Lo Slalom del 20 novembre | Cosa leggere, sapere e vedere

mercoledì 20 novembre 2024

#4  giorni al GP di Las Vegas

   COSA STAI PER LEGGERE, COSA SAPERE, COSA VEDERE
  • TENNIS. L’ultimo dritto giocato da Rafa Nadal La finale di Coppa King
  • EUROGOL. La Nations League è stata una buona idea: San Marino è a due pareggi dalla qualificazione ai Mondiali. GERMANIA: Quelli che vanno via da Musk, due club della Bundesliga sono usciti dal social
  • PODEMI. Cos’è questa storia di Vieira e Balotelli Se non usate bene la VAR, la VAR prenderà il vostro posto: lo dice Paolo Casarin sul Corriere della sera
  • GLI ANNI CON IL QUATTRO. La prima pietra del Mundial ‘82: l’esordio di Antognoni e l’Italia di Bernardini battuta in Olanda. I telespettatori RAI furiosi con Nando Martellini 
  • La guida ragionata allo sport in tv
  • Le prime pagine di sport da tutta Europa

QUELLO CHE STA SUCCEDENDO

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TENNIS

L’ultimo dritto di Rafa Nadal

Io se fossi il capitano non mi farei giocare

Rafa Nadal

    Chissà che cosa si prova quando sei sotto 4-6 4-5, 40-30 e match point, più altri vent’anni di palline andate e venute di qua e di là. Cos’è che si sente prima dell’ultimo punto della tua vita, e anche durante. Un servizio centrale a cui rispondere, un rovescio messo di là senza grosse pretese, un dritto uncinato che arriva nell’angolo a sinistra e ti pesca fuori posizione, un dritto difensivo giocato di mezzo taglio che muore nella pancia della rete, come un cefalo tirato fuori dall’acqua da qualche pescatore di Aci Trezza. 

Ora la circolarità della carriera di Rafa Nadal è perfetta, come lui stesso sospettava che sarebbe accaduto. «In Davis avevo perso solo la prima, se dovessi ritirarmi dopo aver perso l’ultima si chiuderebbe il cerchio». Fatto. Di Botic Van de Zandschulp sapevamo che avesse un debole per Melbourne, la sua città preferita quando sta in giro per cose di tennis. Gli piace guardare sport e film, il suo preferito è Il Gladiatore. Non era mai stato in America fino a tre anni fa. Quando avrà appeso la racchetta a qualche tipo di muro, quando andrà a ridere dentro a un bar, potrà presentarsi come l’uomo che ha messo fine alla carriera di Rafa, come calcola Filippo Maria Ricci sulla Gazzetta, alla partita numero 1308, sconfitta numero 228. Una partita che è stata piena di sentimenti e povera di tennis. Nadal ha mantenuto i tic resi immortali dall’imitazione di Djokovic, la voglia di competere, l’aura di un tennista da 92 titoli con 22 Slam. Però il resto si è appassito: tra il 2023 e il 2024 ha disputato ha giocato appena 23 partite perdendone 10.

Per salutarlo da protagonista, non da capitano-non-giocatore come si usava dire una volta in Davis, la Spagna ha messo in conto di lasciar andare la possibilità di vincere un’altra insalatiera. Carlitos Alcaraz ha cercato di prolungare di un paio di giorni la carriera di Rafa, il doppio non ha finito il lavoro. Voilà, c’est fini, dice allora l’Équipe, mentre Olga Viza su El Pais scrive che questo è il momento del punto e a capo, dopo essere stato una fabbrica di seguaci, un creatore di stile, un autore di episodi favolosi: d’ora in poi, nella storia del tennis e dello sport spagnolo, si racconteranno le cose avvenute prima, durante o dopo la sua epoca

Viza ricorda di quella volta che Ana María, mamma Nadal, le disse: «Non sai quante mutande gli hanno regalato, credendo che quelle che indossa non gli vadano bene». Ana María è la signora che una volta raccontò di come Rafa, il suo Rafa, «in casa non è il numero 1 del tennis. Quando torna, lo mando a fare la spesa al supermercato, a gettare la spazzatura oppure gli ordino di rimettere a posto la stanza perché non ha alcuna cura, è molto disordinato. Anche questo è allenamento»

 

  SLALOM REWIND

Gli ultimi scambi di Rafa e quelli delle fiorettiste 

  La pace negata da Valentina Vezzali a Elisa Di Francisca alla festa della Polizia. Gli ultimi highlights di Rafa Nadal [qui]

 

