Lo Slalom del 21 dicembre | Cosa leggere, sapere e vedere

 

#1 giorno a Bologna vs Napoli – finale di Supercoppa

 

     

►  LA JUVENTUS ha battuto per 2-1 la Roma e ha mandato un primo vero segnale da Juventus in questa stagione, rilanciandosi nella corsa per un posto da prime-quattro.  La Lazio ha pareggiato 0-0 con la Cremonese nell’altro anticipo del sabato in serie A. 

◇  Le discese di Sofia Goggia continuano a essere altalene emotive ingestibili. Non per lei. Per chi sta a casa. In Val d’Isere era in testa a metà gara dopo aver dominato le due prove cronometrate dei giorni precedenti. Avrebbe vinto. Una buca dopo un salto l’ha costretta a una spigolatura e a mettere la mano sulla neve per non cadere. Ha chiuso all’ottavo posto. Ha vinto la tedesca Weidle-Winkelmann, con Lindsey Vonn ancora sul podio. Laura Pirovano quinta. Oggi c’è il Super-G. 

◇  Nella seconda discesa libera maschile in Val Gardena è arrivato il terzo posto di Florian Schieder, bolzanino che compie trent’anni fra qualche giorno. Davanti a lui gli svizzeri Franjo Von Allmen e Marco Odermatt. 

◇  Mathieu Van der Poel ha vinto in Anversa la sua seconda corsa di ciclocross della stagione e il primo scontro diretto con Wout van Aert, molto al di sotto del livello dell’olandese. Mathieu si è trovato in testa prima della fine del primo giro e con oltre dieci secondi di vantaggio. La foratura di Paolino Van Paperin-aert al sesto giro ha solo reso più difficile la possibilità di lottare per il secondo posto. Così ha chiuso al settimo. Van der Poel sarà di nuovo in gara oggi a Koksijde e i due si incroceranno di nuovo domani per una tappa dell’X20 Trophy a Hofstade.

 

   

L’Africa è un pensiero, un’emozione, quasi una preghiera

Claudia Cardinale

 

    

L’ultimo schiaffo della FIFA all’Africa

L’ultimo schiaffo all’Africa e alla sua Coppa  è arrivato poche ore prima di battere la palla al centro, quando il gran capo del calcio del continente – Patrice Motsepe – ha spiazzato con un annuncio inatteso. Si farà come voleva Gianni Infantino quando disse che un torneo ogni due anni era inutile. L’Africa si è arresa. Si giocherà ogni quattro anni a partire dal 2028, mettendo fine a una storia e una tradizione cominciata nel 1957. Motsepe ha annunciato allo stesso tempo il lancio di una Nations League africana annuale a partire dal 2029 per colmare il vuoto, dicendo che  «la Coppa era la nostra risorsa principale di finanziamento, ma ora ne arriveranno ogni anno. Una nuova organizzazione che contribuirà a un’indipendenza finanziaria sostenibile e garantirà una maggiore sincronizzazione con il calendario FIFA». 

Simon Hughes su The Athletic racconta cosa è successo. Motsepe è arrivato con 55 minuti di ritardo alla conferenza stampa di Rabat e non si è scusato per la mancanza di puntualità, ma ha spiegato dove si trovava. Dopo essere atterrato in Marocco alle 7 del mattino, aveva saltato la colazione e il pranzo a causa di una serie di incontri. Uno di questi era con il comitato esecutivo dell’organizzazione, insieme a personalità di spicco della FIFA, tra cui Gianni Infantino.

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carnet

  Marocco vs Isole Comore: si comincia

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    In lontananza, l’inno marocchino si è sentito fin sulle tribune dello stadio Moulay-Abdellah. Ieri è stato il momento degli ultimi test dell’impianto audio. Riscaldati da un dolce sole invernale, alcuni dignitari molto scortati hanno visitato l’arena per l’ennesima volta, hanno controllato ogni minimo dettaglio e alcuni curiosi si sono messi in posa per una foto ricordo davanti al nido d’uccello futuristico che richiama gli stadi del Mondiale in Qatar. Così L’Equipe racconta la vigilia del Marocco, le ore che precedono la partita d’inaugurazione del torneo contro le Isole Comore. 

