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#2 giorni a Italia vs Israele
► LA NAZIONALE ha vinto in Estonia 3-1 e ha rafforzato il secondo posto nel girone di qualificazione ai Mondiali dietro la Norvegia. Martedì c’è Israele a Udine. A Oslo tripletta di Haaland e manifestazioni di sostegno alla causa della Palestina. Hanno vinto anche la Spagna, l’Ungheria e il Portogallo, con un rigore parato a Ronaldo da Kelleher. Negli ultimi due anni il portiere irlandese ne ha preso uno a Kylian Mbappé in Liverpool-Real Madrid e a Bruno Fernandes in Brentford-Manchester United. Un collezionista di scalpi celebri.
◇ La Virtus Bologna e l’Olimpia Milano hanno vinto gli anticipi della seconda giornata di campionato con Udine e Varese. Successi per Brescia su Trento e per Trieste a Napoli.
◇ Jasmine Paolini ha perso la semifinale del torneo di Wuhan con Cori Gauff, nonostante i soliti problemi al servizio dell’americana [7 doppi falli, 59% di punti con la prima]. Delle sei palle-break passate dalle sue parti, Jasmine ne ha convertita una poi ne ha concesse a sua volta nove. La qualificazione al Masters resta vicina.
Per essere infelici si deve amare
Diane Keaton
Cosa resta da vincere a Tadej Pogacar
Riassunto delle imprese di Tadej Pogacar. A Bergamo ha vinto il quinto Giro di Lombardia come Fausto Coppi, ma meglio di Fausto Coppi perché li ha messi in fila, sono consecutivi. Nessun ciclista aveva mai conquistato una Monumento per uno-due-tre-quattro-cinque anni. Nessuno era mai salito sul podio in tutte e cinque le Monumento nella stessa stagione. La somma dei piazzamenti fa otto. Quella di Merckx nel 1975 faceva 11 e nel 1972 faceva 17. Solo un corridore ne aveva vinte tre insieme ai Mondiali nella stessa stagione, e quel signore si chiama sempre Eddy [1971]. I successi di Tadej in carriera sono saliti a 108. Ha vinto le ultime quattro corse alle quali ha partecipato.
L’unica cosa facile in queste imprese è leggerle. Stare qui stamattina con lo smartphone in mano o davanti a un pc e scrollare, ma come scrive l’immaginifico Alexandre Roos su L’Equipe “il passaggio sul traguardo ha dato l’idea della durezza della battaglia appena combattuta, perché il percorso ha restituito i sopravvissuti uno a uno, insieme a un certo sollievo, una gioia, una leggerezza, vista la quantità di sorrisi, pugni e mani alzate come se tutti avessero vinto: un’accettazione dell’impotenza di fronte alla supremazia del campione del mondo, un modo per rassegnarsi e cercare soddisfazioni altrove, dato che la vittoria sembra sempre nelle mani di Tadej Pogacar”.
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Non fate dispiacere Florentino: Mbappé è tornato a Madrid
Per non avere problemi con il Real Madrid, per non dover sopportare i lamenti di quel gran complottista che è Florentino Pérez, la Nazionale francese ha lasciato che Mbappé lasciasse il ritiro e tornasse a casa. Dopo aver preso un colpo alla caviglia destra nella partita vinta venerdì sera con l’Azerbaijan, Mbappé ha sentito un vecchio dolore ma L’Equipe racconta che nessuno ha dato grande peso alla cosa. Nemmeno lui stesso. Negli spogliatoi riderva e scherzava con Ousmane Dembélé, Bradley Barcola e Randal Kolo Muani, passati a salutare i compagni. Mbappé si è poi diretto a Clairefontaine con tutta la squadra. Si è fermato a cena allo chalet della federazione e con il suo club è stato deciso di farlo rientrare a Madrid per una visita. Non ci sono preoccupazioni. Dovrebbe poter riprendere ad allenarsi in settimana e giocare regolarmente domenica con il Getafe.
