giovedì 28 novembre 2024
#3 giorni al GP del Qatar
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QUELLO CHE STA SUCCEDENDO
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DI CHE COSA SI PARLA STAMATTINA
Che cosa sta davvero succedendo a Pep Guardiola
Quelli del Liverpool, loro sì avrebbero dovuto portare i segni dei graffi sulla faccia, quel senso così italiano di disperazione che si vive quando un Klopp se ne va, quando un Salah e un Alexander-Arnold sono a fine contratto e non rinnovano. Invece i segni sulla faccia, metaforici e non, li porta Guardiola, alla vigilia dello scontro diretto fra la prima e la seconda in Premier League. Nell’episodio di questa settimana del podcast Rest is Football, è stato chiesto a Rodri se gli piacerebbe mai diventare un allenatore come Pep. Por l’amor de dios, ha risposto Rodri. Più guarda Pep, più cresce la certezza che non farà il suo mestiere. Casomai farà il lavoro di Txiki Begiristain, direttore sportivo, perché il suo volto – dice Rodri – «mi piace di più. Più pulito e rilassato».
Ne parla stamattina Jonathan Liew sul Guardian, scrivendo che dopo la partita con il Feyenoord Pep aveva “l’aspetto di un tizio che ha appena combattuto con una spillatrice e ha perso”. Noi avevamo esempi più ministeriali. Non aveva comunque la faccia di una persona che sta facendo il lavoro dei suoi segni. In effetti di onirico al City è rimasto poco. “È diventato sempre più caotico in difesa – scrive Liew – e sempre più privo di mezzi a centrocampo, Erling Haaland ha apparentemente dimenticato come si segna un gol in Premier League, e c’è la piccola ma reale possibilità che a gennaio il club sia ritenuto colpevole di violazioni seriali delle regole, privati dei loro titoli di campionato, retrocessi nel calcio amatoriale e indelebilmente associati a uno degli episodi di imbroglio più infami mai visti nel calcio moderno. In tutto questo: benvenuti ad Anfield”.
La partita diventa allora “un’opportunità per esaminare come mai questi due club sembrano essere finiti su traiettorie così diverse”. Il Liverpool avrebbe dovuto essere in una fase di ricostruzione e il City un modello di stabilità e di calma. L’altro giorno su Domani lo scrittore Marco Ciriello si domandava che diavolo ci mettono questi Reds nei loro algoritmi, cosa chiedono alla macchina, quali dati caricano, cosa cercano, prima che la macchina gli restituisca i nomi dei giocatori da prendere per aprire nuovi cicli, prima che la macchina tiri fuori il nome di Arne Slot per sostituire Klopp. Al Liverpool, ha scritto, funziona tutto ciò che spaventa noi italiani. “Alla fine – si legge – il Liverpool non si è scisso, non ha perso l’identità, ma ha solo cambiato testa. In Italia per cambiare testa a una squadra servono almeno tre esoneri, due moti di piazza, una santa inquisizione calcistica e tanto tanto dibattito. E pensare che basterebbe un algoritmo”.
L’orecchio di van Gogh
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Su Guardiola riflette stamattina anche Alessandro Bonan nella sua rubrica per il Foglio Sportivo. “Nella notte dei tempi, Van Gogh si tagliò un orecchio per motivi mai ben precisati. Era malato il genio, e forse quella era la spiegazione reale. Fatto sta che si ritrasse con la benda sopra l’orecchio, nel famoso dipinto realizzato all’ospedale dove era stato ricoverato in condizioni pessime. L’immagine di Guardiola mi ha ricordato quel quadro, tanto era triste e malinconico”.
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TITOLI
▥ El Pais: “Al Gran Teatre del Liceu, il Barcellona ha celebrato senza una grande epopea, ma con grande senso del barcellonismo, il suo 125esimo compleanno. Sul palco e tra il pubblico, un club che celebra la sua storia, con la stessa forza e lo stesso sentimento di sempre, ma in preda a circostanze specifiche e diverse. Una festa romantica con un tocco di umorismo. Una festa votata al passato, ma senza i grandi simboli del passato e con assenze degne di nota. La fotografia di Joan Laporta al Liceu non aveva la presenza fisica di Leo Messi, rimasto a Miami, né quella di Pep Guardiola, in piena crisi con il Manchester City. Il presidente, celebrando il passato, ha allora abbracciato il futuro, La Masia, con Lamine Yamal come protagonista”.