La Francia lo celebra come uno di famiglia, per via dei suoi 14 titoli al Roland-Garros. Li abbiamo attraversati anno per anno insieme a lui e vivendone la cronaca forse ci fanno meno impressione, senza una prospettiva storica. Julien Reboullet ha scritto che nessuno mai più sarà in grado di battere il suo record e aggiunge che possiamo entusiasmarci o meno per le sue imprese, possiamo deridere i suoi gesti o adorare la sua grinta, ma Rafael Nadal il mancino ha lasciato il suo segno nello sport come nessun altro, mentre Rafael Nadal il destrimano ha lasciato il segno come nessun altro in termini di relazioni umane. È rimasto semplice come il primo giorno, visceralmente educato, il suo comportamento non è mai stato condizionato dal curriculum della persona che avesse davanti. È rimasto un po’ goffo, come quando balla o quando discute della parità dei premi in denaro tra donne e uomini. È rimasto un po’ codardo, con le sue paure dei cani, del buio, dei temporali. È rimasto troppo goloso: la leggenda narra che sua moglie gli deve nascondere i dolci. Un imperfetto, insomma. Come ognuno di noi. Una normalità profondamente paranormale rispetto all’immensità delle sue imprese sportive. Era il compagno ideale da portarsi in battaglia ma pure quello da portare a pesca. A volte era Pierre Richard in Le Distrait [unico tennista ad aver battuto la testa contro il soffitto mentre eseguiva un salto per riscaldarsi poco prima di entrare nel campo centrale di Wimbledon] a volte era Sylvester Stallone in Rambo: abbiamo sognato spesso che esistesse un apparecchio in grado di misurare la sua soglia di resistenza al dolore, con il presentimento che l’apparecchio si sarebbe rotto. Non aveva né il tennis aereo di Roger Federer né il tennis clinico di Novak Djokovic. Aveva un tennis potente, abile, costantemente aggiornato e rinnovato. Ora è finita. L’eco del suo Vamos è disperso in lontananza. Quel suo corpo a pezzi può essere liberato. Il Nadal destrimano ha la vita davanti a sé. Il Nadal mancino è un ricordo indelebile.

Nella sua rubrica per l’Équipe, Mats Wilander spiega i passaggi dell’evoluzione tecnica di Rafa Nadal negli anni. Quel che mi ha colpito di più è che ha cambiato il suo gioco in modo abbastanza drastico, anche se era un grande specialista della terra battuta. Parlo per esperienza, avendo seguito lo stesso percorso: quando sono migliorato molto sul cemento, alla fine degli anni ’80, ho sentito che stavo perdendo qualcosa nel mio gioco sulla terra. C’è un lato pericoloso nel voler evolvere. Lui non ne è stato colpito. È una cosa molto rivelatrice del suo talento ma soprattutto del suo stato d’animo. Il suo progresso più grande è avvenuto sul rovescio. Non si può dire che fosse un punto debole ma nel 2005 non ci ricavava molto. Se lo attaccavi con un dritto molto incrociato, finiva per ritrovarsi lontano dal campo e il suo recupero non era sufficiente da compensare il ritardo. Ha imparato a trasformarlo in un punto di forza decidendo di colpirlo fortissimo e in cross. Uno sviluppo importante perché il suo diritto è diventato meno essenziale. Non aveva più bisogno di voltarsi sistematicamente, doveva correre meno, ed è un grande vantaggio quando si invecchia. Quando ha vinto il suo ultimo Roland-Garros, Nadal ha giocato sulla terra dei punti come se fosse stato sul cemento. Ma quando doveva giocare punti molto importanti, tornava ai suoi schemi di base, gli schemi di quando aveva 22 anni. La maggior parte dei giocatori che progredisce in ​​un’area, tende a fare dei passi indietro in un’altra. Per lui non è mai stato così

Nel suo ritratto per Domani, Marco Ciriello dice che Nadal ha rappresentato l’altro, il poter essere scomposti, barbari e assoluti in opposizione al mondo perfetto della cattedrale tennistica che è stato Federer. C’ha insegnato la forza e la gioia d’essere più ottimisti di Madre Teresa. La sua forza è stata anche questa intermittenza fisica che ha scatenato una comprensione insolita. Si è consumato più di chiunque altro, ma consumandosi ha riscritto l’idea dello stile, dandoci un altro tennis, più simile al pugilato. L’altro tennis, non è inossidabile, ma si consuma come quello elegante che ormai da due anni manda lettere dalla Svizzera. Si sono misurati all’interno di uno sport complesso e di solitudine, affrontati, vinti, sconfitti, e ora si riabbracciano nella tregua di un divano

DOCUMENTI

LA LETTERA DI FEDERER

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Tutti i tuoi rituali… Sistemare le tue borracce come soldatini in formazione, sistemarti i capelli, l’abbigliamento intimo. Tutto fatto con la massima intensità. Segretamente, mi è sempre piaciuto un po’ tutto questo. Perché era così unico, era così tuo. Pensavo di essere il migliore al mondo. E lo ero, finché due mesi dopo non sei sceso in campo a Miami con la tua canotta rossa, mostrando i bicipiti, e mi hai battuto in modo incredibile. Tutte quelle voci che avevo sentito su di te, su questo fantastico giovane di Maiorca, un talento generazionale, che probabilmente un giorno avrebbe vinto uno Slam, non erano solo chiacchiere. Eravamo entrambi all’inizio del nostro viaggio e alla fine lo abbiamo fatto insieme che carriera incredibile hai fatto Hai reso orgogliosa la Spagna… Hai reso orgoglioso l’intero mondo del tennis. Ridevamo un sacco insieme, poi ci sfiancavamo a vicenda in campo per poi doverci sorreggere durante le premiazioni.  Sei sempre stato un modello per i bambini di tutto il mondo, Mirka e io siamo così contenti che i nostri figli si siano allenati tutti nelle tue accademie. Si sono divertiti un sacco e hanno imparato tanto, come migliaia di altri giovani tennisti. Anche se ho sempre temuto che i miei figli sarebbero tornati a casa giocando a tennis da mancini… E poi c’è stata Londra, la Laver Cup nel 2022. La mia ultima partita. Per me significava tutto averti lì al mio fianco, non come mio rivale ma come mio compagno di doppio. Condividere il campo con te quella sera, e condividere quelle lacrime, sarà per sempre uno dei momenti più speciali della mia carriera. Rafa, so che sei concentrato sull’ultima sfida della tua epica carriera. Ne parleremo quando sarà finita. Ti auguro sempre il meglio.

