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#1 giorno alla Tre Valli Varesine
► IN SERIE A il Milan si è sganciato dal trio di testa dopo lo 0-0 sul campo della Juventus e un rigore sbagliato da Pulisic. Prima della sosta per la Nazionale, in testa sono rimaste Napoli e Roma.
◇ Jannik Sinner si è ritirato dal torneo di Shanghai al terzo turno. Ha lasciato il campo durante il terzo set del match con l’olandese Griekspoor, sorretto dal fisioterapista, in preda ai crampi.
◇ Il campionato di basket è cominciato con una prima sorpresa: Tortona ha vinto al Forum di Milano. Stasera debutta la Virtus Bologna contro Napoli
◇ Tadej Pogacar ha vinto gli Europei di ciclismo con un’altra fugona da lontano.
◇ George Russell ha vinto il GP di F1 a Singapore davanti a Verstappen. Le due McLaren per la prima volta hanno accennato a qualche sportellata in famiglia. La MotoGP celebra il primo successo in carriera di Aldeguer. Marc Marquez e Bezzecchi si sono toccati al primo giro, lo spagnolo si è fratturato la clavicola.
Carne avvezza a soffrire, dolore non sente
Ignazio Silone
Qualcuno fermi Sinner prima che vada in Arabia
E alla settima volta Jannik si ritirò. In principio furono le vesciche: Vienna 2020. Dall’altra parte della rete c’era Rublev. Due anni dopo a Miami accadde nei quarti di finale con uno dei Cerundolo. Di nuovo Rublev usufruì al Roland-Garros di un dolore a un ginocchio, mentre a Sofia i guai erano scesi giù alla caviglia [Holger Rune]. Nel giugno di due anni fa si fece sentire un adduttore [quarti di finale, Bublik] e in finale a Cincinnati nell’agosto scorso era un virus. Stavolta sono stati i crampi, il più comune e condiviso dei contrattempi fisici, certe volte vengono perfino di notte stando fermi. Eppure sono i crampi a mandare in giro per il mondo l’immagine del vincitore di Wimbledon chino sulla racchetta, come fosse un bastone ma esile, diciamo: un bastoncino di Shanghai.
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Adesso è in crisi il Barcellona
Nel calcio una crisi arriva quando meno te lo aspetti. Così ha scritto Santiago Segurola su As dopo un’altra sconfitta del Barcellona, mentre il Real Madrid che pareva alle corde dopo i cinque gol presi nel derby dall’Atlético adesso respira senza l’aiuto dell’ossigeno.
Filippo Maria Ricci sulla Gazzetta ha scritto che “Hansi Flick getta acqua sul fuoco, dice che il Barça ha perso perché non ha concretizzato le occasioni create, ma è dall’inizio dell’anno che il tecnico tedesco si è reso conto che qualcosa non va nel suo Barça, e i risultati di questa settimana gli hanno dato ragione. Il Siviglia non batteva il Barça da 10 anni e 19 partite, e questa numericamente è la peggiore caduta della gestione Flick. Il Barcellona aveva assenze pesanti, Lamine Yamal, Raphinha, Fermin, Gavi, i due portieri Joan Garcia e Ter Stegen, però davanti si è presentato con Ferran Torres, Dani Olmo, Rashford e Lewandowski, mica male”.
Ricci fa notare che “il Barça non è quello della scorsa stagione e non può pensare che sia sempre un 18enne a tirarlo fuori dalla crisi. Soprattutto perché il ragazzo, Lamine Yamal, è alle prese con la pubalgia e gioca a singhiozzo”.
Le prospettive della Ferrari
Dietro il titolo Costruttori che la McLaren torna a festeggiare, dietro quel Max Verstappen che tiene in piedi la corsa al titolo con il secondo posto alle spalle di George Russell, la F1 si interroga sulla Ferrari che non riesce a cambiare passo.
Giorgio Terruzzi sul Corriere della sera: “L’immagine della Ferrari è permeata di una sofferenza cronica. Genera sconcerto non solo pensando a una stagione, questa, che punta in basso, con l’ipotesi concretissima di un quarto posto finale. A Singapore, Vasseur ha parlato della difficoltà di risalire partendo a centro gruppo, evitando di spiegare come mai tante, troppe cose continuano a non funzionare. un po’ tutti attorno alla Ferrari, spingono, portano pezzi nuovi che funzionano, fanno progressi pur correndo senza possibilità di vincere alcunché. Loic Serra, nel ruolo inedito di direttore tecnico, non sembra nella condizione di uscire dai guai. E dalla cucina di Maranello non esce mai un profumo gradevole”.