L’EDICOLA
Che cosa si legge oggi in Europa
Le prime pagine di sport dai quotidiani di Francia, Spagna, Inghilterra, Germania, Portogallo, Germania
IL CALCIO ITALIANO
Che cosa si muove dentro la proprietà del Torino
C’è stato un incontro riservato tra Urbano Cairo e il sindaco della città Lo Russo, un incontro riservato e nascosto, in una trattoria del paese di nascita dell’imprenditore-editore-presente, tra le colline di Asti e Alessandria. Ufficialmente si sono fatti gli auguri di Natale, e poi dovevano parlare del Robaldo, preso in concessione trentennale dal Torino per trasformare quei campi abbandonati di periferia in un centro sportivo da mettere a disposizione delle giovanili. Ma La Stampa stamattina apre le sue pagine di sport rivelando che c’è stato dell’altro, e non solo un confronto sullo stadio Olimpico Grande Torino, il cui affitto scade nel giugno 2025 e su cui gravano le ipoteche legate al fallimento di Cimminelli.
Il sindaco ha parlato con il presidente del Torino di quella frase pronunciata qualche giorno fa [«Io non voglio rimanere a tutti i costi, i ventenni finiscono…»].
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Che cosa si muove alla Roma con Ranieri
L’esordio con una sconfitta a Napoli, dove Claudio Ranieri aveva vissuto una delle sue tante tappe da allenatore con il tempo spaiato, quella lunga fase della sua carriera in cui arrivava in un posto o troppo presto [al Chelsea] o troppo tardi [l’Inter, la Juventus, al San Paolo nel primo anno del dopo-Maradona]. E dopo l’esordio con quella sconfitta: i due gol per il pareggio sul campo del Tottenham, forse un segno, qualcosa, chi lo sa, era stata l’avversaria del suo anno magico al Leicester. Alessandro Angeloni sul Messaggero esamina stamattina il moto galileiano del sor Claudio e dice che “qualcosa si muove. Il tecnico guarda dritto, abbatte le gerarchie, pur coinvolgendo tutti; si trasforma e, da allenatore esperto e old style, non si arrotola su se stesso, ma prova soluzioni nuove, spesso distanti da lui, che ha vissuto tante volte situazioni disperate, e questa di Roma lo era (o lo è). Sta gestendo calciatori fondamentali, senza forzarli e in più sta ritrovando un elemento adatto al suo calcio, ovvero Saelemaekers”.
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Il recupero dello stadio Flaminio così caro a Claudio Lotito è un progetto ambizioso che ha già incassato un primo parere negativo. È arrivato dalla Fondazione Musica per Roma che regge e governa l’Auditorium Parco della Musica, distante al massimo un km dallo stadio. L’allarme è riferito dal Messaggero ed è scritto nell’ultimo bilancio approvato. Alle pagine 67 e 68 si legge: “Vanno infine segnalate le insidie e le criticità che verrebbero a determinarsi se si attuasse il progetto, in fase di valutazione da parte di Roma Capitale, di affidamento dello stadio Flaminio alla società sportiva Lazio che lo trasformerebbe in un impianto da utilizzare per eventi calcistici nazionali e internazionali, mettendo a rischio lo svolgimento regolare delle attività culturali realizzate in Auditorium, sia per la frequenza degli eventi sportivi che per l’impatto che essi avrebbero sulla viabilità, sui parcheggi e sull’acustica, e compromettendo sostanzialmente la mission statutaria (art. 4, lettere a e b) di Musica per Roma”. Il pallone così vicino, l’Auditorium non lo vuole. Un epilogo sorprendente per quella che è stata l’area olimpica della città.
TITOLI
▥ Corriere della sera: “La serie A si compatta attorno a Simonelli”.
▥ Corriere della sera: “Juve, prima la difesa ma il sogno resta Zirkzee” – L’olandese vuole tornare in serie A agli ordini di Thiago Motta. Accantonato Skriniar per il super ingaggio, Giuntoli sta lavorando per Antonio Silva. Fagioli potrebbe partire
▥ Repubblica: “Qualcosa da riparare” – Le grandi pensano già al mercato, dal Milan alla Juve cosa serve a gennaio. Paolo Condò scrive che Fonseca deve sistemare la difesa, Motta vuole ritrovare Zirkzee, Belahyane è pronto per una big, il Napoli prenota Chiesa
VITE OLIMPICHE
Perché a Valencia corrono la maratona dopo 222 morti
Fermarsi per elaborare il lutto oppure mettersi le scarpette e correre per rialzarsi, andare avanti, vedere ancora un traguardo. Valencia se lo è domandato a lungo, se lo è chiesto per un mese dopo le devastazioni di Dana e alla fine hanno deciso che sì, potevano fare clic sul tasto invio e spedire la mail di conferma agli iscritti, venite, vi aspettiamo, si corre.
