Lo Slalom del 19 luglio | Cosa leggere, sapere e vedere

 

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#1 giorno alla MotoGP di Brno

     

►  LA SPAGNA si è qualificata per le semifinali degli Europei femminili di calcio battendo per 2-0 la Svizzera nonostante due calci di rigore sbagliati. 

◇  Florian Wellbrock è imbattibile. Dopo gli ori nella 10 e nella 5 km ha vinto anche la nuova gara, la sprint a eliminazione sui 3 km. Quarto posto per Gregorio Paltrinieri  Il tris non è riuscito in campo femminile all’australiana Moishe Johnson. Ha vinto la giapponese Ichika Kajimoto e c’è un terzo argento per Ginevra Taddeucci. L’ha definita una medaglia inaspettata. 

◇  Scottie Scheffer è in testa agli Open di golf dopo il secondo giro. Alle sue spalle l’inglese Matt Fitzpatrick. Francesco Molinari ha passato il taglio.

◇  Lucia Bronzetti e Flavio Cobolli sono la coppia che l’Italia schiera in Coppa Hopman e dopo la Croazia hanno battuto pure la Francia, dove hanno ripescato Richard Gasquet fresco di ritiro e gli hanno chiesto la cortesia di giocare una partita perché non c’era nessuno a disposizione.

◇  È morto Sergio Campana, storico presidente dell’associazione calciatori. 

◇  Marc Marquez è stato il più veloce nelle pre-qualifiche anche al GP di Brno.

◇  Achille Polonara ha parlato della sua malattia con la Gazzetta dello sport: Dopo due anni a lottare per sconfiggere un tumore mi è cascato il mondo addosso nello scoprire di avere una patologia ancora più grave. Ho incominciato a pensare: ‘perché proprio a me?, Cosa ho fatto di male?’. In confronto a questa malattia, quello che ho avuto prima non è paragonabile. Quando ho sentito la parola leucemia l’ho accostata alla morte. Fa paura. Ora viviamo alla giornata e aspettiamo di capire se a fine luglio riuscirò a uscire dall’ospedale per qualche giorno.

 

 

   

Guarda due volte prima di saltare

Charlotte Brontë

 

Furlani e Iapichino, il gesto fanciullo di saltare

Sergio Bonelli faceva saltare Tex a cavallo, mentre Angela e Luciana Giussani disposero che Diabolik con un balzo fulmineo lo facesse su un carro schiumogeno ne Il pugnale cinese o giù per i cespugli ne La Bisca clandestina. Non ne parliamo di Collodi. Pinocchio era riuscito a saltare il fosso, mentre agli inseguitori, scherani maligni, toccava di essere immersi nel fosso fangoso. Salta così bene che nel capitolo III è paragonato a una lepre. Collodi dice anzi che spicca salti. Ne spicca uno, un bel salto di vetta all’albero per mettersi in salvo nel capitolo XIV e ne fa un altro bellissimo nel capitolo XXVIII quando è rincorso da Alidoro. 

Saltare è un gesto fanciullo e da sempre saltano gli eroi di carta dell’infanzia e dell’adolescenza. Perfino i Paolino Paperino di notte si trasformano e quando si trasformano spiccano salti sotto le sembianze irresistibili di Paperinik. 

I salti italiani nell’atletica sono stati prodigiosi e da primato del mondo quando erano tripli con Giuseppe Gentile o quando erano in alto con Sara Simeoni. Sono stati da oro olimpico anche con Gianmarco Tamberi e da oro mondiale con un’asta in mano a Giuseppe Gibilisco. Questo è un tempo nuovo di salti più essenziali, diretti, naturali, di salti spiccati alla fine di una corsa. Se oggi bisogna pensare a un possibile titolo mondiale per l’atletica italiana sulla pista dove Marcell Jacobs fece l’impensabile, allora si pensa a questa pedana, si pensa a Mattia Furlani e a Larissa Iapichino. 

