Il ritiro di Evenepoel sul Tourmalet
I vincitori sono amati fino alla soglia dell’eccesso. È quando stravincono che perdono la simpatia degli osservatori neutrali, i tifosi no, i tifosi fanno i tifosi. Così la scarsa voracità del Tadej Pogacar di ieri è stata accolta dal Tour de France e dal circo che gli gira attorno con un grosso sospiro di sollievo. Appuntamento al Mont Ventoux, dove vorrà andarsene sui tornanti che nei loro nomi portano i nomi di chi ha fatto la storia di questo sport – anzi chi ha scritto la storia: ora si dice così per tutto, anche per un 7° posto a un Mondiale Under-20 di qualcosa.
Tadej Pogacar si è morso i pedali e se n’è stato buono mentre andava via una fuga verso Superbagnères. Vingegaard gli è rimasto vicino, lo ha attaccato nel finale per non sentirsi dire che non lo aveva fatto mai, Tadej gli è andato dietro e nel finale l’ha infilzato senza pietà sul traguardo. Sono arrivati incollati uno davanti all’altro per la 49esima volta in carriera, in 22 casi come primo e secondo. Una tappa corsa alla media di 37,3 km/h nonostante i 5.020 metri di dislivello fra Tourmalet, Aspin e Peyresourde. Veloci, sì, ma meno dell’anno scorso al Plateau de Beille e meno di sei anni fa a Valloire.
Ora la media complessiva è di 43.79 km/h. Siamo alla quarta tappa vinta con una fuga partita da lontano, una in più rispetto al totale del 2024 e il record degli ultimi vent’anni è di nove: risale al 2006 e al 2021. L’olandese Arensman che l’ha vinta da solo si è fatto 37 km, immagine in fondo malinconica di una INEOS costretta a inventarsi qualcosa nel copione per essere protagonista.
| La rivista Rouler dice che “quando si gareggia in un’epoca del ciclismo dominata da quei due fenomeni è facile essere delusi. Pogačar e Vingegaard sembrano davvero di un livello superiore al resto del gruppo, ma la vittoria di Arensman dimostra che c’è ancora spazio per gli sfavoriti se si hanno le gambe ma anche coraggio, passione e grinta”.
| Giovanni Battistuzzi sul Foglio ha spiegato che “Thymen Arensman è un’altalena di corridore, uno capace di correre pedalare ad alta quota come i migliori e andare in crisi su di una montagnola di poco conto alla periferia dell’impero ciclistico europeo. Tra i Pirenei Thymen Arensman si è voluto donare una delle sue giornate buone. Thymen Arensman ha cercato di dilatare il più possibile la sua giornata buona. Poi, verso Superbagnères, l’ha difesa con caparbietà, senza pensare troppo a ciò che gli accadeva alle spalle, cercando di spingere sui pedali il più possibile senza strafare. Thymen Arensman ha imparato a non essere più il ganassa di un tempo, a darsi un tono e una misura, a capire che strafare può essere eccitante, ma quasi sempre rimane indigesto”.
| L’immaginifico Roos su l’Équipe descrive “volti del colore della nebbia, bianchi e grigi, sbiaditi da un’altra giornata di sofferenza, salite infinite, discese pericolose su strade nere lucidate dalla pioggia, nemmeno un puntino blu nel cielo a riscaldare gli animi. Il capolinea a Superbagnères è già un altro mondo. Il rumore è cessato, solo i walkie-talkie delle guardie di sicurezza crepitano nel silenzio. Un grand hotel domina con la sua imponente struttura dietro la nebbia, in un’atmosfera cupa dove si potrebbe facilmente immaginare di vedere Jack Nicholson che batte sulla sua macchina da scrivere nel mezzo della follia come in Shining”.
Roos racconta che le funivie verso Bagnères-de-Luchon, subito dopo la tappa, erano piene di ciclisti aggrappati al corrimano, tutti sospesi in un equilibrio fragile sui tacchetti delle loro scarpe. Per questa scarsa aderenza al terreno, per questo incedere su punti d’appoggio minimi, si è inventato la figura dei granchi.
Meglio così, quasi sospira, meglio che Pogacar abbia tenuto a bada la sua voracità ma Vingegaard – avverte l’inviato del giornale francese – “non può arrendersi così lontano dal traguardo di Parigi. Doveva tentare qualcosa per non perdere completamente la faccia, ma c’era un pizzico di disperazione nel suo attacco, a 4 km dalla cima, quando la sua squadra aveva fatto rifornimento d’acqua. Non c’era più nessuno dei suoi a scortarlo ai piedi della salita tranne Simon Yates per un po’, mentre veniva ripreso dalla fuga”.
A Roos pare che la Visma si sia data alla rassegnazione e consiglia a Vingegaard di non riguardare il filmato del suo attacco, così eviterà la visione della disinvoltura con cui Tadej Pogačar lo ha controllato, “seduto sulla sua sella, e persino Florian Lipowitz è riuscito a rimanere in scia all’inizio”.
Pogacar si è alzato dalla sella solo una volta, nello sprint per il secondo posto per rubare anche un paio di secondi di abbuono al danese, “perché la sua clemenza e la sua compassione hanno un limite”.
| naufraghi Il ritiro di Evenepoel
Remco Evenepoel poteva giocare al massimo da terzo incomodo e alla fine ha tolto il disturbo. Era affondato alla prima uscita sui Pirenei, era affondato pure sul terreno a lui caro della cronometro, ieri ha salutato sul Tourmalet e se n’è tornato a casa perché “il Tour de france – come dice la rivista Rouleur – non fa prigionieri. Dietro la sua facciata di bellezza e di spettacolo, è una bestia spietata che divora corpi e menti mandando in frantumi le ambizioni di alcuni. Il belga era arrivato in Francia con il fuoco nello stomaco e sogni di maglia gialla, ma come tanti prima di lui è stato masticato e sputato fuori dalla corsa più spietata del ciclismo. Evenepoel ha avuto una preparazione alla stagione interrotta a causa di un incidente, nel suo team non hanno abbastanza esperienza per sapere che nello sport d’élite queste cose succedono. Avrebbe potuto forse continuare, senza segni evidenti di infortuni o malori”.