Domani c’è la maratona presentata come più di una maratona, anche se “si tratta di una cicatrice troppo grande per non generare ancora tanta tensione e uno scontro sempre accesissimo sulle modalità di aiuto alla ripresa. Per qualcuno correre è non interrogarsi abbastanza sulle potenziali ragioni dell’accaduto, la crisi climatica e anche gli effetti di una crescita vorticosa del turismo su questi territori. E poi c’è pure il fatto che a distanza di pochi chilometri dalle strade podistiche ci sono ancora zone che fanno i conti con il fango, vedi Paiporta, epicentro delle devastazioni più grandi alle porte di Valencia, primatista del numero delle vittime e luogo della dura contestazione al premier socialista Pedro Sánchez e a re Felipe VI”.
Ha scritto così Valerio Piccioni su Domani raccontando che in città “la metropolitana non funziona e sarà ripristinata solo alla fine della prossima settimana, ci sono ancora undicimila studenti che non vanno a scuola, quando ci si avvicina alla città con il treno da Madrid si vedono ancora le devastazioni di quel pomeriggio spietato”.
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Il processo a papà Ingebrigtsen per maltrattamenti ai figli
Il padre di Jakob Ingebrigtsn sarà processato l’anno prossimo con l’accusa di aver maltrattato il due volte campione olimpico e di averlo minacciato, dicendogli che lo avrebbe picchiato a morte. Il quotidiano norvegese VG ha scritto di aver preso visione della documentazione. La procura ha incriminato Gjert per aver picchiato due dei suoi figli quando era il loro allenatore. Secondo il giornale, Gjert è anche accusato di aver chiamato suo figlio “teppista” e “terrorista” e ha minacciato di “farlo vergognare di sé stesso” e di “metterlo fuori gioco”. Ingebrigtsen sr nega le accuse. Secondo VG, il processo durerà probabilmente circa otto settimane, si prevede che possano sfilare dai 30 ai 40 testimoni. Mette Yvonne Larsen, avvocato della causa, parla di incriminazione molto seria, estesa su un periodo di molti anni.
Gjert e i suoi figli erano diventati parte di un reality show televisivo molto popolare in Norvegia, ma nel 2022 si è dimesso dall’incarico di allenatore dei figli, apparentemente per motivi medici. In quel momento, Jakob e i suoi fratelli Henrik e Filip, anch’essi mezzofondisti, hanno chiesto alla federazione norvegese di atletica di aiutarli a evitare ogni incontro con Gjert nelle gare internazionali: il papà allena anche la medaglia di bronzo dei 1500 metri ai Mondiali: Narve Gilje Nordås.
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IL FOGLIO
Lo sport di Agatha Christie
“Agatha godeva fama di “tarda” e disordinata, ma era comunque amatissima. Aveva un carattere timido che la isolava pur se primeggiava in diversi sport come surf, nuoto, tennis e pattini a rotelle. Così si chiudeva in se stessa e inventava storie e personaggi immaginari mettendosi presto a scrivere racconti che fu Madge a inviare a Vanity Fair per farli pubblicare e raggranellare qualche sterlina. Perché lei mai ci avrebbe pensato, considerandosi fin da piccola una qualunque, nemmeno bella probabilmente. Eppure era atletica e slanciata, con una massa di riccioli biondi, gli occhi grigi e la pelle chiara e delicata”. [di sandra petrignani]
Pensieri e parole
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Così Angelo Binaghi immagina il futuro
➣ Ma cosa fa questa federazione ricchissima di tutti questi soldi, di tutta questa ricchezza?
«Facciamo una cosa bellissima, portiamo lo sport nelle scuole. Insegneremo ai ragazzi a giocare a tennis, padel e pickleball»
➣ Il sogno, mai realizzato di ogni ministro dello sport.
