Cosa resta del derby di Coppa di Milano

Il pareggio nel derby di Milano

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  È finita come la semifinale di andata che nel 2003 valeva però per la Coppa dei Campioni. Un pareggio. L’altra volta fu 0-0, adesso 1-1, così pure il prossimo derby di ritorno del 23 aprile avrà qualcosa da raccontare come Fabietto Schisa. La Gazzetta parla di “derby infinito” in prima pagina e Luigi Garlando all’interno di “derby tecnicamente non indimenticabile, ma combattuto con buona intensità. Pareggio tutto sommato onesto, anche se l’Inter ha giocato di più e concluso di più. Il merito del Milan è stato quello di aver nascosto i 20 punti di svantaggio in campionato con una prestazione seria, applicata, anche in difesa. Al quarto derby stagionale, non ne ha ancora perso uno e la prospettiva di chiudere questa stagione balorda con un secondo trofeo resta aperta”.

Paolo Condò sul Corriere della sera analizza: “Se la competitività del Milan è la notizia (non sorprendente, visti i precedenti) della serata, figlia di quella concentrazione dal primo minuto che in campionato è andata da tempo perduta, la forza dell’Inter viene riaffermata dalla rapidità con la quale lo svantaggio viene assorbito e rimontato. Alcune accensioni di Leao hanno sbilanciato la difesa interista, ma se c’è una giocata che va rimarcata è il gol di Abraham, perché il movimento da centravanti d’area — cosa che non è — strappa l’applauso. Sensazione generale è che le motivazioni di peso diverso abbiano contato, perché il Milan lotta per la vita — la coppa Italia è tutto ciò che gli resta della stagione, ed è quasi l’unico ponte possibile sulla prossima — mentre l’Inter si gioca uno sfizio, ovvero il quarto obiettivo stagionale in ordine d’importanza”. 

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  IL BOLOGNA ASPETTA IN FINALE

È con un piede in finale il Bologna dopo il 3-0 di Empoli. Marco Bucciantini stamattina sulla Gazzetta dello sport fa l’elogio di Vincenzo Italiano, andato a sedersi sulla panchina che in estate era la più calda, dopo la separazione da Thiago Motta. Scrive Bucciantini che il Bologna è “una squadra che gli somiglia e che lo realizza. La risposta è clamorosa: i gol di tutti, sopra le quote conosciute (come sempre con i suoi attaccanti: chi raccontava che asfissiava gli attaccanti truccava la storia e le statistiche). E la continuità di Orsolini, la disponibilità di Ferguson arretrato nella linea dietro rispetto alle abitudini, per far posto a un attaccante in più, Odgaard. La solidità di una difesa che ha accettato il rischio perché il coraggio eleva, è la lanterna nella terra sconosciuta. Freuler nel mezzo, un giocatore che è la forza tranquilla di tante ottime storie, 264 partite in Serie A e forse ne avrà sbagliate un paio. Il Bologna è adesso attraversato dal piacere di quello che fa, e anche se la riuscita conferma uno stile, un’identità, una mentalità consolidata, e se le migliori versioni delle squadre di Italiano sono perfettamente riconoscibili, non esiste un cedimento all’estetica: semmai è addestramento, ripetizione fino alla codifica che poi permette anche la libertà nei pressi della porta avversaria”.

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