Il protagonista è Walid Regragui, il ct, a poco più di tre anni dalla semifinale mondiale persa con la Francia: fisico asciutto, cranio lucido, voce rapida tra francese e darija. Nella sala stampa del palazzo di marmo, ha ignorato le allusioni dei cronisti locali ai successi recenti delle altre nazionali marocchine: il Mondiale Under-20 vinto, la Coppa araba vinta dalla squadra B. Ha scartato l’idea che si tratti di altra pressione, parlando di ambiente elettrico, ritmo alto, libertà. Il Marocco che debutta stasera porta addosso una nuova postura. Giocatori senza complessi, che sognano in grande scrive Grégoire, dando la chiave del clima che circonda il gruppo. L’obiettivo dichiarato è vincere la Coppa d’Africa davanti al proprio pubblico, e farlo giocando in modo diverso che in Qatar. Più possesso, più iniziativa, il ribaltamento dell’immagine di una squadra soltanto difensiva. «L’idea del Marocco che fa solo difesa contro la Spagna… la pagherò tutta la mia vita» ha detto il ct. 

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I temi del giorno

 

 

Spalletti zitto zitto

  Parbleu, qualcosa si muove sul pianeta Juve, e lo spiega in modo convincente Emanuele Gamba su Repubblica, raccontando del 2-1 sulla Roma come della seconda dimostrazione di forza consecutiva, e dunque non lo sfavillio di passaggio di una cometa natalizia. La Roma continua a perdere contro le grandi (quindi la Juve adesso lo è), qui l’ha fatto perché in una partita da ferro e fuoco i talenti bianconeri ci hanno messo le scintille, quelli giallorossi le hanno invece lasciate spegnere: tra i due tridenti, e specie tra i due fantasisti di qua e i due di là, c’è stata tutta la differenza del mondo.

Gamba ha scritto che la partita di ieri sera è stata bellissima, piena di un’energia magnetica che ha tenuto gli occhi della gente incollati al campo anche se per un’occasione da gol sono serviti quasi tre quarti d’ora (destro di Conceiçao, respinta di Svilar) e per segnarne uno appena qualche secondo in più, e ancora con il piccolo portoghese. I ritmi sono stati vorticosi: perdifiato è la parola giusta. Negli spazi stretti e con l’avversario addosso si sono verificati molti errori tecnici, ma era inevitabile, anche perché la Roma ha classe a chiazze: in tanti ne hanno poca e qualcuno tanta ma l’ha usata malissimo, tant’è che Gasp ha presto silurato l’intero tridente delle belle gioie, mentre i primi cambi di Spalletti sono stati dettati dalla fatica muscolare di Conceiçao e Bremer

Per Antonio Barillà su La Stampa, gli ottimisti spostano l’orizzonte, interrompono i calcoli sulla qualificazione in Coppa e studiano la rimonta scudetto: alla luce della convinzione ritrovata e del campionato senza padroni non è follia, ma anche equilibrio e low profil sono caposaldi della filosofia spallettiana.

Massimiliano Nerozzi sul Corriere della sera aggiunge che non è ancora un tre stelle Michelin, la Juve, ma ha almeno smesso di mettere il parmigiano sulle vongole, andando dietro all’ironica metafora di Luciano Spalletti. Il Corriere della sera parla di “un principio di grandezza” – Elisa e Ligabue direbbero “fra gli ostacoli del cuore”. Fabio Licari sulla Gazzetta: “Spalletti aveva bisogno di tempo, e il tempo gli sta dando ragione. Gasp avrebbe bisogno di un attacco.

 

 

scenografia   C’è sempre un Bologna per l’Inter

L’Inter apre il 2026 e chiuderà il campionato contro il Bologna: una coincidenza, certo. Ma nel giallo nerazzurro, scrive Paolo Tomaselli sul Corriere della Sera, le coincidenze cominciano a pesare: una sola vittoria nelle ultime sette con i rossoblù, tredici partite senza successi con Milan, Napoli e Juve. Un trend che va oltre i numeri.

