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FORMULA UNO
Il capolavoro di Leclerc: adesso va meglio in gara che in qualifica
SETTE CILINDRI | La libertà in casa McLaren così tipicamente anglosassone
DI ROBERTO LIBERALE
① ARTEFICI Le domeniche in Rosso
Appena la scorsa settimana avevamo evidenziato come la Ferrari stesse invertendo la recente tradizione negativa dei sabati del villaggio. A Monza è arrivata la sublimazione di tutto ciò. Arrivare alla vittoria, con l’altra monoposto ai piedi del podio, dopo una partenza in seconda e terza fila, sa di impresa. Miracolo no, per carità, perché nella Formula Uno al 99% si raccoglie ciò che si semina. Merito di tutti, perché si vince e si perde tutti insieme. Come a Zandvoort, il grande merito di Charles Leclerc è stato quello di realizzare alla perfezione ciò che il team aveva studiato e preparato, stavolta sorprendendo gli avversari con una sosta in meno ai box.
Altri team, Ferrari compresa, ci avevano provato altre volte, ma stavolta tutto è riuscito grazie alla bravura di Leclerc, capace di girare ad un ritmo impossibile con degli pneumatici molto più usurati di quelli degli avversari. Quello di non gestire correttamente il consumo delle gomme era considerato uno dei maggiori difetti di Charles, che tra Zandvoort e Monza ha cancellato tutte le sensazioni di incompiutezza e malinconia che si portava addosso da un po’.
Tira un’aria diversa a Maranello, e lo si capisce anche dalla straordinaria disponibilità del quasi ex ferrarista Carlos Sainz a collaborare nel piano perfetto. Senza il suo aiuto, probabilmente non sarebbe andato a buon fine. Ora la Ferrari può ritenersi in piena lotta per il titolo costruttori. La Red Bull è a 39 punti di distanza e la McLaren a 31. Leclerc ha consolidato il terzo posto in classifica piloti, portando il vantaggio su Piastri a 20 punti. In teoria, solo in teoria, Verstappen non è irraggiungibile, visti gli 86 punti di ritardo e lo stato di forma attuale della Red Bull. Però realisticamente recuperare una media di 11 punti a gara sembra quasi impossibile: significherebbe vincere sempre, con Verstappen mai sul podio. Bene che la Ferrari si concentri su una gara alla volta, visto che dopo l’ultima vittoria a Monaco ci ha messo un po’ per tornare ai primi posti.
PUZZLE | CHE COSA SI DICE IN GIRO
▥ LA STRATEGIA Daniele Sparisci, Corriere della sera: “Nessuno fra i big aveva ritenuto possibile attuare la strategia a un solo pit-stop, fra caldo e incognite legate al nuovo asfalto (a proposito, promosso anche il restyling del circuito, i nuovi sottopassaggi hanno tolto traffico, avanti così). Leclerc, pilota istintivo e spesso portato a inseguire limiti e rischi, ha mostrato le qualità decisive per diventare un futuro campione. Ha accarezzato le gomme per 38 giri, seguendo le istruzioni che gli arrivano dal muretto. Svelando anche la sua natura impulsiva quando ha risposto all’ingegnere di pista, Bryan Bozzi, che gli chiedeva di sistemare la ripartizione della frenata: «Se vedete che non lo faccio non chiedetemelo dieci volte!». Come dire, ci penso io, lasciatemi in pace. È stata un’emozione matura”
▥ CHI E’ OGGI LECLERC Alessandra Retico, Repubblica: “Non è più il ragazzo che cinque anni fa vinceva all’Autodromo (dalla pole) alla sua prima stagione con la rossa. All’epoca il tassista che lo portò a casa neanche lo riconosceva, gli disse: «Però bravo questo nuovo pilota di Maranello, a te piace? ». Non quanto adesso. Era uno sbarbato talentuoso, un po’ impetuoso, di straordinario talento. Ma non il pilota e neanche l’uomo che a 26 anni è diventato: uno che sa convivere coi dubbi, li sopporta, anzi li trasforma in risorsa”.
▥ I FAMOSI AGGIORNAMENTI Jacopo D’Orsi, La Stampa: “Il digiuno di 7 gare è terminato, la corsa per portare già qui sviluppi decisivi per correggere la rotta (nuovo fondo, nuovo diffusore, ala posteriore specifica) ha dato i suoi frutti”.
