# 2 giorni alla Gand Wevelgem
► Jasmine Paolini è stata battuta da Aryna Sabalenka in semifinale al torneo di Miami, Matteo Berrettini è stato eliminato da Taylor Fritz nei quarti di finale ◇ Mikaela Shiffrin ha vinto lo slalom di Sun Valley, la sua gara 101 in Coppa del mondo di sci. La Coppa di specialità è andata a una delle vere rivelazioni della stagione: Zrinka Ljutic, croata, 20 anni ◇ L’Italia del basket è stata sorteggiata nel girone degli Europei di agosto-settembre con la Spagna di Scariolo, la Grecia di Antetokounmpo, la Georgia di Shengelia, la Bosnia e Cipro padrone di casa. Ma per il resto tutto bene ◇ L’Olimpia Milano del presidente-allenatore Ettore Messina ha perso anche contro il Barcellona, “condannata da un atteggiamento difensivo insufficiente” [Corriere della sera]: seconda fase a rischio ◇ Sara Conti e Niccolò Macii hanno vinto il bronzo ai Mondiali di pattinaggio di Boston. Quarta medaglia di fila e nuovo oro per i giapponesi Riku Miura e Ryūichi Kihara ◇
Che cosa stanno leggendo in Europa
🟨 In Inghilterra: L’inchiesta dell’UEFA sui gesti minacciosi dei calciatori del Real Madrid dopo la partita con l’Atlético Madrid e la crisi politica dentro la federazione rugby 🟨 In Francia una intervista al rugbista Romain Ntamack con le domande dei lettori de l’Èquipe e alcune proposte di Jean-René Bernaudeau per cambiare il ciclismo [su Le Figaro] 🟨 In Spagna cose di Liga, Madrid contro Barcellona, Barcellona contro Madrid: quella solita roba là 🟨 In Italia la prima conferenza stampa di Tudor da allenatore della Juventus e il no di Barella a un’offerta dall’Arabia [sulla Gazzetta]
| Il giorno in cui avrò paura di rischiare
non sarò più adatto a fare il leader
Nelson Mandela
prima di tutto
La Ducati corre contro la Ducati
Ma se c’è un posto dove può perdere è Austin
Nessuno ha ancora battuto Marc Marquez finora. Né per la pole, né in una Gara Sprint e neppure in un GP lungo. Nessuno batte in sostanza la Ducati, ma questa settimana arriva l’unico circuito sul quale la moto italiana ha mancato il successo nel 2024: il circo apre nel pomeriggio con le prove libere di Austin, nel Texas. Un tracciato dal quale spesso vengono fuori esiti anomali: un anno fa vinse Maverick Viñales su Aprilia, nel 2023 l’Honda di Rins. Resta tuttora l’ultimo successo di una marca giapponese nella classe regina del Motomondiale.
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Pogacar, rischi e opportunità di andare alla Roubaix
Solo Colbrelli ha vinto alla prima partecipazione
Girava sui social nei giorni scorsi un meme, o forse era un tweet oppure un reel, chi lo sa, chi se lo ricorda, da qualche parte è spuntata fuori ma adesso nella fretta sfugge la fonte – girava una cosa che faceva l’elogio della Sanremo in un maniera implacabile. Diceva che si tratta dell’unica Classica che può portare allo sprint finale il più grande scalatore al mondo e forse di sempre [Pogacar], il campione del mondo di ciclocross [Van der Poel] e il campione del mondo su pista [Ganna], senza che possiamo immaginare in anticipo chi vinca la volata.
A pensarci bene Tadej Pogacar è fatto per alimentare questo e altri paradossi. È un corridore da maglie gialle che nelle Classiche pare micidiale e l’annuncio della partecipazione alla Roubaix sta alimentando discussioni e dibattiti.
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Oggi van der Poel fa le prove ad Harelbeke
Però. Fermi tutti. Fermi un momento. Fermi un monu-momento. E secondo voi – no? – secondo voi, Mathieu van der Poel va a Roubaix per fare la figura del baccalà? Dolores Palumbo nei panni di Luisella a questo punto chiederebbe: Ma voi che pezzo di battilocchio siete? In effetti. Mathieu van der Poel è rimasto senza duello oggi alla E3 di Harelbeke [una L2], la semi classica che apre la stagione più calda delle corse in Belgio. Calda anche nel senso che fa caldo. È previsto sole e clima di primavera mentre “le api ronzano tra i pini come se qualcuno avesse preso a calci l’alveare” si legge su L’Équipe ma non è l’immaginifico Alexandre Roos, stavolta rooseggia e poeteggia Yohan Hautbois.