«E lo faremo con capitali esteri perché gli spettatori arrivano dall’estero e molti grandi sponsor pure. Aiuteremo lo stato a superare il problema storico più grosso dello sport italiano che è lo sport a scuola, qualcosa che lo stato italiano con le proprie risorse non è mai riuscito a fare. Quest’anno l’abbiamo fatto con più di 600.000 ragazzi delle scuole di tutta Italia. L’anno prossimo investiremo 9 milioni di euro. Vogliamo farlo con un milione di ragazzi. E poi vogliamo ancora raddoppiare… senza far spendere un soldo allo stato. Lo faremo in piena sintonia con Sport e salute e con il ministero dello Sport perché ci devono aiutare a sfondare la burocrazia». [intervista di umberto zapelloni, Il Foglio sportivo]
POST-IT Un po’ in ritardo, ma meglio tardi che mai. Così pure il tennis potrà forse aprirsi finalmente alla nuova società italiana, alle figlie e ai figli dell’immigrazione, diventare uno sport della mescolanza come altri sport scolastici – l’atletica, la pallavolo – smettere insomma di essere uno sport bianco, e non solo di gesti bianchi.
Così Irma Testa risponde ad Angela Carini
«Dico solo che eravamo cinque in una stanza quando siamo arrivate a Parigi — ha scritto Irma Testa sulle sue pagine social — ma lei si è fatta cambiare alloggio dopo due secondi ed è andata a stare da sola. Troppo superiore per stare con noi? Noi non l’abbiamo mai vista, non ha mai pranzato o cenato con noi».
«L’unica volta in cui ha chiesto aiuto è stato dopo il match per farsi fare la valigia perché troppo stanca dalle interviste per rientrare al villaggio con noi comuni mortali».
«Mi dispiace Angela, ti avremmo anche aiutata e se tu fossi stata più tempo con noi e ti avremmo evitato la brutta figura che hai fatto tu e che hai fatto fare a tutta l’Italia in mondovisione — scrive Testa —. NOI della Nazionale siamo sempre stati una famiglia, nel bene e nel male con le nostre antipatie e simpatie. Se tu ne avessi fatto parte veramente, sapresti che i panni sporchi si lavano in famiglia».
[che cosa aveva detto Angela Carini ieri a Repubblica tornando a parlare di Imane Khelif: «Nessuna ha teso una mano verso di me. La cosa non mi meraviglia, loro però sanno benissimo chi è la vera Angela, una ragazza che dà battaglia sul ring senza tirarsi mai indietro. Ma non ho trovato una di loro che abbia detto una frase di incoraggiamento, è la cosa che mi ha fatto più male. Sono persone che non fanno più parte della mia vita».
QUELLO CHE STA SUCCEDENDO IN TEMPO IRREALE
Le immagini della notte in NBA
Shai Gilgeous-Alexander trascinatore di Oklahoma in casa dei Golden State Warriors – La sesta tripla-doppia della stagione per LeBron nella vittoria dei Lakers su Wembanyama e San Antonio
DISCUSSIONI
È vero: Vingegaard respira il monossido di carbonio
Quanto tempo ci vuole a decidere sul doping
Primo: Jonas Vingeggard non se la sente ancora dire che verrà al Giro. È una corsa che gli piace, prima o poi vorrebbe affrontarla, forse subito, forse più in là, può darsi pure che forse mai. Secondo: vuole andare ai Mondiali in Ruanda con la maglia della Danimarca. Ne vengono tre di fila, il primo in Africa, con un percorso che lo solleticano, sebbene le corse di un giorno non siano il suo pane quotidiano. Terzo: sì, ha provato l’inalazione del monossido di carbonio.
Ne parla Cycling Weekly riassumendo una conferenza stampa tenuta dal danese. L’organismo di governo mondiale del ciclismo, l’UCI, ha recentemente chiesto all’Agenzia mondiale antidoping [WADA] di prendere posizione sulla pratica dopo che Escape Collective ha rivelato come tale pratica fosse comune tra alcune delle migliori squadre al Tour de France. La Visma-Lease a Bike di Vingegaard era nell’elenco di quelle che hanno utilizzato dispositivi di ri-respirazione del monossido di carbonio per testare i valori del sangue dei ciclisti all’inizio e alla fine di un allenamento in quota. Il rebreather al monossido può essere usato anche per migliorare le prestazioni, ma non ci sono prove che le squadre del World Tour lo abbiano fatto né è ancora vietato dalla WADA.
Vingegaard ha chiarito di non aver mai sentito parlare del secondo metodo, descritto questa settimana dall’UCI come potenzialmente problematico.