Dal tuo grande fan, Roger.

Giulia Zonca su La Stampa ha scritto che nella lettera di Roger Federer all’amico e rivale ci sono varie frasi che spiazzano. Scopriamo che l’allora numero uno del tennis, davanti a Nadal per la prima volta ha pensato esattamente la stessa cosa che è venuta in mente a tutti noi. In sintesi: chi è questo strafottente tipo che si presenta in canotta a sbattermi in faccia i bicipiti? Lo svizzero era infastidito ed è stato battuto un considerevole numero di volte, lo dice nella lettera, eppure lì dove poteva serpeggiare il veleno, nasce la devozione. Il modo di giocare di Nadal, quel suo darsi allo sport scelto da entrambi, fa amare il tennis a Federer ancora di più. Cioè, un signore che poteva guardare il mondo e pure il suo più grande avversario dall’alto di un talento inarrivabile, ha deciso di lasciare il piedistallo e di buttarsi nello scambio. Facendolo ha trovato la soddisfazione assoluta. Che non è mai solitaria

A naso non pare una cosa fatta per noi, per noi italiani. Ce lo ricorda Zonca nel giorno in cui Elisa Di Francisca e Valentina Vezzali hanno dato spettacolo al mondo del loro rancore, lo spettacolo di un’antica maniera di essere rivali e di vivere l’agonismo, un moto rugoso, andato, scordato, sepolto, di un’altra generazione. Una pace negata a una richiesta è un affronto alla pietas insegnata dalle migliori tragedie greche. Una scenetta imbolsita fra le risatine dei molti uomini là attorno, eppure inconcepibile dentro il panorama di aria pulita che nuove campionesse e nuovi campioni chiedono di vivere e contribuiscono a costruire. Tutto torna. Elisa Di Francisca era stata la protagonista di quello che La Stampa definisce il commento più acido delle Olimpiadi, nel paese del dissing di Fedez, delle faide costanti, Vannacci che non afferra il rispetto, Valditara che non capisce il patriarcato, Delmastro che non conosce la vergogna

 SINNERISMI

 Jannik potrebbe chiudere il buco nell’ozono con le mani.  È che non gli va

   ▥  IN PAROLE POVERE   Il tipo Sinner propone una radicale modifica del tradizionale modo degli italiani di intendere se stessi.  il tandem cattolicesimo sociale-marxismo, che ha dominato la nostra cultura pubblica del dopoguerra, ha sempre letto il successo come esclusivo figlio dell’Individualismo o della ricerca del Profitto, in ogni caso di categorie “negative” rispetto all’autenticità dell’essere umano. Il rapporto Popolo/Potere è sempre stato considerato più importante di quello Individuo/Società. … Non c’è dubbio che Jannik Sinner sia il giusto modello al quale ispirarsi per far vincere finalmente in Italia, la rivoluzione del merito[Ferdinando Adornato, il Messaggero]

   ▥  SIAMO TUTTI PIÙ BUONI  Sfilate via Sinner dalla nostra domenica e questo mondo, che già è brutto di suo, sarebbe ancora più infelice. Jannik, mentre la cronaca ci presenta personaggi che possiedono denaro, tecnologia e progetti distopici da sembrare i supercattivi dei fumetti, sembra davvero l’eroe buono, il Clark Kent di cui abbiamo bisogno. La meraviglia non è tanto quello che fa lui, in campo: è quello che fa a noi, fuori dal campo. E quanto ci spinga ad essere qualcosa che avevamo perfino dimenticato di poter essere. [Mauro Berruto, Avvenire]

   ▥  UNA SOLUZIONE ALL’EMERGENZA ABITATIVA  «Una persona che conosco e che ha ottenuto un lavoro a Londra nella city ha dovuto trovare casa a Wimbledon perché non riusciva ad averne una nella zona lavorativa per lo stipendio che aveva». Così almeno sarà più vicina per vedere Sinner nel torneo sull’erba…  [Carlo Annovazzi intervista il sociologo Paolo Natale, Repubblica Milano]

   ▥  SUL PRESEPE METTIAMOLO NEL POSTO ESATTO  Intanto, sul podio delle statuette personalizzate dai maestri artigiani svetta, tra le più richieste, quella del campione di tennis Jannik Sinner [Corriere del Mezzogiorno]

 

La finale di Coppa King

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Quattro finali vinte e due perse. L’ultimo titolo è del 2013. Per il secondo anno di fila il tennis italiano ha portato la Nazionale femminile a un passo dalla Coppa Billie Jean King, un tempo Federation Cup. Paolo Bertolucci sulla Gazzetta ha scritto: Quando la tua numero uno è tra le prime cinque del mondo come Jasmine Paolini, che ha fatto due finali Slam; quando hai un doppio come Paolini/Errani, che conta sul risultato finale per il 33% e che ha ottenuto risultati incredibili a partire dall’oro olimpico; quando hai una numero 2 affidabile, a prescindere da chi vada in campo, che non si tira mai indietro, a quel punto nulla può essere precluso. Per cui andremo in campo avendo concrete possibilità di successo finale.