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Le immagini della giornata di ieri
🟨 L’ultimo slalom dell’anno da Sun Valley – La sconfitta di Jasmine Paolini contro Aryna Sabalenka – La Champions League femminile di calcio
Corriere della sera: “La caccia al tesoro” – È volata per la Champions: sei squadre in sei punti per l’ultimo posto rimasto, incroci e scontri diretti. Il Bologna inizia al quarto posto, la Roma può realizzare un’impresa clamorosa
Igor Tudor ha tenuto la prima conferenza stampa da allenatore della Juventus. Frase chiave: «Quando sei alla Juve non interessa a nessuno se sei giovane. Devi vincere e basta». Repubblica parla di “controriforma per dimenticare Motta”, su la Stampa c’è Marco Tardelli che chiama i calciatori a prendersi delle responsabilità e scrive: “Mi chiedo perché Giuntoli, ex calciatore, cioè anche uomo di spogliatoio, non abbia percepito all’istante quello che stava accadendo, visto che in altre occasioni lo ha fatto anche in maniera scomposta”. Un riferimento è all’esonero di Allegri dopo la vittoria in Coppa Italia.
Corriere della sera: “Grandi manovre sui baby campioni. L’Inter in pressing su Nico Paz” – Non solo il gioiello del Como: da Arda Guler a Castro, i più cercati
La Stampa: “Il Genoa con i colori del Boca Juniors. Quel legame speciale lungo 120 anni” – Domani allo Stadium la squadra di Vieira vestirà di azul y oro, omaggio al club fondato nel 1905 da emigrati genovesi. Giulia Zonca lo chiama “il bello del marketing” e scrive che “gli omaggi non sono insulti alla storia” ma bisogna saperli fare. “Se lasciamo il passato congelato si spacca e diventa polvere, l’unico modo di tenerlo addosso è mischiarlo alla vita. Come ha fatto il Genoa”.
Claudio Ranieri ha detto in conferenza stampa che Gasperini non sarà l’allenatore della Roma, non solo Gasperini ma anche tutti gli altri nomi usciti finora. Ivan Zazzaroni sul Corriere dello sport-stadio li ha messi in fila in ordine alfabetico, da Allegri a Valverde, sono quindici, ma ironizza e ne elenca trentasei da Andreazzoli a Xavi mettendoci dentro Rambo, Topo Gigio, Walker Texas Ranger, Lucio Corsi e il Puffo Mister. Più seriamente Zazzaroni sottolinea che “Gasp rientrava nella lista. Ma, prima di accettare un incarico lui, come altri tecnici di successo, ha bisogno di capire quali siano risorse, visione e obiettivi del club. Un club che sta ancora cercando di darsi un Ceo”.
Non c’è posto per Cenerentola al ballo delle università
Nella March Madness che l’America sta vivendo c’è ancora del March per qualche giorno, ma di Madness stavolta proprio non se ne vede. Il Washington Post lo fa notare brutalmente nella sua newsletter The Sports Moment, dove Ava Wallace dice che c’è stata decisamente poca follia in nel torneo maschile di basket NCAA. Da quando le partecipanti sono salite a 64 [1985] è solo il sesto di in cui le squadre classificate dal numero 13 al numero 16 hanno tutte perso, e con uno scarto totale di 128 punti. La coppia di teste di serie numero 12, McNeese e Colorado State, ha passato il primo turno ma ha perso al secondo. E dunque agli ottavi di finale, per la prima volta dopo 18 anni, non ci sono squadre classificate più giù del #12.
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orizzonti
Cosa sappiamo davvero della NBA in Europa
È stato al St. Regis Hotel di Manhattan, una struttura dall’antico fascino europeo, che la NBA ha annunciato il suo progetto di sbarco con Adam Silver, in conferenza stampa accanto al segretario generale della FIBA Andreas Zagklis dopo un incontro con i trenta proprietari delle franchigie. «Abbiamo ottenuto il sostegno unanime per compiere questo passo con la NBA» ha detto Zagklis prima di non-annunciare altri dettagli. Che cosa sappiamo.
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Il Corriere della sera intervista stamattina Stefano Mei, presidente della federazione atletica leggera tornata dai Mondiali indoor di Nanchino con due ori e un argento, quinto posto nel medagliere. Il Fatto Quotidiano ha pubblicato un documento riservato dal quale emerge che il dirigente si è aumentato lo stipendio da 36 mila a 150 mila euro l’anno, mentre sono in corso tagli all’area tecnica.
