Dietro il capolavoro di Leclerc: adesso la Ferrari va meglio di domenica

SETTE CILINDRI | La libertà in casa McLaren così tipicamente anglosassone

DI ROBERTO LIBERALE

 

① ARTEFICI  Adesso son magnifiche le domeniche

Appena la scorsa settimana avevamo evidenziato come la Ferrari stesse invertendo la recente tradizione negativa dei sabati del villaggio. A Monza è arrivata la sublimazione di tutto ciò. Arrivare alla vittoria, con l’altra monoposto ai piedi del podio, dopo una partenza in seconda e terza fila, sa di impresa. Miracolo no, per carità, perché nella Formula Uno al 99% si raccoglie ciò che si semina. Merito di tutti, perché si vince e si perde tutti insieme. Come a Zandvoort, il grande merito di Charles Leclerc è stato quello di realizzare alla perfezione ciò che il team aveva studiato e preparato, stavolta sorprendendo gli avversari con una sosta in meno ai box.

Altri team, Ferrari compresa, ci avevano provato altre volte, ma stavolta tutto è riuscito grazie alla bravura di Leclerc, capace di girare ad un ritmo impossibile con degli pneumatici molto più usurati di quelli degli avversari. Quello di non gestire correttamente il consumo delle gomme era considerato uno dei maggiori difetti di Charles, che tra Zandvoort e Monza ha cancellato tutte le sensazioni di incompiutezza e malinconia che si portava addosso da un po’.

Tira un’aria diversa a Maranello, e lo si capisce anche dalla straordinaria disponibilità del quasi ex ferrarista Carlos Sainz a collaborare nel piano perfetto. Senza il suo aiuto, probabilmente non sarebbe andato a buon fine. Ora la Ferrari può ritenersi in piena lotta per il titolo costruttori. La Red Bull è a 39 punti di distanza e la McLaren a 31. Leclerc ha consolidato il terzo posto in classifica piloti, portando il vantaggio su Piastri a 20 punti. In teoria, solo in teoria, Verstappen non è irraggiungibile, visti gli 86 punti di ritardo e lo stato di forma attuale della Red Bull. Però realisticamente recuperare una media di 11 punti a gara sembra quasi impossibile: significherebbe vincere sempre, con Verstappen mai sul podio. Bene che la Ferrari si concentri su una gara alla volta, visto che dopo l’ultima vittoria a Monaco ci ha messo un po’ per tornare ai primi posti.

 

 

② DISCUSSIONI  Le scelte strane della McLaren

Ciò che è stata capace di fare la Ferrari in termini di lavoro e di squadra e accordo tra i piloti non è riuscito alla McLaren. Il GP d’Italia era ampiamente alla portata di una doppietta del team di Woking. Ma una serie di scelte della scuderia hanno lasciato molti interrogativi. Prima di tutto, viste le potenzialità della monoposto, perché lasciare libertà ai due piloti di gareggiare l’uno contro l’altro? Perché consentire a Oscar Piastri di sorpassare già al primo giro il suo (forse) capitano Norris? 

Una risposta c’è, e risiede nella mentalità di molti team anglosassoni di non imporre ordini di scuderia. Uno dei team radio accennava a delle “regole papaya”, intendendo che Piastri e Norris erano liberi di correre purché non mettessero a rischio il risultato di squadra. Nel finale di gara Piastri avrebbe anche potuto cedere la posizione a Norris per consentirgli di aggiungere tre punti in classifica piloti, ma il muretto box non ha impartito ordini in questo senso. Può sembrare assurdo e controproducente, e lo diventerà se alla fine i 3 punti di Monza più i 7 dell’Ungheria dovessero risultare decisivi per il titolo. Ma questa filosofia ha un nome: meritocrazia. 

