo che smuove la scena immobile e spiazza, può distogliere l’attenzione, ma soprattutto le serve a darsi lo slancio. Sceglie un angolo e si tuffa. Se l’avversaria ha scelto l’altro angolo pazienza, non potrà farci nulla e se ne parla al prossimo. Ma se il tiro passa dalla parte sua, lei quel tiro l’ha preso.
Ieri sera in RAI sottolineavano che la borraccia di Berger inquadrata dalle telecamere aveva come spesso accade un foglietto attaccato sopra, con frecce e freccette, le indicazioni sulle abitudini di tiro delle francesi. Ma Berger l’ha lasciata in panchina, forse ha improvvisato, forse aveva memorizzato tutto, si è gettata quasi sempre sulla sinistra. Anche stavolta ne ha parati due e ha segnato il suo. «Il calcio mi ha salvato il cervello e la salute mentale perché avevo qualcosa a cui aggrapparmi». A un tipo così, a una storia così, il cittì Christian Wück ha dato la porta da titolare nello scorso mese di marzo.
C’è una cosa che sanno tutte: mai arrivare ai calci di rigore se in porta dall’altra parte c’è Ann-Katrin Berger, figuriamoci se hai giocato in undici contro dieci dal minuto numero 13.
Che cosa stanno leggendo in Europa
🟨 In Francia l’eliminazione della Nazionale femminile dagli Europei – In Inghilterra il rugby – In Spagna e in Italia il calciomercato
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Dai campi
Ogni tanto finanche Pogacar lascia vincere qualcun altro
I vincitori sono amati fino alla soglia dell’eccesso. È quando stravincono che perdono la simpatia degli osservatori neutrali, i tifosi no, i tifosi fanno i tifosi. Così la scarsa voracità del Tadej Pogacar di ieri è stata accolta dal Tour de France e dal circo che gli gira attorno con un grosso sospiro di sollievo. Appuntamento al Mont Ventoux, dove vorrà andarsene sui tornanti che nei loro nomi portano i nomi di chi ha fatto la storia di questa sport. – anzi chi ha scritto la storia: ora si dice così per tutto, anche per un 7° posto a un Mondiale Under-20 di qualcosa.
Tadej Pogacar si è morso i pedali e se n’è stato buono mentre andava via una fuga verso Superbagnères. Vingegaard gli è rimasto vicino, lo ha attaccato nel finale per non sentirsi dire che non lo aveva fatto mai, Tadej gli è andato dietro e nel finale l’ha infilzato senza pietà sul traguardo. Sono arrivati incollati uno davanti all’altro per la 49esima volta in carriera, in 22 casi come primo e secondo. Una tappa corsa alla media di 37,3 km/h nonostante i 5.020 metri di dislivello fra Tourmalet, Aspin e Peyresourde. Veloci, sì, ma meno dell’anno scorso al Plateau de Beille e meno di sei anni fa a Valloire.
Ora la media complessiva è di 43.79 km/h. Siamo alla quarta tappa vinta con una fuga partita da lontano, una in più rispetto al totale del 2024 e il record degli ultimi vent’anni è di nove: risale al 2006 e al 2021. L’olandese Arensman che l’ha vinta da solo si è fatto 37 km, immagine in fondo malinconica di una INEOS costretta a inventarsi qualcosa nel copione per essere protagonista.
| La rivista Rouler dice che “quando si gareggia in un’epoca del ciclismo dominata da quei due fenomeni è facile essere delusi. Pogačar e Vingegaard sembrano davvero di un livello superiore al resto del gruppo, ma la vittoria di Arensman dimostra che c’è ancora spazio per gli sfavoriti se si hanno le gambe ma anche coraggio, passione e grinta”.
| Giovanni Battistuzzi sul Foglio ha spiegato che “Thymen Arensman è un’altalena di corridore, uno capace di correre pedalare ad alta quota come i migliori e andare in crisi su di una montagnola di poco conto alla periferia dell’impero ciclistico europeo. Tra i Pirenei Thymen Arensman si è voluto donare una delle sue giornate buone. Thymen Arensman ha cercato di dilatare il più possibile la sua giornata buona. Poi, verso Superbagnères, l’ha difesa con caparbietà, senza pensare troppo a ciò che gli accadeva alle spalle, cercando di spingere sui pedali il più possibile senza strafare. Thymen Arensman ha imparato a non essere più il ganassa di un tempo, a darsi un tono e una misura, a capire che strafare può essere eccitante, ma quasi sempre rimane indigesto”.
| L’immaginifico Roos su l’Équipe descrive “volti del colore della nebbia, bianchi e grigi, sbiaditi da un’altra giornata di sofferenza, salite infinite, discese pericolose su strade nere lucidate dalla pioggia, nemmeno un puntino blu nel cielo a riscaldare gli animi”.
