#3 giorni al Giro delle Fiandre
► MILAN e Inter hanno pareggiato 1-1 l’andata della semifinale di Coppa Italia
◇ A proposito di derby. Il Liverpool ha battuto l’Everton e ha fatto un altro passo verso il titolo. Sandrino Tonali ha segnato un magnifico gol per il Newcastle, ma in realtà voleva crossare. E comunque il gol vale lo stesso
◇ Neilson Powless ed Elisa Longo Borghini hanno vinto la Dwars vor Vlaanderen, ultimo test prima del Giro delle Fiandre di domenica prossima
◇ Dopo il dito nell’occhio a Tito Vilanova, José Mourinho ha aperto un’altra finestrella del suo calendario dell’avvento stringendo con due dita il naso all’allenatore del Galatasaray, Okan Buruk, nel derby perso di domenica scorsa: il Times dice che lo aspetta una lunga squalifica.
◇ Un traguardo statistico per Shai Gilgeous-Alexander stanotte in NBA: ha giocato la 69esima partita di fila con più di 20 punti. Come Michael Jordan
Che cosa stanno leggendo in Europa
🟨 In Inghilterra: la vittoria del Liverpool nel derby con l’Everton – In Spagna la Coppa del re – In Italia la Coppa col derby di Milano e il mercato – In Francia l’attacco di Fils alla top-10 del tennis
| Chiunque abbia carta e tempo può scrivere un racconto
Uno scadente, voglio dire. È la lunghezza che ammazza
Robert Louis Stevenson
prima di tutto
I nuovi padroni del racconto sportivo
La partita è mia, e me la racconto io. L’abbiamo chiamata l’età della disintermediazione, l’inizio della fine del potere per i detentori della narrazione. Se un cittadino può accedere direttamente alla fonte di informazione, il lavoro dei tradizionali intermediari – giornalisti e altri professionisti della comunicazione – svanisce o evapora. Non tutto è avvenuto ovunque alla stessa velocità o seguendo lo stesso percorso, non in tutti i paesi [ci sono differenze tra mondo libero e regimi], non in tutti gli ambiti e settori, non a parità di tecnologia. Le primavere arabe nell’area del Mediterraneo innescarono una serie di ragionamenti sulle grandi potenzialità emancipatrici della rete, gli studiosi parlarono della Rivoluzione di Facebook, erano ancora giorni di ottimismo intorno a Internet, al netto del solito tono apocalittico che accompagna ogni innovazione. Ma insomma erano ancora giorni in cui la telefonia mobile era considerato uno strumento di mobilitazione e di partecipazione politica, offriva quello che Paolo Mancini nell’Atlante geo-politico Treccani definisce “maggior pluralismo, maggiori possibilità di sfuggire a quel controllo che si può invece esercitare quando si è in presenza di un mercato accentrato della comunicazione”.
E poi cos’è successo? Il pluralismo promesso si è rattrappito. È successo quel che Manuel Castells aveva intuito sui nuovi media quando faceva notare che «negli Stati Uniti la radio ha impiegato trent’anni per raggiungere sessanta milioni di persone, la televisione ha raggiunto questo livello di diffusione in quindici anni; internet lo ha fatto in soli tre anni dalla nascita del world wide web». È successo che la storia dei mezzi di comunicazione è passata dall’età della scarsità all’età dell’abbondanza – lo scatto che nel campo del giornalismo sportivo Gian Paolo Ormezzano ha descritto come il passaggio dall’età dell’amore all’età della pornografia [I Cantaglorie, 66thand2nd].
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Il pareggio nel derby di Milano
È finita come la semifinale di andata che nel 2003 valeva però per la Coppa dei Campioni. Un pareggio. L’altra volta fu 0-0, adesso 1-1, così pure il prossimo derby di ritorno del 23 aprile avrà qualcosa da raccontare come Fabietto Schisa. La Gazzetta parla di “derby infinito” in prima pagina e Luigi Garlando all’interno di “derby tecnicamente non indimenticabile, ma combattuto con buona intensità. Pareggio tutto sommato onesto, anche se l’Inter ha giocato di più e concluso di più. Il merito del Milan è stato quello di aver nascosto i 20 punti di svantaggio in campionato con una prestazione seria, applicata, anche in difesa. Al quarto derby stagionale, non ne ha ancora perso uno e la prospettiva di chiudere questa stagione balorda con un secondo trofeo resta aperta”.
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I ricordi di Hans-Peter Briegel
In vista delle celebrazioni per il 40esimo anniversario dello scudetto al Verona, Repubblica ha sentito stamattina Hans-Peter Briegel – il tedesco che annullò in marcatura Maradona alla prima giornata di campionato. Ha raccontato a Maurizio Crosetti di quando poi prese una birra con Diego la notte che vinse il Mondiale. «Gli avrò parlato cinque volte in tutto. Però, senta: dopo la finale dell’86 a Città del Messico, ci sorteggiano per l’antidoping. Siccome Diego non riesce a fare pipì, io gli passo una birra e allora il medico dell’Argentina urla “nooo!”. Pensava fosse dopata. Allora ne bevo un sorso e poi la do a Maradona. Fino al 2002, ogni Natale mi arrivava a casa un suo biglietto d’auguri, li conservo tutti. Credo mi stimasse perché non lo picchiavo come invece facevano gli altri».