Con Marco Bonarrigo e Gaia Piccardi, Mei parla di «regia occulta. A qualcuno i nostri successi non piacciono. Si mettano l’anima in pace: l’atletica italiana è la più vincente di sempre, indietro non si torna. Siamo passati da 2,05 milioni di euro per 71 atleti a 1,85 per 56 di super vertice. Il salario pro-capite cresce (+18%) in un momento difficile. Più soldi per meno atleti. Gli insoddisfatti ci sono sempre».
Come Amber Glenn ha sconfitto le paure sul ghiaccio
Per molti anni Amber Glenn è andata a letto tardi. Si tormentava. Non riusciva a prender sonno. Era una delle migliori pattinatrici degli Stati Uniti, ma era per certo la più incostante fra tutte. Era un talento popolare e prodigioso con la straordinaria capacità di inciampare nel momento decisivo. Una specie di braccino del pattinaggio. All’età di 25 anni Glenn ha svoltato. Ha capito che le serviva parlarne con qualcuno. Ai Mondiali di Boston che sono cominciati da qualche giorno si presenta come la favorita per un semplice motivo: non ha mai perso una gara in questa stagione.
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L’Olympiakos è stanco, non va più. È ancora in testa alla classifica di Eurolega ma chissà per quanto, ieri sera contro il Monaco ha perso la terza partita d’Eurolega consecutiva dopo quelle con l’ASVEL e la Stella Rossa di Belgrado. È a portata di aggancio del Fenerbahçe e ormai anche il Panathinaikos gli è in scia. Un periodo che coincide con il primo calo di Evan Fournier, la stella francese dalle performance insolitamente scadenti. Così le chiama L’Équipe sottolineando i 2 punti segnati nel derby di Grecia [1/7 al tiro] e la peggiore prestazione della stagione contro la Stella Rossa Belgrado con -6 di valutazione, 3 su 13 al tiro. Ha chiuso la partita di ieri sera con 6 punti, mentre il Pireo ha riservato un’accoglienza leggendaria all’allenatore avversario, quel Vassilis Spanoulis appena eletto miglior giocatore nella storia del club per il suo centenario. L’Olympiakos tira avanti senza Thomas Walkup, Nigel Williams-Goss, Lucas Vildoza: tutti giocatori chiave per la squadra; Saben Lee non s’è ancora inserito, Fournier ha una caviglia capricciosa. E la classifica dell’Eurolega all’improvviso sta cambiando faccia.
Che effetto ci fa Fight Club venticinque anni dopo
Era l’autunno del 1999 e al cinema il secolo finiva con un uomo a torso nudo che picchiava senza sosta un altro uomo in una cantina piena di sporcizia e di sudore. Il naso del tipo quasi non esisteva più, il suo volto era un relitto, c’era del sangue nerastro dappertutto. Quel cane rabbioso nella vita d’ogni giorno lavorava in giacca e cravatta in una multinazionale delle auto. La scena del pestaggio dura 45 secondi e si tratta di 45 secondi di violenza straziante, con un montaggio audio che isola il suono dell’impatto dei pugni nudi sulla carne da tutto il resto.
I ragazzi che oggi replicano la clip su TikTok non erano ancora nati. Hollywood non aveva mai mostrato sullo schermo tanta violenza, scrive L’Équipe Magazine nel celebrare i venticinque anni dall’uscita di Fight Club, di cui si continua a parlare sebbene – lo sanno tutti – la prima regola del Fight Club è che non si parla del Fight Club. Il grande paradosso del film è che si tratta di un film su una disciplina da combattimento – diciamo così – dove si combatte la prima volta al 34esimo minuto, per uno schiaffo maldestro in un parcheggio, “a dimostrazione del fatto che le accuse di glamourizzazione della brutalità lanciate al momento dell’uscita del film non raccontano tutta la verità” ha scritto Christophe Larcher.
Non sono i combattimenti. La chiave del film. “La seduzione esercitata da Fight Club – spiega il giornale francese – nasce anche e soprattutto dal suo linguaggio, dalle battute esoteriche, divertenti e lucide, come dei mantra, tratte dall’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk e valorizzate dallo sceneggiatore Jim Uhls: sono quelle che mandano il cervello in tilt”.
Soprattutto, il film sintetizza alcune verità sulla società dei consumi che restano implacabili nel 2025 come lo erano allora. Il protagonista è questo antieroe trentenne, un disperato, un insonne, un tipo che smania dentro un appartamento arredato all’IKEA. Anche il piccolo paralume di carta riciclabile è stato comprato là. È convinto che Starbucks venda droghe pesanti e prova pietà per gli uomini che vanno in palestra per sembrare modelli di Calvin Klein.