In La fisica sotto il naso, Andrea Frova ha spiegato che il salto dell’atletica è la forma più vistosa di conservazione dell’energia. Un buon panino di formaggio e prosciutto – ha scritto – fornisce all’uomo ben 400 kcal, dunque è trasformabile in una cinquantina di salti. L’intero fabbisogno energetico giornaliero, ove fosse utilizzato interamente per scavalcare l’asticella, consentirebbe di saltare poco meno di mezzo migliaio di volte. Questo vale per l’asta e per l’alto, ma le esigenze del salto in lungo sono diverse. Un corpo lanciato orizzontalmente va tanto più lontano quando maggiore è la velocità di stacco. Un altro aspetto interessante è il modo di pedalare nell’aria mentre volano dalla pedana alla sabbia, quasi servisse ad allungare la traiettoria. In realtà, ciò non aiuta granché nel senso detto, ma può rendersi utile nel caso in cui il saltatore voglia correggere un’eccessiva inclinazione in avanti del corpo

Saltare è un gesto così fanciullo che sia Mattia Furlani sia Larissa Iapichino hanno scritto libri per ragazzi.

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A Madrid

C’è atletica stasera anche a Madrid. Con cinque primatisti italiani [Fabbri, Dosso, Simonelli, Fantini, Arese], Edoardo Scotti sui 400 metri contro Wayde Van Niekerk, Alice Mangione nei 400 con la polacca Natalia Bukowiecka, Catalin Tecuceanu negli 800, Elena Bellò e Maria Colajanni nella gara femminile, Ludovica Cavalli sui 1.500 con Federica Del Buono, ostacoli per Rebecca Sartori e Giacomo Bertoncelli. 

Fausto Desalu ha corso i 200 in Germania in 20.12, agli Europei Under-23 quinto posto per Rachele Mori nel lancio del martello con 68,02 e per Junior Tardioli nei 100 metri in 10.42 controvento (-2.0).


  

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I temi del giorno

 

   

Modric, De Bruyne e la serie A vista dagli inglesi

L’approdo di Luka Modric in serie A viene commentato con un tono agrodolce da Jonathan Wilson, storico del calcio in forza al Guardian. I suoi 40 anni in arrivo, le sue 930 partite giocate in carriera, i sette campionati e le sei Champions League vinte, il Pallone d’oro catturato in mezzo al duopolio Messi-Ronaldo, fanno di lui un’eccellenza del calcio. Ha portato la Croazia in finale a un Mondiale. Ma oggi raramente rimane in campo per 90 minuti interi, non è partito titolare al Mondiale dei club con il Real Madrid e ha subito l’umiliazione – scrive Wilson – di entrare in campo per il suo addio alla squadra in una partita largamente compromessa contro il PSG.

Avrebbe potuto ritirarsi cinque anni fa e rimanere uno dei giocatori più rispettati nella storia del calcio, fa notare Wilson, e invece ha scelto di trasferirsi al Milan. Non è solo una mossa significativa per Modric – si legge sul Guardian – ma dice qualcosa della serie A come patria indiscussa dei veterani di qualità.

Qui, al nome di Modric, vengono aggiunti quelli di Kevin De Bruyne, Francesco Acerbi [ehm], Henrikh Mkhitaryan, Marten de Roon, Juan Cuadrado. 

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Le analisi

    

Dove sono finiti gli svedesi

In semifinale sulla terra di Bastad oggi ci sono un olandese e due argentini e mezzo [il mezzo è l’italiano Darderi]. Il più classico dei tornei di Svezia finisce senza svedesi. Non ce n’erano nemmeno nei quarti e solo uno era riuscito a passare il primo turno per giocare gli ottavi. L’ultimo tennista di casa che ha vinto a Bastad è lo stesso che per l’ultima volta ha giocato i quarti di finale, Robin Soderling, anno 2011. Jannik Sinner andava alle scuole elementari. Soderling è pure l’ultimo che abbia messo una bandierina del paese negli albi d’oro del circuito ATP, mentre per un Grande Slam bisogna tornare ancora più indietro – anno 2002 – a quel gennaio in cui Thomas Johannson corse a rete sulla smorzata dell’avversario, aprì il dritto, appoggiò la palla nell’angolo alla sinistra del russo Safin, e poi alzò lo sguardo per vedere dove andava a morire il pallonetto. Oltre la riga. Aveva vinto. Non si inginocchiò, non lanciò la racchetta, non baciò il cemento di Melbourne. Strinse banalmente i pugni e sorrise. Un gesto normale. Senza farsi sfiorare dalla sensazione che sarebbe rimasto un momento storico. Nel gennaio 2002 la Svezia stava vincendo il suo ultimo Slam e non lo sapeva. 