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Le analisi

 

L’allarme lanciato sulla neve di Livigno

Livigno guarda il cielo e aspetta neve. A 47 giorni dall’Olimpiade di Milano-Cortina eccetera, il Piccolo Tibet valtellinese non è così bianco come il cuore del romanzo di Marias e neppure come la federazione internazionale si aspettava che sarebbe stato a questo punto. La faccenda è così preoccupante che il presidente svedese Johan Eliasch non si è tenuto. Alla fine della discesa libera in Val Gardena, ieri ha pronunciato parole che portano l’etichetta di allarme solo per non dire che sono accuse.

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Paestum

47 giorni a Milano

Il fuoco e i templi

L’altro ieri a Reggio Calabria, stasera il fuoco di Olimpia dormirà a Salerno, lungo una strada che per decenni – d’estate – davvero si rischiava di percorrere in 48 ore [satira politica]. La Campania accoglie oggi la torcia nel suo passaggio da Cosenza a Battipaglia e da Bellizzi, con i suoi comenti speciali previsti a Crotone, al Cristo di Maratea, a Paestum, fra le mani di Stefano Maiolica, Rossella Gregorio e Claudia Mandia. 

La relazione tra Paestum e il fuoco è un intreccio affascinante tra archeologia, mito e geologia. È una città d’acqua e di pietra calcarea, ma il fuoco è appartenuto ai suoi antichi riti di purificazione.

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Dai campi

 

A che punto siamo con la rivalità fra i due van

Eh, a che punto siamo. Siamo al punto che forse non è più una rivalità. Lo accennava un anno fa di questi tempi Alessandra Giardini su Bicisport. Ieri nella prova di Anversa è arrivata un’altra dimostrazione di superiorità di van der Poel e un’altra romantica quota di sfortuna [una foratura] per Wout. Per vederli, ventimila persone hanno pagato un biglietto dopo le quindicimila di Namur. Ne parla stamattina Davide Cassani sulla Gazzetta, dicendo che non basta la tradizione a spiegarlo, né il fatto che in Blegio il ciclocross sia una religione: Il merito è di quei campioni che, con le loro sfide, accendono l’entusiasmo generale

Se ci fosse Armando Ciotola di Sportacus, la domanda del cronista sarebbe la seguente: conviene a qualcuno che questo duello smetta di esistere? Questi due campioni – dice Cassani – sono diventati grandi e mai hanno abbandonato il fuoristrada, e sapete perché? Perché si divertono, si allenano, si migliorano, perché probabilmente anche grazie al ciclocross sono diventati quello che sono. Nel ciclismo moderno, fondamentale è il cosiddetto “fuori soglia”, cioè quella capacità di sottoporre il fisico a sforzi massimali. I crossisti riescono a tenere ritmi elevatissimi anche con l’acido lattico che morde i muscoli. Certo, parliamo di due fenomeni ma questi continui allenamenti e corse fuoristrada hanno permesso loro di acquisire capacità straordinarie.

Oggi che la distanza tra i due è cresciuta [Van der Poel corre e vince, Van Aert corre e si piazza]  resta l’ammirazione per il belga. Da quella brutta caduta alla Vuelta del 2024 ho l’impressione che il belga abbia perso qualcosa. Avete mai visto il suo ginocchio? Fa impressione. Ma io adoro Van Aert perché è davvero un signor corridore. Vince meno ma come compagno di squadra è il numero uno

Mathieu, devi perderne una. Almeno una. Qualcuno te lo dovrebbe suggerire. 

 

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 9.    I muri di Milano per il rilancio

I muri che hanno cambiato la serata di Milano, facendola passare da squadra incerta a candidata credibile per le prime posizioni proprio nel duello contro Chieri, che all’andata l’aveva battuta per 3-2. L’operazione sorpasso per il quarto posto in A1 è arrivata dopo una prestazione fatta di servizio aggressivo, difesa feroce, attacco lucido. Paola Egonu ha chiuso con 21 punti e 5 muri, Bosio ha illuminato il gioco, Lanier e Piva hanno colpito con efficienza altissima. Chieri – reduce da cinque vittorie di fila – si è fermata contro un muro che ha fatto la differenza emotiva e tecnica. Classifica: Conegliano 43, Scandicci e Novara 37, Milano 34, Chieri 32. Si torna in campo martedì. Egonu è arrivata a 337 punti in classifica marcatrici, alle sue spalle Kate Antropova con 296. Ieri Scandicci ha vinto a Perugia per 3-0 la prima partita giocata da campionesse del mondo. Antropova ne ha fatti 16. 