▥ IL NASCONDINO Umberto Zapelloni, il Giornale: “La McLaren era obbiettivamente più forte, ma con la furbizia e un po’ di azzardo poteva essere battuta. La Ferrari ha giocato un po’ a nascondino nei giorni scorsi e ha estratto il jolly nel giorno della gara sfruttando il suo assetto molto scarico. Un capolavoro che cambia faccia ad una stagione dove le sorprese probabilmente non sono ancora finite. In fin dei conti la Red Bull non è lontanissima. E se la McLaren dovesse continuare a pasticciare…”
▥ LA FIDUCIA Leo Turrini, il Resto del Carlino: “Questo ragazzo, intendo Leclerc, è speciale. Tutte le volte che lo incrocio sorride e mi fa: vedrai che ce la faremo. E io suppongo lo dica per tenermi su di morale, come segno di rispetto per la mia antica passione Rossa. Oppure no. Forse ci crede davvero”.
▥ I FOTOGRAMMI DELLA GIOIA Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: “Che fosse nelle mani della Ferrari, sulle tribune, sulle poltrone di chi guardava da casa, lo si è intuito a rate, quando mancavano cinque, due, un giro soltanto alla fine. Attimi come fotogrammi a sorpresa. Il fiato trattenuto. La voce che scoppia in gola … Sarebbe bello avere una cronaca intima dell’ultimo giro. Il traguardo che, all’improvviso, alla fine, compare. Il suo racconto, da accostare a quelli di chi lo aspettava proprio lì e per sempre”
▥ OPPURE MAI UNA GIOIA Benny Casadei Lucchi, Il Giornale: “L’annuncio di Antonelli e la vittoria della Ferrari di Leclerc portano gioie. Entrambe rappresentano sentimenti simili, perché acerbe alla stessa maniera: sono infatti preludio di qualcos’altro che deve ancora avvenire. Kimi non dovrà tradire, la Ferrari dovrà continuare. Nel primo caso permane il sacrosanto dubbio che il ragazzo non disattenda poi le aspettative; nel secondo che questa di Monza sia la meravigliosa puntata al tavolo del poker in cui la Rossa si è giocata tutto e dalla prossima corsa di Baku tornerà a perdersi nei problemi e in un rosso dalle sfumature grigiastre”.
▥ MCDIAMINE Fabio Tavelli, Il Foglio: “Probabilmente nei brief del sabato sera quelli della McLaren avevano disegnato la partenza in modo da non crearsi ostacoli a vicenda. Evidentemente avevano detto a Norris che Piastri non lo avrebbe attaccato alla prima curva. E magari Piastri aveva annuito. Però alla quarta ecco che l’australiano porta a compimento un autentico capolavoro infilando il tenero Lando. Non solo passandolo, e già questo sarebbe materia di discussione, ma anche scoprendogli il fianco per l’attacco di Leclerc, bravo a infilare il poleman del sabato e in pratica a distruggergli la gara”.
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LA MOTOGP
Con i Marquez succede sempre qualcosa
L’ha fatto apposta o no? È il quesito di stamattina. Mentre Marc Marquez andava a vincere il suo primo GP dopo 1.043 giorni, suo fratello alex causava l’uscita di scena di Bagnaia. Pecco aveva avuto una di quelle partenze che o ti deprimono o ti spingono alla rimonta. Lui si era aggrappato alla seconda ipotesi, finché Alex Marquez si aggrappato a lui. Al 15esimo giro stava lottando per la terza posizione che avrebbe ridotto il distacco in termini di punti da Jorge Martin nella classifica generale. Al 18esimo il fratellino è finito lungo alla curva 12, Bagnaia lo ha affiancato all’esterno della curva successiva, lo spagnolo gli è finito addosso e lo ha trascinato fuori dalla pista, con un passaggio sotto le ruote della sua moto. Solo il cielo ci consente di tenere stamattina questo tono leggero.
Massimo Calandri su Repubblica ci ricorda che “dal prossimo anno, il piemontese dovrà condividere il box rosso ufficiale con Marc: già non c’erano buone premesse, figuriamoci ora”. Per giunta tutto è successo “sul circuito dell’antico nemico, Valentino, e oggi di Bagnaia, allievo preferito del Doc. Il weekend sull’Adriatico promette emozioni forti”. Il prossimo GP si tiene infatti a Misano. “La pista spagnola nel weekend sembrava cucita addosso al catalano: ha tante curve a sinistra, come piace a Marquez, ma soprattutto era stata resa scivolosa dalla sabbia del deserto spagnolo mista alla pioggia, caduta abbondante la sera. Quando l’asfalto è scivoloso, Marquez si esalta. Infatti è stato sempre davanti, dal primo minuto della giornata di prove libere”.
