Come se nulla stia accadendo sui ghiacciai e sui pendii, domani 28 ottobre la Coppa del mondo di sci comincia a modo suo, al solito modo, benché a Sölden, valle Ötztal, nella regione austriaca del Tirolo, le temperature siano ancora alte. Neve naturale: pochissima. Domani la tradizione viene rispettata con l’apertura dedicata al gigante femminile, domenica tocca agli uomini, ma come racconta Race Ski Magazine la sciata di prova di oggi è stata annullata, in paese piove, il meteo non aiuta.
Senza girarci attorno, il grande tema è se lo sci possa permettersi di cominciare la sua stagione nel mese di ottobre, in tempi di riscaldamento globale. Non solo. Sölden apre con le sue due gare una serie di 90 prove fino a metà marzo, equamente divise tra donne e uomini, creando la stagione più impegnativa nei 57 anni di storia della Coppa del Mondo, senza interruzioni per le Olimpiadi o per i Mondiali, eppure piena piena, col tentativo saltato un anno fa delle prime discese transfrontaliere, da Zermatt in Svizzera a Cervinia in Italia. Zagabria è uscita dal calendario, la sua altitudine [bassitudine] aveva causato diverse difficoltà agli organizzatori.
SöldenAi disagi della bassa quota resiste Sölden. La Associated Press spiega che dopo un inizio mese insolitamente caldo e la mancanza di neve fresca, nelle ultime settimane gli organizzatori hanno preparato il percorso trasportando 45.000 metri cubi di neve conservata dalla scorsa primavera sulla collina per coprire il tracciato di un chilometro e 200 metri. Sopra questo strato è stata aggiunta neve artificiale, sparata da 22 cannoni. Hanno funzionato per due giorni e due notti consecutive, tra le proteste di Protect Our Winters, un’organizzazione no-profit con sede in Colorado. Ieri ha preso posizione della sua pagina Instagram parlando di “una gara che si tiene troppo presto”. Hanno pubblicato un’immagine della pista – una striscia bianca lungo la collina rocciosa in una giornata buia e piovosa – con la scritta Spostate la data.
La questione è calda da un po’. All’inizio del 2023 una lettera aperta ha esortato la federazione internazionale di sci e snowboard a diventare più trasparente sulle sue strategie per il futuro degli sport invernali. È stata firmata da centinaia di sciatori, tra cui Mikaela Shiffrin, non Marc Odermatt, non ancora così certo che la stagione debba iniziare più tardi.
Secondo uno studio dell’Università di Waterloo, in Canada, solo una delle 21 città che hanno ospitato i Giochi invernali negli ultimi 100 anni avrà ancora un clima adatto allo sci entro la fine di questo secolo. In estate ne scriveva Giorgio Burreddu su Domani al quale Livio Magoni, allenatore di Tina Maze e Petra Vlhova, diceva: «Il nostro sport è cambiato e negli ultimi anni è diventato sempre più difficile. Finiamo l’attività in aprile. Ma nei mesi successivi dobbiamo vivere in questi frigoriferi giganti per allenarci». I frigoriferi sono gli ski-dome, le stazioni sciistiche al coperto. Non sono più folkloristiche. Sono la malinconica quotidianità. «Spuntano come funghi perché sono il futuro».
A Pechino usarono 49 milioni di litri d’acqua per produrre neve sufficiente a coprire le quattro sedi degli eventi dei Giochi invernali, con 300 generatori di neve a ventola e 83 generatori di neve a lancio, tutti prodotti dell’azienda italiana TechnoAlpin. Il CIO ha dovuto far slittare l’assegnazione dei Giochi 2030 perché bisogna trovare chi se la senta di assumersi il rischio. Negli Stati Uniti è prevista una riduzione dall’84 al 62 per cento dell’innevamento delle montagne, sulle Alpi del 70 per cento entro il 2100. Burreddu raccontava: “Le stazioni di Coppa del mondo provano a metterci una pezza sparando neve artificiale nei periodi più freddi. Si produce una sorta di strato-accumulo alto anche 15 metri. Un aiutino. L’artificiale è però la negazione del naturale e le ricadute toccano tutti. Anche gli atleti, che vedono aumentare il rischio di infortuni. I materiali durano meno”.

La questione dei caschi
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Race Ski Magazine scrive in questa vigilia che “tanto per non farsi mancare nulla”, è spuntata la questione dei caschi. Di che si tratta? La regola impone che un marchio commerciale possa occupare 50 centimetri quadrati sui caschi. Quelli di alcuni atleti sponsorizzati dalla RedBull hanno aperto una discussione. “Tanto rumore – scrive il magazine specializzato – ma alla fine nulla è cambiato: Il problema sarebbe il colore (o meglio i colori) che potrebbe richiamare lo sponsor su tutto il casco, ma nulla nel regolamento parla di colore, tanto che, per esempio, i caschi griffati Milka o Raiffeisen erano completamente lilla o giallo. Su questo la Specifications for Commercial Markings on Equipment per 23/24 non aggiunge qualcosa di nuovo e anche nella riunione autunnale di Zurigo si è parlato solo di regole uguali per tutti. Alla fine se ne è solo parlato di più, buon per RedBull”.
Intanto c’è chi si è organizzato per conto proprio. Pinturault ha messo la striscia del tricolore francesce sulla testa. Henrik Kristoffersen ha messo una specie di toro stilizzato nella zona superiore, ammiccando, lasciando capire, ma alla fine che gli vuoi dire.
Sì, ma chi gioca
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Mikaela Shiffrin mette gli sci per prendersi tutto. Come al solito. Race Ski Magazine dice che Petra Vlhová è alla ricerca di una maggiore continuità tra le porte larghe del gigante, ha perso qualche giorno di allenamento per essersi ammalata, mentre Lara Gut-Behrami è al bivio, a metà strada, con “il solito atteggiamento – leggiamo – tra la granitica determinazione per il successo e il desiderio di lasciare tutto, come ha candidamente confessato nella presentazione della Nazionale elvetica a Dübendorf”.
Lara Colturi parte sotto la bandiera albanese e fino a qualche giorno fa non si sbilanciava sull’ipotesi di tornare italiana per Milano-Cortina. Debuttano le sorelle statunitensi Mary ed Elisabeth Bocock, 20 e 18 anni. E poi ci sono le nostre.
VOCI Sofia Goggia
Domani la prima gara sul ghiacciaio austriaco di Soelden, il gigante femminile. È una stagione senza Giochi o Mondiali, ma all’insegna delle Coppe del mondo (lei ne vuole due: la quinta in discesa e la prima in superG).
«La pelle da iena l’ho sempre. Anzi, da puma, perché la iena approfitta, mentre il puma attacca. E io attaccherò».
➣ Con Mikaela nascerà un’amicizia come quella che ha con Lindsey Vonn?
«No. Lindsey aveva una caratura europea, anche come imprinting culturale. Shiffrin l’ho conosciuta soprattutto dalle interviste, peraltro belle e calibrate. È circondata dal team, la distanza che avverti da lei è lo sfogo con cui si protegge».
➣ Lei è dura con sé stessa: non è ora di ammorbidirsi?
«Chi non è esigente con sé stesso non è ambizioso. E io sono estremamente ambiziosa. Però, sì, forse devo smussare la rigidità. Ho finalmente capito che sbagliare non significa essere… sbagliati».
intervista di flavio vanetti, Corriere della sera [tutta qui]
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domani ore 9.45 e 12.45: slalom gigante femminile | domenica ore 9.45 e 12.45: slalom gigante maschile in tv su Eurosport e Rai Sport