Gaia Piccardi sul Corriere della sera fa notare che quando Sara Errani ha servito dal basso sul match point in doppio con la Polonia, nel cuore della notte di Malaga, l’hanno visto in pochi: i colleghi azzurri della Davis erano già tornati in albergo, sugli spalti la famiglia Paolini al gran completo, più qualche spettatore nottambulo

|   VOCI    Vincenzo Santopadre

 ➣   Sara Errani ha servito da sotto.

«L’ho vista. Le azzurre non hanno le forti individualità degli uomini, ma di testa sono fortissime, nessuna è primadonna o vuole primeggiare, tutte si aiutano. Brava anche Lucia Bronzetti a vincere il primo incontro. È una grande lottatrice, esce da un anno travagliato, eppure quando c’è stare dietro a un punto e da sudare lei c’è. Non ha un tennis fantastico, ma la sua prima di servizio è buona, è soprattutto non molla mai».

 ➣   C’è una scuola dietro?

«Nel caso delle donne sì. Dietro al successo di Jasmine Paolini ci vedo la dedizione di Renzo Furlan, la mano della capitana Tathiana Garbin e di Vittorio Magnelli, direttore tecnico del settore femminile e del centro di Formia. Lo conosco bene, è stato anche il mio allenatore. Paolini a 28 anni non è più giovanissima ma ha trovato tranquillità, costanza, miglioramento. Quando allo sport non metti il muso, ma offri un sorriso, vuol dire che sei libera da lacci e risentimenti».  [intervista di emanuela audisio, Repubblica]

 

 

  EUROGOL 

La Nations League è stata una buona idea

San Marino è a due pareggi dalla qualificazione ai Mondiali

  A otto anni semi-esatti da quando Thomas Müller trovava assurdo che la Germania dovesse giocare contro San Marino, San Marino può atteggiarsi in un modo nuovo. Non più con la risposta arguta che alla stella tedesca diede un funzionario della federazione, un elenco di spiritosi cliché che si chiudeva coi calzini nei sandali. Stavolta San Marino si fa strada con i gol, con il rigore conquistato e trasformato al 92esimo contro Gibilterra da Nicola Nanni, 24 anni, in serie C alla Torres, l’ex squadra di Zola; e con i tre segnati tutti insieme per la prima volta nella storia sul campo del Liechtenstein: Lazzari, ancora Nanni e Golinucci. 

Stupore e meraviglia, meraviglia e stupore anche sulla stampa internazionale. Uno per tutti: il Daily Mail in Inghilterra. È strabiliato all’idea che la peggiore squadra del mondo, la numero 210 nel ranking FIFA sia a due partite di distanza dalla qualificazione ai Mondiali. Se tutte le squadre della fascia 1 e della fascia 2 di Nations League si qualificassero tra le prime due nei rispettivi gironi, per come stanno le cose adesso i posti ai playoff verrebbero assegnati alla Macedonia del Nord, all’Irlanda del Nord, alla Moldavia e a San Marino. A quel punto non dovrebbe neppure vincerne una, basterebbero due pareggi e cinque rigori segnati per guadagnarsi un posto fra le grandi.

Perfino l’UEFA dunque fa cose buone. L’UEFA è quell’acronimo che pià spesso viene associato ai termini parrucconi, soloni e insipienza. Sono tre parole adoperate in esclusiva. Si usano solo negli articoli sull’UEFA. No, non è vero, ogni tanto anche per la FIFA e per il CIO. Comunque. Perfino l’UEFA fa cose buone. La suddivisione in categorie della Nations League è stata un’intuizione felice. Ha messo le piccole Nazionali nella condizione di giocarsi delle partite vere alla pari. Ha insegnato a San Marino come ci si difende senza soccombere, come si va in vantaggio, come si gestisce un vantaggio, come addirittura si possa raddoppiare. Senza escludere o ghettizzare, promozioni, retrocessioni, l’Inghilterra va in B se non studia, San Marino sale in C se impara. 

La cosa più speciale di tutte è che San Marino ha tifosi in tutto il mondo, e l’emigrazione non c’entra. C’entrano casomai i social network e le nicchie di appassionati di qualunque cosa che lì vanno a fare il proprio nido. Sia San Marino, sia Liechtenstein sia Gibilterra hanno visto nascere account che rilanciano notizie e commentano le loro gesta. Ci sono community che hanno provato piacere in questi anni a mettersi sotto la bandiera di chi perde sempre. Il più grande account del genere su Twitter o come diamine si chiama è Liechtenstein Francia, con più di 56.000 follower, dunque un seguito superiore alla popolazione reale totale e del principato incastrato tra Svizzera e Austria. Tutto è cominciato con uno scherzo e tutto è cominciato per colpa di San Marino.  Un giorno, uno Youtuber si sveglia e pubblica un video divertente parlando della squadra di San Marino, celebrandola come la più scarsa del mondo, quella che perde sempre, quella che festeggia un gol come se avesse vinto il Mondiale. È nato così un account in lingua francese sui Titani. A quel punto altri youtuber si sono messi in competizione. A poco a poco, la moda si è diffusa e ormai quasi tutte le squadre più modeste hanno il loro account francofono, l’ultimo arrivato pare che sia il Bhutan. 

