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martedì 24 dicembre 2024

#2 giorni alla United Cup di tennis

 

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|   L’onore va e viene, la vergogna arriva e non se ne va
Proverbio albanese

 

RUOTE

Che ci fa il Giro d’Italia in Albania

Durazzo. This must be the place. Il Giro d’Italia ce l’ha fatta. Con un bel po’ di ritardo sul previsto e buon ultimo dopo Tour e Vuelta, il signorino in rosa ha annunciato se non altro le prime tre tappe, quella che nella lingua dei pubblicitari da un po ‘di tempo si chiama la Grande Partenza. Il 9 maggio si partirà verso Tirana per una tappa che il libro della corsa, il Garibaldi, definirà movimentata. La seconda giornata sarà dedicata a una cronometro nella capitale [Sky: Larghi vialoni rettilinei interrotta da 1.5 km circa di salita al 6% con brevi punte superiori] e la terza tappa si concluderà a Valona. Giorno di riposo, Puglia, e ripartenza. Il resto, fino al 13 gennaio, sono indiscrezioni: si dice Matera, Napoli, l’Abruzzo, le strade bianche di Siena, il Monte Berico, la Slovenia, Cortina, il Monte Grappa, Bormio, il Tonale, il Mortirolo, il Colle delle Finestre, infine Roma – per omaggiare tutto assieme i Giochi del 2026 sulla neve e il Giubileo del 2025.

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L’EDICOLA

Che cosa stanno leggendo in Europa

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EUROGOL

Niente calcetto, siamo inglesi

In effetti la cosa è strana. Se gli inglesi hanno inventato il calcio, perché non c’è traccia di loro nel calcetto? Non hanno mai partecipato a un Europeo, né loro né nessun altra federazione del Regno Unito. Non c’è traccia di un loro club nell’élite della Champions e della Coppa del mondo che ne parliamo a fare. Abbiamo avuto gli USA in finale nel ‘92, due anni prima che Kissinger portasse il pallone grande nel Paese. Abbiamo avuto il Kazakistan in semifinale. Gli inglesi no, gli inglesi non ci sono. 

 

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La Svezia è il posto che resiste all’americanizzazione del calcio

Nel giorno della prima partita di Europa League contro i Rangers Glasgow, sulla tribuna nord dello stadio di Malmö hanno appeso uno striscione: Mentre il calcio europeo è sull’orlo della rovina – si leggeva – noi viviamo sull’orlo di un’età dell’oro”. La squadra più ricca e più vincente della Svezia, l’unica scandinava ad aver mai raggiunto una finale di Coppa dei Campioni [1979], non solo è tornata competitiva in Europa, ma è a poche settimane dai festeggiamenti per un altro scudetto. 

The Athletic le ha dedicato un approfondimento, partendo dall’orgoglio del pubblico e dai pezzi di carta sollevati in aria dagli stessi tifosi nella stessa partita. Con la scritta: “51%”. Un riferimento alla legge secondo cui i club devono essere posseduti in maggioranza dai loro tifosi. Come in Germania. 

Le squadre della serie A – racconta Rory Smith – non sono proprietà da scambiare con società di private equity o capitalisti aziendali o reti multi-club o principi ghiottoni. Lo status è stato duramente conquistato e rimane ferocemente difeso. La Svezia va perfino oltre la Bundesliga tedesca. Le tv devono dare almeno due mesi di preavviso se intendono spostare gli orari delle partite per la diretta. Alle squadre non viene chiesto di viaggiare per più di 30 miglia nei turni infrasettimanali. I tifosi sono finora riusciti a evitare l’introduzione della VAR, con la motivazione che rovinerebbe l’esperienza per chi si trova all’interno degli stadi. È un campionato progettato dai tifosi, per i tifosi.

Due giorni fa su El País Alfredo Relaño ha parlato di americanizzazione del calcio, un’americanizzazione filosofica prima che economica, portando a sostegno della tesi i cinque cambi, la personalizzazione delle maglie, gli arbitri diventati otto, le discussioni sul tempo effettivo. La Svezia sembra il posto che resiste.

 

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Francia

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Quattro squadre di Serie E ai 16esimi di Coppa di Francia

Il PSG in casa di un club che ha lo stadio in una cava

Aver anticipato i 32esimi di finale della Coppa di Francia da metà gennaio a fine dicembre non ha avuto conseguenze sul massimo divertimento dei francesi: veder rotolare teste coronate. Fra le trentadue squadre qualificate per i 16esimi ce ne sono 13 di Ligue 1 e 7 di Ligue 2, ma soprattutto quattro di Serie C, quattro di Quarta Divisione e altre quattro di Quinta Divisione. Tre di esse sono state sorteggiate per il prossimo turno contro squadre di A: l’Espaly sarà avversario del PSG, il Bourgoin-Jallieu contro il Lione, il Thaon contro lo Strasburgo. 