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Interpreti
Il sindacalista che ha reso ricchi e liberi i calciatori
Sergio Campana è morto durante quel calciomercato che aveva rivoluzionato con le sue battaglie. Se oggi i calciatori sono liberi di dire no, se sono diventati più ricchi di lui e della sua generazione, lo devono alle sue ripetute minacce di sciopero – che sciopero non diventavano quasi mai. Ha guidato il sindacato dei giocatori per 43 anni, dal 1968 al 2011, prima di lasciare il posto a Damiano Tommasi e a una nuova modalità di contrattazione. È stato attaccante del Bologna e con il Lanerossi Vicenza aveva vinto un campionato di serie B.
Aveva 33 anni e già faceva l’avvocato, aveva smesso da poco di giocare, quando una sera ricevette la telefonata di Sandro Mazzola, Gianni Rivera, Giacomo Bulgarelli e Giancarlo De Sisti dal ritiro della Nazionale. Ratificarono la nascita del sindacato al tavolo di una trattoria alla periferia di Milano e poi passarono dal notaio Barassi. Era l’arrivo del Sessantotto nel calcio, quel vento di ribellione che avrebbe portato nel 1981 alla legge 91 e al riconoscimento dello status di lavoratore dipendente ai calciatori. Lo svincolo.
Federico Bernardeschi è tornato dal Canada e ha firmato per il Bologna fino al 2027, trovando che i tortellini siano incomparabilmente più buoni di quelle patatine fritte croccanti ricoperte da formaggio cheddar e salsa gravy calda che a Toronto spacciano per un piatto locale. La Roma si prepara alle visite mediche di El Aynaoui, il figlio del tennista marocchino anni Novanta dopo aver raggiunto un accordo con il Brighton per Ferguson ma scoprendo pure che il Benfica si è inserito per Rios nel tentativo di fare un trave di fuoco.
Secondo il Corriere dello sport-stadio ne prepara anche uno il Napoli per l’Inter lanciandosi su Lookman, ma può darsi che siano schermaglie per spingere il Bologna a vendere Ndoye, chi lo sa, vai a sapere come si muovono certe cose. L’atalanta per esempio ha detto che se a Milano vogliono Lookman, allora devono cedere Pio Esposito.
Tra la Juve e il PSG ci sono nuovi contatti per Kolo Muani.
La Stampa racconta la storia di Sabrina Wittmann, prima donna in Germania ad allenare una squadra professionistica maschile, l’Ingolstadt, avversario ieri in amichevole del Torino. È finita 1-1 e “con il suo 4-1-4-1 ha imbrigliato il Toro di Baroni e si è presa anche gli applausi dei tifosi granata”. Oggi ci sono cinque squadre di serie A in campo, ma certe volte ne spunta una sesta da qualche parte che nelle tabelle non erano previste: Parma-Parma Primavera è in corso a Collecchio, Bologna-Virtus Verona alle 17 a Valles, Verona-Rovereto alle 17 a Folgaria, Fiorentina-Fiorentina Primavera alle 20 al Viola Park, Lazio-Lazio Primavera alle 20 a Formello. Il Milan invece sta andando a Singapore per una tournée: giocherà contro l’Arsenal per cominciare.
“Cercasi l’anti-Napoli” titola il Corriere della sera in apertura di sezione e riferendo le prime parole di Kevin De Bruyne dal ritiro di Dimaro. Titolo: Sono qua per il progetto, non per il sole. Repubblica parla della second life dei campioni dalla Premier alla serie A e racconta la storia di Pedro contro gli odiatori online: “Difende il figlio dagli insulti omofobi”.
Le immagini della giornata di ieri
La trumpizzazione dello sport USA
Parla del Super Bowl e si imbuca alla premiazione del Chelsea, tiene una copia della coppa del mondo di calcio nello studio ovale e dice la sua appena lo sport transita dalle sue parti. Nei giorni scorsi per esempio ha fatto scalpore – in mezzo a cento altri scalpori – la presa di posizione del presidente Donald Trump sul nome dei Washington Commanders, quando ha riferito che lui non lo avrebbe cambiato, anzi, avrebbe lasciato il precedente – “il nome che richiamava il trattamento crudele riservato dagli USA ai nativi americani” ha scritto Andscape aggiungendo che il presidente sbaglia.