 

 3.    Perugia in finale mondiale

Terza partecipazione, terza finale e corsa al terzo titolo mondiale per Perugia. Dopo i trionfi 2022 in Brasile e 2023 in India, la Sir affronta oggi Osaka per completare una trilogia mai vista. La semifinale contro i brasiliani del Volei Renata è stata un manifesto di controllo: dal 10-10 iniziale Perugia ha preso il largo senza più voltarsi. Simone Giannelli, ovviamente, è stato il protagonista assoluto della partita come di tutto un 2025 illuminato dalla Champions di maggio e dal Mondiale vinto con l’Italia a settembre. Ha acceso col suo palleggio le giocate di Ben Tara, Semeniuk, Plotnytskyi, Solé, Loser. Perugia ha murato quando serviva [10 vincenti], ha ricevuto senza tremare, ha attaccato con ordine. Osaka è stata già sconfitta nel girone al tie-break.

  ore 22.30  su DAZN

 

 8     Le vittorie di Peppe Poeta a Milano

Dentro la 173esima puntata del derby lombardo con Cantù, è arrivata l’ottava in dieci uscite per Peppe Poeta in panchina. Un successo col fiatone, dopo essere stati a +10 a tre minuti dalla fine. Una partita chiusa nell’ultimo minuto grazie ai liberi perfetti di Guduric e alla miglior serata milanese di Nebo [10/12 da due e 6 rimbalzi offensivi]. Cantù, spinta da un’arena in festa e dai lampi di Bortolani, ha avuto il tiro per vincerla: ma la palla persa nel finale da Sneed ha fatto passare il famoso angelo che ha detto amen. 

 

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Interpreti

 

Il derby dei dilettanti di Lione

Il PSG ha vinto 4-0 con il Fontenay-le-Comte di Quinta Divisione, con ampio turnover ma rispettando gli avversari al punto da tenere fra i titolari sia il Pallone d’oro Dembélé [fino al 90’] sia il premio Golden Boy Desiré Doué. Il Lille ha vinto solo 1-0 con i dilettanti del Saint-Maur Lusitanos, il Lorient ne ha fatti sette ai nostri amici del Le Gosier venuti dalla Guadalupa e di cui si parlava ieri su Slalom. Anche il Paris FC, la seconda squadra della capitale, ha superato un club di dilettanti [3-0 al Raon-l’Etape] e il Tolosa ha fatto fatica con il Lyon La Duchére: 2-1.

A proposito di Lione, i 32esimi di finale della Coppa di Francia oggi propongono il derby dell’Olympique con il FC Saint-Cyr-Collonges, squadra di dilettanti del campionato Regional 1. Come se fosse la nostra Eccellenza. Dentro questa sproporzione, racconta L’Équipe, c’è l’eccitazione di chi si misura con ciò che ama da sempre. Quando si pensa a Saint-Cyr-au-Mont-d’Or e Collonges-au-Mont-d’Or, non viene in mente un campo di calcio. Si immaginano piuttosto le ville dei giocatori dell’OL, attuali o ex, nascoste sulle alture di questo piccolo massiccio a nord-ovest di Lione. Qui hanno abitato o abitano Sonny Anderson, Umtiti, Fekir, Depay, Cherki, Tolisso. Anche Paulo Fonseca ha preso casa qui. Ma il motivo di oggi non sono le ville né la brasserie Bocuse. Le luci sono puntate sul club locale arrivato ai trentaduesimi senza subire gol, superando Thonon-Evian e Rhône Vallées ai rigori. Un traguardo surreale. «Non avevamo che una voglia, misurarci con il club che tutti sosteniamo» dice il tecnico Clément Guillot.