Per gli ottavi si qualificherà di certo una cinderella de verrà fuori dalla partita tra Dives-Cabourg e Le Puy Foot 43, la formazione protagonista del colpo più sensazionale: il 4-0 contro il Montpellier di Ligue 1 messoin prima pagina qualche giorno fa da L’Équipe. Anche il Le Havre di Ligue1 è stato eliminato da una formazione di Serie D, lo Stade Briochin [squadra che certamente deve avere a che fare con le merendine delle cinque].

Comunque. È già iniziata l’attesa per vedere il PSG scendere in uno stadiolo da 460 posti a sedere, in una cava [non a Cava]. È quella la casa abituale dell’Espaly, un impianto da mille posti in un comune da 3.000 abitanti. Si chiasma Viouzou 2 e onestamente non è adatto a una partita del genere. Così il presidente sta cercando di capire come rimediare senza allontanarsi troppo dal paese. Dalla Francia riferiscono che una soluzione potrebbe essere Clermont-Ferrand, a poco più di 100 km da Espaly. È una città dove seguono maggiormente rugby e pallamano, ma pazienza. Dopo due minuti, le regole del calcio si intuiscono facilmente. Il pallone con le mani non si può prendere. Possono farlo solo i portieri, Maradona e De Ligt [satira politica]. 

IL CALCIO ITALIANO

L’Inter ha ripreso la scia di Napoli e Atalanta

 Con due gol al Como, in una partita che profumava di Matteoli e di Hansi Müller, l’Inter si è rimessa nel solco del Napoli [a -1] e dell’Atalanta [a -3], avendo ancora la partita di Firenze da recuperare. Opta offre un numero su tutti e riguarda Hakan Çalhanoglu, partecipe in 150 gol nei 5 maggiori campionati europei [76 gol +74 assist] da quando nel 2013 è arrivato in Germania dalla Turchia. Solo altri 4 giocatori hanno un contributo superiore: De Bruyne [223], Marco Reus [172], Ángel Di Maria [170], Dimitri Payet [162]. Ieri ha servito l’assist per l’1-0., Inzaghi ha ritrovato Barella, che per il Corriere dello sport-stadio aveva due gol potenziali sul taccuino, ma sia Lautaro che Dimarco non lo servono preferendo tirare invano

Rivista Undici lo chiama un giocatore tridimensionale. Alberto Neglia ha scritto che il calcio di Barella è sempre meno visibile, sempre più ricercato, sempre più per pochi. Le partite di Barella, anche quando non fa gol sono piene di cose, come se fosse contemporaneamente gambe, testa e cuore. Sa destreggiarsi nel traffico del centrocampo ricorrendo a un gioco quasi street, che include virtuosismi – colpi di tacco, lanci di prima, elastici in spazi stretti – da giocatore skillato” [ehm ndSl] ma quasi sempre in zone di campo nascoste. Si passa sempre da lui, anche quando non te ne accorgi. Forse la chiave del cambiamento, del famoso clic, risiede nella libertà mentale acquisita dal giocatore nelle più recenti stagioni. È probabile che, oltre al compagno Mkhitaryan, Barella abbia studiato anche da Luka Modric, forse il campione invisibile per antonomasia, vista la frequenza con cui ricorre ai tocchi di esterno, marchio di fabbrica del 10 del Real, tanto da averne fatto un suo tratto stilistico Un giocatore che ha smesso di sbracciarsi se un compagno sbaglia la giocata, che ha modificato il suo linguaggio del corpo in campo

Fiorentina-Udinese

Dinanzi alla rimonta subita contro l’Udinese dopo il vantaggio immediato di Kean, Federico Castiglioni su Sportellate parla di un limite della Fiorentina, non saper reagire a partite non (più) in controllo. Se l’Udinese, chiamata a condurre il gioco in svantaggio, aveva mostrato limiti di esecuzione e di lettura nei tentativi di aggiramento del blocco basso viola, il cambio d’inerzia (e di risultato) della partita riporta la squadra di Runjaic su un terreno di maggior comfort. è mancata la capacità di alzare il forcing e di resistere alla tentazione di difendersi saturando l’area (una delle cause del raddoppio di Thauvin). Ma alle pecche generali di gioco si sommano, con diversa gravità, quelle individuali: oltre al regalo di Ranieri sull’1-1 di Lucca e agli errori di Kean, c’è l’ennesima prova tutto sacrifico ma priva di spunti di Colpani, c’è un Adli apparso troppo sottogamba, c’è il diffuso impatto modesto dei subentrati, in particolare di Gudmundsson, che conferma di esser lontano dalla migliore condizione. [Sportellate è un’associazione culturale e a questo link si diventa sostenitori].

L’attacco di Gasperini

L’Atalanta ha segnato 126 gol nel 2024 inteso come anno solare e manca ancora una partita da giocare contro la Lazio. Così Rivista Undici  si pone una domandina: non sarà che Gian Piero Gasperini è il migliore allenatore al mondo di una squadra gli ultimi 25 metri di campo?