Luigi Perna sulla Gazzetta dello sport racconta che “la Ferrari 2025 è afflitta sempre dallo stesso problema, legato al consumo eccessivo del pattino sotto il fondo costato la squalifica in Cina, che obbliga i tecnici ad aumentare le altezze da terra perdendo carico aerodinamico e prestazioni. La nuova sospensione posteriore introdotta da Serra evidentemente non ha risolto i guai. E chissà se l’attuale direttore tecnico avrà saputo voltare pagina sulla vettura 2026 partendo dal foglio bianco di un regolamento motore-telaio completamente rivoluzionato. La Ferrari non può permettersi di partire in ritardo all’alba del nuovo ciclo della Formula 1 che durerà almeno quattro-cinque stagioni”.
Simona Quadarella fa la veterana
➣ Benedetta Pilato le ha chiesto consigli dopo il caso che l’ha vista coinvolta a Singapore con Chiara Tarantino?
«Se c’è bisogno parliamo, lei ha intorno persone che le vogliono bene e sa a chi chiedere aiuto. Sono anche amica di Chiara Tarantino e non voglio entrare nella vicenda».
➣ Roma aiuterà Benny?
«All’Aniene c’è un bell’ambiente. Avere un’altra come lei può aiutare tutti, soprattutto le più giovani, che possono prendere consigli da me, da lei, da Marco De Tullio».
➣ Il nuoto non sembra uno sport meno di tendenza rispetto a pallavolo, tennis e atletica: perché?
«C’è un ricambio generazionale, i giovani hanno bisogno di tempo per crescere, maturare e capire come funziona, per questo non prendiamo tantissime medaglie, ma siamo una bella nazionale». – intervista di stefano arcobelli, La Gazzetta dello sport
Lo scopriremo solo vivendo com’è che dobbiamo prendere questo 0-0 del Milan sul campo della Juventus, se come un’occasione perduta farcita di 2 punti lasciati sul prato, o se comunque c’è luce in questo nuovo risultato. Se l’obiettivo di Allegri fosse quello dichiarato [il quarto posto: la Champions] sarebbe tutto trasparente: va bene così. Se invece sotto sotto – e neppure così sotto – ci fosse un pensiero stupendo [lo scudetto], allora il rigore sbagliato da Pulisic induce a mangiarsi il cappello come succede a Rockerduck. Ma è presto, molto presto, in fondo cosa ne sappiamo.
La Juventus è arrivata al quinto pareggio consecutivo e a Torino stanno rivedendo il fantasma di Thiago Motta. Ma cinque di fila non si vedevano addirittura da vent’anni. In compenso non sono stati subiti gol. Ma non è un compenso che lo Stadium si è fatto bastare. La Juventus è uscita tra i fischi e Tudor continua a sentire la mancanza di un giocatore di spessore e di sostanza in mezzo al campo, non per forza elegante e stiloso come Modric, andrebbe bene pure un altro profilo, tipo quel Koopmeiners dell’Atalanta, rimasto invece in panchina [“segno, al di là del turnover, che la pazienza di Tudor, e non solo dei tifosi, è finita” – scrive Antonio Barillà su La Stampa].
McKennie e Locatelli sono adatti a partite di altro genere, sono la geometria essenziale e l’incursione, Il Corriere della sera titola che “nessuno si fa male”. Paolo Condò nel suo commento considera che desta impressione la quantità di costoso talento messa in campo nel tratto conclusivo, da Leao a Nkunku, da Vlahovic a Openda, e lo zero che ha prodotto. Secondo Luigi Garlando sulla Gazzetta c’era un modo di passare la sosta in testa alla classifica, il Milan non l’ha trovato, Leao è “entrato malissimo” e gli errori dal dischetto sono saliti a cinque negli ultimi sette tentativi. Emanuele Gamba su Repubblica spiega perché è stata una brutta partita, “la sfida circospetta tra due squadre prudenti e persino accidiose, tenendo conto che la prudenza non si misura dalla voglia di attaccare (Juve e Milan, a modo loro, lo hanno fatto) ma da quanti rischi si prendono per farlo: hanno deciso di ridurli al minimo, i rossoneri tenendo basso il baricentro tentando poi di assecondare la vocazione contropiedistica affinata in queste settimane, i bianconeri non affondando mai il pressing, per non farsi pizzicare scoperti come è successo troppe volte quest’anno (dell’allegriana vocazione contropiedistica, Tudor sapeva) e arretrando il fronte della marcatura fino all’interno della propria area”.
Maurizio Crosetti, ancora su Repubblica, risolve la serata in una specie di scioglilingua alla trentatré trentini. Se la Juve che già fu allenata da Allegri gioca come se ancor fosse allenata da Allegri, e se il Milan ora allenato da Allegri gioca come la Juve quando la allenava Allegri, indovinate un po’ chi è il protagonista di questa partita pochissimo allegra?”.