Chi è più veloce si piazza davanti al compagno di squadra, a patto di non fare danni, un concetto che ha spesso fatto parte della tradizione delle scuderie britanniche. Probabilmente anche il fatto che la McLaren non crede fino in fondo al mondiale piloti, unito alle aspettative intorno a Piastri, hanno pesato nelle recenti decisioni di Andrea Stella e Zak Brown. Però il rischio che Norris entri di nuovo in un tunnel di insicurezza e demotivazione esiste. Toccherà a Lando riprendere la supremazia in pista, come ha già fatto recentemente, ancora una volta senza l’aiuto di nessuno. La Formula Uno ci ha però insegnato che a lungo termine la convivenza e la rivalità tra due piloti forti, quando non diventa tossica, può creare motivazioni e portare a grandi risultati. Ad ogni buon conto, almeno per ora, Max Verstappen ringrazia. Intanto la McLaren è ad appena 8 punti dal primo posto in classifica costruttori, diventando anche la scuderia che ha ottenuto il maggior numero di podi, 15, uno in più della Red Bull, certificando così anche numericamente e statisticamente la grande stagione attuale. 

 

③ PROSPETTIVE  I molti dubbi di Chris Horner

Se Verstappen è riuscito a limitare i danni, Chris Horner va invece via da Monza con molti dubbi e pochi punti. Per sua fortuna c’è Max ed il suo capitale di 7 vittorie e più di 300 punti accumulati finora. Verstappen, quasi silenziosamente, si avvicina al suo quarto mondiale consecutivo. Per ora i titoli e la ribalta se li prendono altri, quasi si trattasse di un copione costruito di proposito per ridare interesse al campionato. In ogni caso la Red Bull è convalescente e quale sia la malattia è quasi un mistero. Una monoposto che a inizio stagione rifilava mezzo secondo al giro alle altre auto oggi pare incapace pure di sterzare correttamente. Tanto che persino il finora confuso Sergio Perez sembra riuscire a non sprofondare rispetto a Verstappen, riacquistando valore agli occhi del team. Il vero problema della scuderia di Milton Keynes è piuttosto la crescita delle altre scuderie. Fin quando l’avversaria era una e ben identificata poteva essere lecito cercare di difendersi. Ma se, oltre a McLaren e Ferrari, anche la Mercedes dovesse tornare costantemente sui livelli di appena un mese fa, il mondiale piloti potrebbe tornare in discussione, nonostante i 62 punti di vantaggio di Verstappen.

 

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④ ORIZZONTI  Allevamento Wolff

La Mercedes continua a galleggiare in zona punti, troppo pochi però rispetto alle rivali attuali. L’unica consolazione per Toto Wolff è che per la sesta volta in stagione la sua Mercedes ne fa di più della Red Bull del suo rivale Chris Horner. Non abbastanza per fargli tornare il sorriso di appena un mese fa, dopo la terza vittoria stagionale, che resta pur sempre un bel traguardo viste le sofferenze del 2022 e 2023. 

L’occasione per un bel sorriso emozionato è stato invece l’annuncio dell’ingaggio di Andrea Kimi Antonelli in Mercedes. Un successo personale per Toto, che nella prossima stagione avrà al volante due piloti da lui curati e coltivati sin da quando erano dei ragazzi che correvano sui kart e che hanno entrambi fatto parte del programma Junior della Mercedes. Inutile ribadire che Antonelli va lasciato libero di sbagliare e che attraverso le sconfitte si impara a vincere. Qualsiasi paragone con altri campioni, da Sinner a Verstappen, risulta azzardato e prematuro, e soprattutto inopportuno.

 

⑤ PANORAMI Gli Antonelli che non ce la fanno

Con l’annuncio di Antonelli in Mercedes, i nati dal 2000 in poi al volante di una Formula Uno nel 2025 saranno almeno cinque: il già citato Antonelli, Bearman in Haas, Doohan in Alpine, oltre a Tsunoda e Piastri già presenti in F1. Si tratterà di una stagione con molti piloti non ancora trentenni, una tendenza che dovrebbe continuare, visto che nel giro di qualche anno piloti meno giovani potrebbero dare l’addio alla Formula Uno.