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SENZA MOTORI
La maglia rossa è ancora di O’Connor anche dopo la montagna terribile
Codesto Cuitu Negru davvero doveva far male, se l’incandescente Primoz Roglic dei giorni scorsi lassù s’è raffreddato. Ben O’Connor aveva quasi messo in conto il sorpasso, pensava di doversi separare dalla maglia rossa su quelle rampe che toccano il 25% di pendenza. E invece no. Mentre Pablo Castrillo andava a vincere la tappa come già tre giorni prima alla Estacion de Montaña de Manzaneda [23 anni, prima partecipazione a una grande corsa, primi successi in carriera], l’australiano si è difeso bene, così stamattina mantiene ancora 1’03” di vantaggio sullo sloveno, peraltro penalizzato di 20 secondi per aver cercato troppo a lungo riparo dietro la scia di una macchina. Manuel Martinez su L’Equipe ha scritto che “mantiene ancora miracolosamente la testa fuori dall’acqua”.
Per usare un linguaggio da corrida, “Primoz Roglic ha piazzato ancora una volta una banderilla attaccando a tre km dalla vetta del Cuitu Negru” ma senza ammazzare il toro fra le nebbie delle Asturie. Oggi arriva una pausa di 24 ore a Oviedo e poi verrà il momento di avviarsi verso la resa dei conti sulle strade che portano ai laghi di Covadonga. Scrive L’Équipe che Roglic dovrà essere più saggio e “meno vanaglorioso”.
VITE OLIMPICHE
La quinta giornata delle Paralimpiadi
La giornata-5 delle Paralimpiadi si apre con la Cina sempre in testa al medagliere, 33 ori e 71 podi complessivi, davanti a un movimento britannico da 23 ori e 43 podi. Gli USA sono risaliti fino alla terza posizione con 8 oti e 27 podi. Stanno davanti al Brasile per un maggior numero di argenti [11 a 4]. L’Italia è all’ottavo posto nel medagliere: 5 ori e 18 medaglie in totale. La stella di queste prime quattro giornate si chiama Ihar Boki, gareggia sotto la bandiera della neutralità, viene dalla Bielorussia e ha vinto 3 medaglie d’oro nel nuoto nella categoria S13, per atleti con compromissione della vista. Ha studiato Giurisprudenza all’Università di Minsk. È stata sua madre a portarlo in piscina all’età di 5 anni, gli allenamenti lo annoiano, in gara si diverte. Ha gareggiato anche ai Mondiali non paralimpici nel 2013 a Barcellona.
Storia degli archi e delle frecce di Matt Stutzman
Dodici anni dopo aver vinto la sua unica medaglia paralimpica, un argento ai Giochi di Londra 2012, l’arciere statunitense Matt Stutzman ha vinto l’oro nel compound individuale maschile open battendo il cinese Al Xinliang con il punteggio di 149-147.
La giornata di Stutzman era iniziata con un impressionante spareggio contro il finlandese Jere Forsberg, con un centro perfetto del bersaglio decisivo per avanzare ai quarti di finale. Ai quarti aveva ottenuto una vittoria su Nathan MacQueen per 143-142 e in semifinale grazie a un 10 contro la medaglia d’oro in carica He Zihao aveva trascinato la sfida al tiro supplementare. Stutzman ha messo un altro 10 e si è assicurato un posto in finale, dove avrebbe chiuso il cerchio.
Matt ha 41 anni, viene dal Kansas, tira l’arco con il piede contro avversari che lo fanno con le mani. La frase che lo contraddistingue è che da qualche parte qualcuno si sta allenando più di te, qual è la tua scusa? Di recente ha avuta dei problemi a un’anca dopo circa 13 anni di esercizio, otto ore al giorno, ogni giorno, dice che la sua carriera finisce qui, con questa medaglia d’oro. Casomai, dice, sottolineando casomai, un anno dopo Los Angeles 2028, quando la pausa sarà stata abbastanza lunga, capirà se potrà tornare e come.
