Le final four NCAA senza sorprese: un bene o un male per il movimento?

Le quattro squadre più forti sulla carta lo sono state pure in campo. La final four del campionato femminile di basket NCAA va in scena nella notte con le quattro teste di serie numero #1 arrivate fino in fondo. Sembra la prova sfacciata e definitiva di uno strappo: le nuove norme che autorizzano le universitarie a guadagnare hanno concentrato tutta la qualità in pochi spazi. Il basket non è un paese per Cinderella.

Ma in un’analisi in fondo controintuitiva, distante dalla concezione americana dello sport, The Athletic dice che la concentrazione del potere in poche mani, almeno in campo femminile NCAA, non va letta per forza come un male. Tutt’altro.

La parità assoluta, quella che negli sport pro americani è quasi un valore costituzionale, non deve essere per forza il modello da inseguire nel college femminile. Sabreena Merchant sostiene che il torneo vive meglio grazie ai suoi grandi marchi, alle dinastie e alle continuità: da UConn a South Carolina, ma prima ancora Tennessee, Stanford, Notre Dame. In altre parole, il basket femminile sarebbe cresciuto non grazie all’equilibrio perfetto, ma grazie a programmi forti, riconoscibili e duraturi.

 

 


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