Perché a Valencia corrono la maratona dopo 222 morti

Una corsa per rinascere

  Fermarsi per elaborare il lutto oppure mettersi le scarpette e correre per rialzarsi, andare avanti, vedere ancora un traguardo. Valencia se lo è domandato a lungo, se lo è chiesto per un mese dopo le devastazioni di Dana e alla fine hanno deciso che sì, potevano fare clic sul tasto invio e spedire la mail di conferma agli iscritti, venite, vi aspettiamo, si corre. 

Domani c’è la maratona presentata come più di una maratona, anche se “si tratta di una cicatrice troppo grande per non generare ancora tanta tensione e uno scontro sempre accesissimo sulle modalità di aiuto alla ripresa. Per qualcuno correre è non interrogarsi abbastanza sulle potenziali ragioni dell’accaduto, la crisi climatica e anche gli effetti di una crescita vorticosa del turismo su questi territori. E poi c’è pure il fatto che a distanza di pochi chilometri dalle strade podistiche ci sono ancora zone che fanno i conti con il fango, vedi Paiporta, epicentro delle devastazioni più grandi alle porte di Valencia, primatista del numero delle vittime e luogo della dura contestazione al premier socialista Pedro Sánchez e a re Felipe VI”. 

Ha scritto così Valerio Piccioni su Domani raccontando che in città “la metropolitana non funziona e sarà ripristinata solo alla fine della prossima settimana, ci sono ancora undicimila studenti che non vanno a scuola, quando ci si avvicina alla città con il treno da Madrid si vedono ancora le devastazioni di quel pomeriggio spietato.  Ma la verità è che a Valencia la maratona non è un’ospite, un lusso, un di più di cui si può fare tranquillamente a meno. È un pezzo di carta di identità, qualcosa in cui la città ha saputo specchiarsi e trovare una nuova bellezza. Non a caso diventata tale proprio quando ha scelto il palcoscenico dell’avveniristica Città della Scienza e delle Arti disegnata dall’archistar Santiago Calatrava”.  

Valencia, fa notare Piccioni, è la città che ha intitolato alla distanza dei 42 chilometri e 195 metri persino una piazza, Praça de la Maratò, da dove si parte prima di dividersi sul Pont de Monteolivete. “Un colpo d’occhio strepitoso” per 35mila iscritti, il 53 per cento venuti dall’estero, per un evento da 31 milioni di impatto economico e 600 posti di lavoro generati, un sollievo per le finanze della città. 

Cesare Monetti su Avvenire ha scritto: “Pensare che pochi giorni dopo nella città a sud della Spagna potessero arrivare circa 100mila persone (i maratoneti con i loro familiari o gli amici al seguito) desiderose di divertirsi era follia pura. Come poteva una città in lutto e devastata, con tantissimi problemi sprecare risorse umane ed energie per una maratona e non continuare nel difficilissimo lavoro di ripristino? No, Valencia corre per Valencia e l’ha scritto sul sito ufficiale dell’evento il giorno 15 novembre: “ No hay meta mas grande que estar unidos – Valencia corre x Valencia”, una frase che è diventata un simbolo”. Anche la Vuelta Valenciana di ciclismo è confermata, dice L’Équipe. 

Ah già, la corsa. Il favorito è Sisay Lemma, l’etiope che ha vinto un anno fa in 2h01’48”. Lo sfida il leggendario Kenenisa Bekele, tre medaglie d’oro olimpiche e cinque mondiali, mentre debutta Hillary Kipkoech. Per l’Italia: Iliass Aouani, Yohanes Chiappinelli e Pietro Riva all’esordio sui 42 km. Maratona numero uno anche per Sara Nestola, che la prossima settimana si laurea alla facoltà di Scienze dell’Educazione a Parma con una tesi su “analisi storico pedagogica di un romanzo dell’800”. 

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