Ha fatto il suo debutto ai Giochi di Londra del 2012 e ancora ricorda quella sua partecipazione senza aspettative. «Sapevo che sarei andato e mi sarei goduto quello che stavo facendo. Non sapevo che mi avrebbe portato a una medaglia d’argento. Sono passato dal non avere un lavoro, all’andare a Londra, al tornare a casa da Londra, alla parata che l’intera città ha organizzato per me. E poi ho ricevuto un’offerta di lavoro dietro un’altra».
Matt usa il piede sinistro per piazzare la freccia mentre tiene l’arco con il piede destro. Poi tira indietro la corda dell’arco con la freccia usando un marchingegno attaccato alla spalla destra e infine muove la mascella per scoccare la freccia. «La gente – ha detto alla BBC – mi chiede come ho imparato a mangiare e cose del genere, ma io non lo ricordo perché a due anni tenevo già la forchetta con il piede. Il mio cervello sapeva cosa avrebbe dovuto fare prima che io mi rendessi conto di non avere le braccia»
«Quando ero piccolo, volevo diventare un pilota di auto da corsa. Avevo 11 anni. Mio padre mi lanciò le chiavi di un Ford Ranger e disse: “Impara da solo a guidare”. Ho imparato nel nostro campo. Sono diventato così bravo che potevo fare drifting, quella cosa tutt’intorno al granaio. Ho capito così che se mai avessi avuto una possibilità, non l’avrei sprecata. Il tiro con l’arco è uno sport individuale, ma il drag racing non lo è. Nel mondo delle auto, l’amore e il rispetto che ricevo da tutti sono incredibili. Mi vedono come un pilota e non come un ragazzo senza braccia».
L’ORO ITALIANO NEL LANCIO DEL DISCO Rigivan Ganeshamoorthy ha portato all’Italia la prima medaglia nell’atletica con l’oro nel lancio del disco categoria F52, nella quale gareggiano atleti in sedia rotelle con capacità di movimento ridotte del tronco, delle gambe e delle mani Ganeshamoorthy ha vinto con la misura di 27,06 metri e circa 6 metri e mezzo di vantaggio sul lettone Aigars Apinis secondo. Nei sei lanci ha migliorato tre volte il record del mondo. La sua avventura con l’atletica paralimpica, spiega la scheda del comitato paralimpico, è stata del tutto casuale. Le sue parole: «Avevo provato a giocare a basket in carrozzina, l’ho conosciuto all’Ospedale Santa Lucia, quando nel 2019 ero in riabilitazione dopo la caduta che mi è costata una lesione cervicale. Ma era molto faticoso, non faceva per me. Poi un giorno nell’officina meccanica dove lavoro, scambio due parole con un esponente della FISPES che mi invita a provare con l’atletica» Rigivan è primatista del mondo nella sua categoria anche del lancio del giavellotto e ha un personale nel getto del peso di un centimetro inferiore al primato. “Di origini cingalesi, la sua disabilità insorge nel 2017 con la sindrome Guillain-Barré a cui fa seguito nel 2019 l’incidente spinale”. Pratica anche la scherma in carrozzina.
ASPETTANDO WOODHALL
La sua foto. La foto che abbiamo visto di lui che abbraccia lei, di lei che abbraccia lui, di loro che si sorridono e si guardano negli occhi dopo il salto da 7 metri, il salto da medaglia d’oro di Tara Davis in Woodhall. Ecco. Adesso tocca al marito gareggiare. A Woodhall sono state amputate entrambe le gambe sotto le ginocchia, alle Paralimpiadi compete nei 100 metri T64, nei 400 metri T62 e nella staffetta 4×100. Tre volte paralimpico, ha vinto una medaglia d’argento e due di bronzo. Quest’anno, crede di poter andare per l’oro ma due settimane fa ha preso il covid. L’anno scorso visse un momento straziante ai Mondiali, quando le lame protesiche da corsa che usa si ruppero poco prima della gara. Ora corre con un nuovo paio di lame personalizzate. “Capire la giusta quantità di rigidità e lunghezza, tenendo conto di fattori come velocità e lunghezza del passo, può essere una sfida” spiega il Washington Post.
L’AIUTO DI NOAH LYLES A NICK MAYHUGH
Nei mesi successivi al raggiungimento dell’apice nel suo sport, tre medaglie d’oro e due record mondiali alle Paralimpiadi di Tokyo, Nick Mayhugh era più infelice e inquieto che mai. Gli sponsor non si facevano avanti e gli infortuni a ripetizione gli impedivano di allenarsi. Aveva bisogno di ricominciare e pensò che la persona migliore a cui chiedere aiuto fosse Noah Lyles, una superstar che poteva capirlo. Mayhugh si presentò così a Eugene e contattò Lyles per porgli quella che all’epoca sembrò una domanda assurda: posso allenarmi con te a Clermont, in Florida?