«Capirei se fosse usato male, ma non ho mai pensato che potesse esserne fatto un uso cattivo. Penso di aver detto che lo abbiamo usato solo per testare l’efficacia dei campi in quota. Quello che ho sentito dire è che se ne fai un uso improprio, può essere utilizzato al posto di un campo in alta quota, ma che se lo usi in quel modo, potrebbero esserci problemi di salute. Non è così che lo usiamo. Seguirò quel che l’UCI e la WADA diranno. Se lo proibiranno, ovviamente, non lo farò mai più».
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TITOLI
▥ Corriere della sera: “Ferrari, non tutto è perduto. «Sappiamo dove migliorare» – La sfida per i costruttori: Norris parte in pole nella Sprint race, Sainz e Leclerc 4° e 5°”
▥ La Stampa: “Ferrari in salita” – Jacopo D’Orsi ha scritto: “Rossa di sera, rimonta si spera. Il tramonto non piace alla Ferrari edizione 2024, benché ne riproduca il colore non fa certo il tifo per lei: non appena cala il buio, con conseguente diminuzione delle temperature di aria e asfalto, la SF-24 si trasforma e perde gran parte del suo fascino”.
NEVI
L’amichettismo dell’Olimpiade italiana
Alle Olimpiadi di Milano-Cortina si fa “tutto tra amici”. Così titola stamattina il Fatto Quotidiano parlando di “cerimonie affidate alla ex società dell’ad del comitato”. Lorenzo Vendemiale attacca così: “Assunzioni, contratti. Adesso pure le cerimonie: a Milano-Cortina si fa tutto fra amici. Persino il grande evento che concluderà all’Arena di Verona i Giochi invernali del 2026: è stato assegnato, con regolare gara ovviamente, proprio all’azienda da cui provengono l’ad del Comitato organizzatore Andrea Varnier e il suo braccio destro. Tanto per aggiungere un altro tassello allo scandalo delle Olimpiadi italiane. La Fondazione è da mesi è nel mirino dei pm di Milano, che contestano la natura privata dell’ente (ma che per funzioni e soci pubblici assomiglia tanto ad una partecipata statale) e quindi a cascata l’intero modus operandi dei vertici: assunzioni sospette (si sprecano “amici degli amici”e i “figli di”) e contratti opachi da milioni di euro”.
TITOLI
▥ La Gazzetta dello sport: «Milano-Cortina, siamo da medaglia in quattro sport» – La fiducia del n. 1 Fisg: «Figura, short track, pista lunga e curling: noi in crescita. Malagò guidi il Coni fino al 2026» .
IL CAROSELLO DEL BASKET
Le migliori réclame dai Mondiali di basket
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MA COSA MI DICI MAI Dan Peterson vuole abolire il tiro da tre. Forse anche i telefonini
“Ho fatto Bingo di recente quando due grandissimi allenatori hanno assecondato la mia proposta di abolire il tiro da tre punti: Bogdan Tanjevic e Valerio Bianchini. Certo, i tifosi più giovani obietteranno che siamo tre vecchi nostalgici per il nostro passato. Ah, certo, non siamo giovani: io ho quasi 89 anni, Bianchini ne fa 81 e Tanjevic 77. quelli che sono nati e cresciuti nell’epoca del tiro da tre (diciamo dal 2000 in poi, quando il numero di tiri è aumentato), sono spesso a favore del tiro da tre. Ma lo scenario sta cambiando. Sento molti appassionati dire: «Mi sto annoiando». Il problema è che il gioco di oggi è indirizzato (e limitato) dal tiro da tre. Non è colpa degli allenatori, che si adeguano alla situazione. Ma hanno messo tutte le uova nel “cestino” da tre punti. Se sono in serata di tiro, vincono; altrimenti perdono.
… L’importanza del tiro da tre ha distrutto il vero basket. un canestro è un canestro, da un centimetro a sette metri di distanza. È stato così per quasi cent’anni. E, con ciò, negli anni 80, avevamo il più bel basket di sempre, ovunque, Usa e FIBA. Quindi, un’idea: eliminare il tiro da tre dai lati e dagli angoli.
… Basta fissare la linea da tre in coincidenza del bordo laterale all’altezza della linea di tiro libero prolungato. Diciamo che è una mezza soluzione. Stabilito questo, sono convinto che gli allenatori di oggi ricorrerebbero a schemi e sistemi bellissimi, come nel passato” [su la Gazzetta dello sport]
IL TELECO-SLALOM
La giornata di sport in tv
Quello che c’è da vedere e da sapere sugli eventi di sport in tv di oggi
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