Così, quando il sorteggio della Nations League le ha messe tutte insieme, sui social hanno vissuto le sfide col calore che mettono a Madrid e Barcellona nei Clasicos, o così almeno garantisce l’Équipe – che ha dedicato un pezzo a questo bizzarro fenomeno. 

 

   LEGGI ANCHE  | I 14 gol presi da Gibilterra sembrano un film di Taiki Waititi

19 NOVEMBRE 2023

 

  BUNDESLIGA

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Quelli che vanno via da Musk

Le prime due squadre che hanno fatto sapere di voler andar via da Twitter o come si chiama adesso giocano in Germania. Il St. Pauli l’ha fatto la scorsa settimana, un sospiro dopo l’elezione di Donald Trump e l’ingresso ufficiale di Elon Musk nella squadra di governo USA. È stato seguito dal Werder Brema, con una nota chiara e dritta: Da quando Elon Musk ha preso il controllo della piattaforma, discorsi di odio – di odio verso le minoranze – post estremisti di destra e teorie cospirative hanno potuto diffondersi a un ritmo incredibile, tutto sotto le mentite spoglie della libertà di parola. La radicalizzazione della piattaforma è attivamente guidata da Elon Musk e dai suoi post personali, che includono commenti transfobici e antisemiti, così come la diffusione di narrazioni complottistiche”. 

Non è un caso che accada in Germania, il paese nel quale le squadre di calcio e i suoi tifosi mostrano il maggior grado di partecipazione agli eventi sociali. Contro l’avanzata degli estremisti di AfD si sono sollevate voci preoccupate di dirigenti, allenatori, calciatori. Le curve hanno protestato e scioperato per difendere l’attuale struttura che rende gli spettatori dei protagonisti del gioco, non solo dei clienti. Non è solo romanticismo, sempre che si possa dire solo, sempre che si possa trattare il romanticismo come un fastidio. È qualcosa che viene da lontano, nel paese che ha dato alla storia Karl Marx ma che dalla storia viene ricordato per essere stato guidato da Hitler. È impegno civile. È l’antica consapevolezza della forza di una massa. 

     LEGGI ANCHE  | Elogio dell’Union Berlino mentre i tifosi protestano contro i fondi

16 DICEMBRE 2023

     LEGGI ANCHE  | Avventurieri, razzisti e sporcaccioni. Nel fango del calcio europeo si salva la Germania

14 APRILE 2024

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5 FEBBRAIO  2024

 

IL CALCIO ITALIANO

Cos’è questa storia di Vieira e Balotelli

 

  Perché Patrick Vieira va al Genoa? Dopo aver allenato negli Stati Uniti [New York City, 2016-2018], in Inghilterra [Crystal Palace, 2021-2023] e in Francia [Nizza, 2018-2020 e Strasburgo, 2023-2024], deve aver sentito la voglia di scoprire un nuovo campionato, per nutrire la sua esperienza in panchina e confrontarsi con altri stili di gioco. Così spiega L’Équipe dalla Francia, raccontando che da tempo desiderava tornare in serie A o andare in Spagna. Diventerà il primo allenatore francese ad aver fatto tre esperienze nei cinque maggiori campionati europei. Dopo le esperienze fatte a Nizza e Strasburgo, dove aveva la squadra più giovane d’Europa l’anno scorso e dove ha dovuto gestire gruppi molto inesperti e contesti talvolta complicati, Vieira ha chiesto rassicurazioni sull’organico al direttore sportivo Marco Ottolini e al direttore generale Andres Blazquez.

Vieira era diventato un volto e una voce di DAZN. Ha rinforzato il suo staff con l’arrivo di Aitor Unzué, ex vice di Luis Enrique, che ha lasciato il PSG poche settimane fa. Era stato avvicinato dal Burnley nella serie B inglese per prendere la panchina di Vincent Kompany, e da diversi club in USA tra cui Chicago. Anche il Rennes aveva pensato a lui prima di chiudere con Sampaoli. Scrive L’Équipe che il Genoa p noto per l’instabilità della sua panchina: e non c’è nemmeno più Preziosi da deridere. Venduto a 777 Partners nel settembre 2021, il club ha attraversato negli ultimi mesi un intenso periodo di incertezza a causa delle difficoltà finanziarie del suo azionista statunitense, sotto “protezione” di A -Cap, compagnia assicurativa americana, creditrice. Per Vieira la missione sarà salvarsi. Nonostante la situazione economica precaria con una vendita del club prevista a breve o medio termine, Blazquez ha dichiarato pubblicamente all’inizio di ottobre che A-Cap intende aggiustare la rosa.