La risposta fu una specie di mmm. «Sinceramente, è un campo per tutti atleti Adidas. Tu sei un paralimpico e noi non ne abbiamo in squadra. Ma farò quel che posso». Lyles mise allora Mayhugh in contatto con il suo allenatore Lance Brauman, uno dei migliori nell’atletica, ma con scarsa esperienza fra i paralimpici. Ma sì, rischiamo, pensò quello, “una mossa azzardata che ha cambiato la traiettoria del percorso di Mayhugh verso Parigi, per competere nei 100 metri piani e nel salto in lungo. Ha riscoperto la gioia per la vita e per lo sport, in gran parte attraverso la terapia e il sostegno della sua famiglia, ma anche attraverso il suo rapporto con Lyles, che lo ha aiutato a risollevarsi quando era al suo punto più basso” racconta Roman Stubbs sul Washington Post
TITOLI
▥ I 100 DI AMO MANU Corriere della sera: “L’elettricista Maxcel è diventato re dello sprint” – Stasera il debutto da campione del mondo ➔ Claudio Arrigoni ha scritto: “Aveva 11 anni Maxcel quando è partito da The Garden City, la città giardino, per raggiungere mamma Christiana, che viveva e lavorava in Lombardia. Certo, non avrebbe immaginato che un giorno sarebbe stato allo Stade de France a Parigi, 80 mila spettatori e lui a correre veloce per diventare alla Paralimpiade il re dello sprint fra chi è stato amputato a una gamba. Maxcel Amo Manu gareggerà stasera (poco prima delle 21, diretta su Rai2) nella finale dei 100 T63, cioè coloro che hanno subito una amputazione transtibiale, sotto il ginocchio. E lo farà da campione del mondo”
IL CALCIO ITALIANO
Non c’è più nessuna squadra a punteggio pieno
Il tifo è un posto meraviglioso. È quella piazza in cui tutti stamattina possono sentire il rimpianto di non essere capolisti a punteggio pieno. Era fatta, dai, se solo non fosse successo che. Invece stanno in testa alla classifica quattro squadre con la macchia di qualche imperfezione: due sono delle sorprese [Torino e Udinese], le altre sono le favorite [Inter e Juventus]. Paolo Condò su Repubblica fa notare che negli ultimi 10 anni nessuno ha vinto lo scudetto avendo meno di 7 punti alla terza giornata.
L’ILLUSIONISTA THIAGO MOTTA
Massimiliano Nerozzi sul Corriere della sera esamina la partita della Juventus e trova che sia stata “complicata e appiccicosa, allegriana sibilerebbe qualcuno. Di certo, senza quella magia che, nelle altre uscite, pareva aver trasformato le sfide in una lavagna di Coverciano. Capita, soprattutto se sei una squadra rivoluzionata, dal prato alla panchina, ma non ancora rivoluzionaria. La cosa più bella della Juve è la (terza) maglia, total black e taglio vintage: come un po’ vintage è il gioco offerto dalla squadra di Thiago Motta, a tratti lenta e prevedibile. La Juve fatica ad attivare le consuete rotazioni, praticamente in tutte le zone del campo, con giocatori che non trovano posizione e, quindi, funzione. Thiago Motta andrà avanti per la sua strada, per ripresentare un’altra versione, dopo la sosta. Viene in mente una frase di Marcelo Bielsa, uno dei suoi modelli: «Qual è il tuo piano B? Migliorare il piano A»”
GLI ACROBATI DYBALA E SOULE’
Il piano A della Roma passa dal modo in cui De Rossi riuscirà a far convivere i suoi due genietti. Paolo Condò su Repubblica considera che DDR “deve trovare il modo di far arrivare la palla al pivot Dovbyk, che al momento ne tocca cinque a partita, ed è bastato lo scorcio finale di Koné per intuire che il suo dinamismo potrebbe permettere a Soulé e Dybala di giocare assieme. Soulé dribbla come Dybala non fa più, ma non ne possiede la lucidità nell’ultimo passaggio e nel tiro: in due ne fanno uno, ma uno forte. Sono un lusso, ma anche una necessità”.