La trafila per provare ad arrivare in Formula Uno inizia ormai prestissimo, e chi ha le possibilità logistiche ed economiche avvicina i propri figli al mondo delle corse automobilistiche già a partire dagli 8 anni. Poi, rispetto al passato, dopo il tipico periodo dei kart, l’addestramento passa anche attraverso i costosi simulatori professionali, rendendo teoricamente più semplice l’ingresso vero e proprio nelle formule che contano, anche se economicamente molto oneroso. Come in altri sport, la ricerca del diamante grezzo diventa per gli addetti ai lavori una motivazione per mettere sotto contratto piloti sempre più giovani, soprattutto per evitare che qualcun altro arrivi prima. L’altra faccia della medaglia è che, come in altri sport, si possa creare una fiera delle illusioni. E che ragazzi che hanno sacrificato la loro infanzia e la loro adolescenza non mettano mai piede in una categoria importante, con buona pace di genitori che hanno fatto sacrifici economici altrettanto importanti. Perché, purtroppo, per ogni Antonelli, Bearman e Doohan che ce la fa, ce ne sono tanti altri che la Formula Uno, ma anche la Due e la Tre, la guarderanno da lontano. 

 

⑥ NUMERI  Ma quale Formula Noia, una stagione così mancava da 37 anni

Per tornare all’ultima stagione in cui almeno 4 piloti di 4 scuderie diverse hanno vinto almeno due gare si deve ritornare al 1987, stagione in cui Mansell e Piquet su Williams, Prost su McLaren, Senna su Lotus e Berger su Ferrari vinsero più volte nella stessa annata. Una novità che smentisce il luogo comune di Formula noia. Nel frattempo il podio Leclerc-Piastri-Norris si verifica per la prima volta, e la media di 25 anni e 10 giorni lo pone al ventesimo posto nella storia come età media più giovane.

 

FIGURINE Il fantasma di Adrian Newey

La Haas torna a fare punti dopo tre Gran Premi a secco, unica a riuscirci tra i team “minori” insieme alla Williams, che pure mancava dalla zona punti proprio da Silverstone. La scuderia USA precede tuttora la Alpine, in cui l’effetto Briatore sembra aver prodotto ben pochi risultati. La scuderia francese arranca ancora in ottava posizione con appena 13 punti, un’autentica débâcle se si considera che nei sette mondiali precedenti (anche come Renault) non era mai andata oltre il sesto posto, con un picco di due quarti posti. 

Dietro l’Alpine restano solo Williams, solo tre volte a punti, e Kick Sauber, ancora a zero. La più grande delusione di questi primi due terzi di campionato resta però la Aston Martin, fuori dalle prime dieci posizioni a Monza. Mantiene un quinto posto in classifica costruttori poco significativo, visti i 218 punti di distacco dalla quarta, la Mercedes. I rumors danno per sicuro l’arrivo del genio Adrian Newey nel team di Lawrence Stroll, ma per ora non c’è stata alcuna conferma ufficiale. Anzi, di Newey si sa poco o nulla, e pare sia irraggiungibile. O forse si è solo momentaneamente reso irreperibile per evitare di parlare del suo futuro di ingegnere di Formula Uno.

 

   PUZZLE  |  CHE COSA SI DICE IN GIRO

 

▥    LA STRATEGIA  Daniele Sparisci, Corriere della sera: Nessuno fra i big aveva ritenuto possibile attuare la strategia a un solo pit-stop, fra caldo e incognite legate al nuovo asfalto (a proposito, promosso anche il restyling del circuito, i nuovi sottopassaggi hanno tolto traffico, avanti così). Leclerc, pilota istintivo e spesso portato a inseguire limiti e rischi, ha mostrato le qualità decisive per diventare un futuro campione. Ha accarezzato le gomme per 38 giri, seguendo le istruzioni che gli arrivano dal muretto. Svelando anche la sua natura impulsiva quando ha risposto all’ingegnere di pista, Bryan Bozzi, che gli chiedeva di sistemare la ripartizione della frenata: «Se vedete che non lo faccio non chiedetemelo dieci volte!». Come dire, ci penso io, lasciatemi in pace. È stata un’emozione matura