Nella terra di Borg i campioni sono spariti da oltre vent’anni. Non manca solo chi sia capace di rivincere al Roland-Garros o a Wimbledon, manca un titolo in un qualunque altro torneo, manca un giocatori fra i migliori-200 al mondo e ce n’è solo uno fra i primi 450. È come se il Brasile un giorno non avesse più attaccanti. 

L’età dell’oro è stata raccontata qualche anno fa in un libro di Mats Holm e Ulf Roosvald, Game Set Match, la ricostruzione con interviste delle vite di Borg, Edberg e Wilander e la consapevolezza che lo spirito di emulazione s’è abbassato. Il tennis era per tutti, compravi una racchetta e giocavi: i coach erano ovunque, oggi devi pagarteli. Essere 300 al mondo costa e molti campi sono stati regalati al calcio a cinque”.

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Che c’entra il figlio di Borg con la penicillina

Dei mille e più modi di essere figli e uccidere il padre, i fratelli Karamazov ebbero esperienza del meno metaforico di tutti. Le cose vanno da sempre così. Metti al mondo un bambino e lo condanni ad avere per sempre a che fare con te. Il pianista e compositore Franz Mozart si logorò tutta la vita nella consapevolezza di non poter raggiungere mai papà Wolfgang, del quale gli avevano pure dato il nome aggiungendolo al suo. Come se non bastasse, lo mandarono a scuola da Salieri. Francesco Bondone, figlio impavido di Giotto, fu pittore. Jacopo Alighieri si diede a commentare la Commedia e il fratello Pietro azzardò rime. Durante la sua drammatica esistenza, Christian Brando provò a scartare di lato e fu taglialegna, pescivendolo, muratore, macellaio, ma non ce la fece, recitò lui pure, per essere almeno un poco Marlon, in piccoli ruoli o da comparsa. Frank Sinatra non ebbe neppure la gioia di un nome tutto suo, fu per il mondo junior, e che poteva fare: duettò in giro per il mondo col papà.

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Il campionato che dà meno occasioni ai giovani

  Ci sono proprio dei bei segnali in Bundesliga. Mercoledì scorso è stato presentato il dossier che dà conto dei suoi più recenti risultati finanziari. I 36 club di serie A e B hanno venduto più biglietti la scorsa stagione che mai: quasi 21 milioni. Solo il 39 percento dei tedeschi si disinteressa oggi del calcio, pare che sia un record da quando si tiene un sondaggio di questo tipo [2002]. Nel gruppo di adolescenti tra i 14 e i 18 anni – quelli famosi per stare col telefono in mano a guardare più TikTok che TikiTaka – gli entusiasti per il calcio sono il 71 percento. 

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La Svezia sta resistendo all’americanizzazione del calcio

“Le squadre della serie A – ha raccontato Rory Smith sul New York Times– non sono proprietà da scambiare con società di private equity o capitalisti aziendali o reti multi-club o principi ghiottoni. Lo status è stato duramente conquistato e rimane ferocemente difeso. La Svezia va perfino oltre la Bundesliga tedesca. Le tv devono dare almeno due mesi di preavviso se intendono spostare gli orari delle partite per la diretta. Alle squadre non viene chiesto di viaggiare per più di 30 miglia nei turni infrasettimanali

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Dai campi

 

 

Innamorarsi di Schertenleib e del tacco di Bonmatí

Due rigori sbagliati non hanno fermato la Spagna. Alla fine della partita le giocatrici svizzere hanno salutato il pubblico di casa come fosse stato un trionfo: storica è per loro la qualificazione ai quarti di finale. Ma era il massimo a cui potessero ambire ieri sera. Oltre che mostrare la sontuosa maniera di stare in campo di Sydney Schertenleib. Quando c’è lei bisognerebbe prevedere una cam personalizzata, un po’ come nella pallamano per Grace Zeudi. Tecnica, elegante, versatile ha scritto Irene Guevara su El Pais, e qui aspettiamo la prima partita del Barcellona per rivederla. Una folgorazione. Un numero 10 in un corpo da numero 8. Un numero 8 in un talento da numero 10. Ma il gesto della serata è stato di Aitana Bonmatí. Ora non è che si può scoprire stamattina quanto sia brava  Aitana Bonmatí. Ma Jonathan Liew sul Guardian celebra il suo colpo di tacco che ha smarcato Del Castillo davanti alla porta, il tocco di genio di cui è sempre capace, il motivo per cui non si può mai dormire quando c’è di lei, mai dormire quando c’è la Spagna.