Briegel racconta che «dopo tanti anni con i bambini di strada in Messico, ora faccio qualcosa per gli anziani più poveri in Germania, cibo, vestiti. Si fa in fretta a cadere giù».A ottobre compirà 70 anni e «ogni tanto, a letto, ci penso e mi dico che mio nonno a questa età era già morto. I 60 non li avevo patiti, ma i 70… Più invecchi e più il tempo corre, i miei genitori me lo ripetevano e non ci credevo. Poi va bene lo stesso, ho avuto una bella vita, spero nella salute. Ho raccolto patate quando giocavo già in Bundesliga, io lo so che la terra è bassa e si fatica. Ho anche guardato i maiali».
L’autogol di Van Aert: l’egoismo fa perdere le corse
Sono due le corse che bisogna giudicare. La prima è durata 184 km e la Visma l’ha dominata mettendo tre dei suoi nella fuga buona di quattro uomini partita a -74 dall’arrivo, non tre qualunque, ma i suoi due capitani – Van Aert e Jorgenson – più una signora carta alternativa come Benoot, vincitore di una Strade Bianche nel 2018. Non per caso i pettorali numero uno, numero due e numero tre. Un TGV giallo.
La seconda corsa è quella cominciata negli ultimi 200 metri e finita con la vittoria dell’unico che aveva una maglia differente, Neilson Powless, 28 anni, americano della EF Education, quarto, un tipo che in 21 sprint ristretti affrontati in carriera ne aveva vinti tre, ma certamente nessuno da uno contro tre. All’ultimo Laigueglia gli era andata decisamente peggio, quarto dei quattro davanti.
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La Gazzetta dello sport: “Fiandre e Roubaix, la spensieratezza può far volare Ganna”. ➔ Davide Cassani ha scritto: “Filippo Ganna è in una condizione straordinaria perché se così non fosse non avrebbe fatto una Cipressa cosi veloce. Inoltre ha dalla sua la tranquillità di non dover a tutti i costi cercare il risultato. La sua corsa è la Roubaix, la conosce, l’ha provata, l’ha vinta da Under 23 e su quelle pietre se la può giocare ad armi pari con i vari Van der Poel, Pogacar Van Aert e Pedersen. Penso che sarà molto difficile per lui tenere le ruote dei due su Muri come Koppenberg e Vecchio Kwaremont, ma è comunque tra i cinque favoriti della corsa. Se Pogacar e Van der Poel hanno 5 stellette e Pedersen quattro, lui ne merita tre e mezzo, mentre Van Aert tre. Filippo ci proverà con quella spensieratezza che a volte ti permette di raggiungere traguardi difficili. E poi c’è la Roubaix, ma ne parleremo da lunedì”.
tennis
La pressione della Francia sull’ascesa di Fils
È così affilata la fame della Francia nel tennis che stamattina L’Équipe dedica la sua prima pagina ad Arthur Fils per essere diventato il più giovane top-15 dai tempi di Richard Gasquet. Quattro volte è arrivata la Coppa Davis negli ultimi 35 anni, ma in campo maschile manca un titolo dello Slam sempre dai giorni famosi di Yannick Noah al Roland-Garros.
Julien Reboullet ricorda la famosa copertina di Tennis Magazine dedicata al piccolo Richard G. di 9 anni, senza cognome a tutela della minore età, “il campione che la Francia aspetta” diceva la rivista a proposito del piccolo Gasquet da Sérignan. Ma ora che Richard G. sta per chiudere “una carriera sensazionale che lascerà un segno più profondo nei cuori che negli albi d’oro – il che in definitiva non ha prezzo – è facile ricordare che il principio di precocità è allo stesso tempo deperibile e difficile da rispettare. È come l’acne: a un certo punto la vedi e poi con il tempo scompare”.
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Il nuovo mondo di Piatti: Sinner visto da lontano
Un nome se lo è fatto in tempi brevi, brevissimi, Jannik Sinner – e stamattina sul Corriere della sera c’è una bellissima intervista a Riccardo Piatti che ne ha sostenuto l’ascesa nutrendolo in principio con le mollichelle di pane. Piatti non aveva mai parlato così esplicitamente del suo rapporto con Sinner dopo la loro separazione. Lo fa con Gaia Piccardi, e in alcuni passaggi illumina senza rancore molti aspetti della relazione con l’attuale numero 1 del mondo. Oggi insegna il tennis a una serie di ragazzini sperando di formare un prossimo top-10. Pare di capire che punti molto sull’indiano Dhamne [18 anni] che ha appena vinto un challenger in Tunisia. In giro per il mondo con una racchetta in mano c’è anche suo figlio Rocco. Piatti pensa che Sinner tornerà fortissimo a Roma, carico, motivato, fresco, pensa che possa davvero essere l’anno giusto per fare il Grande Slam. Racconta di essere rimasto in contatto più con Maria Sharapova che con Raonic e si spinge a fare una serie di nomi adatti a diventare il prossimo coach di Sinner dopo Cahill: da Carlos Moya a Renzo Furlan, da Ivan Ljubicic a Boris Becker. Perentorio: i nomi sono questi.
