Solo Colbrelli ha vinto alla prima partecipazione
Girava sui social nei giorni scorsi un meme, o forse era un tweet oppure un reel, chi lo sa, chi se lo ricorda, da qualche parte è spuntata fuori ma adesso nella fretta sfugge la fonte – girava una cosa che faceva l’elogio della Sanremo in un maniera implacabile. Diceva che si tratta dell’unica Classica che può portare allo sprint finale il più grande scalatore al mondo e forse di sempre [Pogacar], il campione del mondo di ciclocross [Van der Poel] e il campione del mondo su pista [Ganna], senza che possiamo immaginare in anticipo chi vinca la volata.
A pensarci bene Tadej Pogacar è fatto per alimentare questo e altri paradossi. È un corridore da maglie gialle che nelle Classiche pare micidiale e l’annuncio della partecipazione alla Roubaix sta alimentando discussioni e dibattiti.
Emile Pawlik su Eurosport France si domanda se il rischio di compromettere il Tour de France non sia davvero eccessivo. Gli pare che Tadej Pogacar si stia lanciando “in una stagione maratona e rischiosa”, si sta lanciando “a capofitto in una campagna di classiche che potrebbe portargli gloria o mettere tutto in discussione. Una scelta piena di brio, come il suo modo di andare in bicicletta, ma anche un programma gigantesco”.
La partecipazione alla Parigi-Roubaix è “un sogno per la maggior parte dei suoi tifosi ma non per questo meno pericolosa, degna del suo fascino. Con questo calendario folle, la sua stagione è appesa a un filo, ma Tadej Pogacar è un eccellente funambolo che sa come giocare con il pericolo”.
Jacky Durand, consulente di Eurosport, fa la seccia e dice che quando sei alla partenza del Giro delle Fiandre o della Parigi-Roubaix, il rischio di una caduta si raddoppia o addirittura si quadruplica. Quando Pogacar invece sale in bici è una specie di Francesco De Gregori. È un Principe. È molto tecnico, non è attrezzato a cadere. Non è Marc Marquez che flirta con le pieghe e sa come si va giù, come ci si rialza, come si fa a far finta di essere sani anche quando un trauma ti scava dentro. La caduta nella Liegi del 2023 mise a repentaglio le sue possibilità di vittoria finale al Tour de France. Quella caduta alla Doyenne, dicono a Eurosport, ha dimostrato che non c’è bisogno di un tratto acciottolato o di una collina per rovinare i piani.
Ma sono parole bretoni: sono parole al vento. Non ci sono né santi né madonne – quello alla Roubaix ci va, perché “l’unicità e il talento del due volte vincitore del Tour de France rendono impossibile ogni paragone”. A parte Merckx, chiaramente: intrattabile tra le strade dissestate delle pianure fiamminghe e pure sugli strappi delle Ardenne. Eppure, finanche Merckx seppe vincere Roubaix+Liegi nello stesso anno solo una volta [1973].
Andare, vedere e vincere. È davvero un’impresa così folle, si domanda L’Équipe. Philippe Le Gars ricorda un sondaggio fra i grandi di sempre del ciclismo di qualche anno fa. Il giornale francese chiese loro quali fossero i loro luoghi del ciclismo preferiti. Merckx mise in cima a tutti il Poggio, mentre Pogacar sorprese piazzando la foresta di Arenberg al secondo posto dietro il vecchio Kwaremont, nonostante non avesse mai corso la Roubaix.
Un’attrazione fatale direbbe Glenn Close. Michele Bartoli fa presente al giornale francese che anche prima del Fiandre abbiamo pensato che per Pogacar fosse una corsa impossibile da vincere. Eppure i legami tra quella corsa e la Roubaix sono evidenti.
Ma si può vincere la Roubaix con la sua taglia? Si può vincere la Roubaix presentandosi così piccolo e così fragile? [Questo è Drupi]. L’Inferno del Nord si offre più spesso al ciclista di stazza.
Tadej Pogacar è alto 1,76 e pesa 66 chili – questo ovviamente perché non ha dei parenti a Napoli dove passare il Natale [ma anche Pasqua ha il suo perché]. Bernard Hinault era 1,74 e ne pesava 65, Philippe Gilbert era 1,78 e non arrivava a 70 chili. Tutt’e due hanno vinto alla Roubaix [1981 e 2019].
Frédéric Grappe, direttore delle prestazioni della Groupama-FDJ, dice allora a L’Équipe che il suo stile ricorda proprio quello del bretone e del vallone: «Il bacino è fisso, le spalle anche. Tutto è concentrato sui pedali, non c’è un solo movimento indesiderato. Sul pavé bisogna proprio avere il culo forte e stare dritti in sella. Lui ha tutto questo e in più la flessibilità».
Resta il fatto che la potenza di Van der Poel o anche di Van Aert sul pavé piatto della Parigi-Roubaix, meno regolare e più cattivo del pavé al Fiandre, rappresenta un innegabile vantaggio su Pogacar. A parte Sonny Colbrelli nel 2021, nessuno ha vinto la Parigi-Roubaix al primo tentativo. Anche Bernard Hinault dovette attraversarla tre volte prima di prendersela , senza cambiare idea su un punto: quella corsa è una merda. Eppure proprio Hinault sostiene che non c’è motivo per cui Pogacar non possa riuscirci al primo colpo. Hinault dice che Pogacar non è un tipo da farsi dei complessi, «ama le sfide e dunque perché no?» [Questo invece è Battisti]