L’ultimo quarto: Francia o Germania

  Dicono che prima di ogni partita, Laurent Bonadei scriva su una lavagna a fogli mobili dentro lo spogliatoio il numero di partite che mancano alla finale. Ne restano due. È quello l’obiettivo di una Francia paradossale, nazione guida del movimento globale, otto volte vincitrice della Champions con il Lione [13 finali complessive, 2 con il PSG], eppure soltanto una volta in semifinale su sette partecipazioni agli Europei, mai fra le prime tre ai Mondiali e neppure alle Olimpiadi. 

Voglio crederci titola grosso così L’Équipe in prima pagina, con le foto di Delphine Cascarino, Marie-Antoinette Katoto e Grace Geyoro in primo piano, non lassù in mansarda, perché calciomercato in prima pagina non se ne trova. Sei giorni dopo aver travolto l’Olanda [5-2] dopo essere stata in svantaggio a metà del tempo, Les Bleues tornano a Basilea per sfidare la Germania, storica bestia nera [se si può dire ancora, se si dice ancora]. La sfida è immensa, ma non insormontabile considera Syanie Dalmat raccontando che sulla collina di Heiden, tutto sembra perfetto: un campo base idilliaco, vista sul Lago di Costanza, le partite scatenate a carte Uno. C’è solo ‘sto orologio della chiesa che rintocca ogni quarto d’ora. Pazienza. Quando c’è la conferenza stampa, pure amiche e parenti possono accedere all’hotel, così l’atmosfera diventa più rilassata e gioiosa. 

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Interpreti

 

 

La rivoluzione delle giapponesi nella pallanuoto

Tre squadre non europee si sono qualificate per i quarti di finale del torneo femminile, una sola nel torneo maschile, tutt’e due le notizie confermano che il mondo della pallanuoto è ancora troppo stretto e piccino, troppo legato alla tradizionale egemonia europea. Alla fine la vera grande novità di questa edizione sono state le ragazze giapponesi, per la prima volta nella storia qualificate per i quarti di finale. Una squadra con poco fisico, molta difesa a zona, lanci lunghi e controfughe per ammazzare di nuoto le avversarie. Qualcosa si muove. Alle Universiadi proprio ieri le più giovani hanno battuto 18-17 l’Italia ai rigori.

Un anno fa la federazione aveva deciso di non inviare la squadra femminile ai Mondiali di Doha, accettando così di non potersi qualificare per i Giochi di Parigi. Kyodo News citò vincoli di bilancio.

Noi facciamo affidamento per la partita contro l’Ungheria argento mondiale su Roberta Bianconi, 36 anni, 400 presenze. Ha iniziato con il nuoto sincronizzato e poi ha seguito le orme di papà Renato, ex attaccante di pallanuoto a Recco, Chiavari e La Spezia. Cioè. Ha seguito le orme in senso figurato. Sull’acqua non si lasciano le orme. Concreta e spietata -l’ha definita il CONI nella scheda per i Giochi – diplomata al liceo scientifico, nel tempo libero le piace leggere e guardare film, su tutti quelli dei suoi attori preferiti: Tom Hanks e Julia Roberts. Da buona ligure ama la cucina, in particolare i pansoti in salsa di noci e i piatti a base di pesce. Ma sono buoni anche per i palati fuori regione. 