Cesare Sormani ha scritto: “Prendete Charles De Ketelaere. Sembra un alieno. Gioca esterno a destra, esterno a sinistra, falso nove. Fa assist, inventa gol con giocate individuali, segna di testa come un centravanti. In una squadra come il Liverpool sarebbe lo stesso fenomeno o tornerebbe il ragazzo spaesato del Milan?” Risposta: “La risposta non c’è”.  E Lookman, Lookman?  Lookman si è trasformato da calciatore estroso che cercava sempre la giocata individuale a uomo squadra, che palleggia, raccorda e poi punta e calcia come avesse una fionda al posto del destro. Prendete Retegui. Anche se in fase calante, non possiamo dimenticare che quel giocatore non del tutto espresso al Genoa e agli Europei è diventato il capocannoniere della Serie A. E ora lo stesso processo – seppur più a rilento – lo sta facendo con Zaniolo”. In mezzo c’è stato Scamacca, prossimo al rientro. 

VITE OLIMPICHE

Un piccolo traguardo storico per le Filippine nelle freccette

DI ROBERTO LIBERALE

Il Mondiale di freccette entra nel vivo. Ha scremato in due turni i due terzi dei partecipanti e dopo tre giorni di pausa natalizia ripartirà per la fase decisiva, dai sedicesimi di finale.

Il secondo turno ha visto l’eliminazione di 14 giocatori inclusi nel tabellone iniziale fra le 32 teste di serie, tutte esentate dal primo turno. Tra di esse l’uscita più clamorosa è stata quella della testa di serie numero #2, Michael Smith, campione del mondo 2023. Sono saltati pure Rob Cross, campione nel 2018 e testa di serie #5; Gary Anderson, due volte vincitore [2015 e 2016] e altre tre volte finalista; l’olandese Raymond van Barneveld, che pur non ottenendo risultati di rilievo dal 2017 è stato campione del mondo nel 2007 e quattro volte semifinalista; Dave Chisnall, semifinalista nel 2021; James Wade, semifinalista nel 2022; Gabriel Clemens, semifinalista nel 2023.

Fra i 32 superstiti gli inglesi sono in maggioranza. Ne sono rimasti ben 12 in gara, anche se ai nastri di partenza si erano presentati in 26, compresa Fallon Sherrock subito eliminata al primo turno, così come l’altra giocatrice donna, l’olandese Noa-Lynn van Leuven.

Molto solide sono state finora Nord Irlanda, che ha perso appena un giocatore su quattro, e il Galles a cui ne restano ben quattro su sei. L’Olanda è stata decimata nei primi due turni. Sono rimasti solo tre rappresentati sui 16 iniziali.

Le nazioni ancora in corsa sono 12 su 28, con le quattro britanniche che hanno 18 giocatori, anche se il terzo turno prevede ben otto derby del Regno Unito. Gli altri paesi ancora in gara, oltre alle storiche Australia, Belgio, Germania e Olanda, sono la Polonia, la Lettonia, la Svezia e le Filippine. Per Polonia, Lettonia e Svezia il terzo turno è già stato uno scoglio insuperabile negli ultimi anni, mentre la presenza delle Filippine a questi livelli è una novità. 

 

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TENNIS

Aspettiamo Fonseca

  E dunque il Brasile adesso spera, adesso spera davvero che Joao Fonseca viaggi con un mese di ritardo sulla traiettoria di Jannik Sinner. È diventato il secondo più giovane di sempre a vincere la NextGen, 18 anni e 3 mesi contro i 18 anni e 2 mesi dell’alto-atesino. Se mette i piedi nei solchi di quelle orme, ce lo troviamo a Melbourne con una Coppa in mano nel  gennaio del 2029. Il Brasile non ha un giocatore da Slam dai tempi di Gustavo Kuerten, il rovescio più lavorato del sud, così lavorato che a un certo punto gli mandò in disequilibrio la schiena, le anche, tutto il corpo. Fonseca, nel dubbio, lo gioca a due mani. 

Non solo era il più giovane tra i qualificati. Era pure quello con la classifica più bassa. Significa che ha giocato ciascuna delle cinque partite da sfavorito, contro un avversario in teoria più forte. Ha iniziato battendo il numero 20 del mondo [il francese Arthur Fils], l’avversario dalla classifica più alta mai sconfitto. Emanuele Atturo su Ultimo Uomo lo descrive così: Joao Fonseca ha i ricci e le guanciotte da putto, per certi versi dimostra ancora meno dei suoi 18 anni. Sembra un bebè ingrandito col raggio laser, e trasformato in un tennista che colpisce il rovescio forte e il dritto ancora più forte. Nel suo stile di gioco, a una prima occhiata, non sembra esserci niente di particolare

 

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Se non ci sentiamo, fate buon Natale e buone feste. Come dicevano le nonne: quello che il vostro cuore desidera.  

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