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Tu vuo’ fa’ ‘o giamaicano
Con undici giocatori sparsi per il mondo, Roberto De Zerbi si è ritrovato con i reduci sui campi della Commanderie e secondo Simon Bolle de L’Équipe non gli pareva vero di poter contare su alcuni veterani come Emerson Palmieri, Igor Paixão e soprattutto Mason Greenwood, la sua stella al centro di quello che Lina Wertmüller chiamerebbe un complicato intrigo figlio di uno scherzo del destino in agguato dietro l’angolo in una notte d’estate travolta da un insolito destino.
Greenwood è nato a Bradford, è esploso giovanissimo al Manchester United e ha messo una volta la maglia dell’Inghilterra per 12 minuti in Islanda nel 2020. Due giorni dopo l’esordio, lo buttarono fuori dal ritiro insieme a Phil Foden per aver violato le regole anti-Covid. Non è più stato richiamato da allora e “i guai giudiziari iniziati nel 2022 non hanno aiutato”, scrive L’Équipe con la sobrietà di chi non ha bisogno di aggiungere altro.
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Le proteste in Marocco: ci sono gli stadi, gli ospedali no
A Inezgane, alla periferia di Agadir, restano solo piccole tracce della violenza che ha attraversato il Marocco negli ultimi dieci giorni. Qualche saracinesca abbassata, un’insegna sgangherata, una banca circondata da barriere: segni discreti della collera esplosa dopo la morte di nove donne per parto cesareo. Davanti all’ospedale d’Agadir, epicentro del dramma, sembra tornata la normalità. I venditori gridano, il traffico scorre, un ragazzo indossa la maglia di un calciatore marocchino come se nulla fosse. La GenZ 212, collettivo nato sui social, ha concesso due giorni di tregua.
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Il lavoro del Racing Santander nella società
“Il calcio è un’emozione comunitaria”. Così cominciava ieri mattina Jorge Valdano sulle pagine di El País nel suo viaggio settimanale intorno a palloni e sentimento, con la sua tipica naturalezza e la sua triplice anima da giocatore, allenatore e pensatore, con la sua voce letteraria dentro e fuori dal campo, un uomo che scrive di calcio come se stesse parlando di umanità, filosofia e poesia allo stesso tempo.
Da qui parte per ricordarci che lo stadio è ancora uno dei pochi luoghi dove “gente di razze, origini sociali e ideologie diverse dimentica le proprie differenze”, persone unite da una corrente di complicità nata da un dolore condiviso. È il piccolo miracolo di due sconosciuti che si abbracciano per un gol, senza dirsi altro. Ma Valdano si chiede: “Perché questo miracolo di comunicazione comincia e finisce allo stadio?”.
Bella domanda. Perché questo capitale umano — questa rete di affetti che il calcio sa creare — non esiste altrove? I club, dice, moltiplicano le strategie per trasformare i tifosi in clienti, ma pochi cercano una relazione veramente umana, capace di durare oltre il risultato. Forse perché non serve: l’amore del tifoso è cieco, disinteressato, a prova di sconfitta. “Il Valladolid – scrive – aveva 20.000 soci in Primera e quest’anno, in Segunda, ne ha 22.000”. L’identità, insomma, cresce nella frustrazione, non nel trionfo — come quella dell’Atlético Madrid, che Valdano confessa di aver ammirato “negli anni dell’inferno”, quando la lealtà dei suoi sostenitori si misurava nella caduta.
È qui che l’argentino intreccia il presente e la memoria, raccontando il caso del Racing de Santander, che sta cercando di portare fuori dallo stadio ciò che nasce dentro.