IL CERCHIO DI FUOCO I GIOVANOTTINI
Nello 0-0 di Juventus-Roma spiccano i Duemila e passa messi in campo. Da una parte: Yildiz (2005), Fagioli (2001), Cambiaso (2000), Cabal (2001), Savona (2003) e Mbangula (2004), dall’altra la scoperta Niccolò Pisilli [2003], Soulé (2003), Kone (2001), Zalewsky (2002) e Baldanzi (2003). Ne ha scritto Maurizio Crosetti su Repubblica: “Il calcio italiano sta davvero cambiando, con quell’accoppiata tra necessità e virtù che sono la testa e la coda del serpente: ma sia per amore o per forza, per coraggio o inevitabilità, Juve e Roma mostrano che il futuro non è un concetto astratto o una lunga fila in rosticceria alla vigilia di Natale, dove si prende il numeretto e prima o poi toccherà pure a te. Gli Z lasciano il segno come Zorro, anche nella partita che non ha visto reti né gesti memorabili”.
IL LANCIO DI COLTELLI PAULO FONSECA
C’è più o meno il vuoto societario nei paraggi di Paulo Fonseca dopo il caso dell’assenza di Leao e Theo Hernandez al rinfresco di metà tempo. Carlos Passerini sul Corriere della sera ha scritto che il gran capo Cardinale allo stadio non ha incontrato la squadra, affidando all’ad Furlani un messaggio prima della partita. Assente pure Ibrahimovic, “dal quale – scrive Passerini – ci si aspetta una scossa quando rientrerà dalle vacanze. E magari anche quella doverosa tirata d’orecchie ai campioni senza sete. Per il resto ci dovrà pensare Fonseca, che con la panchina punitiva li ha per lo meno feriti nell’orgoglio, spingendoli a dare più del quasi niente che avevano dato fin qui. Missione compiuta, giusto quindi riconoscere che almeno qui l’allenatore ci ha visto bene. Anche se ora starà a lui trovare la chiave affinché Leao continui così. Tradotto: sta a lui ricucire il rapporto, perché di Rafa questo Diavolo non può fare a meno”.
IL MANGIATORE DI SPADE URBANO CAIRO
Certo la vita sa essere crudele. Per vent’anni vai a vedere la tua creatura allo stadio, e quella si mostra per come l’hai vestita, con un abituccio da settimo posto al massimo, mai di più, senza neppure una semifinale di Coppa Italia, mentre almeno qualche sfilata le altre Cenerentole partite dalla B come te, o perfino dalla C, ogni tanto se la concedono [Atalanta, Bologna, Fiorentina, Napoli]. Per vent’anni Urbano Cairo è andato allo stadio e intorno era tutta campagna. Ora che non ci va più, il Torino è primo in classifica. È buffo. Sarebbe bello chiedergli cosa prova, lui in genere parla con la Gazzetta, boh, vediamo se glielo chiedono e se ce lo racconta. Nel frattempo se ne occupa Gianluca Oddenino su La Stampa: “Più ricco di 40 milioni dopo un mercato al risparmio e con la squadra prima in classifica con 7 punti dopo 3 partite, ma per Urbano Cairo non è il compleanno granata più bello. Anzi. Diciannove anni esatti dopo essere diventato presidente del Toro, prendendolo quasi a zero euro dai lodisti che l’avevano salvato dal fallimento di Cimminelli, oggi il patron guarda la sua creatura da lontano (4 partite su 4 senza essere in tribuna) e con una contestazione che ha compattato la tifoseria come non era mai successo prima. La protesta fuori dallo stadio di domenica 25 agosto, dura ma civile, è il punto di non ritorno che paradossalmente ha dato ancora più forza alla squadra di Vanoli”.
IL TRAPEZISTA LUCIANO SPALLETTI
Per qualche giorno arriva ‘sto fastidio con la maglia azzurra che i giornali sportivi terranno schiacciato fra la pagina 18 e la pagina 20, dandoci contemporanee lezioni sul valore della Nazionale. L’Italia giocherà due partite di Nations League, la prima con la Francia, la seconda con Israele, il cittì Spalletti avrà capito leggendo i giornali stamattina l’aria che tira. Alessandro Bocci sul Corriere della sera scrive che “le cose, rispetto a 12 mesi fa, si sono ribaltate. Ancora non abbiamo capito bene cosa sia successo in Germania e la speranza è che lo abbia capito l’allenatore, dopo una lunga estate di silenzi, lontana dai riflettori, coccolato dall’affetto della famiglia e trascorsa con l’intenzione di riprovarci con ancora maggiore determinazione. Ma l’aura intorno a Luciano è svanita. Adesso ci sono le ombre. Le certezze hanno lasciato il posto ai dubbi, anche all’interno della Figc”. Uomini fragili, destini fragili.