Nel pezzo che rilegge Fight Club vent’anni dopo, la rivista francese parla di un’espiazione, quella di un giovane uomo bianco che arriva a odiare sé stesso per aver ceduto al consumismo: se n’è occupato in questi termini anche Julien Camy nel suo saggio Sport et Cinéma [Amphora, 2021].
La première mondiale del film si tenne il 10 settembre 1999 alla Mostra del cinema di Venezia, tre giorni prima della proiezione di Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick. Il pubblico fischiò, alcuni spettatori si alzarono in piedi e se ne andarono sbattendo le sedie. Una battuta in particolare diede scandalo, la pronunciava Helena Bonham Carter, l’unica donna del film, aveva un look grunge e il tono di una donna sfasciata dalla vita: «Mio Dio – diceva – non mi scopavano così dai tempi delle elementari».
Edward Norton e Brad Pitt in sala si abbracciarono ridendo. Pitt disse: «È il miglior film in cui avrò mai recitato». Ma rileggere le recensioni dell’epoca equivale a tuffarsi in un torrente turbolento, dice il Magazine. Jean-Yves Katelan su Première disse che “Palahniuk ha trovato nella macchina da presa di Fincher e nell’energia di Pitt e Norton una combattività pari alla violenza senza scrupoli con cui distrugge la nostra società viziata e marcia nel suo romanzo. Il film fa paura e fa stare bene. Fa male e disgusta. Fight Club è un film apertamente gay e contro i gay. Fight Club è un film fascista e antifascista. Fight Club finisce male e finisce bene”.
Sul New York Times Janet Maslin andò oltre gli zigomi rotti e le gengive sanguinanti. Disse che si trattava di un film di “fantascienza sarcastica che tocca corde sensibili, visionario e inquietante, un’enorme fantasmagoria attorno all’autorità maschile perduta”. Così che oggi possiamo dirlo anche profetico, certamente in anticipo sui tempi. Solo oggi Fight Club è un film cult. Al suo tempo soffrì la stessa accusa di fascismo che appartenne a Taxi Driver per Martin Scorsese e Arancia meccanica per Stanley Kubrick.
Il regista David Fincher disse: «Non sono responsabile dell’interpretazione che le persone danno delle cose. Anche le persone che vanno a vedere Guernica al museo ci trovano ciò che vogliono». Nel marzo del 2000, esattamente venticinque anni fa, Fight Club passò del tutto inosservato alla cerimonia degli Oscar, ricevendo una sola nomination per il montaggio sonoro. Il quartetto Fincher-Pitt-Norton-Bonham Carter non esiste nelle candidature. Il grande vincitore della serata du American Beauty di Sam Mendes, mentre Matrix si portò a casa i premi tecnici.
Eurosport ha definito Fight Club uno show sugli sport da combattimento. Il Magazine francese la trova un’assurdità e la smonta con il parere dell’allenatore di MMA Nicolas Ott. «Le MMA – dice – sono codificate e i colpi sono vietati. Ci sono un arbitro, dei dottori, le tecniche, le strategie. È praticato da atleti super preparati che da giovani amavano Bruce Lee e Rocky»
Soprattutto – scrive L’Équipe Magazine – non è vietato parlare di MMA, anzi, i suoi più grandi combattimenti sono iper mediatici, vengono trasmessi in tutto il mondo da Riad o da Las Vegas, mica da una cantina. I protagonisti MMA ostentano la loro virilità, il denaro è sovrano. Le star delle MMA vogliono riempire i loro conti in banca, gli eroi del Fight Club invece le banche le volevano svuotare.
[Oh, poi nei prossimi giorni parliamo anche dei cinquant’anni di Fantozzi]
Guida allo sport in tv di oggi
La Bundesliga riapre con il Bayer Leverkusen
Il Bayer Leverkusen si è riportato a sei punti dal Bayern capolista con la vittoria in trasferta per 4-3 a Stoccarda, arrivata con un gol decisivo nei minuti di recupero per la terza volta in stagione. Una vittoria che ha chiuso una sequenza di tre sconfitte consecutive, come dire il totale di un anno fa. Sei punti di svantaggio paiono un margine incolmabile dentro la storia della Bundesliga a questo punto della stagione. Solo una squadra, lo Stoccarda 2007, è riuscito a vincere il titolo avendo 7 punti di ritardo alla 26esima giornata.
Il Bochum è reduce da una sconfitta in casa per 1-3 dall’Eintracht Francoforte. La sua vittoria più rumorosa della stagione è venuta sul campo del Bayern Moncao [2-3]. Una curiosità è che il Bayer ha perso 4 delle ultime 8 partite in casa giocate di venerdì sera.
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