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Erling Haaland ci ha tolto dall’imbarazzo. Ha sistemato Israele e consentirà all’Italia di Gattuso di giocare martedì a Udine con meno ansia, con un vantaggio di tre punti ma una partita in meno, dunque un virtuale +6 aggiungendo i tre della vittoria in Moldavia del 13 novembre. Non è fatta per i play-off, ma se non altro stanno diminuendo le partite che Gattuso non può sbagliare. Prime fra tutte gli spareggi di marzo [le possibili avversarie oggi come oggi].
Sebino Nela e il tumore
➣ Il cancro al colon: come l’ha affrontato?
«Noi calciatori viviamo di obiettivi, una partita dopo l’altra. Con la malattia ho fatto così. Passavo cinque ore in bagno tutte le notti con i dolori di stomaco dopo la chemio. Mi sono detto: “Cerchiamo di stare in bagno quattro ore. Poi tre e mezzo, poi tre”. Ha funzionato. L’unica cosa che mi porto dietro è questa stupidaggine della gente che mi dice: “Non c’erano dubbi che con quel fisico ne venissi fuori”. E allora tutti i colleghi che ho perso? Vincenzo D’Amico, Paolo Rossi, Sinisa Mihajlovic, Gianluca Vialli. L’unica differenza tra me e loro è che io sono stato più fortunato».
➣ Qual è stata la cosa più difficile da superare?
«Mi spiaceva farmi vedere pallido. Ora cerco di essere sempre abbronzato».
➣ I suoi interessi, adesso?
«Mi piacerebbe parlare con un Maori in Nuova Zelanda. Ma sto bene anche facendo una passeggiata al mare, sul litorale laziale. Mi piace leggere di politica e geopolitica. Gioco a scacchi». – intervista di francesco sessa, Corriere della sera
La finale dei cugini
In effetti, come scrive L’Equipe stamattina, bisogna darsi un pizzicotto per crederci: ci sono due cugini nella finale di un Masters 1000. I fratelli John e Patrick McEnroe ne giocarono una a Chicago nel 1991, Emilio e Javier Sanchez lo avevano fatto quattro anni prima a Madrid. Ma era stato meno sorprendente. Valentin Vacherot è all’ultimo atto di Shanghai a quel modo che phil Collins direbbe against the odds. Era il numero 204 al mondo quando ha cominciato il torneo. Il mese scorso aveva perso al challenger di Saint-Tropez dal numero 311 [un certo Robin Bertrand] e ieri ha messo sotto Novak Djokovic. Aveva vinto una sola partita finora nel circuito ATP e ora ne ha infilate otto di seguito lasciando appena tre set. Aveva guadagnato in tutta la sua carriera 594 mila dollari e solo a Shanghai ne ha messi insieme finora 597 mila.
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I NY Yankees e il potere perduto dalle élites
Repubblica Nella sua rubrica domenicale per Repubblica, Gabriele Romagnoli racconta questo strano sentimento che si avverte di soddisfazione intorno ai NY Yankees per la loro eliminazione ai play-off con Toronto. Romagnoli dice che si deve al fatto che il Canada è minacciato dagli USA e che per gli Yankees faccia il tifo Trump. Ma lo stesso NY Times ha pubblicato un editoriale di soddisfazione. E dunque? Romagnoli spiega: “La spia è proprio nell’articolo citato, in cui l’autore scrive che “quando li vedo giocare riconosco i peggiori stereotipi dei newyorchesi: arroganza, scortesia, impazienza, onniscienza”. Non sta parlando di una squadra, né di una città. Si riferisce alle élite, il bersaglio immobile di questo tempo. Ora, gli Yankees non vincono un torneo dal 2009. L’ultima serie dominante (tre in fila) risale alla fine del secolo scorso. Come nel confronto tra le élite e i loro detrattori, gli ultimi non si sono accorti di essere attualmente primi, di aver preso il potere che contestano, di governare. Fanno opposizione alla minoranza, assaltano un’ombra, un vestito a righe con dentro nessuno, una candela nel vento (Norma Jean, maritata Di Maggio: anche lei si erano presa)”.