Come Amber Glenn ha sconfitto le sue paure sul ghiaccio

La neuroterapia le ha dato una carriera nuova

Per molti anni Amber Glenn è andata a letto tardi. Si tormentava. Non riusciva a prender sonno. Era una delle migliori pattinatrici degli Stati Uniti, ma era per certo la più incostante fra tutte. Era un talento popolare e prodigioso con la straordinaria capacità di inciampare nel momento decisivo. Una specie di braccino del pattinaggio. All’età di 25 anni Glenn ha svoltato. Ha capito che le serviva parlarne con qualcuno. Ai Mondiali di Boston che sono cominciati da qualche giorno si presenta come la favorita per un semplice motivo: non ha mai perso una gara in questa stagione. 

Glenn attribuisce la sua svolta a una tecnica chiamata neuroterapia, con la quale allena il corpo per situazioni ad alto rischio. Quando a persone come Glenn accadono cose alla Glenn, c’è sempre intorno a loro qualcuno che si sente un  genio e che consiglia: devi restare calma. Ma se le persone come Glenn avessero la capacità di restare calme, non avrebbero certo bisogno di qualche scienziato che dicesse a Glenn di restare calma. Quando la pattinatrice ne ha preso consapevolezza è andata da chi ne sa – che in genere è una buona scelta, ma proprio sempre, in generale, anche se si fulmina una lampadina in cucina si deve chiamare un elettricista, meglio non prendere lo scaletto e fingere di armeggiare con i polpastrelli. 

L’INTERVENTO

Il Wall Street Journal ha raccontato il nuovo approccio di Glenn al pattinaggio senza tutte queste altre scemenze che in aggiunta state leggendo su Slalom, ponendo al centro del pezzo la domanda delle domande: l’ansia nello sport può essere curata?

“A quanto pare – si legge – il problema di Glenn non è mai stato tutto nella sua testa, e nemmeno la soluzione”. Il punto è che la sua frequenza cardiaca, spiega Damon Allen che l’allena dal 2o22 – aumentava così tanto durante l’evento che lei finiva per sentirsi senza fiato. L’adrenalina di un triplo axel le era fatale. Ogni incertezza ha generato altra incertezza, ogni altra incertezza ha generato panico, ogni attacco di panico ha generato una caduta, o peggio ancora una crisi. Una valanga. Se non la vivi, non la capisci. 

Caroline Silby, psicologa sportiva, è stata disposta a raccontare al WSJ qualcosa su come hanno lavorato, cominciando dalla disponibilità ad accettare il disagio anziché giudicarlo come un ostacolo sulla strada verso la ricerca della perfezione. È in questo modo, dice, che si costruisce una mentalità orientata alla risoluzione dei problemi. Per ottenere risultati positivi in ​​gara, Glenn doveva prima essere in grado di regolare le sue risposte fisiologiche.

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Così, due volte alla settimana è stata collegata a dei sensori presso la Neurotherapy of Colorado Springs, mentre ascoltava la musica che utilizza per i suoi programmi o mentre guardava dei video delle sue gare. I sensori avevano la funzione di monitorare l’attività elettrica del cervello, mentre un altro sistemato sul dito teneva traccia della frequenza cardiaca. 

L’obiettivo era allenare il sistema neurologico alla sensazione di essere in gara, fino a farla diventare una routine, esercitarsi a mantenere il controllo in una determinata situazione attraverso la respirazione e altre tecniche, mentre il personale della clinica faceva intorno a lei movimenti imprevedibili, compreso sbattere all’improvviso le porte. 

A Glenn hanno fatto scaricare una app sul telefono – c’è sempre una app per qualcosa, tranne che per leggere Slalom ma chi lo sa, un giorno, chi lo può sapere. Con quella app ha potuto allenarsi sulla concentrazione anche a casa, tenendo traccia della frequenza cardiaca, mentre in clinica la terapia è passata anche da una serie di videogiochi low-tech. Ce n’era uno in cui Glenn doveva muovere un’auto lungo una pista a velocità costante. Il modo in cui controlli l’auto è la proiezione del controllo sul cervello, spiegano i neurologi a WSJ. In una seconda variabile, doveva invece muovere la proboscide di un elefante – ma qui già ci addentriamo in una zona a rischio perché qualche associazione animalista potrebbe risentirsene. Commento finale di Glenn: «Era tutto molto elementare, ma è stato tutto così intricato».  

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