Garlando allora azzarda e propone: “Chiamiamolo Thiago Tudor: poco gioco, poche certezze, tanti pareggi, 8 formazioni diverse su 8, sostituzioni discutibili. La Juve non vince dal 13 settembre. Cos’è cambiato da Motta? Nulla. Per questo alla fine lo Stadium fischiava”.
IL LANCIO DI COLTELLI Baroni e la difesa del Torino
Gianluca Oddenino su La Stampa fa notare che c’è un Toro che già in Europa, “ma dalla parte sbagliata dei risultati e delle speranze”. Che succede? Succede che i 13 gol incassati nelle prime 6 giornate di campionato (mai così tanti dalla gestione Giampaolo: erano 15 nel 2020) “non valgono solo il primato di peggior difesa della Serie A, ma anche – scrive La Stampa – un posto di rilievo nella classifica delle retroguardie da incubo dei cinque principali tornei. la quinta peggior partenza nell’era moderna della Serie A (dal 1994/95) con 5 punti in 6 partite non aiuta”.
L’UOMO FORZUTO Il primato di Gasperini
La Roma che vince a Firenze è un fatto. Il fatto del giorno. Anche se la Fiorentina è la squadra più distante dall’idea che di ciascuna avevamo in estate. Anche la Roma stupisce. Per il come. Sebastiano Vernazza ha scritto sulla Gazzetta: “Stupisce che, alla sesta giornata, sia Gasperini, un maestro del gioco d’attacco, a essere il più impermeabile. Forse non ha troppi giocatori adatti alle sue idee, forse ha capito che doveva accostarsi con cautela alla piazza romanista, che un inizio convincente per gioco, ma scarno per risultati, non lo avrebbe salvato da processi sommari”.
Quando sarà stata chiusa la finestra delle nazionali, sabato 18 all’Olimpico arriverà Roma-Inter per aggiungere altre verità. Vernazza trova curioso che “Cristian Chivu stia cercando di gasperinizzare l’Inter, con aggressioni e verticalizzazioni, più di quanto Gasp stia gasperinizzando la Roma, ma forse sono soltanto impressioni d’autunno, il tempo dirà. È curioso che Cristian Chivu stia cercando di gasperinizzare l’Inter, con aggressioni e verticalizzazioni, più di quanto Gasp stia gasperinizzando la Roma, ma forse sono soltanto impressioni d’autunno, il tempo dirà”.
Paolo Condò sul Corriere della sera fa notare che “negli ultimi quattro anni la seconda pausa nazionali — questa di ottobre — ha sempre visto davanti tre delle quattro squadre destinate alla Champions, e per trovare un futuro campione d’Italia ancora attardato a questo punto del torneo occorre tornare all’Inter di Conte del 2020”.
IL CONIGLIO DAL CILINDRO Kevin De Bruyne
Era in panchina perché in fondo era giusto che fosse così, dopo aver giocato tanto fra campionato e Champions. Se i 34 anni di De Bruyne devono ogni tanto rifiatare, la partita con il Genoa era quella esatta. Solo che poi si scende in campo e ti accorgi che pure contro l’ultima in classifica ti serve De Bruyne per raddrizzare la partita. Fabio Licari sulla Gazzetta: “Se Kevin De Bruyne è un problema, allora tutti vorrebbero questo problema. Sicuramente McTominay sta soffrendo la nuova collocazione tattica, ora che è il belga a prendersi tutte le libertà del mondo. Lobotka non è ancora lui o forse KDB gli sottrae un po’ lo scettro del comando. In difesa – l’analisi di Licari – Beukema balla come mai nel Bologna. Tutte le contraddizioni del mondo, ma se il Napoli più brutto della stagione improvvisamente si trasforma in una squadra di ossessi, e ribalta il sorprendente 0-1 del primo tempo nel 2-1 che vale la testa della classifica, annichilendo il bel Genoa visto fin lì, è merito soprattutto di Kevin De Bruyne. Un’entrata che non cambia semplicemente sistema tattico: cambia tutto. Velocità, ritmo, atteggiamento, movimenti, organizzazione. Spinazzola è una luce che squarcia la sinistra dopo il buio di Olivera. E Hojlund, ancora in gol, è sempre più quell’intuizione al 90’ (del mercato) che ti salva una stagione”.