Da ieri pomeriggio girano quelle vecchie frasi date da Vieira al Daily Mail in una intervista.  «La mentalità di Balotelli non si addice a uno sport collettivo come il calcio». E dunque adesso cosa succede? Giampiero Timossi su La Stampa scrive: Nella sceneggiatura della sit-comedy scritta dagli americani proprietari del Genoa, l’ultima trovata appare geniale, meglio di The Big Bang Theory. Balotelli e il suo nuovo allenatore hanno giocato insieme nell’Inter e poi nel Manchester City. Di questa seconda avventura gli archivi sono zeppi d’immagini, dove il francese parla con atteggiamenti seri all’attaccante italiano. Che ride, praticamente sempre. L’ultima volta che si sono incontrati è andata anche peggio. Stagione 2018-2019, l’ultima di Balotelli con la maglia del Nizza e la prima di Vieira sulla panchina del club francese. SuperMario molla tutti a gennaio, va a Marsiglia. … «Mario è tranquillo», fanno sapere i dirigenti rossoblù. Anche loro sanno che nel contratto dell’attaccante c’è una clausola che gli permette di salutare Genova entro il 31 dicembre, senza pagar dazio. Se la usasse sarebbe un altro big-bang, ma non un grande spettacolo per il Grifone.  

 


      CORRIERE DELLA SERA

   Se non usate bene la VAR, la VAR prenderà il vostro posto

    DI PAOLO CASARIN

Talvolta i varisti, che non hanno potuto accumulare esperienze ampie di arbitraggio sul campo, sembrano ricercare e scoprire dal monitor situazioni alternative finendo per raccomandare all’arbitro i giudizi da divano. Dimenticano che il varista deve restare arbitro in ogni situazione, deve solo osservare le fasi di gioco che gli vengono proposte dalla tecnologia, come fosse un moviolista, per poter immediatamente ritornare al giudizio concreto di un arbitro autonomo e operativo sul campo. Una capacità rara ma fondamentale per poter aiutare il collega arbitro. Se questo comportamento non si applicherà la Var potrebbe danneggiare l’arbitro in quanto finirebbe per apparire sostitutiva. O, più realisticamente, sarà la tecnologia a cancellare entrambi


    TITOLI

▥   Corriere della sera: Quasi uno spareggio – Al Milan segnano tutti ma serve un’altra difesa per puntare al titolo. La Juve senza Vlahovic, Motta rispolvera la teoria dello spazio.  

▥   La Stampa: Juve, attacco a sorpresa” – Vlahovic ko con la Serbia: niente lesioni ma salta Milan e Aston Villa Sabato a S. Siro idea Weah centravanti nello stadio del padre George

▥   Repubblica: Gravina, no al sequestro di 140 mila euro ma il Riesame avvalora le tesi dell’accusa” – Andrea Ossino ha scritto: Il giudice ha ritenuto affidabili le testimonianze contro Gravina e anche la ricostruzione della procura, secondo cui il presidente avrebbe ottenuto un guadagno personale per aver conferito alla Isg, colosso del settore, l’incarico di migliorare gli standard qualitativi della piattaforma di distribuzione degli eventi sportivi della Lega Pro e di progettare sistemi anti-pirateria. Lo avrebbe fatto grazie a una sospetta compravendita di libri.

 

  GLI ANNI CON IL QUATTRO

La prima pietra del Mundial ‘82

 

La sera del 20 novembre del ‘74 l’Italia cominciò a vincere il suo terzo Mundial, solo che non lo sapeva. Quando si costruisce qualcosa, sotto gli occhi c’è solo un cantiere. Servono cinque anni per tirar su un Bosco Verticale. A Coverciano ne impiegarono otto. La sera del 20 novembre del ‘74, adulti e bambini avevano sotto gli occhi solo una manciata di maglie azzurre travolte da un mucchio di maglie arancioni. Il fallimento ai Mondiali dell’estate precedente aveva imposto il rinnovamento. La prima Italia post Azzurro Tenebra, la prima senza Riva Mazzola e Rivera, era andata in scena un paio di mesi prima in amichevole contro la Jugoslavia. Fulvio Bernardini, il nuovo CT, aveva fatto spazio a sei debuttanti tutti assieme: Rocca, Roggi, Zecchini, Caso, Re Cecconi e Damiani. In tre avevano vent’anni

Quella sera di cinquant’anni fa a Rotterdam, Bernardini ne aggiunse altri due contro l’Olanda, stavolta sono qualificazioni agli Europei. Uno sarebbe diventato campione del mondo: Giancarlo Antognoni. L’altro sarebbe diventato il simbolo di quel che capita all’inizio di un ciclo, alcuni si bruciano, altri imparano a camminare dentro al fuoco. Andrea Orlandini si bruciò. Gli diedero Johan Cruyff da marcare. Contro la Jugoslavia e contro l’Olanda, l’Italia trovò due sconfitte ma anche un metodo. Stava cominciando il più ampio setaccio generazionale mai visto nel calcio italiano, una collettiva sessione d’esame. Solo quattro calciatori presenti nella successiva Italia-Bulgaria sarebbero tornati in Nazionale. Nelle prime otto partite di quella rifondazione, l’Italia avrebbe segnato in tutto due gol, battendo solo la Finlandia su calcio di rigore, ma scoprendo che a poco a poco ci si poteva fidare di debuttanti chiamati Claudio Gentile (22 anni), Francesco Graziani (23), Roberto Bettega (25), si poteva mandare in pensione anche Giacinto Facchetti, accogliendo Gaetano Scirea e poi Marco Tardelli, pure loro esordienti a 22 anni. 