Tom Steels ha commentato invece che è stato saggio fermarsi, per riprendersi e dedicarsi a nuovi obiettivi, così da non compromettere anche il resto della stagione. Finora il 2025 è stato colmo di frustrazione dopo il doppio oro olimpico del 2024, il successo ai Mondiali a cronometro, il podio di Parigi. Potrebbe tornare alla Vuelta [vinta nel 2022], ma Bicisport lo esclude, e noi di Bicisport ci fidiamo. Resta il Mondiale in Ruanda allora.
Finalmente un po’ di sollievo dalle montagne. L’ultima tappa della seconda settimana porta i corridori lontano dai Pirenei, attraversando l’Occitania prima di arrivare al traguardo a Carcassonne, cittadella medievale restaurata nel XIX secolo. Il Tour ci viene per la quarta volta in otto anni.
Il designer tedesco Klaus-Jürgen Wrede rimase così affascinato da Carcassonne che si sentì ispirato a dare il suo nome a un gioco di tessere, il gioco che ha contribuito a rilanciare i giochi da da tavolo nel XXI secolo. È un gioco che premia la ricerca del giusto equilibrio tra il punteggio a breve termine e il gioco a lungo termine. Si aprirebbe un discorso filosofico, ma oggi è la giornata internazionale contro i discorsi filosofici, e dunque se ne parla un’altra volta.
I primi 70 km filano via su strade ondulate o pianeggianti, la Côte de Sorèze può essere il trampolino per i più leggeri. È una giornata di fughe insomma, su un percorso abbastanza impegnativo da scoraggiare i velocisti: i treni oggi si prendono un turno di riposo prima del giorno vero di siesta.
Eppure gli ultimi due arrivi a Carcassonne si sono conclusi entrambi con volate di gruppo: Jasper Philipsen vinse la prima delle sue nove tappe al Tour 2022, Mark Cavendish la 34esima delle sue 35 l’anno precedente.
I nomi che Rouleur mette in cima all’elenco dei favoriti di oggi sono quelli di Biniam Girmay e Kaden Groves, ma se si dovesse arrivare allo sprint allora sul tavolo bisognerà tirar fuori le carte di Jonathan Milan e Tim Merlier. Punto interrogativo: Mathieu van der Poel. Può vincere in fuga e in una volata ristretta. Chissà se ne ha voglia.
Outsider: Bruno Armirail, Mauro Schmid, Romain Grégoire, Davide Ballerini, Magnus Cort, Fred Wright, Louis Barré, Axel Laurence e Samuel Watson.
▛ KM 0 Carcassonne
Nel marzo del ‘93 dinanzi a certe difficoltà di Gianluca Vialli che in campo si manifestavano ormai troppo spesso, Gianni Mura gli spedì una lettera aperta dalle colonne di Repubblica. “Soldato Vialli – gli scrisse – se non ti aiuti tu non ti aiuta nessuno: prima regola. Io penso che tu sia incappato in una crisi d’identità e un modo per uscirne è quello di ritrovarsi. Chiedi qualche giorno di libera uscita che sia davvero libera. Vai con la tua ragazza o anche da solo in posti dove non ti conoscono, e che siano belli da vedere per uno saturo di stadi e di schemi. Se mi permetti un consiglio, Carcassonne. La chiamano la città del silenzio, da Torino ci arrivi facile. All’occorrenza, siccome non sono di quelli che godono a vedere i campioni col sedere per terra, ti fornirò indirizzi di ristorantini giusti. Dacci un taglio, in qualche modo. Se non è Provenza, può anche essere una cascina di Scannabue, dalle parti tue. E ritrova la parola e l’allegria, di giocare e parlare di calcio. Non sentirti obbligato a dimostrare di essere un duro, non è la tua parte e si vede”.
Venticinque anno dopo, prima di partire per il Tour, in un diario sentimentale di ciò che lo aspettava scritto per D, parlava di “città molto turistica (forse troppo) ma ancora piacevole. Sono tornati i platani in piazza, i tavolini dei bar all’ombra (un Pastis, merçi), i giocatori di pétanque e una luce più luminosa. Da Carcassonne, giorno di riposo, potrei andate alla cantina di Pierre Cros, ex giocatore di rugby, che a Badens, saranno una ventina di chilometri, fa un vino rosso che si chiama Le mal aimé, molto buono. So che è stato in Langa, s’è rifornito di barbatelle di Nebbiolo, le ha piantate e ci fa un vino che chiama Nebbiolo. Sono curioso di assaggiarlo”.
Anche domani è riposo a Carcassonne. Un rosso da qualche parte lo troviamo.
CARRELLATA Diversi media riferiscono che al Giro della valle d’Aosta Radiocorsa aveva avvertito il gruppo della presenza di dossi, ma i ragazzi erano privi delle radioline. Roberto Reverberi, direttore sportivo della Vf Group Bardiani Csf Faizanè, ha detto alla Gazzetta che l’UCI dovrebbe fare una riflessione sui divieti, dopo la morte di Samuele Privitera. «Le radio sono utili e possono servire a mettere maggiormente a conoscenza gli atleti delle insidie dei percorsi».