Il paese intero sta distribuendo sciarpe e bandiere cucite a mano, 2.000 biglietti sono stati bruciati in quarantotto ore. Il presidente Hassane Baba Arbi dice: «Questi problemi li vorrei tutta la vita». La partita è diventata una una vertigine collettiva. Per molti giocatori – tutti con un altro mestiere – pare miez’juorno. Giocare nello stadio grande sarà un altro vantaggio per il Lione. Forse non è stata la scelta sportiva migliore, ma era la scelta giusta per la gente.  Il progetto è chiaro: fare 0-0 e andare ai rigori. La routine non è cambiata: tre allenamenti in settimana, stessi esercizi, stesso ritmo. Il capitano Sekhouba Souaré è arrivato in ritardo alla conferenza stampa perché trattenuto dal turno da tecnico della Telecom.

  ore 21   su Como TV

 

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Oggi

 

 

Il calcetto di Mathieu Jalibert

Matthieu Jalibert ha un gesto che è diventato una sua firma: il calcetto a scavalcare la difesa, giocato per sé stesso. È uno strumento che nel rugby richiede tecnica fine, lettura del campo e gestione del rischio. Jalibert lo usa spesso. È come il dribbling di Garrincha. Lo conoscono tutti, lo temono in tanti, nessuno da fermarlo. In dieci partite stagionali lo ha giocato 14 volte su 123 calci complessivi. Più di una volta a gara. Non è una sorpresa ma una minaccia reiterata senza essere un automatismo. Contro il Lione, il 4 ottobre, nella vittoria per 32-10 del Bordeaux, non ne ha tentato nemmeno uno, mentre nello weekend contro gli Scarlets [50-21] l’ha usato come un grimaldello definitivo per scardinare la difesa, una volta per andarsene a piazzare una meta in solitudine, con palla riconquistata e schiacciata da funambolo; un’altra per aprire la strada a una meta costruita per altri. 

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Il Teleco-Slalom

 

Il difensore spagnolo che paragonano a Maldini [ehm]

Gerard Martin ha 23 anni e un ruolo nuovo, un ruolo che fino a poche settimane fa non gli apparteneva. È il nuovo titolare del Barcellona al centro della difesa. Con lui, da quando gioca, il Barça ha soltanto vinto. Tracy Rodrigo, su L’Équipe, racconta questa ascesa surreale, partita quasi dal nulla, come rincalzo, uno dei tanti. Dieci giorni fa, prima della partita di Champions contro l’Eintracht Francoforte (2-1), Martin ha preso il posto di Frenkie de Jong in conferenza stampa. Un compito dominato con disinvoltura, aria nuova dentro uno spogliatoio che sembrava impermeabile alle sorprese. Non era destinato a brillare nella squadra di Hansi Flick, né veniva pubblicizzato come un talento destinato all’élite. Ora è titolare, il gruppo l’ha adottato e lo chiamano “Gerard Maldini”. 

La sua strada è iniziata fuori dal radar del Barça. È cresciuto nell’UE Cornellà, alla periferia di Barcellona, è arrivato al Barça Atlètic nell’estate 2023, a 21 anni, come terzino sinistro. Non è cresciuto nella Masia, eppure ha conquistato Rafa Márquez che la guida. È diventato la colonna della squadra B da ragazzo timido, raccontano in società, persino imbarazzato davanti alla richiesta di una foto. Quel tratto non è sparito: Martin vive ancora con la famiglia, insieme al fratello gemello Arnau che gli fa da manager. Sui social, la sua storia viene definita il trionfo della classe operaia, un’etichetta che Martin ascolta senza capire. «Mi definisco un ragazzo umile e lavoratore» spiega. Ha sfruttato il vuoto lasciato da Iñigo Martínez, partito per l’Arabia Saudita, e la pausa di Ronald Araújo per ritrovare il benessere mentale. Ma Flick avrebbe potuto insistere su Andreas Christensen. Invece ha scelto lui. Un segnale forte, non solo per la compatibilità di piede con Pau Cubarsí. Da questa decisione è nata un’altra scossa: Eric García ora gioca in mezzo al campo, De Jong è scivolato in panchina. Martin incarna il profilo preferito da Flick: il giocatore che lavora duro in allenamento. Non sembra il tormentone di un solo inverno chiude Rodrigo su L’Équipe

  ore 16.15    su DAZN

 

     

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