Erano anni di furori ideologici perfino più di oggi. Il calcio di Bernardini non aveva la simpatia di Brera. In più si permetteva di chiamare giocatori dalla se­rie B [Bertuzzo, Facchi, Pirazzini] e uno addirittura dalla serie C [Martelli del Livorno]. 

La sera del 20 novembre ‘74 gli olandesi erano parecchio inquieti. Bernardini si era lasciato scappare una definizione per Orlandini che aveva agitato la vigilia. Lo aveva definito un killer. Così a Rotterdam si aspettavano un acciacca-caviglie. Non fu così. A rileggere i giornali dell’epoca sfuma perfino il nostro ricordo di un Orlandini sballottato, travolto. Non fu un naufrago. Gualtiero Zanetti sulla Gazzetta gli diede 6. Nel primo tempo Cruijff, l’uomo che doveva controllare, è stato quasi sempre centravanti, cosicché a lui è toccato il compito di stopper, che ha ben svolto al di fuori della rigidità ed incapacità solite di impostazione di uno stopper naturale (ruolo che nel gioco moderno sta scomparendo con la contemporanea graduale scomparsa dei centravanti-boa). Quando nella ripresa Cruijff si è scatenato e ha cominciato ad andare da ogni parte del campo, soprattutto sulla sinistra, per un gioco di rifornimento che dava subito i suoi risultati, Orlandini lo ha sufficientemente contrastato ai limiti dell’area, sull’avvio dell’azione, facendosi però sorprendere dalle rapide convergenze al centro di Cruijff, il quale andava a concludersi le manovre da lui stesso iniziate. Gran parte dell’ottimo rendimento di Orlandini nel primo tempo in tal modo scemava, ma bisogna ricordarsi che si trattava sempre di Cruijff

Cruyff era raccontato dai giornali dell’epoca come una specie di marziano venuto sulla Terra, ma un marziano capriccioso, un venale, uno che avrebbe rilasciato interviste solo a pagamento. Nei giorni che precedono la partita, ne scrive in questi termini sempre Giorgio Mottana sulla Gazzetta. Ma più volte certe ricostruzioni del tempo, anche certe interviste, si sono infilate nel territorio dell’improbabile. 

   

   «Perchè non viene a giocare in Lombardia?- gli chiede il collega. A Milano ci sono grandi stadi e “mucio dinero”… «In Lombardia fa freddo, risponde Cruijff. Un altro gli propone il trasferimento a Roma. E lui: «Forse non mi avete capito. Voglio andare in una città di mare». Allora venga a Napoli!, gli fa un altro. «Ecco. vedete. Napoli mi piacerebbe moltissimo. Fate aprire le frontiere, poi ci metteremo d’accordo. A Barcellona andai per la famiglia. I miei bambini – ne ho tre … – hanno bisogno di un clima tiepido, lo si può trovare soltanto in certe città che si affacciano sul Mediterraneo. Napoli andrebbe proprio bene». [Franco Mentana, la Gazzetta dello sport, 22 novembre ‘74]

E del resto quel Napoli di Vinicio si diceva che giocasse all’olandese. Sei anni dopo per davvero a Napoli ci sarebbe andato Krol. 

 

L’Italia alla Gazzetta piacque. In effetti nel primo tempo aveva retto bene, andando in vantaggio con Boninsegna. Due giorni dopo si legge che gli imputati sono due: l’arbitro e il telecronista. In che senso? Nando Martellini fu accusato dai telespettatori di essere stato troppo critico. Intervistato da La Gazzetta, il suo predecessore Nicolò Carosio disse: «È stata una telecronaca funerea e jettatrice. Al di la di quanto è consentito a un inviato, ma soprattutto a un italiano. Una delle tante colpe della RAI-TV. In ogni cosa della vita la speranza è l’ultima a morire. Martellini si era messo in testa che gli azzurri sarebbero andati incontro alla disfatta. E il gol di Boninsegna gli ha rovinato i “piani”. Non si può annullare per preconcetto anche la minima possibilità di salvarsi. Un cronista che in quel momento ha in “mano” la nazione ha il dovere di tenere su chi lo ascolta, proprio nei momenti in cui si subisce. Come è successo alla Nazionale italiana nel secondo tempo».

Martellini dovette difendersi dall’accusa di aver detto che in campo c’era solo l’Olanda. Replicò così: «Non è vero. Nel primo tempo ho lodato gli italiani poi la ripresa è stata tutta olandese. Il loro portiere non ha toccato un pallone. Contro la porta di Zoff, invece è stato un tiro a segno. Gli azzurri non reagivano più, aspettavano solo la fine come una liberazione. Della nostra squadra non era rimasto più niente. I colleghi dell’Eurovisione mi chiedevano il perché di quella metamorfosi. Io ero a disagio, mi vergognavo». 