IL CERCHIO DI FUOCO Stefano Pioli e la Fiorentina
Pierfrancesco Archetti sulla Gazzetta considera: “Ha ragione Pioli nel sostenere che «in classifica siamo distantissimi, ma sul campo no»; la Fiorentina ha dietro soltanto Pisa e Genoa, non ha mai vinto in campionato ed è anche la prima volta nella storia in cui perde tre gare in casa in avvio di torneo. Dopo la sosta sarà attesa da Milan, Bologna e Inter: nuvoloni che preoccupano e minano la continuità del lavoro dell’allenatore, sempre più in bilico, La Fiorentina meritava il pareggio, ma non ha saputo evitare momenti di blackout dopo essere andata avanti”.
IL TRUCCO Cambiaghi da Nazionale
Matteo Dalla Vite sulla Gazzetta: “Cambiaghi santifica la chiamata di Gattuso con un gol, un assist, un’espulsione procurata e mancava solo che si mettesse il mantello; Cambiaghi è un principe un po’ “brasileiro” e molto moderno: lui viaggia in scooter. Se fai a gara, oggi perdi”.
La corsa con 17 ciclisti al traguardo
Trentuno secondi di distacco nella gara che assegna la maglia con le stelline della UE non c’erano stati mai. È stata quasi sempre una corsa pensata per i velocisti. E invece. Appena nell’Ardèche hanno piazzato qualche ascesa appetitosa, Tadej Pogacar ha sentito l’acquolina salire alla bocca. Ha messo un numero sulla canna della bicicletta e ha fatto la sua solita corsa, aggiornando la classifica dei successi con il maggior numero di km percorsi da solo. Ai Mondiali di Kigali la settimana passata erano stati 66,6. All’Europeo di Francia sono saliti a 75, appena sei in meno del suo record personale, gli 81 delle Strade Bianche 2024.
Per la terza volta nel 2025 e per la sesta negli ultimi due anni, alle sue spalle c’è stato Remc Evenepoel. Il duello promette di ripetersi al Lombardia di sabato. Tadej ha messo da parte la vittoria numero 106 della sua portentosa carriera. Per 43 volte ha avuto come gregario Rafal Majka, il più fido fra tutti. È stata la 12esima vittoria in maglia iridata. Chi tiene il conto, dice che con una maglia da leader di una corsa sono state 27. La somma fa 39, dieci in più di quelle raggiunte vestendo la maglia della sua squadra. È un altro record impressionante.
Davide Cassani sulla Gazzetta stamattina dice che Pogacar “su salite del genere è di un’altra categoria. Al Mondiale la salita lunga era a 100 km dal traguardo e lì è partito, oggi ha fatto uguale, si è messo davanti e li ha demoliti tutti. La grande superiorità di Pogacar sbiadisce tutto il resto, anche le ottime prove di Evenepoel. È un lottatore, ci prova sempre ma sulle salite, soprattutto quelle lunghe, non riesce proprio a resistere allo sloveno. Perché poi in pianura se la gioca ma con Tadej alla partenza il belga corre per il secondo posto. E dire che Evenepoel è nettamente superiore a tutti i corridori, eccetto uno. Pensate la differenza che c’è tra lo sloveno e il resto del gruppo”.
Tuttavia Cassani eccepisce su un particolare. “Perché una settimana dopo un Mondiale durissimo viene proposto un percorso all’Europeo ancora più duro? Oggi hanno finito la corsa in 17 e il gruppetto più numeroso al traguardo era composto da tre corridori. Non era meglio studiare qualcosa di più leggero? E poi perché penalizzare classiche come il Giro dell’Emilia, la Coppa Agostoni e la Coppa Bernocchi, ma soprattutto perché mettere l’Europeo in calendario una settimana dopo il Mondiale?”.
Lo Zecchino [della pallavolo] d’oro
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ciribiricoccola Il ritorno in A1 di Serena Ortolani
Nei giorni in cui si stava definitivamente sfasciando il rapporto tra le sue ex compagne di nazionale e il suo marito Ct, Serena Ortolani prese la decisione di darsi un tempo supplementare, prenderselo per sé, dopo aver accettato per molto tempo che l’uomo ogni tanto si portasse il lavoro a casa, [«Bisogna accettarlo»] , sebbene in casa ci fosse e ci sia ancora una figlia da seguire.
Dopo 14 stagioni in nazionale, quattro scudetti tra Bergamo Casalmaggiore e Conegliano, una finale mondiale giocata nel 2018 prima di lasciare la maglia azzurra. Il tempo per sé è arrivato in un posto che si chiama San Giovanni in Marignano, tra Cattolica e Misano, non molto lontano dalla Tavullia di Valentino e dalla Rimini di Fellini. Una dolce vita appartata e ruggente, un’avventura aperta da un post su Instagram – quell’estate – nel quale si mostrava con un pallone posato sul bicipite del braccio destro. Traduzione: ora gioco io. Anzi: ora rigioco io.
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