Nella sua rubrica domenicale per Repubblica, lo scrittore Gabriele Romagnoli si occupa proprio della trumpizzazione dello sport, riconoscendo una certa “competenza di base che in campagna elettorale gli ha avvicinato molti giovani maschi. Poi ci sarebbe la forma. E lì ha messo al tappeto il politicamente corretto. Vale tutto. I professionisti del settore si sono sentiti autorizzati a seguirlo e scavalcarlo. Se provi oggi a seguire un programma sportivo senti le peggiori battute sessiste. Un esempio? Il presunto comico Shane Gillis si lancia in un monologo prima della consegna di trofei per imprese atletiche: «Tutti criticano l’allenatore Bill Belichick perché lui ha 73 anni e la sua fidanzata 24. Che razza di Paese è diventato questo? Lui ha vinto sei Super Bowl. Li aveste vinti voi non sareste seduti di fianco a una moglie grassa e racchia». Che razza di Paese è diventato questo?” conclude Romagnoli. [La rubrica è per intero qui]
Una delle questioni più controverse è il bando alla partecipazione all’attività sportiva femminile per le persone reduci da un percorso di transizione di genere. Trump è diventato la più solida sponda politica che il mondo sportivo potesse trovare dopo i provvedimenti firmati dalle federazioni internazionali di atletica leggera, nuoto, rugby, moltissime federazioni nazionali, perfino quella di scacchi.
Le voci problematiche sono rimaste poche, fra le poche il Washington Post. In un intervento di qualche giorno fa Kevin B. Blackistone ha sottolineato che “i divieti sono una questione politica, non di equità di competizione”.
In archivio | Lia Thomas su Slalom
Lo schema migliore per fermare Caitlin Clark
È stata la notte delle stelle per la WNBA. Il Team di Napheesa Collier ha battuto il Team di Caitlin Clark restando in vantaggio dall’inizio alla fine della partita [151-131]. Solo che il team di Caitlin Clark non aveva Caitlin Clark, fuori per un infortunio all’inguine. La squadra era alle prese con gli acciacchi di A’ja Wilson, Jackie Young e Satou Sabally. Wilson e Young hanno giocato pochi minuti, Sabally non è entrata mai.
Ma è stata l’assenza di Clark a finire sulla bocca di tutte, “unombra sull’All-Star Game” ha scritto The Athletic perché a lei si deve l’interesse rilanciato e cresciuto intorno alla lega. È il quarto infortunio nella sua carriera da professionista e in questa stagione ha saltato quasi lo stesso numero di partite giocate [11 contro 12]. Ha ricevuto il maggior numero di voti dei tifosi per la selezione delle squadre. La sua sagoma è su tutti i cartoni che hanno fatto pubblicità alla partita nei giorni scorsi a Indianapolis. A febbraio aveva rifiutato di giocare la gara da tre punti nella notte delle stelle NBA per godersi quella WNBA. Invece è rimasta in panchina.
In archivio | Caitlin Clark su Slalom
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Oggi
Juan David Sierra
Quattro sprint vinti, 91 punti e medaglia d’oro per Juan David Sierra, 21 anni, agli Europei giovanili di ciclismo in Portogallo, dove l’Italia sta duellando con la Gran Bretagna per il primo posto nel medagliere. Prima dell’ultima giornata gli ori sono 9 per entrambe, gli argenti 6-5 per UK, il totale 20-19 per gli azzurri. Sierra corre anche su strada per la Tudor, ma li ha avvertiti, gli ha detto che non vuole lasciare l’attività su pista.
La squadra intende addestrarlo per metterlo nel treno che tira le volate a Dainese. Qualche giorno fa Sierra è stato intervistato da Bicisport. «Azzeccare il posizionamento è difficile, ma mi piace. È decisamente la parte più complicata del mio compito – ha spiegato – perché le squadre iniziano ad organizzarsi in treni già a venti chilometri dall’arrivo e questo è molto diverso da ciò che succede tra gli Under 23. Non è facile farsi spazio e scovare il punto giusto in cui mettersi. In tutto questo bisogna cercare di non perdere posizioni e fare meno fatica possibile, “limare” come si dice in gergo».
La corsa più difficile, ha raccontato, è stata «la seconda tappa del Baloise Belgium Tour. C’era vento forte e un tratto di pavé a cinque chilometri dall’arrivo affrontato a velocità folli: negli ultimi 6000 metri abbiamo corso a 58 chilometri orari di media. Lì ho davvero toccato il mio limite. Rilanci una, due volte, ma alla terza ti fai sfilare perché più di così non vai. Mi viene più semplice confrontarmi tra i dilettanti a livello internazionale: essendo il ritmo più basso, arrivo più fresco a fare la volata».
Guida allo sport in tv di oggi
L’ultima giornata degli Europei under-23 di atletica
E guardo il mondo da un oblò: lo sport mentre succede
La vittoria di Usyk e il pareggio di Pacquiao
Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.
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