▥    CHI E’ OGGI LECLERC  Alessandra Retico, Repubblica: Non è più il ragazzo che cinque anni fa vinceva all’Autodromo (dalla pole) alla sua prima stagione con la rossa. All’epoca il tassista che lo portò a casa neanche lo riconosceva, gli disse: «Però bravo questo nuovo pilota di Maranello, a te piace? ». Non quanto adesso. Era uno sbarbato talentuoso, un po’ impetuoso, di straordinario talento. Ma non il pilota e neanche l’uomo che a 26 anni è diventato: uno che sa convivere coi dubbi, li sopporta, anzi li trasforma in risorsa.

▥    I FAMOSI AGGIORNAMENTI Jacopo D’Orsi, La Stampa: Il digiuno di 7 gare è terminato, la corsa per portare già qui sviluppi decisivi per correggere la rotta (nuovo fondo, nuovo diffusore, ala posteriore specifica) ha dato i suoi frutti.

▥   IL NASCONDINO  Umberto Zapelloni, il Giornale: La McLaren era obbiettivamente più forte, ma con la furbizia e un po’ di azzardo poteva essere battuta. La Ferrari ha giocato un po’ a nascondino nei giorni scorsi e ha estratto il jolly nel giorno della gara sfruttando il suo assetto molto scarico. Un capolavoro che cambia faccia ad una stagione dove le sorprese probabilmente non sono ancora finite. In fin dei conti la Red Bull non è lontanissima. E se la McLaren dovesse continuare a pasticciare…

▥   LA FIDUCIA Leo Turrini, il Resto del Carlino: Questo ragazzo, intendo Leclerc, è speciale. Tutte le volte che lo incrocio sorride e mi fa: vedrai che ce la faremo. E io suppongo lo dica per tenermi su di morale, come segno di rispetto per la mia antica passione Rossa. Oppure no. Forse ci crede davvero.

▥    I FOTOGRAMMI DELLA GIOIA  Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: Che fosse nelle mani della Ferrari, sulle tribune, sulle poltrone di chi guardava da casa, lo si è intuito a rate, quando mancavano cinque, due, un giro soltanto alla fine. Attimi come fotogrammi a sorpresa. Il fiato trattenuto. La voce che scoppia in gola  Sarebbe bello avere una cronaca intima dell’ultimo giro. Il traguardo che, all’improvviso, alla fine, compare. Il suo racconto, da accostare a quelli di chi lo aspettava proprio lì e per sempre

▥   OPPURE MAI UNA GIOIA  Benny Casadei Lucchi, Il Giornale: L’annuncio di Antonelli e la vittoria della Ferrari di Leclerc portano gioie. Entrambe rappresentano sentimenti simili, perché acerbe alla stessa maniera: sono infatti preludio di qualcos’altro che deve ancora avvenire. Kimi non dovrà tradire, la Ferrari dovrà continuare. Nel primo caso permane il sacrosanto dubbio che il ragazzo non disattenda poi le aspettative; nel secondo che questa di Monza sia la meravigliosa puntata al tavolo del poker in cui la Rossa si è giocata tutto e dalla prossima corsa di Baku tornerà a perdersi nei problemi e in un rosso dalle sfumature grigiastre.

▥   MCDIAMINE  Fabio Tavelli, Il Foglio: Probabilmente nei brief del sabato sera quelli della McLaren avevano disegnato la partenza in modo da non crearsi ostacoli a vicenda. Evidentemente avevano detto a Norris che Piastri non lo avrebbe attaccato alla prima curva. E magari Piastri aveva annuito. Però alla quarta ecco che l’australiano porta a compimento un autentico capolavoro infilando il tenero Lando. Non solo passandolo, e già questo sarebbe materia di discussione, ma anche scoprendogli il fianco per l’attacco di Leclerc, bravo a infilare il poleman del sabato e in pratica a distruggergli la gara.

 

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