Come si vede dal ritaglio del pezzo che raccoglieva il parere dei lettori al telefono, il signor Gattai da Torino si fece prendere la mano dalla sua simpatia per Stalin. E comunque pure Martellini, otto anni dopo, avrebbe avuto la sua rivincita. Senza più Bernardini, ma con Bearzot promosso CT unico in panchina, sarebbe stata la sua voce a dir tre volte campioni del mondo

VITE OLIMPICHE

Secondo le informazioni di Le Parisien, confermate da L’Équipe, gli avvocati dei due rugbisti francesi accusati di stupro a Mendoza, hanno presentato una richiesta di ricusazione contro la giudice Eleonora Arenas, responsabile del caso, a causa di un “rischio latente di imparzialità”. C’è un documento di sette pagine che i giornali francesi hanno potuto consultare. Ma scrivono che l’azione ha scarsissime possibilità di successo. La richiesta sarà esaminata venerdì alle 15 del Sudamerica. Una precedente era stata respinta nel mese di settembre. Oscar Jegou e Hugo Auradou restano tuttora incriminati per uno “stupro violento”, avvenuto durante la tournée della Nazionale francese in Argentina a luglio. I rugbisti sostengono di aver avuto rapporti sessuali con la donna che li denuncia, ma consensuali. Sono tornati a giocare in campionato, non in Nazionale. I legali della vittima giudicano la mossa una “tattica dilatoria”. 

 

LA MOTOGP

Il Motomondiale che verrà

Due giorni dopo la fine del Motomondiale 2024 è cominciato quello del 2025 con i primi test di Barcellona: Alex Marquez è stato il più veloce in 1:38.803 davanti a Quartararo e Bagnaia. Quarto posto per Marc Marquez al debutto sulla Ducati ufficiale e undicesimo per il campione del mondo Jorge Martin all’esordio in Aprilia. 

Tre piloti esordienti, due grossi nomi passati in due giorni da un team all’altro, tutte le scuderie alla ricerca di segni e segnali sul cronometro per capire se e dove ci sono stati miglioramenti. La Gazzetta racconta i test di Barcellona partendo dalla novità più succosa, il dualismo che la Ducati si è messa in casa aggiungendo il Diavolo all’Acquasanta, il Joker Marquez a Facciadangelo Bagnaia secondo santa narrazione. Euforia Marquez titola la Gazzetta perché lui si è detto assai contento di questa prima uscita: «È stato speciale anche perché non sapevo bene cosa sarebbe successo. Con Gresini mi sentivo un po’ come un flan (un budino, in spagnolo; ndr ), dentro era come se tremassi; adesso è stata pure una prima volta, è vero, ma dalla prima uscita ero molto calmo». 

«Il momento più importante per avere una relazione stretta con il tuo compagno è adesso: in precampionato, ma soprattutto in questo test, perché quello che proveremo in Malesia è più o meno quello che utilizzeremo nelle prime gare. Prima di tutto ognuno di noi ha parlato da solo con gli ingegneri, così da dare loro le informazioni basiche, poi con Pecco ci siamo confrontati. E i commenti sono stati molto simili: abbiamo avvertito gli stessi pro e contro. E credo sia un vantaggio perché rende il lavoro più facile agli ingegneri». 

C’è stato anche un siparietto – racconta Paolo Ianieri – quando a fine test, rientrando ai box, ha trovato in pit-lane il team Gresini e suo fratello Alex ad applaudire ironicamente. Marc ha risposto col dito medio.

 

    RIMBALZI       Il Joker del motociclismo

L’Équipe si dedica al suo Fabio Quartararo, campione del mondo nel 2021 e reduce dalla prima stagione senza podi. Domenica a Barcellona è entrato in sala stampa gridando in spagnolo Se acabo, è finita, perché bisogna essere sordi e ciechi per non rendersene conto: il francese della Yamaha non si è divertito molto– Ha chiuso il campionato al 13esimo posto. Troppo poco per la crescita di un campione del mondo. La Yamaha ha protetto i suoi segreti tirando una tenda davanti al garage quando il suo pilota è rientrato ai box. Il cronometro ha detto che Quartararo è stato uno dei pochi a scendere con la nuova moto sotto i tempi fatti in prova nel week-end scorso con le vecchie. Un centesimo, non è una rivoluzione, ma i progressi della seconda parte di stagione sono stati confermati. La casa giapponese parla di direzione giusta, in effetti Quartararo non andava contromano.

 

PALAZZETTI E DINTORNI

LE MIGLIORI RÉCLAME DEL BASKET

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CONTRO IL LOGORIO DELLA VITA MODERNA Il Monaco è alla prossima pagina. Ha chiuso la sua storia con Zeljko Obradovic, il coach dei nove titoli vinti in Eurolega con cinque club diversi,  quello a cui Gregg Popovich dice di rubare le giocate, l’uomo che festeggia due volte il compleanno, nel giorno in cui è nato e nel giorno in cui è sopravvissuto a un incidente stradale. Ma alla prossima pagina del Monaco pare ci sia il nome di un’altra leggenda. Lo scrive il portale greco Meridian Sport, che dà per certa la panchina a Vassilis Spanoulis, soprannominato Kill Bill, “un dio greco per succedere a un monumento serbo” sintetizza L’Équipe senza escludere ancora il nome di Sergio Scariolo. Spanoulis è il ct della Grecia, attualmente impegnato con la sua Nazionale per due partite di qualificazione a Euro 2025 contro la Gran Bretagna (domani e domenica).  Pare che sia il preferito dalla stella della squadra, Mike James, un tipino che gli ha tolto il primato di punti segnati in Eurolega. “Secondo diverse fonti – dice il giornale francese – i giocatori sono intontiti e molto stanchi”.

 

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