Piatti giura di non soffrire del fatto che Sinner pubblicamente non lo abbia più nominato perché «conosco lui, conosco i giocatori. Come sono fatti, come ragionano. Guardano sempre avanti, mai indietro. Non la vivo come una questione di irriconoscenza: Jannik fa il suo lavoro, non deve ringraziare nessuno. Né sento di aver qualcosa da chiarire con lui. Il tennis è uno sport in cui l’ego è molto presente».
Ma i passaggi forse più interessanti sono quelli in cui analizza i meccanismi dell’ascesa di un giovane prodigio. «Vedo un momento di passaggio. In vetta c’è un Sinner molto cresciuto. Alcaraz insegue, ma non crocifiggetelo: ha già quattro Slam, è solo del 2003, si sta costruendo vita e carriera. Arriverà anche la maturità. C’è un cambio generazionale in atto. Joao Fonseca, a 18 anni, ha giocato solo 33 match Atp. Io a Jannik dicevo che ne doveva fare 150 prima di poter aspirare al salto di qualità. Lui aveva fretta: al 139° è diventato n.9 del mondo. Diamo tempo a Fonseca, riparliamone quando arriva a quota 80 partite. Mensik ne ha giocate 69, e ha già vinto a Miami. Lo trovo interessante però, anche nel suo caso, risentiamoci tra 60/70 match. Non conosco la motivazione di questi talenti, conoscevo bene quella di Jannik: mi ricordava molto Novak Djokovic. Un’arroganza agonistica rasente alla cattiveria. Sinner sa chi è, dall’inizio. Alcaraz lo sa a giorni alterni. Fonseca lo sa?». [l’intervista è per intero qui]
Il limite tra la severità e il bullismo
Esiste una linea, esistono un solco, un confine, tra la severità di un genitore e il bullismo. È un tema che sta a cuore da tempo a Matthew Syed, editorialista del Times, se ne occupa spesso nei suoi pezzi di sport e il processo a Gert Ingebrigtsen per maltrattamento dei suoi figli lo riporta in superficie.
Quand’è che la persuasione diventa oppressione? Syed ricorda di essere stato incuriosito tempo fa dalla figura di Ted Beckham, padre di David, precisamente quando gli fu chiesto di scrivere una biografia del campione. Aveva sentito girare delle voci sulla sua brutalità. Era un ex giocatore che aveva fatto dei provini per il Leyton Orient, portava il bambino con il pallone al parco e col tempo sarebbe diventato una specie di cane da guardia contro le critiche dei giornali. Insomma: chi era Ted Beckham? Un padre devoto o un bullo?
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Guida allo sport in tv di oggi
Cosa è successo il 3 marzo su Slalom
Le immagini dello sport perduto
2020 Il lockdown ci porta tre immagini dal mondo dello sport immobile: il tabellone di Wimbledon fissato sul vecchio punteggio, i canestri smontati a New York, il maratoneta Kipchoge seduto | Leggi qui
La rivalità dei due Van nata dentro un van
2021 In realtà era una roulotte. Una roulotte in mezzo a una foresta. La tv belga Sporza aveva lanciato il format di un programma nel quale due campioni si trovavano lì dentro, da soli, senza giornalisti, con tre telecamere accese e parlavano tra loro per un‘ora. Questo accadde a Mathieu van der Poel e Wout van Aert | Leggi qui
Il paradosso di Arianna Castiglioni
2021 La ranista nuota per due volte un crono buono per andare ai Giochi, ma non andrà ai Giochi | Leggi qui
Lo sport e Sarajevo trent’anni dopo l’assedio
2022 Il primo contingente delle Nazioni Unite con 1300 militari francesi e 400 automezzi era arrivato di mattina presto al porto di Fiume. Le violazioni al cessate il fuoco non si contavano più, a Kupres, a Livno, a Svica. Le unità paramilitari serbe di Zeljko Raznjatovic Arkan avevano preso il controllo di Bijeljina, a 20 km dalla frontiera con la Serbia e stavano arrestando chi ritenevano avesse fornito armi ai musulmani | Leggi qui
Pensavo fosse festa, invece era un calesse
2023 Il Napoli perde 0-4 in casa dal Milan. Ha 19 punti di vantaggio sulla seconda, è qualificato per i quarti di Champions e lo stadio contesta: “Andate a lavorare” | Leggi qui
Cos’è questa storia della chicane prima della foresta di Arenberg
2024 La Roubaix non comincia domenica. La Roubaix domenica parte, ma in realtà è già cominciata. È iniziata nelle stanze di chi scruta nuvole e venti. È iniziata nelle stanze dell’organizzazione che studia la sicurezze delle strade. È iniziata per gli allevatori che come ogni anno mettono a disposizione delle corsa le loro capre | Leggi qui
Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.
Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link
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