La fatica di credere a Pan Zhanle e ai campioni lontani

  Le ombre cinesi, così le chiama L’Équipe Magazine stamattina nel dedicare la copertina del nuovo numero settimanale a Pan Zhanle, oro olimpico e primatista del mondo nei 100 stile libero, il cinese che ha segnato i Giochi ma che ancora rimane un enigma. In genere gli enigmi sugli sportivi sono direttamente proporzionali alla distanza culturale e geografica rispetto a chi ne parla. Pan Zhanle non fa eccezione. Qualche tempo fa in un’intervista a L’Équipe, il gran capo della WADA disse che se i cinesi fossero americani non ci sarebbero tanti sospetti su di loro. Ma anche le sue frasi sono in qualche modo condizionate dal braccio di ferro che esiste tra l’agenzia antidoping internazionale e quella statunitense. 

Il magazine del giornale francese ha mandato a Pechino un inviato, Nicolas Herbelot, proprio per incontrare l’inafferrabile boss dello sprint trovando un ventenne con un’ambizione sconfinata ma limitato dal restrittivo sistema cinese. Ne riparliamo meglio nei prossimi giorni, quando ai Mondiali inizieranno le gare in piscina [Per chi è impaziente il pezzo è qui]

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Che succede in Nations League di pallavolo

Ieri il Brasile è stata la prima squadra a qualificarsi per le finali di Nations League maschili dopo aver battuto per 3-0 il Giappone. Flavio Gualberto ha guidato con sei muri sugli 11 della squadra, 73% di successo in attacco, 14 punti totali, il più alto della partita. L’opposto Alan Souza ha messo a segno il punto della vittoria per chiudere con un totale di 11, incluso un ace. Anche il ventunenne schiacciatore Lukas Bergmann è arrivato a 11, incluso un muro.

La Coppa d’Asia di basket

In tre delle ultime quattro edizioni erano arrivate in semifinale le stesse squadre che ritroviamo oggi. l’eccezione era arrivata nel 2023, con la Nuova Zelanda al posto della Corea del sud. Prima che le nazionali oceaniche fossero aggregate al torneo era un potenza Taipei, regolarmente in semifinale  fra 1986 e 2015, tuttavia senza mai giocare la finale. I trenta tornei giocati finora se li sono divisi Corea del sud [12], Cina [12] e Giappone [6]. Per trovare una nazionale differente fra le prime-quattro bisogna tornare al 1984, con le Filippine al 4° posto. 


 

Le immagini della giornata di ieri

La crono del Tour, Darderi in semifinale a Bastad

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Il monologo di Pogacar

Tadej Pogacar non sa più quante maglie mettere. Eppure Anto’, fa caldo. Toglie la maglia arcobaleno e mette quella gialla. Toglie quella gialla e mette quella a pois. Se Jonathan Milan non sta attento, finisce che lo sloveno gli sfila pure quella verde. Nella cronoscalata di Peyragudes ha dato un altro mezzo minutino a Jonas Vingegaard e adesso il margine di vantaggio in classifica super i 4 minuti. Quando Alfredo Binda andava molto più forte degli avversari, al Giro d’Italia non lo invitavano, altrimenti era già tutto previsto. Ora che Tadej Pogacar fa l’Alfredo Bianda, la giuria del Tour de France ha ritoccato la norma sul tempo massimo d’arrivo, portandolo al 40% in più. Se fosse rimasto al 33% ieri sei corridori sarebbero usciti di classifica e tornati a casa, tra loro Biniam Girmay e Tim Merlier: non sono due scappati di casa. 

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Oggi

Assui e la meglio gioventù del basket italiano

C’è una giovane Italia del basket che oggi gioca la semifinale europea Under-20 contro la Serbia dopo aver eliminato Israele ai quarti di finale. La stella delle stelle si chiama N’Guessan Elisee Assui, diventato titolare negli ultimi scampoli di campionato a Varese. Diciannove anni, nato e cresciuto in città, fa gola a Virginia e Louisville in NCAA: sono venute in Italia per incontrarlo di persona. Cioè. Non tutti gli abitanti, come si faceva, sono venuti i manager dell’università. Ha un contratto con Varese fino al 2029. Sui siti specializzati si legge che piace all’Olimpia Milano. In realtà si sospetta che piaccia pure a Scafati, a Caserta, alla Viola Reggio Calabria, a Fano e a Pesaro, non ci vuol niente a farsi piacere un giocatore bravo. È che Milan l’è un gran Milan, e se qualcuno deve portar via uno forte a Varese viene meglio se si chiama Milano. 

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Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link 

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