EUROGOL
United e Chelsea, lo scollamento tra l’IBAN e la classifica
Un inguardabile imbarazzo, questo è stato il Manchester United contro il Liverpool secondo il Telegraph. Tradotto in numerini: zero a tre. Gira molto sui giornali inglesi la foto di mr. Ratcliffe con la testa piegata e la mano sulla fronte, mentre il povero ten Hag è passato nel giro di 24 ore dalla rivendicazione dei trofei portati in bacheca a un atteggiamento sulla difensiva: «Non sono Harry Potter» ha detto. Oggi come oggi al Manchester basterebbe Silvan, anche solo un trucco, mica per forza una magia.
Non ci sono magie né trucchi invece per questa squadra con le spalle coperte da proprietà ricchissime [i Glazer e il signor INEOS], ma al tempo stesso povera d’altro, con otto allenatori diversi dopo l’addio di Sir Ferguson, e certamente ten Hag non rimarrà l’ultimo. “Se questa partita fosse stata il primo vero grande esame sulla possibilità di conservare fiducia in lui, all’esame gli sarebbe stata assegnata una E” taglia corto Jason Burt. Lo United è già a 6 punti dalla testa e a 4 dal quattro posto dopo appena tre giornate. “Al fischio finale – racconta il Telegraph – non c’erano neppure abbastanza tifosi dello United all’Old Trafford per sentire dei fischi. Non è questo che Sir Jim Ratcliffe si aspettava o sicuramente pretendeva Questo tipo di prestazione e risultato è insostenibile e ingiustificabile”.
La partita disastrosa di Casemiro viene adoperata stamattina non come la causa di ogni cosa, ma come una spiegazione, una glossa a quel che accade nei paraggi del Manchester United. “Cercare di liquidare questo crollo come un’anomalia è fantasioso, perché sotto gli occhi di tutti c’è un fallimento nelle competenze di base. La narrazione per questa squadra – scrive il Guardian con Jamie Jackson – assomiglia già a quella dell’anno scorso, un gruppo che barcolla da una partita all’altra affidandosi alla speranza, anziché alle convinzioni”.
L’altra squadra che spende e spande, spande e spende, ha pareggiato 1-1 con il Crystal Palace e niente, anche loro, come scrive il Telegraph stamattina possono comprare tutto, ma non la mentalità. È come il famoso amalgama del famoso aneddoto attribuito una volta a Massimino e un’altra a Sibilia. Con il suo stile sarcastico, Thomas Gibbs ha scritto sul Telegraph che “alcuni si sorprendono come mai il Chelsea non giochi sempre con il lutto al braccio. Ci sono stati 11 arrivi di giocatori nuovi quest’estate, con Jadon Sancho che ha completato la rosa nel giorno della scadenza. Un acquisto così pieno di entusiasmo era la norma nell’era di Roman Abramovich. Il giocatore in prestito dal Manchester United è stato presentato prima della partita come il nuovo numero 19, forse perché un numero tra i primi 20 si qualifica come uno status symbol. Nel primo tempo ci si chiedeva come si sarebbe inserito in una squadra d’attacco già così vivace. Il modo in cui il Chelsea si è accartocciato dopo il pareggio del Palace ha sollevato domande meno piacevoli”.
TENNIS
Anche tra le donne non ci sarà un bis
Non succede dai tempi di Serena Williams
Il servizio l’aveva portata al titolo un anno fa, il servizio ha spinto Cori Gauff ieri sera fuori dal torneo. “Problemi costosi” li definisce il Washington Post. Il prezzo: una sconfitta contro Emma Navarro come a Wimbledon. Sono state compagne di stanza al Villaggio olimpico.
“Lo US Open dell’estate scorsa – scrive Ava Wallace – era stato il trionfo dell’acume tattico, della sua capacità di risolvere enigmi in una partita da tre set. È stato un esercizio di crescita per un’adolescente prodiga che faceva affidamento sui suoi doni naturali e che aveva dovuto imparare a fidarsi di se stessa. L’US Open di quest’anno è stato un tipo di bestia diverso. Fin dall’inizio, Gauff ha respinto l’idea che difendere il suo primo titolo dello Slam equivalesse a più pressione. Ha detto di giocare per soddisfare le aspettative di nessuno, se non le proprie. Ma il torneo è stato chiaramente un test mentale, se non per lo status di campionessa in carica, allora per un Wimbledon deludente e un’Olimpiade che le ha prosciugato le energie, un’Olimpiade dove è stata anche la portabandiera. La tensione di tutto questo si è materializzata domenica”,
Gauff ha chiuso con un numero incredibile di doppi falli, 19 in tutto il match. Marta Kostyuk, eliminata da Navarro al turno precedente, ne ha 19 in tutto il torneo, il sesto totale più alto nel torneo femminile. Gauff è in cima alla classifica con 38. Dopo la sconfitta lei ha detto: «Credo che ci siano almeno altre 70 giocatrici che vorrebbero aver avuto l’estate che ho trascorso io, anche se è probabilmente la peggiore che abbia mai trascorso».
LA PRESSIONE DI ALCARAZ E QUELLA DEI CARDIO-CHIRURGHI
Insomma, non si deve esagerare. Mai. Neppure quando Carlitos Alcaraz, il vincitore dei due ultimi Slam, esce dagli US Open prima che siano arrivati gli ottavi di finale. Non bisogna esagerare perché “nessun atleta in nessuna disciplina si esibisce sempre al massimo livello. Né Usain Bolt né Michael Phelps hanno sempre corso o nuotato stabilendo i loro tempi migliori”.
Lo dice zio Toni Nadal dalla sua periodica rubrica su El Pais, nella quale considera tutto lo sciocchezzaio a cui siamo soliti fare riferimento quando cerchiamo rapide spiegazioni per qualcosa in parole già rimasticate. Zio Toni non ci può proprio passare, per esempio, su questa storia della pressione, della esagerata pressione che avrebbe sentito il povero Alcaraz sotto le luci di New York. Così si domanda perché non abbia “mai sentito né letto della pressione a cui è sottoposto un cardio-chirurgo che giorno dopo giorno effettua lunghi interventi sui suoi pazienti sotto l’estrema responsabilità di avere in mano la loro vita; né della sua necessità – che sicuramente esiste – di fare pause periodiche per un recupero. Tornando al caso di Carlos e alle sue recenti sconfitte – continua – apparentemente attribuite a una mancanza di tranquillità o serenità, soprattutto nei momenti decisivi della partita, sono abbastanza sicuro che siano nella norma. Allo stesso modo in cui, a volte, un diritto o un rovescio possono perdere efficacia, è molto facile capire che per vari motivi anche la forza mentale può subire alti e bassi. Non c’è bisogno di allarmarsi per questa sconfitta inaspettata del murciano, una semplice macchia nella sua splendida carriera. Il mio modus operandi in questi casi è sempre stato quello di non dar troppo peso e importanza a certi episodi, soprattutto di non cercare spiegazioni o soluzioni stravaganti. Non ho nessun esempio che il contrario, cioè parlare troppo di un problema, non abbia fatto altro che ingrandirlo e non risolverlo”.
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LA GUIDA ALLA GIORNATA
VITE OLIMPICHE 8:30 Le Paralimpiadi – su Rai 2 e Rai Sport IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA-5LE FINALI DI OGGIIL PROGRAMMA DEGLI ITALIANI IN GARANAZIONALI 10:00 Softball, Europei: Italia vs Israele – In streaming su Softballeurope Tv 13:30 Pallavolo, Europei Under 20 maschili: Italia vs Scozia – In streaming su Eurovolley Tv 17:00 Softball, Europei: Italia vs Grecia – In streaming su Softballeurope Tv CONTORNI 13:00 e 19.00 Snooker, Saudi Masters, quarto turno – su Eurosport 1 e TENNIS 17:00 US Open, giornata-8 – su Sky e SuperTennis |
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Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde qualche aggiornamento quotidiano su temi, discussioni, rubriche pubblicate durante il giorno. Non vi impressionate. È una cosa poco invasiva, riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. Fa molto fico averne uno. |
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CHE COSA SI DICE STAMATTINA IN GIRO EDICOLA
Il diario di Slalom si è aperto come ogni giorno con la consueta galleria di prime pagine da tutta Europa.
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